Le piramidi di Pantiacolla, un mistero avvolto nella foresta

Le piramidi sono strutture create dall’uomo che sono state nel corso dei secoli oggetto delle più svariate speculazioni. La domanda che più comunemente ci si pone riguarda il perché le civiltà antiche, e non solo quella egizia, abbiano prediletto tale forma. Quasi certamente non si tratta di un caso, né è una coincidenza che vi siano piramidi un po’ ovunque nel mondo. Le piramidi di Pantiacolla però sono un caso a parte, perché ad oggi ancora nessuno è riuscito a chiarirne il mistero e forse, se l’Uomo non avesse lanciato i satelliti in cielo, non ne avremmo mai nemmeno sospettato l’esistenza.

Il Landsat e i primi, pionieristici satelliti

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Fonte: Ancient Code

Oggi per noi osservare le immagini satellitari è diventata un’abitudine, un qualcosa di comune e non ci stupisce più di tanto. Ognuno di noi ha accesso a tali immagini semplicemente accedendo a Google Earth, che è accessibile tramite la rete internet. Dall’alto sono state fatte un gran numero di scoperte, visto che non tutti i luoghi della Terra sono accessibili. Era il 30 dicembre del 1975 quando il satellite Landsat II rimandò delle immagini che incuriosirono fin da subito.

Le foto riguardavano una zona della foresta amazzonica peruviana, all’incirca a 13° di Latitudine Sud e 71° e 31′ di Longitudine Ovest. Esse evidenziavano otto protuberanze allineate, disposte in modo simmetrico in due file. Sulle prime sembravano rilievi, anche se qualcuno ipotizzò che fossero degli stagni. Alle immagini ad infrarossi però apparivano bianche, segno che erano fatte di pietra.

Doveva quindi trattarsi di alture, disposte lungo il confine dell’altopiano delle Ande. Siccome ce n’era abbastanza da incuriosirsi, furono eseguite delle ricognizioni aeree. La zona infatti era assai difficilmente raggiungibile via terra, sia per la fitta vegetazione, sia perché la popolazione locale, i Machiguenga, non era particolarmente amichevole. Si evidenziarono altri quattro rilievi, più piccoli. Tutte quelle alture sembravano piramidi.

Le piramidi di Pantiacolla

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Fonte: Atlas Obscura

Subito la fantasia di esploratori e ricercatori si accese. Questa era stata la zona di esplorazione del colonnello Percy Fawcett, che aveva pagato con la vita la sua ossessione per le città antiche perdute nella giungla, sulla scia delle leggende su El Dorado. Quelle alture furono chiamate e divennero note con il nome di piramidi di Pantiacolla, o Paratoari. Le illazioni si susseguirono, fino a che non fu organizzata la prima spedizione verso la zona, nel 1996.

A capo della spedizione c’era l’esploratore Gregory Deyermenjian, che era stato preceduto negli anni Settanta dal giapponese Yoshiharu Sekino che aveva potuto approfondire l’affascinante cultura dei Machiguenga, ma non aveva raggiunto le presunte piramidi. Deyermenjian invece raggiunse il luogo, che si trova nella zona detta Madre de Dios, e disse che quelle alture, che raggiungevano i 150-200 metri, non erano altro che conformazioni naturali.

Le sue conclusioni però non vennero accettate da tutti. Esplorazioni successive dissero che sì, quelle conformazioni potevano non essere state costruite dall’uomo, ma di certo erano state pesantemente modificate da mano umana e di certo utilizzate dalle antiche civiltà. Si ipotizzarono gli Inca, visto che in effetti le narrazioni parlavano di una loro città sorta in quest’area, chiamata Paititi.

Spedizioni più recenti

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Fonte: paititieldorado.fr

L’interesse nei confronti delle piramidi di Panticolla non è scemato nemmeno negli anni 2000. Oltre alle evidenze geografiche, ci sono i racconti dei Machiguenga che dicono che in questa zona della foresta abitavano gli “Antichi”. Si suppone che gli Inca usassero le alture di Pantiacolla per effettuare rituali religiosi di qualche natura. A gettare legna sul fuoco arrivò nel 2001 una scoperta del ricercatore italiano Mario Polia.

Questi, frugando tra le carte avite degli Archivi della Compagnia di Gesù, rinvenne un documento risalente al 1600 e redatto da un Padre gesuita, che era stato missionario nelle Americhe. Questi parlava della città di Paititi, descrivendo le ricchezze meravigliose. In molti così cominciarono a credere che le piramidi di Pantiacolla fossero state costruite prima della civiltà Inca, e che gli Inca le avessero usate per rifugiarsi dai Conquistadores, addentrandosi nella giungla.

Sempre nel 2001 il famoso storico ed esploratore francese Thierry Jamin raggiunse le piramidi di Pantiacolla, evidenziandone la naturalità ma trovando anche molti reperti interessanti. Rinvenne dei machete, un mortaio, e i Machiguenga gli dissero che da lì si dipanavano numerosi tunnel sotterranei, detti socabones, che conducevano alle montagne. Successivamente Jamin disse che a suo parere quella doveva essere un’area di grande importanza per gli Incas, che attribuivano alla forma piramidale, o conica, un enorme potere legato alla Dea Madre Pachamama.

Un mistero che resiste

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Fonte: templeilluminatus.com

Jamin non è stato l’ultimo a tentare di svelare il mistero delle piramidi di Pantiacolla. Nel 2009 vi si avvicinò anche l’esploratore italiano Yuri Leveratto, il quale però non riuscì a scoprire nulla di rilevante. Come sempre, esistono due modi per leggere tutta la faccenda. Possiamo credere che quei rilievi, che sono conformazioni naturali, non siano né più né meno che colline immerse nel folto della vegetazione amazzonica.

Oppure, possiamo pensare che un tempo, tanto tanto tempo fa, per via della loro forma piramidale siano state sfruttate da una qualche civiltà antica, che possedeva conoscenze che noi non abbiamo più. Successivamente gli Incas percepirono il potere di quel luogo, e lo usarono a loro volta, anche se non riuscirono a difendersi contro gli invasori.

Chi sono gli Antichi di cui parlano i Machiguenga? E dove conducono davvero, o a che cosa conducono, i socabones? Forse là, nel cuore verde del nostro pianeta, si celano risposte che potrebbero aprirci nuovi mondi. Quel che conta, è non perdere il desiderio e la voglia di cercare la verità senza adagiarsi su comode spiegazioni ormai date per scontate.

Fonti:

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