Gli Olmechi: prima di Maya e Inca, dopo di Atlantide

Gli Olmechi sono un popolo molto misterioso. Sappiamo che popolarono la costa occidentale del Messico a partire dal 1200 avanti Cristo, per poi estinguersi misteriosamente intorno al 300 avanti Cristo. Gli Olmechi furono i predecessori di altre, più note, popolazioni precolombiane dell’america centrale (Aztechi, Inca, Maya). Di loro non sappiamo molto, ma abbiamo dei resti imponenti che parlano di una civiltà molto evoluta e raffinata.

I “Cabezones”

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Fonte: www.gaia.com

La testimonianza più imponente che ci resta degli Olmechi sono 17 statue in pietra, grandi teste che infatti vengono chiamate “Cabezones”. Furono trovate sparse in quattro siti differenti e hanno diverse dimensioni, tutte molto imponenti. La loro altezza varia da un metro e mezzo a tre metri e mezzo; tutte pesano svariate tonnellate e sono fatte di basalto, quindi di pietra scura. La pietra veniva estratta da una cava distante da tutti i luoghi in cui sono state ritrovate (San Lorenzo, La Venta, Tres Zapotes e La Cobata). Quindi il loro spostamento deve aver richiesto un gran dispendio di energie.

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Fonte: Steemit.com

Non si sa chi siano gli uomini raffigurati in queste teste, ma hanno tutte dei tratti comuni. Gli occhi sono leggermente strabici; il naso è ampio e schiacciato, le labbra piene e carnose. Nel complesso, sembrano raffigurare uomini con tratti africani. Alcuni indossano quelli che sembrano elmetti, altri invece hanno delle acconciature che a loro volta fanno pensare a persone provenienti dall’Africa.

Queste teste hanno fatto molto discutere gli studiosi, proprio per l’anomalia che presentano nei tratti somatici. Non si sa chi raffigurino: si può ipotizzare che fossero grandi condottieri, forse sovrani del passato. Perché poi scolpirne solo la testa? Per certi versi, fanno pensare ai quattro Presidenti del monte Rushmore. Ma c’è anche un’altra caratteristica molto intrigante delle teste olmeche.

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Fonte: www.latinamericanstudies.org

Pare infatti che esse possiedano delle proprietà magnetiche, che si concentrano in certe parti del volto, specie sulle tempie e sulle guance. Pare anche, da approfonditi studi che sono stati condotti, che tale magnetismo non sia casuale, ma che sia stato voluto e indotto dagli scultori delle statue. Ciò dimostrerebbe che gli Olmechi conoscevano il magnetismo e questo sarebbe un tratto di straordinaria modernità. Secondo gli stoici, infatti, il primo a parlare di magnetismo sarebbe stato Talete di Mileto, ma lo avrebbe fatto solo nel VI secolo prima di Cristo.

Magnetismo, calendari e scrittura

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Fonte: www.ancient-wisdom.com

La conoscenza del magnetismo da parte degli Olmechi sarebbe confermata anche da un altro ritrovamento che è stato effettuato nelle aree che popolarono anticamente. Si tratta di una barra di ematite che galleggia sull’acqua e che punta sempre verso il nord. In altre parole, si tratterebbe di una primitiva bussola. Senza contare che simili fenomeni magnetici sono osservabili anche in altre statue a figura intera attribuibili agli Olmechi, e non sono sulle Cabezones.

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Fonte: misfitsandheroes.wordpress.com

Oltre a questi reperti, gli Olmechi hanno lasciato i resti di città, piramidi, grandi costruzioni. Conoscevano la scrittura, infatti sono state ritrovate delle iscrizioni che vengono definite “glifi”. Servivano soprattutto per incidere nomi e date sui manufatti più piccoli e sugli edifici; ma c’è anche l’ipotesi che il sistema di scrittura fosse assai più sviluppato di quanto oggi non si possa supporre.

Gli Olmechi avevano un sistema molto complesso di misurare il tempo. Lo dimostra una stele che è stata ritrovata a Tres Zapotes. Qui sono riportati, secondo quello che gli studiosi hanno potuto interpretare, eventi astronomici che per gli Olmechi avevano rilevanza, in primis le eclissi solari. Questo tipo di misurazione del tempo è quello che poi sarà ripreso anche dai Maya ed è noto come “lungo computo”.

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Fonte: www.akg-images.co.uk

L’aspetto più misterioso in assoluto degli Olmechi riguarda la loro fine. I conquistadores spagnoli, che avrebbero incontrato le civiltà a loro successive, non li menzionano neppure nelle cronache della conquista. Sembra come se ad un certo punto siano svaniti nel nulla, lasciando però una grande eredità a chi sarebbe venuto dopo di loro.

L’ipotesi Atlantide

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Fonte: cryptic-conspiracies.com

Dunque gli Olmechi, così come accade per molte civiltà dalle quali siamo separati da un gran numero di anni, presentano ai nostri occhi degli aspetti intellegibili. Aspetti che potrebbero però trovare una spiegazione dando credito ad alcune teorie che sono state fatte sul loro conto, e che li collegherebbe alla perduta Atlantide. Anzi, forse potrebbero rappresentare l’anello di congiunzione tra Atlantide e Mu.

Nella cultura olmeca, infatti sembrano esserci tratti che la assimilano sia a quella occidentale che a quella orientale. Dei tratti africani delle grandi teste di basalto abbiamo già parlato; ci sono però anche elementi che collegherebbero gli olmechi alle popolazioni orientali. In particolar modo, il ritrovamento di numerosi manufatti di giada. Anche i glifi assomigliano sia a forme di scrittura africana (in particolar modo, a quella dei Mandingo), che a quella utilizzata dalla dinastia Shang in Cina.

Il tutto, non dimentichiamolo, sempre parlando di una civiltà fiorita circa 1200 anni prima di Cristo, ovvero circa 3000 anni fa. Ma nessuno ci vieta di pensare che possa essere nata anche molto prima, quando i profughi di Atlantide e Mu si riversarono in vari angoli del globo, per sopravvivere alla distruzione delle loro terre primigenie. A sostegno di questa teoria, che è di certo audace, ci sono le straordinarie conoscenze che gli Olmechi sembrano aver posseduto, a partire dalla capacità di padroneggiare il magnetismo.

Fissando negli occhi le grandi teste di pietra sembra proprio di fissare in un abisso che conduce molto più indietro nel tempo di quando non furono costruite. Quei tratti sembrano ad un tempo alieni (c’è chi ha ipotizzato che gli olmechi fossero degli astronauti) ma anche familiari. Forse perché sono i tratti dei nostri veri progenitori, di coloro dai quali si sono diramate le civiltà che hanno popolato la Terra fino a generare noi, oggi.

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