Una lingua perduta: il RongoRongo

Quando cerchiamo di decifrare il passato dell’umanità ci vengono in aiuto numerosi reperti, materiali e immateriali. Più si affonda indietro nel tempo, più difficile diventa trovare questi reperti. La maggior parte di quello che oggi sappiamo (o crediamo di sapere) deriva dalle fonti scritte. Eppure ci sono linguaggi che ci restano ancora ignoti, e che potrebbero celare chissà quali verità.

Un’isola piena di misteri

rapa nui rongorongo

Fonte: globonaut.eu

L’isola di Rapa Nui, o Isola di Pasqua, fin da quando venne scoperta per la prima volta suscitò moltissimi interrogativi. Rapa Nui (termine che significa semplicemente “grande roccia”) si trova nell’Oceano Pacifico, ad oltre 3 mila chilometri di distanza dal Cile. Si tratta di uno dei luoghi abitati più isolati al mondo. Ha la forma di un triangolo e la sua origine è vulcanica: infatti sull’isola si trovano ancora tre vulcani, ormai spenti.



Tutto il mondo conosce l’Isola di Pasqua, così chiamata perché il primo esploratore europeo che vi mise piede la raggiunse il giorno di Pasqua dell’anno 1722, per via dei Moai. I Moai sono grandi statue in pietra che corrono numerose lungo le coste e gli altopiani interni dell’isola. I Moai sono molto grandi e ben evidenti; ma l’isola cela anche un altro mistero, un po’ meno visibile ma non meno fitto e appassionante.

Quello che sappiamo con certezza della popolazione di Rapa Nui è che visse isolata per molti secoli, e che quindi sviluppò una sua cultura, delle sue abitudini e soprattutto una sua scrittura. I primi esploratori occidentali, soprattutto i primi missionari che giunsero sull’isola, scoprirono molte iscrizioni in questo linguaggio chiamato rongorongo.

Il rongorongo e la sua decifratura

rongorongo

Fonte: http://www.cabinetmagazine.org

Ad oggi nessuno è riuscito a decifrare il rongorongo, a causa delle pochissime iscrizioni che ci sono pervenute. Gran parte di quelle esistenti all’epoca dei primi coloni sono andate distrutte. Si crede che comunque anche quelle che vennero trovare nel XVIII-XIX secolo non venissero più comprese nemmeno dagli indigeni, che si erano limitati a ricopiarle avendone però perduto il senso.



Altri pensano che invece ci fosse chi capiva benissimo cosa c’era scritto sulle tavolette. Queste persone, però, non hanno voluto rivelare ciò che sapevano. Desideravano tenere nascoste le tradizioni del proprio popolo nei confronti di coloro che, a ragion veduta, erano considerati invasori. Sta di fatto che oggi ne sopravvivono appena 26, iscrizioni incise su legno. Troppo poco per potervi trovare un senso.

Pittogrammi o geroglifici?

rongorongo isola di pasqua

Fonte: http://www.moaiculture.com

Il rongorongo non ha un alfabeto, ma è fatto di simboli disegnati. Non è facile capire cosa rappresenti ogni segno, per questo non si può dire con esattezza se si tratti di pittogrammi o geroglifici. Veniva scritto alla maniera bustrofedica, vale a dire andando prima da destra a sinistra e poi viceversa. Così era scritto anche il greco antico.

Il suo nome significa “declamare“. Si suppone che le iscrizioni in rongorongo venissero scritte per poi essere recitate, o cantate, o declamate. Si può ipotizzare cioè che si trattasse di una scrittura rituale più che di un alfabeto vero e proprio. In genere per decifrare una scrittura la si confronta con altre lingue conosciute: in questo modo, grazie alla Stele di Rosetta che riportava iscrizioni in greco e in egizio, vennero compresi i geroglifici egiziani.

Nel caso del rongorongo non abbiamo pietre di paragone, ma solo una curiosa “coincidenza”. Le iscrizioni infatti appaiono molto simili alla scrittura rinvenuta a Mohenjo-daro, antico sito archeologico che si trova lungo la valle dell’Indo in Pakistan. Se si confrontano i disegni, la somiglianza è davvero impressionante.

rongorongo mohenjo daro

Fonte: http://www.mrawarti.info

Una civiltà antichissima

L’archeologo francese Franics Maziere scrisse nel suo libro “The Mysteries of Easter Island” di aver parlato con uno degli ultimi abitanti dell’isola che fosse ancora in grado di leggere il rongorongo. L’uomo era ormai moribondo poiché malato di lebbra. Gli disse che il rongorongo originariamente era scritto nella pietra (le iscrizioni giunte fino a noi sono su legno). Disse che questa scrittura era stata inventata dalla “prima razza” che un tempo abitava le quattro parti del mondo, e che ormai sopravviveva solo in Asia.



Si parla dunque di una civiltà antichissima (la città di Mohenjo-daro era stata costruita nel III millennio avanti Cristo) che era diffusa nelle “quattro parti” del globo così come appariva in tempi remoti. Secondo una tradizione orale degli abitanti di Rapa Nui, i Moai vennero eretti dai Ma’ori-Ko-Hau-Rongorongo, persone che possedevano la capacità di far muovere le pietre solo ordinando loro, con le parole, di farlo.

Il rongorongo si configura allora come un linguaggio antichissimo, una sorta di “formula magica” grazie alla quale degli ancestrali progenitori erano in grado di far “muovere” le cose. E questi antichissimi esseri umani furono a Rapa Nui così come in molte altre parti del globo, dove eressero edifici il cui metodo di costruzione ancora oggi ci sfugge.

Tutto è scritto

rongorongo iscrizioni

Fonte: blogs.otago.ac.nz

Il mistero più fitto circa le origini dell’uomo è dunque a portata di mano, forse è celato in una di quelle iscrizioni che ancora non siamo riusciti a decifrare. Il rongorongo infatti non è il solo linguaggio arrivato fino a noi senza aver svelato il suo significato. La soluzione di tutto potrebbe già essere scritta, ma noi abbiamo perduto il potere di comprenderla. Siamo certi che la comprensione passi solo attraverso il confronto, lo studio, la linguistica, le scienze?

Forse la comprensione che cerchiamo passa attraverso il cuore. Se riuscissimo a riappropriarci di ciò che i nostri antenati sapevano in modo istintivo, e che noi abbiamo rimosso a favore di un mondo più facilmente gestibile con la nostra limitata intelligenza, non ci sarebbero più misteri. E magari anche noi potremmo comandare alle pietre di muoversi con la sola forza della nostra volontà.

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