I Giganti di Mont’e Prama

Nel 1974 un contadino stava lavorando nel suo campo nella zona di Mont’e Prama, in Sardegna. Mont’e Prama si trova nella penisola del Sinis, nel comune di Cabras. Oggi è un’importante area archeologica ancora da esplorare nella sua completezza. Infatti quel giorno del 1974 il signor Battista Meli incappò in un pezzo di pietra che per lui non era altro che questo: un pezzo di pietra. Stando a quello che lui stesso ha raccontato, però, qualcun altro capì che invece si era imbattuto in qualcosa di importante. Quel giorno era stato riportato alla luce il primo dei giganti di Mont’e Prama, le statue più stupefacenti e ancora misteriose che siano arrivate fino a noi dall’Età del Bronzo.

Un ritrovamento casuale diventato storia

scavi archeologici
Fonte: chicagopopular.com

Tutto è un po’ misterioso quando si parla dei giganti di Mont’e Prama (e, se è per questo, anche della Sardegna tutta). A cominciare dalla loro riscoperta. Per molto tempo si è detto che il contadino che si era imbattuto nella prima testa di gigante sia stato Sisinnio Poddi, che oggi si conta nel novero dei più. Dopo la sua morte però si fece avanti Battista Meli, il quale attribuì al Poddi il riconoscimento dell’importante di una scoperta che aveva fatto lui. Parliamo di un’epoca abbastanza recente, poco più di 40 anni fa. Eppure anche il modo in cui i giganti sono tornati alla luce non è chiaro.

Fatto sta che di lì a poco apparve evidente che c’era qualcosa di molto interessante nella zona di Mont’e Prama, ed ebbero inizio gli scavi che ancora oggi sono in corso. Poco alla volta viene riscoperta una necropoli piena di tombe e tanti altri oggetti interessanti. La datazione del sito non è mai stata chiarita del tutto, anche perché venne usato per parecchi secoli. Probabilmente risale ad un periodo compreso tra il XIII e il IX secolo avanti Cristo.

Le tombe erano ricoperte da grandi lastre di pietra, sotto alle quali i corpi erano inumati in posizione fetale, e non distesi, come siamo soliti fare noi oggi. Secondo le ricostruzioni degli archeologi che nel corso di questi decenni si sono avvicendati nello studio del sito di Mont’e Prama, la necropoli ha attraversato diverse fasi l’ultima delle quali è quella monumentale. A questa fase risale probabilmente la realizzazione delle statue oggi note come Kolossoi, o giganti di Mont’e Prama.

I giganti di Mont’e Prama: guerrieri, arcieri, pugili

statue al museo
Fonte: La Stampa

L’iconografia che caratterizza queste statue li identifica come uomini possenti. Ogni singola opera misura circa 2 metri, alcune arrivano anche a 2 metri e mezzo, ma purtroppo sono tutte molto lacunose. Questo non è effetto del passare del tempo, ma del fatto che i giganti di Mont’e Prama vennero distrutti in maniera volontaria, probabilmente dagli invasori che posero fine alla civiltà nuragica in Sardegna. Quindi gli archeologi si sono trovati davanti ad una vera e propria cancellazione della memoria, che di certo ha fatto molti danni, ma non è riuscita a nascondere del tutto il volto di questi stupefacenti antenati.

Sembra che ogni statua fosse eretta sopra la pietra di una tomba, quasi a custodire il defunto. L’identificazione di tre diverse categorie è stata resa possibile dalla presenza di alcuni elementi riconoscibili: l’arco in una mano e il braccio alzato per gli arcieri; l’elmo per i guerrieri, e il pugno guantato per i pugili. Solo alcuni di questi ultimi possiedono ancora il volto, un volto che è l’elemento più enigmatico di tutti.

I giganti di Mont’e Prama hanno il naso dritto e squadrato, lineamenti forti e decisi, e soprattutto occhi alieni, inquietanti, formati da due cerchi concentrici perfettamente disegnati. Se li vuoi conoscere di persona, oggi li trovi esposti in parte nel Museo Civico Giovanni Marongiu e Cabras e in altra parte nel Museo Archeologico Nazionale di Cagliari. Le statue identificate come i giganti di Mont’e Prama che fanno parte delle collezioni sono 27: ma molte altre aspettano di essere ancora ritrovate.

Una necropoli ancora tutta da scoprire

due nuovi giganti
Fonte: monteprama.it

Come dicevamo, gli scavi sono ben lungi dall’essere terminati. Sono invece ripresi con rinnovato vigore in tempi recenti, a partire dal 2014, con ritrovamenti che ogni giorno fanno capire quanto ancora resti da ritrovare. La notizia più recente risale al maggio del 2022, quando due nuovi giganti di Mont’e Prama a torso nudo si sono palesati agli archeologi al lavoro. Datati tra il 950 e il 730 avanti Cristo, queste due nuove statue non solo si sommano a quelle già riscoperte, ma dimostrano che molte altre sono celate sotto gli strati e le sedimentazioni del tempo.

I giganti di Mont’e Prama presentano tanti aspetti curiosi. Uno è, ad esempio, il materiale con cui sono stati realizzati. Sono infatti di pietra arenaria, che non si trova nella zona in cui erano stati eretti, ma che veniva estratta da cave distanti circa 16 chilometri. Il loro stile fa pensare ai bronzetti sardi, statue di dimensioni ridotte realizzate in bronzo, specie le fattezze del volto. Queste statue sono le più antiche, di queste dimensioni, ritrovate nell’area del Mediterraneo, se si fa eccezione per la statuaria egizia. Sono infatti molto più antiche dei Kuroi greci.

Ciononostante sono scolpite con molta maestria. Ad esempio, sono prive di base di appoggio, pur avendo posizione eretta, e sono ricche di parti aggettanti. Solo uno scultore molto raffinato poteva riuscire a non rompere la pietra. Lascia stupiti anche la precisione delle decorazioni geometriche, in primis gli occhi, che sono cerchi perfetti che sembrano quasi fatti con il compasso.

Chi erano i giganti di Mont’e Prama

pugili Mont'e Prama
Fonte: MeteoWeb

Finora dunque sono state rinvenute statue annoverabili in una delle tre categorie suddette (arcieri, pugili, guerrieri) eccezion fatta che per due di esse, una delle quali aveva ancora la testa. Si pensa che questi due giganti raffigurassero dei sacerdoti o degli incantatori, poiché a differenza delle altre figure scolpite avevano calzature ai piedi. Inoltre, quella con la testa aveva anche un copricapo a forma di cono. Questo vuol dire che le tipologie di giganti di Mont’e Prama sono probabilmente molto più numerose di quello che possiamo immaginare ad oggi.

A questo punto c’è una domanda che resta senza risposta: chi raffigurano questi giganti? Le risposte più frequenti sono due: divinità o antichi eroi. Visto che si trovavano a vegliare sulle tombe dei defunti, probabilmente erano numi tutelari. Un po’ come gli angeli di pietra che oggi vegliano sulle tombe nobiliari. Possibile, ma esistono anche altre risposte che si possono avanzare. Un parallelo che viene quasi immediato fare è con le statue di Rapa Nui, dell’Isola di Pasqua.

I grandi occhi dei giganti di Mont’e Prama, non possiamo saperlo, forse fissavano il mare. Guardavano lontano, da dove un tempo erano venuti quegli antenati navigatori che avevano dato origine alla civiltà sull’isola di Sardegna. Sono tanti i teorici che pensano che Atlantide, in realtà, fosse la Sardegna. Ma, se non lo era, di certo aveva avuto contatti con il continente perduto.

Sentinelle in attesa di un ritorno

sentinelle di Atlantide
Fonte: mysteriesunraveled.com

Così come il Serpent Mound, così come i Moai, così come le torri circolari in Irlanda, i popoli che fiorirono a seguito della tragica scomparsa di Atlantide e dei suoi abitanti continuavano a guardare lontano. Guardano in quel punto dove era un tempo la loro terra madre, continuarono a farlo anche quando non ricordavano nemmeno più perché lo facessero. Naturalmente questa è una pura illazione, ma i giganti di Mont’e Prama forse erano vedette, sentinelle divorate dalla nostalgia, o magari animate dall’improbabile possibilità di un ritorno.

Se non abbiamo certezze di questo, possiamo dire che ci sono molti indizi curiosi. Ad esempio, il legame tra l’Egitto e la Sardegna, testimoniato dal ritrovamento di alcuni oggetti in stile egizio, tra cui uno scarabeo sacro, nei corredi funebri di Mont’e Prama. Con i giganti scolpiti, ancora una volta ci troviamo di fronte a manufatti la cui bellezza e precisione ci fa dubitare possano essere stati realizzati da genti che consideriamo “primitive”.

E poi, non a caso si chiamano giganti. E magari commemorano un tempo in cui l’umanità era diversa da com’è oggi, un tempo di cui abbiamo perso il ricordo. Ma gli scavi a Mont’e Prama continuano, e chissà che non ci aspetti qualche altro indizio, ancora più corposo.

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