Rappresentare il mondo: la mappa di Piri Reis

Per noi contemporanei la cartografia non è più motivo di stupore. Basta accendere un computer, avviare Google Earth, ed ecco che in pochi secondi ci possiamo spostare su una rappresentazione tridimensionale del nostro pianeta. Questo è stato possibile grazie ai satelliti lanciati in orbita. Ma fin dall’antichità l’Uomo ha cercato di rappresentare il mondo conosciuto.

Una scienza affascinante: la Cartografia

mappa mondo

Le rappresentazioni cartografiche hanno avuto inizio con l’Uomo stesso. Vari reperti dimostrano infatti che fin dalla Preistoria l’Uomo ha cercato di raffigurare il suo spazio, per quello che gli era possibile conoscere. La cosa che bisogna sempre tenere ben presente è che la cartografia è una convenzione: è il tentativo di riportare su due dimensioni ciò che ne ha molte di più.

Su una mappa si cercano di riportare i dislivelli del suolo, le montagne, i fiumi e i laghi. Si cerca di ricostruire uno spazio in scala, quindi con dimensioni molto più piccole di quelle reali. Chi crede che la cartografia sia una scienza esatta si sbaglia di grosso. Certo, risponde a regole rigide e precise. Ma tali regole sono mutate nel corso del tempo, quindi non sono assolute.



La cartografia non è nulla di diverso da un racconto. Si tratta cioè di un’interpretazione del reale, e non del reale stesso. Per questo non ritengo del tutto giusto operare una distinzione, così come invece si usa fare, tra mappe “vere” e mappe “immaginarie”. Ogni mappa tende a voler descrivere qualcosa che è sempre vero dal punto di vista di chi l’ha tracciata.

La mappa di Piri Reis

mappa Piri Reis

Fonte: http://www.diegocuoghi.com

Sono tante le mappe definite “immaginarie”. La più famosa, però, è quella di Piri Reis. Piri Reis è il nome di un ammiraglio della flotta turca vissuto nel XVI secolo, il cui nome per esteso era Hagji Ahmed Muhiddin Piri. Fu autore di molte mappe, in verità, ma la più nota è quella che venne rinvenuta nel 1929 ad Istanbul, durante i lavori per trasformare il Palazzo Topkapi in museo.

Si tratta di una porzione di una mappa più grande disegnata su pelle di gazzella. Vi sono molte iscrizioni, che spiegano come l’ammiraglio si sia rifatto ad almeno 20 mappe più antiche per la sua redazione. Fu realizzata nel 1513 e rappresenta le coste dell’Africa occidentale, dell’America meridionale e (questa è la parte più controversa) il profilo settentrionale dell’Antartide.

Ciò che ha fatto annoverare la mappa di Piri Reis tra le “mappe impossibili” è il fatto che l’Antartide viene raffigurato privo della copertura della calotta di ghiaccio che, secondo la scienza ufficiale, si trova lì da milioni di anni. Come poteva dunque l’ammiraglio conoscere l’esatta conformazione delle coste di un continente che non sarebbe stato scoperto che tre secoli dopo?

La Biblioteca di Alessandria

biblioteca Alessandria Piri Reis

Fonte: adevarul.ro

Secondo una tesi accreditata, Piri Reis doveva aver messo le mani su alcune mappe provenienti dalla distrutta biblioteca di Costantinopoli. In questa biblioteca erano conservati testi scampati alla distruzione di un’altra famosa biblioteca dei tempi antichi, quella di Alessandria. La barbarie della guerra purtroppo ci ha privato della maggior parte degli incredibili capolavori che entrambe queste strutture dovevano conservare.



Se così fosse, l’ammiraglio avrebbe potuto conoscere mappe davvero molto antiche. Tanto da raffigurare l’Antartide privo di ghiacci? Impossibile, stando alla ricostruzione che si fa delle ere geologiche. Quei ghiacci dovrebbero essere lì da milioni di anni. Forse però l’ultima fase della completa glaciazione del continente si è svolta 6 mila anni fa. Bisogna dunque ipotizzare che una civiltà umana conobbe l’Antartide privo di ghiacci e ne disegnò il profilo.

Lo fece inoltre con incredibile accuratezza e precisione, scoprendo quello che solo pochi decenni fa, grazie a sofisticati strumenti tecnologici, siamo riusciti ad individuare sotto la spessa coltre di ghiaccio che ricopre quel suolo dove un tempo si stendevano enormi foreste. Si deve infine dedurre che il mito di una civiltà evoluta esistita molti secoli prima che si sviluppassero le altre civiltà che noi oggi conosciamo non sia poi solo un mito.

La spiegazione ufficiale

Piri Reis Antartide

Fonte: World Economic Forum

Come sempre accade in questi casi, sono tante le interpretazioni possibili alla mappa di Piri Reis. Chi tende a sminuirne la singolarità dice che le coste che vengono attribuire all’Antartide non sono altro che quelle del Sud America, ma messe in una strana posizione per via della conformazione particolare del supporto su cui è stata realizzata la mappa. Si dice anche che spesso gli antichi inserivano nelle loro mappe anche elementi immaginari, come ad esempio la mitica isola di San Brandano, o il Purgatorio.

Quest’ultima affermazione è vera: come abbiamo detto, la mappa geografica è rappresentazione della visione del mondo posseduta da chi stila quella mappa. Ergo, del periodo storico in cui vive e del grado di evoluzione che la sua società ha raggiunto. Quindi liquidiamo la mappa di Piri Reis come una semplice curiosità storico- archeologica? In effetti oggi si trova nella Biblioteca del Museo di Istanbul.

I dubbi

Piri Reis Atlantide

Fonte: http://www.turkeydiscoverthepotential.com

Restano però dei dubbi. Ci sono altre mappe che raffigurano quegli stessi contorni dell’Antartide. Si tratta anche in quei casi solo di una distorta rappresentazione del Sud America? Il professor Hapgood, uno dei maggiori studiosi della mappa di Piri Reis nonché ideatore della teoria, non accettata ufficialmente, del periodico spostamento degli assi terrestri, ebbe numerose conferme circa il fatto che i contorni disegnati sulla carta sono quelli dell’Antartide privo dei ghiacci.

Se si accetta questa ipotesi, non resta che una spiegazione: l’esistenza di una civiltà antichissima capace di tracciare mappe molto accurate, quindi dotata di una tecnologia avanzata, impensabile per l’epoca se accettiamo la nostra attuale concezione della storia del mondo. Potrebbe trattarsi di Atlantide, come scrisse Hapgood che dedicò buona parte della sua vita a dimostrare l’esistenza del continente perduto descritto da Platone.



Ancora una volta lasciamo dunque un quesito aperto che trova appassionati sostenitori sia in un senso che nell’altro. La mappa di Piri Reis è pubblica e chiunque può studiarla, e possiamo dire con certezza solo una cosa. L’ammiraglio che ha redatto quel documento lo presentò poi al suo Sultano qualche anno dopo. Visto l’importanza del destinatario del dono, non avrebbe di certo fatto un lavoro approssimativo. Sappiamo che studiò moltissimo le mappe da cui prese ispirazione.

Quindi la mappa descrive quella parte di mondo esattamente come Piri Reis, circa 500 anni fa, la “vedeva”. Cosa ci fa credere che il passare del tempo renda davvero le idee più chiare? Non può essere forse che invece cose importanti possano essere dimenticate? Ecco allora che i reperti che vengono dal passato insinuano il ragionevole dubbio che, se la vita è evoluzione, molte cose possano essere diverse da come le abbiamo sempre immaginate. E, in verità, non c’è nessuna scienza che possa dire davvero com’era il mondo in un remoto passato.

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