La “Hit” dell’Estate viene dallo Spazio: è la voce di Saturno

Quest’estate la musica che farà da colonna sonora alle tue avventure in spiaggia o in montagna potrebbe avere un suono un po’ diverso da quello che avevi immaginato, perché non si tratta di uno dei soliti “tormentoni”. La musica dell’Estate, quest’anno, è stata incisa da un “musicista” un po’ particolare: da Saturno e dalla sua luna Enceladus.

The Planets – Saturn

Enceladus-voce-Saturno

Tra il 1914 e il 1916 un compositore inglese, Gustav Holtz, compose una suite in sette movimenti intitolata “The Planets”, ovvero “I Pianeti”. Ogni movimento è dedicato ad uno dei pianeti del sistema solare, Terra esclusa. Ad ognuno di loro viene dato un appellativo: Marte è il “portatore di guerra”, Urano è “il mago”, Saturno il “portatore di vecchiaia” (bringer of Old Age).

La melodia dedicata al “vecchio” Saturno comincia in modo lento, con il suono modulato e dolce dei flauti. Poi esplode con veemenza, con il suono di corni e campane. La malinconia di apertura diventa una minaccia furiosa; poi torna a placarsi, per finire in un sussurro.

Probabilmente Holtz non sapeva che un giorno la sua fantasia musicale sarebbe stata rimpiazzata da un’altra melodia: dalla vera “voce” di Saturno.



La sonda Cassini e la voce di Saturno

Lo scorso settembre 2017 la sonda Cassini è passata accanto a Saturno e alla sua luna Enceladus. In questo passaggio ha registrato le ondate di plasma che vengono scambiate tra i due corpi celesti. Oggi gli scienziati della NASA hanno trasformato quelle registrazioni in suoni udibili da orecchio umano, e questo è il risultato:

Ed ecco che, in una magia consentita dalle moderne tecnologie, da oltre 1600 milioni di chilometri di distanza dalla terra, ci giunge la voce dello spazio profondo. Possibile pensare che siamo soli nell’Universo, quando è l’Universo stesso che canta una melodia fatta di note armoniche e di gioia di essere?

A dire il vero, non è nemmeno la prima volta che ci viene consentito di ascoltare una voce che giunge da tanto lontano nella nostra Galassia. Nel 2016 ci venne fatto ascoltare il ruggito del campo elettrostatico che circonda il pianeta Giove; nel 2015 ci venne fatto udire il cinguettio emesso da uno scontro titanico, quello tra due buchi neri. Infine, abbiamo potuto ascoltare persino l’eco cosmica dell’evento che, secondo gli scienziati, diede vita all’Universo: il Big Bang.



Ascolta Saturno

Perché ci crea un brivido misterioso avere la possibilità di sentire la voce di Saturno? Forse perché, come quando eravamo bambini, abbiamo l’impressione di origliare dietro la porta per carpire segreti che non ci è stato concesso di conoscere? Forse perché abbiamo paura di scoprire una verità che non siamo in grado di sopportare?

Ma la voce di Saturno non è che una nota in un concerto più vasto e ambizioso; non è che uno dei suoni che costituiscono la grandiosa sinfonia del Tutto. Più siamo in grado di capire le parti che costituiscono la suite dei Pianeti, più ci avviciniamo alla Consapevolezza.

Consapevolezza non vuol dire, necessariamente, comprensione: ma solo serena accettazione dei nostri limiti ed estatica contemplazione. Pur non riuscendo a capire con l’intelletto possiamo godere con gli altri sensi e, nel godimento, arrivare più vicini di quanto non siamo mai stati a svelare il Grande Mistero da cui siamo nati e di cui un giorno torneremo a fare parte.

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