Come è nata la magia di Babbo Natale

Guai a dire ad un bambino che Babbo Natale non esiste! Equivale a interrompere nel modo più brusco e crudele che esista la sua infanzia. Perché Babbo Natale è come le fate: esiste finché qualcuno batte le mani e crede in lui.

San Nicola e le origini di Santa Claus

San Nicola Babbo Natale

Fonte: stncc.net

Quello che noi chiamiamo “Babbo Natale” nei Paesi anglosassoni viene detto “Santa Claus“. Questa denominazione ci permette di fare chiarezza sulle sue origini. All’inizio Babbo Natale era San Nicola, un uomo pio e devoto vissuto nei primi secoli del cristianesimo, ai tempi delle persecuzioni. Morì il 6 Dicembre e divenne il patrono dei marinai e dei bambini. La sua figura fu ammantata da un’aura di mistero e tante storie venivano raccontate sul suo conto.



La vicenda più nota riguarda un uomo povero con tre figlie da maritare. Le ragazze non avevano dote e sarebbero state costrette a morire zitelle. Però San Nicola decise di aiutarle, ma in segreto. Ogni notte faceva calare nel camino un sacco d’oro. Lo fece per tre notti di seguito, perché tutte e tre le fanciulle dovevano avere le stesse opportunità. Quando il padre lo scoprì, il santo gli fece promettere di non rivelare a nessuno quello che aveva fatto.

Ecco allora che San Nicola divenne colui che faceva i doni in segreto, calandoli dalla cappa del camino. Questo, però, è solo uno degli elementi che ci portano a Babbo Natale. Fisicamente, infatti, San Nicola è tanto diverso dall’immagine che abbiamo in testa. Secondo una ricostruzione fatta in base ai suoi resti, conservati a Bari, il Santa Claus storico era magro, col naso storto e i capelli grigi. Da dove arriva tutto il resto?

Il bisogno della magia del Natale

Babbo natale Thomas Nast

Illustrazione di Santa Claus di Thomas Nast, Fonte: Pixels

La fortuna di San Nicola non rimase costante nel tempo. Nel Cinquecento, all’epoca della Riforma Protestante, i santi non erano visti di buon occhio. Ciononostante, la gente aveva tanto bisogno che il Natale fosse un momento dell’anno magico, speciale. Così molte antiche tradizioni cominciarono a sovrapporsi tra di loro da una parte all’altra del mondo. Non ci stupisce allora che Santa Claus nasca in America, dove tante culture si sono incontrate.

Nel 1823 Clement Clarke Moore, che viveva a New York, scrisse un lungo poema per le sue tre figlie. Lo intitolò “An Account of a Visit from St. Nicholas”. In seguito il poema è diventato noto come “The Night Before Christmas”. In queste righe San Nicola, che era vissuto in Turchia, si sposta al Polo Nord. Con la sua slitta trainata di renne fa il giro del mondo per dare regali ai bambini buoni. Appare come un paffuto folletto che si diverte da matti (da qui forse la sua risata altisonante HO HO HO!).

E come ci si è spostati dalla Turchia al Polo Nord? Al mito di San Nicola si sovrapposero altre mitologie nordiche molto antiche. Forse addirittura nella figura del vecchio barbuto c’è il ricordo del mitico dio scandinavo Odino, che lasciava i doni ai bambini dentro i loro stivali. I bambini, in cambio, negli stivali lasciavano paglia e fieno per far cibare il cavallo del dio.



Fu nel corso dell’Ottocento, così, che l’iconografia di Santa Claus (che è una derivazione dal termine che è usato in Olanda, Sinterklaas) si andò accomodando sui canoni che conosciamo ancora oggi. La veste rossa e la barba bianca furono definite dalle illustrazioni di Thomas Nast sulla rivista “Harper’s Weekly”.

Nel 1939 nacque la nona renna, Rudolph, che ha la caratteristica di avere un grosso naso rosso e luminoso. Serve a Babbo Natale per orientarsi quando c’è nebbia (cosa che capita spesso, la notte di Natale). Le renne di Babbo Natale sono tutte femmine: solo le femmine, infatti, non perdono le corna in inverno.

La fisica di Babbo Natale

slitta babbo Natale

Fonte: www.abc.net.au

Nel corso dei secoli, derivando dal dio Saturno e da Odino, passando attraverso le mitologie nordiche fino al cristianesimo e scivolando via via fino al Nuovo Mondo, ecco disegnarsi una delle figure più incredibili che oggi vive nel folklore collettivo. Da Paese a Paese cambia qualche caratteristica: per alcuni vive in Lapponia, per altri al Polo. Per alcuni è accompagnato da una capretta, e non da renne; per altri arriva il 6 Dicembre anziché la vigilia di Natale.

Sono differenze di poco conto: l’immaginario collettivo ormai associa la notte tra il 24 e il 25 Dicembre ad una lunga, folle corsa nel cielo di un vecchio che porta un sacco carico di doni. Naturalmente lo scetticismo è sempre in agguato. Nel 1990 fu pubblicato un articolo in cui si dimostrava che è scientificamente e fisicamente impossibile che una slitta trainata da renne volanti possa fare il giro del mondo in una notte. Soprattutto fermandosi casa per casa.

Presumo non ci fosse bisogno di una spiegazione con tanto di calcoli e algoritmi. Qualcuno però rispose all’autore dell’articolo parlando di tecnologie innovative e della capacità di Babbo Natale di manipolare lo spazio – tempo. Nessun bambino al mondo accetterebbe nessuna di queste sciocchezze. Qui si parla di pura e semplice magia.

Aspettiamo ancora Babbo Natale?

Babbo natale letterina

Fonte: www.irishtimes.com

Sfatiamo un ultimo mito: la Coca-Cola può aver sdoganato l’immagine classica di Babbo Natale, specie nelle sue vesti rosse, ma non l’ha inventata. Quindi non è solo un simbolo consumistico. Tra i suoi antenati c’è anche il ridanciano e amichevole Spirito del Natale Presente di Charles Dickens. Babbo Natale è un altro appartenente del Piccolo Popolo, una divinità rimpicciolita ad uso e consumo di noi uomini moderni, che siamo un po’ limitati.



Santa Claus è il donare senza aspettarsi nulla in cambio. È la gioia di vivere in una notte gelida volando tra le stelle. Lui è l’anziano che cede il passo al giovane e lo fa con una risata fragorosa, che esprime la bellezza del tempo che passa, della ruota che gira, degli anni che si avvicendano. Babbo Natale ci dice di non avere paura. Se sentissimo qualcuno che scende dal caminetto subito chiameremmo la Polizia. Invece, potremmo veder scendere un sacco pieno di doni.

Quindi potremmo pensarci anche noi a scrivere una letterina al caro vecchietto. I suoi elfi e folletti non possono costruire quello che desidera il nostro cuore, naturalmente. Però l’atto stesso dello scrivere potrebbe riportarci in contatto con quel mondo Altro a cui non pensiamo mai. Al mondo dell’Invisibile, che contiene tante più cose in grado di renderci felici di quanto non possano fare tutti i soldi del mondo.

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