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Equinozio di Primavera: perché la data si sposta

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Fin da bambini ci viene insegnato che la Primavera arriva a marzo, e più esattamente il giorno 21. Poi cresciamo e scopriamo che non è affatto così, o perlomeno che non è sempre così! Ogni volta che si ripete l’Equinozio di Primavera siamo costretti a ricordarci che, per comodità, viviamo di convenzioni, ma che l’Universo è una macchina complessa, che non è facile racchiudere dentro schemi fissi.

La precessione degli Equinozi

Fonte: amalfinotizie.it

Ci sono alcune nozioni astronomiche che ci possono aiutare a capire perché la data in cui diciamo che “entra la Primavera” è mobile. La prima riguarda la forma della Terra, che è sferica ma non in modo perfetto. Il nostro pianeta è un po’ schiacciato ai Poli. Come sappiamo, ruota su se stesso, attorno ad un’asse immaginario, e attorno al Sole.

Il Sole e la Luna, ovviamente in modalità diverse, agiscono con la loro forza di attrazione gravitazionale sulla Terra. Se quest’ultima fosse una sfera perfetta non ci sarebbero problemi. Invece, vista la sua forma schiacciata, accade che il suo asse venga un po’ spostato, in modo millimetrico, ogni anno ovvero ad ogni rivoluzione completa intorno al Sole.

Ecco allora che i Poli si spostano leggermente, per tornare nella stessa posizione una volta ogni 28.500 anni. Ed ecco quindi che cambiano anche le stelle che osserviamo, che si “spostano”, dal nostro punto di vista. La stella Polare, ad esempio, è quella che indica il Nord, ma un tempo era Alfa ad indicare il Nord, e in futuro sarà Vega.

Questo significa che anche il Sole si “sposta”, e di conseguenza il giorno dei Solstizi e degli Equinozi. Per recuperare il tempo che si perde il nostro calendario ha adottato l‘anno bisestile, ovvero ogni 4 anni aggiunge un giorno ai 365 canonici

Basterebbe pensare a tutto questo per capire quanto è breve il nostro tragitto su questa terra rispetto ai suoi moti, e quanto sia sciocco credere che ciò che noi sappiamo sia la verità assoluta. Come spiegato, persino quello che noi crediamo immutabile, in verità, non lo è affatto.

Quando il giorno è uguale alla notte

Fonte: http://www.illinoisscience.org

Il giorno dell’Equinozio di Primavera, teoricamente, le ore di luce sono pari a quelle di buio. In realtà non è esattamente così, ma per convenzione, ancora una volta, resta la definizione latina di aequa-nox ( la notte uguale al giorno). Quel che è certo è che questo giorno ha sempre rivestito un profondo significato simbolico per tutte le popolazioni antiche.

Un tempo l’Uomo viveva i cambiamenti della natura in modo molto più intimo di quanto non facciamo noi oggi, abituati a coltivare ortaggi e frutti in serre che annullano il concetto stesso di stagione. Inoltre era abituato a seguire i moti astrali con molta attenzione, tanto da aver capito ben prima di noi com’è che si muovono le stelle in Cielo.

L’aspetto più interessante dei moti celesti è la loro ciclicità. Tutto si ripete, ma lo fa in tempi troppo lunghi perché noi vi possiamo prestare attenzione. In passato, però, non si veniva spaventati dal pensiero di lunghi periodi di tempo. L’essere umano si sentiva inserito nella grande Ruota e amava anche prevedere ciò che sarebbe stato molto, molto dopo la fine della sua esistenza terrena.

Ecco come è nata l’Astrologia, che oggi è a sua volta una convenzione. pensa che il tuo segno di nascita non è più quello che è stato fissato secoli fa, proprio per via della processione degli Equinozi. Però continuiamo ad adottare la stessa suddivisione canonica, per comodità.

La Sfinge che guarda ad Est

Fonte: Flickr

Sono molti i monumenti antichi che sono stati costruiti seguendo dei precisi allineamenti astronomici. Uno di questi è l’enigmatica e misteriosa Sfinge, che all’alba del primo giorno di Primavera può osservare il primo raggio di Sole che sorge. La Sfinge è infatti orientata ad Est.

Chi ipotizza che questa ciclopica costruzione fu eretta molto prima di quanto comunemente non si creda lo fa basandosi anche su supposizioni astronomiche. Il corpo della Sfinge è quello di un leone, e la Costellazione del Leone si trovava ad Est nel 10.500 avanti Cristo. Era quella l’era del Leone mentre, come è noto, oggi viviamo nell’Era dell’Acquario.

Nel 2019 l’Equinozio di Primavera cade il 20 marzo, e questa resterà la data per molto tempo ancora. L’ultima volta che invece l’Equinozio è accaduto il 21 marzo era nel 2007. Secondo una diffusa credenza folcloristica spagnola, durante l’equinozio le fate spargono petali di rosa, e chi ne trova uno sarà fortunato per il resto della sua vita.

A caccia di petali di rosa, dunque! Perché la data non conta: dovremmo fare come gli antichi, e sentire il cambio della stagione direttamente dentro di noi, entrando in risonanza armonica con il Pianeta stesso che, lentamente, si risveglia. Senza dimenticare che nell’emisfero australe invece comincia l’autunno, nel perenne ciclo della Ruota della Vita.

Equinozio e Solstizio: un antico rito per “legare” il Sole

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Ieri, 23 settembre, è dunque ufficialmente iniziato l’Autunno astronomico con l’Equinozio d’autunno. L’Equinozio è il momento in cui il Sole si trova allo zenit sull’equatore: in Primavera poi inizia a salire, e invece in questo periodo a scendere. Ecco dunque che le giornate cominciano a farsi più corte e che si hanno meno ore di luce.

Il Giorno che dura come la Notte

Il nome Equinozio viene dal latino e vuol dire “notte uguale” (equus nox), sottinteso “al giorno”. In verità le cose non stanno proprio così: le ore di luce e di buio non si equiparano perfettamente. Gli Equinozi segnano l’arrivo delle stagioni intermedie; a determinare l’ingresso dell’Inverno e dell’Estate sono invece i Solstizi.



Equinozi e Solstizi sono eventi astronomici a cui oggi noi non prestiamo più molta attenzione. Grazie all’energia elettrica il fatto che le giornate si accorciano non ci crea alcun disturbo, se non a livello umorale! In passato invece essi avevano una grandissima importanza, e ce l’hanno ancora a livello astrologico.

Equinozio in Astrologia

L’Equinozio, per convenzione, segna l’ingresso del Sole nel segno della Bilancia. Oggi in realtà non è più così, ma il senso simbolico di questo è molto forte. La Bilancia è il segno dell’equilibrio, e lo stesso l’Equinozio autunnale è il momento dell’equilibrio tra la luce e l’oscurità.



In Primavera questo si traduce in un’estroversione del soggetto: superato il momento di stasi, l’anima si espande verso il prossimo e la vita materiale. In Autunno accade il contrario: il soggetto comincia a ritrarsi su se stesso, a riflettere sulla sua interiorità, a cercare le risposte dentro di sé.

Per tutti i segni dello Zodiaco, quindi, l’Equinozio d’Autunno segna un momento di riflessione e di grande calma. Come quando le acque di uno stagno sono immote, adesso è possibile guardare in profondità e scorgere cosa si  cela là in fondo. È anche possibile eliminare il superfluo, fare pulizia nell’attesa che i colori dell’Autunno incendino i nostri desideri di nuova intensità.

Lega il Sole

Ci sono tantissime feste e rituali che in passato si celebravano in questo periodo dell’anno. Non dimentichiamo mai che nelle culture contadine che ci hanno preceduto questo era il tempo del raccolto. Era il momento in cui mettere da parte il frutto del lavoro estivo per non dover patire la fame durante l’Inverno ormai alle porte.



C’è però un luogo, molto lontano da noi, dove Equinozi e Solstizi venivano salutati con un rituale abbastanza curioso. Dobbiamo viaggiare fino in Perù, nella mitica città Inca di Macchu Picchu.

Macchu Picchu, una perfetta opera di ingegneria

Macchu Picchu non fu scoperta che agli inizi del Novecento, e questo non ci deve stupire. Si trova ad oltre 2000 metri di altitudine, nascosta tra le cime delle Ande e dalle nuvole, arroccata tra due picchi. La prima cosa che stupisce di questo luogo è il fatto che, a differenza delle costruzioni dell’Uomo moderno, esso non si erge orgoglioso a sfidare la natura.

Tutt’altro, Macchu Picchu e le sue costruzioni si inseriscono nell’ambiente naturale valorizzandolo e incorniciandolo: ci sono finestre disegnate in modo da riprodurre le cime delle montagne. La tecnica costruttiva degli Inca permetteva loro di non usare malta per tenere insieme i mattoni. Quelle costruzioni sono lì da oltre 500 anni.

Molti misteri avvolgono questa cittadina, di cui ancora non si conosce bene la natura. L’ipotesi più accreditata è che si trattasse di una cittadella sacra dedicata al culto del Sole. Il Sole era una delle principali divinità Inca. Non ci stupisce dunque che i sacerdoti tenessero in gran conto l’osservazione dei suoi movimenti nel cielo.

Intihuatana, la pietra che lega il Sole

Tra le molte costruzioni che appassionano archeologi e turisti da tutto il mondo, a Macchu Picchu ce n’è una particolarmente interessante. Si chiama Intihuatana, che letteralmente vuole dire “colui che lega il Sole“. Si tratta di un blocco di pietra squadrato, orientato ai quattro punti cardinali, che sopra ha un palo scolpito con un’inclinazione di 13,5 gradi.

Questo non è casuale: grazie a tale inclinazione il pilastro, nel giorno degli Equinozi di autunno e primavera, non proietta ombra. Intihuatana era una sorta di seggio sacro per il Sole il quale, nel giorno degli Equinozi, vi si sedeva sopra. Poteva così essere legato ad esso, in modo da non scappare e tornare ciclicamente, come aveva sempre fatto.



Per gli Inca era molto importante che il Sole continuasse il suo ciclo vitale, crescendo e diminuendo con le stagioni per consentire la vita. Per questo il sacro pilastro doveva rivestire un”importanza fondamentale, sia come orologio astronomico, ma anche e soprattutto come oggetto propiziatorio per il corretto svolgersi delle stagioni.

Lega a te il Sole

Non sorridere delle credenze di popoli antichi: come ci fanno intuire la loro città, le tecniche di costruzione usate, la loro arte e la loro società, erano assai meno arretrati di quanto non possiamo pensare. Non a caso c’è chi ipotizza addirittura che Macchu Picchu sia stata costruita da creature extraterrestri.

Quegli uomini antichi sono riusciti a sfidare la natura arroccandosi su un picco impervio, ma lo hanno fatto sposandosi alle rocce e non distruggendole. Se quegli stessi uomini credevano che il Sole andasse “legato” non è perché erano superstiziosi: è perché erano consapevoli. consapevoli della fragilità del mondo su cui viviamo, consapevoli che nulla va dato per scontato, nemmeno il ciclico ritorno del Sole.

Anche se sei un po’ triste per la fine della bella stagione, godi ogni momento della bellezza di questa che viene. Ricorda sempre che la luce artificiale di cui oggi ti avvali un giorno potrebbe anche esserti sottratta: ma mai verrà meno la luce del Sole, se la rubi con gli occhi e la leghi stretta in fondo al tuo cuore.