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Le Profezie della Strega: Madre Shipton

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Quando si parla di “sessismo” e discriminazione tra uomini e donne, non si può non parlare delle streghe. Una strega è per antonomasia cattiva, uno stregone è un uomo saggio. Le profezie di Nostradamus sono note in tutto il mondo; chi conosce invece quelle di Madre Shipton?

Una donna Brutta, ma Buona

Statua dedicata a Madre Shipton, Fonte: hiveminer.com

Madre Shipton è passata alla storia come LA strega per antonomasia, per via del suo aspetto repellente che, secondo la descrizione, la fa assomigliare tanto alla Strega Cattiva di Biancaneve (o, per noi italiani, alla Befana). Naso adunco, gambe storte e gobba, una bellezza non doveva essere di certo.



Ciononostante trovò marito, che a quanto pare la corteggiò a lungo per vincerne le resistenze. Dunque aveva un suo certo fascino: quel che è certo è che aveva dei poteri che la fanno definire anche “sibilla“. Madre Shipton conosceva la natura, le erbe del bosco e i loro poteri medicamentosi. Era in grado di far accadere cose solo con la forza della sua mente. Soprattutto, prevedeva il futuro.

Nacque in una grotta, che continuò ad essere il fulcro del suo potere. Nella grotta si trova un pozzo molto particolare, che può pietrificare ogni oggetto che venga messo al suo interno (lo chiamano Petrifying Well). Qualcuno dice possa pietrificare anche le persone. Pensi che mi stia inventando tutto? Eppure Madre Shipton è davvero esistita, le sue profezie sono scritte e le puoi leggere in molti libri. Anche il pozzo pietrificante esiste davvero, e lo puoi visitare.

Ursula Sonthell

Oggetto pietrificati dalla Petrifying Well, fonte: www.amusingplanet.com/

Il vero nome di Madre Shipton era Ursula Sonthell; Shipton era il cognome di suo marito da cui non ebbe figli. Il titolo “madre” dunque deve essere un segno di rispetto e stima da parte di chi l’ha conosciuta. Nacque nel 1488 e morì nel 1561 nello Yorkshire, in Inghilterra. Più precisamente, fu partorita nella grotta non distante dalla cittadina di Knaresborough. Sua madre era minorenne, era rimasta incinta e doveva stare lontana dalla gente.

Fin  da subito sulla piccola cominciarono a circolare varie voci, tanto che si disse che suo padre era il Demonio. Il suo aspetto non contribuì a farla benvolere. Fu data in adozione e proseguì la sua esistenza aiutando tanta gente grazie alla sua saggezza, alla sua conoscenza del mondo naturale, e ai suoi poteri. Le persone forse alla fine la rispettavano, ma di certo non l’hanno mai amata.



Circa un centinaio di anni dopo la sua morte, nel 1641, venne pubblicato un libro dal titolo  “The Prophesies of Mother Shipton”. Lo scrittore aveva raccolto le memorie di chi l’aveva conosciuta e aveva trascritto le parole da lei dette. In seguito si scoprì che in molti casi Madre Shipton aveva previsto cose realmente accadute. Sono tre gli episodi più eclatanti di cui parlò, e che sarebbero accaduti solo dopo la sua morte: il Grande Incendio di Londra del 1666; la sconfitta dell’Invincibile Armata spagnola nel 1588, e la creazione di “carrozze che camminano senza cavalli“. Aveva previsto l’invenzione delle automobili.

Le profezie di Madre Shipton

Fonte: Pinterest

Curiosamente la donna riuscì a indovinare altre cose che sarebbero successe molto dopo la sua morte. Ad esempio, sapeva che un giorno le donne avrebbero conquistato la parità con l’uomo, avrebbero indossato pantaloni e cavalcato su destrieri di bronzo. Sapeva che i destrieri meccanici avrebbero causato incidenti e dolore, e che i matrimoni e le nascite sarebbero diminuite. Alla fine, anche Madre Shipton, come Nostradamus, vide la fine di tutte le cose.

Le profezie di Madre Shipton sono scritte in versi e rime e raccontano la fine del mondo con modalità prettamente bibliche. Si parla di vulcani che eruttano, terremoti, delle acque dell’Oceano che si alzano a ricoprire le terre emerse. La “coda di un drago” sarà il segno dell’inizio della fine, che però non sarà una vera fine.

La profezia terribile di Madre Shipton si chiude con la luce della Speranza. Alcuni sopravviveranno, e avranno imparato dai loro errori. Anzi, verrà qualcuno, il “serpente d’argento”, che insegnerà all’uomo a vivere, e donerà ai bambini la “seconda vista”. Avrà inizio una nuova Età dell’Oro.

Madre Shipton prevede anche lo scetticismo della gente, e allora chiude con questi due versi

These things have come to me
This prophecy will come to be.

Ovvero: come queste visioni sono giunte a me, così questa profezia si avvererà.

La Veggenza diventa Mito

Fonte: www.dayoutwiththekids.co.uk

Cerca pure altre notizie su Madre Shipton: leggerai che forse non è mai esistita, che il libro delle sue profezie è stato manomesso nell’Ottocento. Scoprirai che la grotta in cui è nata è diventata una località turistica, dove la gente va a portare i suoi oggetti per vederli tramutati in pietra dalle magiche virtù delle acqua. Leggerai anche che quelle acque non sono affatto “magiche”, ma che c’è una spiegazione scientifica per la pietrificazione degli oggetti.



Alla fine così scrollerai le spalle davanti alle profezie di questa donna, pensando che era brutta e forse voleva solo fare uno scherzo di cattivo gusto per vendicarsi di chi la prendeva in giro. Però nelle sue parole c’è una saggezza profonda che ha poco a che vedere con l’Apocalisse: ha a che vedere con la naturale conseguenza che hanno le nostre azioni.

Madre Shipton era una sibilla e amava la natura; con un dono speciale era in grado di vedere un po’ oltre il suo tempo e aveva già capito che la tecnologia sarebbe cresciuta in modo vertiginoso. Aveva visto però anche il rovescio della medaglia, uomini sempre meno uomini e sempre più travolti da una crescita insostenibile.

Cos’è la “coda di drago” di cui parla? Forse questo mostro è solo un simbolo, il simbolo di noi stessi che finiremo per distruggere ciò che abbiamo creato, come un drago sputa fuoco dalle sue fauci portando devastazione. Madre Shipton scrive

And when the dragon’s tail is gone,
Man forgets, and smiles, and carries on
To apply himself – too late, too late

E quando la coda del drago se ne sarà andata
l’Uomo dimentica, e sorride, e continua
a darsi da fare – troppo tardi, troppo tardi

Troppo Tardi, Troppo Tardi

Non so a te, ma a me di tutta la profezia quel che fa venire di più i brividi è quel “troppo tardi“. Come a dire che la “fine del mondo” non è inevitabile: dipende da noi. Ma non c’è tempo da perdere. Come impedirla? Forse tornando ad ascoltare le parole delle sagge streghe, che conoscevano l’Uomo e la Natura, ovvero, tutto ciò che conta davvero conoscere.

Le Fate di Pretare, Nata dal Terremoto

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Tra le molte leggende che sono nate tra le balze e le forre dei Monti Sibillini, ce n’è una in cui la nostra Sibilla non fa una bella figura. La povera Sibilla infatti a volte è stata dipinta come donna saggia e veggente, ma in altri casi come una malvagia fattucchiera pronta a scatenare i disastri più terribili. Questo è il ruolo che riveste nella storia di Pretare.

Pretare

Pretare è una frazione di Arquata del Tronto, le cui case in pietra si ergono sotto lo sguardo vigile del Monte Vettore. Purtroppo dovremmo usare più correttamente il passato e dire “si ergevano”. Il terremoto del 24 agosto 2016, e le scosse successive, hanno praticamente distrutto ogni cosa. Ma noi, se permettete, continueremo ad usare il presente.



Sorgendo lì, all’incrocio di tanti luoghi magici (la Grotta della Sibilla, il lago di Pilato), Pretare non poteva non aver sviluppato una sua particolare mitologia. Secondo quanto narra la tradizione locale, Pretare fu fondata nientemeno che dalle Fate. Ecco come andarono le cose.

Sibilla Invidiosa

“La giovinezza di Bacco”, 1884, William Adolphe Bouguereau

C’era una volta un paesino ameno che sorgeva sulle falde del Monte Vettore e che si chiamava Colfiorito. Il suo nome era dovuto al fatto che si trovava davvero su un colle che era sempre ricoperto di erba e fiori. Questi fiori venivano fatti sbocciare dalle Fate che amavano scendere dalla Grotta della Sibilla per incontrare i pastori e i contadini con i quali ballavano tutta la notte.



Una sera però qualcuno un po’ su di giri prese ad insultare una delle Fate, per via dei suoi piedi caprini. Offese, le creature magiche tornarono al loro rifugio e lì si lamentarono sonoramente con la Sibilla. La sua reazione non si fece attendere. Sibilla, che era in grado di governare le forse della Natura, scatenò la furia della Terra. Un terremoto scosse la montagna e una frana di pietre ricoprì l’amena località di Colfiorito.

Solo molti, molti anni dopo, dei nomadi decisero di fermarsi in questo luogo ora pietroso, che perciò chiamarono Pretare. E le Fate, che dimenticano in fretta i torti subiti, tornarono a ballare con pastori e contadini, facendo scrocchiare i lor piedi caprini. Stavolta nessuno si sognò di prenderle in giro, e così ebbe origine il ballo del saltarello.

Una Storia che si Ripete

La leggenda fu così narrata da Secondo Balena, studioso di folklore piceno, in un suo articolo intitolato “Le fate del Vettore”. Ogni tre anni gli abitanti di Pretare erano soliti tenere un grande spettacolo in cui si rievocavano quei fatti, a cui si aggiungeva anche l’intervento del buon Guerin Meschino. Poi, due anni fa, Sibilla deve essersi adirata di nuovo, perchè la storia si è ripetuta davvero.

Il 24 agosto del 2016 un grande terremoto ha buttato giù le case di Arquata, Pescara del Tronto, Amatrice, Accumoli, tante altre frazioni, e Pretare. Da allora un silenzio surreale è sceso su quelle case un tempo piene di sorrisi e luci, su quel che ne resta. Ma io ho detto di volerne parlare al presente perchè, se le case crollano e le persone muoiono, lo Spirito sopravvive.

Il dispettoso e caparbio genius loci sibillino non ha dato pace ai superstiti. Anche se costretti prima a vivere lontani dai luoghi del cuore, e poi ad abitarli in ripari di fortuna, quest’anno gli abitanti di Pretare hanno deciso di far rivivere quell’antica leggenda e il grande spettacolo che la narra, “La Discesa delle Fate”.

Auspicio e Monito

https://www.facebook.com/pretare/

Così tanto resta da fare: le case ferite, deturpate, aperte a metà, sono ancora lì, rocce tra le rocce. Pretare è tornata la pietraia sassosa che era, e in due anni molto, molto poco è stato fatto. Troppo poco. Allora perché fare uno spettacolo? Non è solo un modo per cercare un po’ di normalità da parte di chi ha visto il proprio mondo distrutto e lacerato.



Io credo che lo spettacolo sia insieme un auspicio e un monito. Auspicio che, come narra la leggenda, Pretare possa risorgere da quelle pietre che sembrano aride, ma sono intrise della magia dei Sibillini. Monito a rispettare la Montagna, Madre Terra, a non deridere le Forze della Natura.

Chi ha subito il terremoto è un passo avanti a noi, anche se non lo sa. Il suo mondo è già stato squadernato sotto il cielo, il velo di apparenza che cela la Verità è stato diviso in due. Ora loro possono guardare oltre, dritto negli occhi del Futuro, un Futuro che spaventa ma che non può più essere frainteso.

Sibilla ha parlato: fragile Uomo, ibis redibis non morieris in bello. Da questa guerra possiamo uscire morti, o vivi: sta a noi interpretare le parole di Sibilla. Il genius loci è forte, più forte delle inadempienze, della mancanze, delle bugie, delle promesse non mantenute. La Montagna è forte: essa resiste contro il vento che soffia, contro la neve e il Sole che spacca. E chi è nato ai suoi piedi è così, indomito. Resistete, Gente della Montagna: sulle Rocce che siete noi ricostruiremo.

Da Virgilio a Dante: Sibilla nella letteratura

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Le sibille, nel mondo greco-romano, erano sacerdotesse vergini ispirate dal dio (per lo più Apollo) che erano in grado di vaticinare il futuro. Le loro profezie erano da prendere sempre con molta cautela: se si usa dire di chi si esprime in modo criptico che “parla sibillino” un motivo ci sarà. Il motivo è che le parole delle sibille non si interpretavano sempre con facilità.

Il più noto vaticinio di una sibilla, così come riportato dal monaco Alberico delle Tre Fontane nel XIII secolo, recita più io meno così

IBIS REDIBIS NON MORIERIS IN BELLO

Alla domanda di un soldato se sarebbe tornato vivo dalla guerra, questa fu la risposta dell’oracolo. Ahimè, il latino non usava punteggiatura: così la frase si presta a due traduzioni

ANDRAI (ibis) TORNERAI (redibis) NON MORIRAI IN GUERRA (non morieris in bello)

ma anche

ANDRAI (ibis) NON TORNERAI (redibis non) MORIRAI IN GUERRA (morieris in bello)

Il soldato interpretò il vaticinio nella prima accezione e partì. Almeno, possiamo pensare, morì felice, convinto che non gli sarebbe potuto capitare niente di male. Come vedi i vaticini di una sibilla vanno sempre presi con molta cautela e, in un certo senso, interpretati.



Sibilla nella Storia e nella Letteratura

John William Waterhouse, “The Sorceress, 1913

La prima cosa da chiarire è che Sibilla non è una figura inventata: è realmente esistita, anzi, ne sono esistite tante. La loro presenza nel corso dei secoli è testimoniata da numerose fonti scritte, che la introducono all’interno di poesie o narrazioni. La sua veste è sempre la stessa, quella di profetessa in grado di leggere tra le nebbie del futuro.

Così ne parla Eraclito

“La Sibilla con bocca invasata pronunzia cose tristi, senza ornamento né profumi, e attraversa con la sua voce migliaia d’anni per opera del nume”

La possessione da parte del dio è motivo ricorrente, ad esempio in Virgilio che nel suo poema epico “Eneide” dice

“Sibylla dicitur omnis puella cuius pectus numen recipit”
“Si dice Sibilla ogni fanciulla che accoglie la divinità nel suo petto”

Plutarco, nel suo trattato sul Fato, la definisce la “Signora dell’Occidente” e la fa parlare in prima persona

Io sono colei che domina sul Fato,
colei a cui sono sottoposte tutte le divinità,
perchè al di sopra di esse.
Io stessa svolgo il ruolo del destino onnipotente.
Io sono colei che non generata tutto generò,
sono la vita che trionfa sulla morte,
sono colei che dispensa.
Io sono tutto ciò che è stato, che è e che sarà,
e nessun mortale o dio
ha sollevato il mio bianco peplo

Più tardi, in epoca medievale, la religione cristiana si appropriò di questa figura pagana tanto da attribuirle la profezia della maternità divina di Maria. La Sibilla, nella celebre sequenza di Tommaso da Celano, siede tra i grandi profeti biblici nel Giorno del Giudizio.

“Dies ìrae, dìes ìlla,/Solvet seclum in favìlla,/Teste David cum Sybìlla.”



Dante Alighieri, nella sua “Divina Commedia” che parla di un viaggio oltremondano attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso, la cita proprio nell’ultima Cantica, dove sottolinea la difficoltà a comprenderne le parole:

“Così la neve al sol si disigilla,
così al vento ne le foglie levi
si perdea la sentenza di Sibilla.”
(Paradiso XXXIII, 64-66)

La Sibilla in Epoca Moderna

Se pensi che la figura di Sibilla possa rimanere relegata solo ai secoli antichi sbagli di grosso. Ancora Thomas Stearns Eliot, nella prima metà del Novecento, la cita nel suo noto poema “Waste Land” (“La Terra desolata”), riprendendo a sua volta parole usate da Petronio nel suo Satyricon (I secolo d.C)

Nam Sibyllam quidem Cumis ego ipse oculis meis
vidi in ampulla pendere, et cum illi pueri dicerent:
Σίβυλλα τί θέλεις; respondebat illa: ἀποθανεῖν θέλω

del resto io stesso ho visto con i miei occhi la Sibilla di Cuma che pendeva da un’ampolla, e i ragazzi le chiedevano: “Sibilla, che cosa vuoi?”, e lei rispondeva: “Voglio morire”

Questa trattazione, naturalmente, è di gran lunga insufficiente per l’argomento che ho voluto affrontare. Ho tralasciato i numerosi testi che fanno riferimento specifico alla Sibilla Appenninica, come l’Acerba di Cecco d’Ascoli (XIV secolo), e altre citazioni più o meno velate. C’è infatti chi pensa che anche i versi sognanti di Giacomo Leopardi sui Monti Azzurri siano un discreto omaggio alla Signora della Montagna.



Frank Cadogan Cowper, “The Blue Bird”, 1918

Può considerarsi un personaggio di pura immaginazione chi è riuscito ad attraversare indenne i secoli, mutando forse un po’ la sua forma ma rimanendo fedele alla sua essenza profonda? Sibilla continua a parlare e chiede attenzione, poiché solo i puri di cuore possono comprendere davvero ciò che dice.

E ancora oggi c’è chi dedica versi a saggia Sibilla; termino con una poesia scritta da un caro amico a cui rivolgo il mio più sentito ringraziamento per questo omaggio che ci ricorda che Sibilla era, Sibilla è, e Sibilla sempre sarà.

 

 

Sibilla saggia

Vita
magia
sinergica;
su
di
rupi
poniamo
la
fissità
del
cosmo.
Remando
alle
sciatte
implosioni
falde
acque
sorgive,
pullulanti
di
creature
silvane
menadi
elfi
figure
cumane.
Consecutio
temporis.

Francesco Casagrande

Tutti i testi citati nel presente articolo hanno come fonte Wikipedia e il sito www.treccani.it

Oracoli e Profezie: se Google diventa Sibilla e Prevede il Futuro

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In questi giorni è circolata una notizia che trova la sua prima fonte in un gruppo di Reddit, popolare sito dove è possibile scambiarsi idee e opinioni circa gli eventi del mondo. Alcuni utenti si sono divertiti a digitare parole e sillabe su Google Translate chiedendo poi al sistema di fare la traduzione da lingue poco usate (come il somalo o il maori).

Che Google Translate a volte faccia traduzioni un po’ sgrammaticate è noto a tutti; ma stavolta il risultato è stato a dir poco inquietante. Il programma ha infatti cominciato a restituire oscure profezie o citazioni dei Testi Sacri, trasformandosi da semplice strumento di utilità in novello Nostradamus 2.0.



Approaching the End Times

Digitando 19 volte la parola “dog” e chiedendo a Google Translate di mutare queste sillabe dal maori all’inglese, ecco cosa si ottiene:

Doomsday clock is three minutes at twelve we are experiencing characters and a dramatic developments in the world which indicate that we are increasingly approaching the end times and Jesus’ return

Che vuol dire più o meno “L’orologio del Giorno del Giudizio segna tre minuti alla mezzanotte. Stiamo conoscendo sviluppi drammatici e personaggi nel mondo che indicano che ci stiamo velocemente avvicinando alla fine dei Tempi e al ritorno di Gesù”.

E questo non è solo che uno dei molti esempi che si possono trovare in rete: facendo alcune traduzioni dal somalo all’inglese si hanno addirittura citazioni dalla Bibbia. Naturalmente la questione ha subito sollevato numerose domande, a cui prontamente hanno risposto i responsabili di Google. No, l’innocuo strumento di traduzione non è stato posseduto da demoni o fantasmi (come qualcuno ha ipotizzato). Pare che la responsabile delle singolari profezie sia l’intelligenza artificiale che è alla base del suo funzionamento, la traduzione automatica neuronale.

Nel cervello elettronico vengono inseriti milioni di dati che confrontano testi scritti in diverse lingue; quando viene immesso un testo senza senso, esso risponde con frasi parimenti senza senso. Con tutta probabilità, anche se questo non ha avuto una conferma ufficiale, tra i testi usati ci sono parecchi scritti sacri.



Le Profezie e il loro Valore

Eppure un sottile dubbio permane: davvero Google Translate non fa altro che rielaborare in modo libero e spesso assurdo dati precedentemente immagazzinati, o forse in qualche modo nelle sue sinapsi artificiali scorre parte del potere che un tempo era appannaggio di Sibille e Druidi? La capacità di prevedere il futuro in passato era considerato un dono degli Dei, una capacità speciale che diventava parte integrante della vita di una comunità.

Un re o un condottiero non avrebbe mai preso le sue decisioni senza consultare un augure, un vate o un aruspice, e credeva alle indicazioni che gli venivano date senza tentennamenti nè dubbi. Molto improbabile immaginare uno dei leader politici contemporanei fare altrettanto: i guru che seguono sono esperti di marketing.

Siamo davvero evoluti, affrancandoci dalle pastoie dell’ignoranza e della superstizione? O forse la fredda prosaicità delle nostre vite ci impedisce di aprire le Porte della Percezione e di guardare un po’ oltre i nostri ristretti confini, i nostri limitati orizzonti?

Le Porte della Percezione

Se le antiche profezie ancora ci affascinano, e qualche volta ci spaventano, un motivo c’è e risiede nella parte più oscura e primordiale dell’essere Umano. Se una traduzione un po’ sballata di Google ha suscitato tanto clamore, è perché forse abbiamo bisogno ancora di credere in qualcosa.



E quel qualcosa non è la capacità di prevedere il futuro: è la consapevolezza che l’Uomo possiede una Vista che va oltre il Visibile ed è capace di svelare i segreti del Tempo, del Cosmo, dell’Esistenza. E questo potere, che ci si voglia credere o no, ce lo abbiamo, lo abbiamo sempre avuto, ma non lo esercitiamo più.

Un tempo invece c’erano Uomini e Donne capaci di aprire il loro Essere ad una Comprensione Superiore, e in questo modo di intravedere cose che sono solo tenui barlumi di ciò che sarà: forse indicazioni, forse possibilità, ma pur sempre luci guida per un futuro che così appare un po’ meno incerto, un po’ meno oscuro, un po’ meno inquietante.

No, non devi correre a digitare parole su Google Translate per conoscere ciò che sarà: basta che tu torni ad avere Fede nel fatto che ciò che esiste è molto di più di quello che appare davanti ai tuoi occhi.

Guerino detto “il Meschino”

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Nel 1473 venne pubblicato un libro scritto da tale Andrea da Barberino. Il suo titolo era “Il Guerrin (o Guerin) Meschino”, e chissà come quel libro doveva essere finito in mano ad un cantastorie che girava di casa in casa ad esercitare la sua arte. Così la vicenda di Guerrino cominciò ad essere raccontata ai pastori dell’entroterra umbro-marchigiano, perché una buona parte si svolgeva proprio in queste terre.

Illustrazione d’epoca del Guerin Meschino di Andrea da Barberino

Narra lo scrittore che Guerino fosse un giovane senza nome, desideroso solo di conoscere chi fossero i suoi genitori. Un giorno sentì parlare di una grande maga, una profetessa che viveva nel cuore della montagna e che vedeva tutto: il passato, il presente e il futuro. Pensò che lei, di certo, poteva rivelargli i suoi natali, e partì.

Partì da Norcia e giunse a Castelluccio; poi da lì salì il monte chiamato Palazzo Borghese fino a Foce di Montemonaco, da dove ascese fino al Monte Sibilla, dove si celava la Grotta della Fata. Santi uomini lungo il cammino misero in guardia il cavaliere: Sibilla era un’ammaliatrice che lo avrebbe sedotto e mai più lo avrebbe lasciato partire. Guerino fece tesoro di quegli ammonimenti, e pure di fronte alla bellissima maga non cedette e mantenne salda la sua virtù. Così facendo, ahimè, non ebbe la risposta che cercava.

Sibilla infatti, indispettita dal fatto che Guerino non avesse ceduto alle sue lusinghe, non volle raccontargli ciò che pure lei sapeva. Il giovane cavaliere ebbe altrove le sue risposte, e il racconto di Andrea da Barberino più non si occupa della maga che lo trattò in modo tanto sconveniente.

La Sibilla Astrologa Sotto la Montagna

Eppure il nome di Sibilla ha continuato a riecheggiare tre le valli e le forre dei Sibillini, tanto da permearsi della presenza della Fata Veggente. Più tardi divenne solo una donna molto saggia, che poteva scrutare nei segreti del Creato. Sibilla aveva molto da insegnare, e gli uomini di un tempo la ascoltavano.

Secondo alcuni commentatori∗ Sibilla, infatti, non lasciò andare via Guerino a bocca asciutta. Lui le aveva chiesto di rivelargli la sua discendenza, e lei lo fece. Fu lui a non capire.

Il viaggio di Guerino è infatti un viaggio iniziatico che lo porta al cospetto della natura Umana, una natura che è impastata di fango ma tende alle Stelle. Sibilla tiene una vera e propria lezione astrologia al giovane, raccontandogli che

le bestie hanno il corpo di quattro elementi, come l’uomo, ma non hanno il quinto che è la intellettiva, cioè l’anima razionale; imperciocchè l’aria e la terra, l’acqua ed il fuoco hanno con il corpo senso e vita. Appresso queste sei cose sono dodici operazioni, e 12 segni del cielo, cioè Ariete, il quale è il primo segno della suprema parte, cioè della testa; secondo è Tauro, che è segno delle braccia; il terzo è Gemini; il quarto è Cancro, che è segno del cuore; il sesto è Vergine, che è segno della budella; il settimo è Libra, che è segno delle vene; l’ottavo è Scorpione, che è segno della natura; il nono è Sagittario, che è segno delle coste; il decimo è Capricorno, che è segno dei ginocchi; l’undecimo è Acquario, che è segno delle gambe; il duodecimo è segno dei piedi; e in questi dodici segni sono le case de’ sette pianeti.∗

Come vedi, Sibilla racconta a Guerino una verità più alta: gli spiega che non deve cercare i suoi genitori tra gli esseri umani ma in cielo, tra gli astri che ne influenzarono la nascita e il carattere.



La figura di Sibilla, nel corso dei secoli, è stata interpretata in mille e uno modi, perché questa è la sua natura, mutevole e multiforme. Ma a me piace pensarla così: un’astrologa che aveva capito come stelle, pianeti e astri influenzano la nostra vita per il semplice fatto che facciamo tutti parte di un unico, meraviglioso disegno. In  questo arazzo complessivo non c’è un singolo essere vivente che abbia senso di per sè, perchè tutti abbiamo bisogno del resto essere  davvero completi e trovare il nostro senso.

“L’Antro della Sibilla e le sue Sette Sorelle”, di Giuliana Poli, Controcorrente Edizioni, 2008

∗tratto da WikiSource

La leggenda della Sibilla Appenninica

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Il Monte Sibilla e la Grotta della Fata nell’illustrazione di Antoine De La Sale

Fata, strega, maga, donna malvagia e perversa o al contrario amica delle fanciulle e degli uomini di buona volontà: chi è la Sibilla Appenninica? E qual è il suo legame con il mondo delle stelle e dell’astrologia?

Fin dall’antichità gli uomini hanno cercato di conoscere il proprio futuro. Che lo leggessero nelle viscere degli animali o nelle stelle fisse nel cielo, poco importa. Il desiderio che ci ha sempre spinti a guardare in alto, o in basso, è lo stesso: sapere in anticipo cosa accadrà, in modo tale da poterci sentire davvero padroni del nostro destino.

La figura della Sibilla nasce da questo desiderio innato nell’animo umano. Le “Sibille” erano profetesse in grado di comunicare con gli Dei, e di vaticinare in questo modo la sorte di chi si rivolgeva a loro per sapere come sarebbe andata, ad esempio, una grande battaglia, o quale sarebbe stata la sorte di un bambino appena nato. Nessuno si è sottratto allo sguardo saggio delle Sibille: persino i più grandi e famosi condottieri pendevano letteralmente dalle loro labbra.

Poi c’era una Sibilla un po’ diversa dalle altre, una Sibilla nata in seno alla montagna e capace di vedere, dal suo antro profondo, non solo il futuro ma anche il passato degli uomini. La sua onniscienza era tale da permetterle di spaziare oltre i confini umani e divini, per attingere a luoghi in cui nessuno di noi potrebbe sopravvivere.

Per questo, forse, si è guadagnata la sinistra fama di cui alcune leggende l’hanno ammantata. Ma la gente, la gente comune, quella che vive alle pendici della montagna, non l’ha mai temuta. Quella gente sa che la Sibilla è Saggia, e che se a volte incute timore è solo perché il suo sguardo giunge là dove nessun uomo oserebbe andare.

Stare al cospetto della Sibilla significa mettersi di fronte alla propria nuda anima e immergersi nelle profondità dell’esistenza, nella visceralità della Terra. Non c’è modo di mettersi al riparo o di fuggire: per questo solo gli eroi più coraggiosi sono discesi nel suo Antro.

Questo è il viaggio che potrai fare tra queste pagine, se lo vorrai. Ti spiegherò alcuni dei segreti della Sibilla, il modo in cui lei legge il mondo, e qual è il suo senso della vita. In questo senso ti potrai ritrovare, potrai scoprire il tuo passato e, in parte, il tuo futuro. Perché dal luogo in cui Sibilla osserva l’Umanità il mondo appare pulito ancora come nel Primo Giorno. Se avrai abbastanza coraggio, il viaggio comincia ora.