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La Sfinge del Balochistan: conformazione naturale o testimonianza di un’antica civiltà

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Ci si trova spesso a dibattere intorno alla presunta naturalità o artificialità di certe conformazioni. Accade spesso, ad esempio, quando si parla di piramidi. Da una parte c’è chi dice che alcune persone vogliono trovare misteri dappertutto, ad ogni costo. Dall’altra c’è chi pensa che buona parte della storia antica dell’Uomo sia ancora da scrivere, e che vi sia una certa ottusa resistenza da parte della scienza ufficiale nel prendere in considerazione ciò che esula dalla narrazione dogmatica. In questi termini sta il dibattito intorno alla cosiddetta “Sfinge del Balochistan”. Si tratta di una conformazione naturale, o della testimonianza di un’antica civiltà?

L’autostrada costiera di Makran

Fonte: www.balochistanaffairs.com

Ci troviamo in Pakistan, nella parte meridionale, lungo la costa di Makran e all’interno dell’Hingol National Park. Nel 2004 qui venne inaugurata un’autostrada che permise di ammirare paesaggi rimasti per lo più celati ad occhio umano fino a quel momento. Venne notato così un ammasso roccioso dalla forma molto peculiare. Osservandone il profilo, dava tutta l’impressione di essere una Sfinge, molto simile a quella che si trova in Egitto nella piana di Giza, soltanto molto più vecchia ed erosa dal tempo.

Se cerchi “Sfinge del Balochistan” su un motore di ricerca in internet e poi consulti la spiegazione che ne dà Wikipedia, vedrai che dice in modo laconico che si tratta di una formazione rocciosa. Vi è però chi è di diverso avviso, e ritiene che quelle rocce non solo assomiglino ad una Sfinge, ma che siano una Sfinge antichissima, messa a guardia di un vasto complesso sacro.

Questa teoria, naturalmente rifiutata in modo reciso dagli studiosi accademici, viene sostenuta con abbondanza di particolari dal professore Bibhu Dev Misra, il cui articolo è pubblicato all’interno del sito di Graham Hancock. Misra esegue una disamina accurata del sito, giungendo alla conclusione che si tratta di un complesso realizzato dall’uomo, le cui forme oggi sono appena intuibili, ma che è la testimonianza di una civilizzazione molto antica ma già evoluta.

La Sfinge del Balochistan

Fonte: grahamhancock.com

La prima parte ad essere analizzata è il volto. Misra scrive che è facile indovinare i tratti di un volto umano: occhi, naso e bocca. Soprattutto, sembra che questa Sfinge indossasse il “Nemes”, ovvero il tipico copricapo dei Faraoni. si notano ancora le strisce orizzontali, soprattutto quella che cingeva la fronte del sovrano. Poi si possono ancora identificare le due possenti zampe, protese in avanti, esattamente come a Giza.

Solitamente la Sfinge, creatura mitologica che esiste in moltissime culture antiche, era messa a sorvegliare un luogo importante. Qui Misra identifica un tempio, del quale indica con precisione le colonne, le nicchie, e l’architettura simile a quella dei templi hindu. Non solo: ravvisa anche quel che resta di due statue colossali che dovevano raffigurare due delle divinità del ricco pantheon induista. Il tempio del Balochistan sembra essere stato costruito seguendo le forme dei Gopuram, strutture che hanno il tetto piatto.

Un’altra analogia che Misra coglie tra la Sfinge di Giza e quella del Balochistan è il fatto che entrambe sono collocate su un altipiano, come se in qualche modo il loro compito fosse quello di sorvegliare dall’alto. Vengono individuati anche dei gradini che dovevano servire per accedere al complesso sacro. Il suo pessimo stato di conservazione sarebbe da attribuire alla sua estrema vetustà, ma anche alle particolari condizioni geologiche di questa parte del Pakistan, soggetto a frequenti terremoti, tsunami, ed eruzioni dei vulcani di fango.

Contesto

Fonte: Flickr

Misra dice che ad avvalorare le sue tesi c’è anche il fatto che tutta la zona del Makran, pur trovandosi in Pakistan, ha subito da secoli molto più l’influenza della cultura indiana che di quella persiana. Numerosi resoconti d’epoca testimoniano che la lingua usata in questa parte di Pakistan era molto simile all’indiano, e che la costa del Makran era un tempo costellata di templi, caverne e monasteri, tra i quali spiccava il grande tempio di Shiva. Oggi non c’è più traccia di tutto questo.

Sempre stando alla ricostruzione di Misra, è accaduto ciò che è accaduto anche alla Sfinge del Balochistan, ovvero una lenta erosione dovuta agli agenti atmosferici e ad avvenimenti cataclismatici. Inoltre, ci sono stati l’oblio e la perdita della memoria. Riguardo all’antichità di tutte queste costruzioni, impossibile dirlo con certezza: ma si potrebbe ipotizzare un’epoca antidiluviana, esattamente come per la Sfinge di Giza.

Critiche e scetticismo

Ovviamente il mondo accademico presta nessuna o pochissima considerazione alle rivendicazioni di Misra. Lo si prende per un visionario che vuole solo trovare forme in quelli che sono massi erosi dal vento e dalla pioggia, e hanno assunto sagome all’apparenza familiari. La diatriba è la stessa che è sorta attorno alla Sfinge di Bucegi, che si trova in Romania. La risposta definitiva non esiste.

Bibhu Dev Misra accusa archeologi e studiosi di storia antica di pigrizia, dicendo che non sono pronti ad accettare qualcosa che potrebbe mettere in discussione le loro conclusioni. Conclusioni che però non sono esatte, in quanto basate solo su una parte dei numerosi indizi che possediamo e che potrebbero aiutarci a ricostruire una storia più coerente. Anche se non possediamo elementi per dire se Misra abbia ragione o torto sulla Sfinge del Balochistan, ci troviamo perfettamente d’accordo con lui circa queste ultime affermazioni.

Fonti:

Le impronte degli dei: il tempio di Ain Dara

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Come si può ipotizzare di riuscire a ricostruire la storia dell’Uomo, se sovente essa viene occultata per interessi di parte? Ancora peggio, come è possibile ricostruire la storia dell’Uomo se quei reperti che, più di altri, potrebbero raccontarcela, vengono distrutti dalla follia della Guerra? Questo è quello che è accaduto ad un sito archeologico di grande interesse, il tempio di Ain Dara, oggi pesantemente danneggiato, ma ancora fonte di misteri e luogo di grandi domande.

Il tempio di Ain Dara

Fonte: Pinterest

Era il 1955, quindi un’epoca molto recente, quando il tempio di Ain Dara tornò alla luce dopo secoli di oblio, e in modo del tutto fortuito. Venne scoperto un grande leone di pietra, e scavando si scoprì che faceva parte di un complesso di eccezionale bellezza. Gli archeologi ritengono che il tempio di Ain Dara sia stato costruito a partire dal 1300 avanti Cristo: questo vuol dire che ha oltre 3.000 anni. La sua struttura lo rende molto simile ad un altro famoso tempio della storia: quello di Re Salomone.

Ad erigerlo fu, sempre secondo gli studiosi, il popolo dei Sirio-Ittiti. I Sirio-Ittiti vennero a riempire il vuoto di potere venutosi a creare nel mediterraneo orientale alla caduta del grande impero degli Ittiti. Di fatto, essi si consideravano una continuazione dell’Impero Ittita. Come il tempio di Ain Dara ne esistono altri, molto simili, in Siria. Non si sa però con esattezza quali divinità venissero venerate all’interno di queste costruzioni sacre.

Fonte: www.baslibrary.org

Il complesso di Ain Dara si costituisce (anzi, dovremmo dire si costituiva) di un cortile d’ingresso lastricato in pietra, e al cui centro vi era un bacino in pietra rialzato decorato con leoni e sfingi incise e scolpite nel basalto. Seguiva poi un’imponente scalinata, affiancata da sfingi e leoni, che portava al portico. Al portico seguivano due stanze, una più piccola e una più grande. Al di là di queste vi era il sancta sanctorum, ovvero la stanza interna in cui trovava spazio la statua del dio, o qualcosa che comunque lo simboleggiava.

Le impronte degli dei

Fonte: news.artnet.com

Pare che il tempio fosse dedicato alla dea Ishtar, ma non vi è un’attribuzione sicura perché la venerazione della dea potrebbe essere successiva all’erezione del tempio. Ain Dara ha fin dall’inizio dei lavori di scavo affascinato gli archeologi soprattutto per un fatto curioso, che non trova riscontro in altri templi di simile fattura. Nel pavimento del portico sono incise nella pietra tre grandi impronte, ognuna lunga un metro. Due sono adiacenti, un’altra è più avanti, distanziata. Nessuno sa dire a chi appartenessero queste impronte.

Naturalmente, nessuno sostiene che siano vere. Sono state scolpite, ma a quale scopo? L’ipotesi più accreditata ma anche, se vogliamo, un po’ banale, vuole che siano le “impronte degli dei” i quali un tempo camminavano sulla terra. Eppure nelle raffigurazioni delle divinità locali, essi indossano sempre delle scarpe con la punta arricciata. Un’altra ipotesi parla di esseri giganteschi che un tempo popolavano il mondo.

La possibilità dell’esistenza, in tempi remoti, di una popolazione di giganti è avvalorata da un gran numero di resoconti, in primis la Bibbia, che però per lo più vengono ritenuti leggendari. Sono anche stati ritrovati dei resti umani, ma ogni ritrovamento è poi misteriosamente scomparso, o è stato smentito. Le grandi impronte di Ain Dara potrebbero essere un altro indizio, un ricordo o un omaggio a chi era venuto prima, a chi aveva camminato sulla Terra ed era stato creduto un dio per le sue dimensioni, e per le sue capacità.

La distruzione della memoria

Fonte: www.livius.org

Purtroppo oggi la Siria è zona di guerra ed è impensabile avvicinarsi ad Ain Dara, che purtroppo è ridotto ad un cumulo di macerie. Infatti un raid aereo del 2018 distrusse buona parte della facciata, facendola a pezzi. Alcuni guerriglieri inoltre rubarono il leone di pietra che per primo aveva denunciato la presenza di questo prezioso sito. La memoria lentamente viene distrutta, o per dolo o per ignoranza, o semplicemente per la cieca brutalità di un conflitto sanguinoso.

Invece, mai la memoria dovrebbe andare perduta, perché questo è il peggiore reato di cui uomo possa macchiarsi. I bombardamenti, però, non hanno cancellato quelle impronte, che sembrano come i passi presi per una rincorsa: verso il cielo, verso il futuro, per chi li ha tracciati. Essi però, per noi, conducono verso il passato, un passato che può rivelarci chi siamo e, di conseguenza, dove andremo.

Fonte:

Il foro sulla testa della Sfinge e perché venne chiuso

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Zahi Hawass è forse ad oggi uno dei maggiori esperti viventi in materia di Antico Egitto. Archeologo e segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità Egizie, è innegabilmente una delle autorità in materia. Eppure, quando si parla di reperti anche molto famosi come la Sfinge, il suo atteggiamento viene trovato spesso elusivo: a volte addirittura contraddittorio. Ad esempio: non ha mai parlato del foro che esiste sulla sommità del capo della Sfinge. A cosa serviva? E perché è stato chiuso?

Quel foro inspiegabile

Fonte: adlington-history.blogspot.com

Un documento molto interessante che fa sorgere i primi dubbi circa la reale destinazione d’uso di questo foro è un disegno eseguito da un personaggio molto interessante, Dominique Vivant Denon (1747 – 1825). Denon fu il primo direttore del Museo del Louvre, voluto dallo stesso Napoleone. Era artista e scrittore, ma anche diplomatico e archeologo. Da molti, è considerato il fondatore dell’odierna egittologia.

Sul finire del XVIII secolo, egli accompagnò l’Imperatore nella campagna d’Egitto. Fu lui a scoprire gran parte di quelle meraviglie la cui conoscenza sarebbe stata approfondita solo più tardi: essendo al seguito di Napoleone non aveva molto tempo per soffermarsi e studiare. Non aveva una macchina fotografica, ovviamente, ma cercò di disegnare tutto quello che poteva. Successivamente, intorno al 1810, tornò in Egitto con i suoi precedenti schizzi che suscitarono ammirazione per la loro grande precisione.

In seguito Denon scrisse un volume per testimoniare i suoi viaggi in Egitto, “Voyage dans la Basse et la Haute Égypte pendant les campagnes du général Bonaparte”, nel quale incluse molti dei disegni da lui stesso eseguito. Tra le illustrazioni ce n’è una piuttosto curiosa, che raffigura la testa della Sfinge. Dobbiamo ricordare che all’epoca era l’unica cosa della grande statua che emergesse dalle sabbie: il corpo sarebbe stato riportato alla luce solo negli anni Trenta del Novecento.

La peculiarità del disegno, che mostra degli uomini intenti alla misurazione della testa, è che esibisce chiaramente una cavità sulla sommità del capo della Sfinge. Si vede infatti un uomo che si trova dentro un buco, in quanto ne è visibile solo il busto e non le gambe.

Foto aeree della testa della Sfinge

Fonte: www.giza-legacy.ch

D’altro canto, non serve questa testimonianza per sapere che c’è un foro sulla sommità del capo della Sfinge. Si vede molto chiaramente anche in una foto aerea scattata da una mongolfiera che sorvolava la piana di Giza negli anni Venti del Novecento. Oggi è molto più difficile poter sorvolare la piana, e infatti le foto aeree che si possono trovare sono pochissime. Fortunatamente, ci sono i droni.

Osservando alcuni video effettuati usando queste attrezzature tecnologiche, è facile apprezzare come quel foro oggi sia stato ermeticamente sigillato con del cemento. Questo fatto è avvenuto nel 1925, con la giustificazione di proteggere la Sfinge dall’azione delle intemperie. La spiegazione che viene data circa l’esistenza di questo buco è che servisse per sorreggere un qualche ornamento che decorava la grande statua.

Dall’immagine di Denon, però, quel buco sembra davvero profondo, visto che un uomo ci sta in piedi dentro (o forse viene spinto fuori da qualcuno che sta ancora più in basso?). Sempre stando alle comunicazioni ufficiali, la Sfinge ha tre passaggi al suo interno, uno dei quali è un vicolo cieco che si diparte dalla parte posteriore del capo. Non ci sono altri tunnel, né stanze sottostanti.

Quelle stanze sotterranee

Fonte: www.giza-legacy.ch

Sono in molti però a credere che sotto la Sfinge si diparta un fitto cunicolo di gallerie che condurrebbero ad una città segreta. Il foro sulla testa non sarebbe altro che uno degli ingressi a quel mondo nascosto. Chi crede ad Edgar Cayce, pensa che sotto la piana di Giza si trovi l’archivio di Atlantide. Oppure, potrebbero esserci solo stanze lasciate colme di tesori di conoscenza degli Antichi Egizi.

Ad ogni modo, Hawass nega recisamente che sotto la Sfinge ci sia alcunché. Il problema è che nega alcune evidenze da lui stesso portate alla luce. Infatti qualche anno addietro fu lui stesso a diffondere un video in cui esplorava gli ingressi alle camere segrete che si troverebbero sotto la terra. In seguito però ha smentito tutto, e si è molto arrabbiato con alcuni appassionati che si misero a scavare di straforo nei dintorni. Oggi nessuno può avvicinarsi alla Sfinge senza previa autorizzazione, che in genere non viene concessa.

L’impressione molto netta che se ne ricava è che ci siano cose ben note alle autorità egizie che non si vogliono divulgare, a costo di negare alcune evidenze. La cosa sembra strana, perché qualunque ritrovamento non farebbe altro che incrementare i flussi turistici e quindi gioverebbe all’economia del Paese. Quindi?

Se davvero sotto la Sfinge c’è qualcosa, deve essere qualcosa di talmente rivoluzionario che non si desidera diventi di dominio pubblico. Forse queste non sono altro che teorie da “pyramidiots”, come Hawass chiama chi contrasta le sue affermazioni. Oppure dietro le tante contraddizioni c’è una verità ancora tutta da scoprire, di cui non non possediamo che pallidi indizi.

Fonti:

Tra le zampe del leone: l’enigmatica fortezza di Sigiriya

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Sull’isola dello Sri Lanka c’è una costruzione antica che nel 1982 l’UNESCO ha dichiarato Patrimonio dell’Umanità. Invero si tratta di una vista mozzafiato che potrebbe celare molto più di quello che appare agli occhi. Esploriamo l’enigmatica fortezza di Sigiriya cercando di scoprire quale possa essere, se esiste, la sua connessione con la Grande Sfinge di Giza.

La storia di Sigiriya

Fonte: www.serendibleisure.com

Cominciamo dal resoconto storico di quello che, con certezza più o meno assoluta, si conosce a proposito della maestosa costruzione di Sigiriya. Quella che viene definita “fortezza” (ma il cui scopo è in realtà ancora ignoto) si trova in cima ad una rupe all’altezza di 200 metri. L’impatto visivo è notevole: la rocca si trova sulla sommità della rupe, che si interrompe bruscamente, come se fosse stata tagliata da un enorme coltello.

L’erezione della fortezza, con l’aspetto che ha ancora oggi, risale al V secolo dopo Cristo, ma gli archeologi hanno accertato che l’area era abitata fin da 5000 anni fa. Probabilmente quindi il sito era sfruttato fin da tempi antichissimi. Ci troviamo per l’esattezza nel Distretto di Matale, a poca distanza dalla cittadina di Dambullain. La roccia su cui si erge Sigiriya è un ammasso magmatico di un vulcano spentosi moltissimi anni fa.

Si sa che intorno al terzo secolo avanti Cristo sulla sommità rocciosa di Sigiriya vivesse un gruppo di monaci buddisti. In seguito però prese possesso di questo luogo il re Kashyapa, il cui regno iniziò nel sangue. Infatti, per prendere il trono, assassinò suo padre e fece da parte suo fratello, legittimo erede. Poi iniziò ad erigere il suo grande palazzo, tra il 477 e il 495 d.C.

Re Kashyapa morì a seguito di un assedio suicidandosi, tagliandosi la gola, e suo fratello riprese il suo posto. La fortezza che aveva eretto il malvagio sovrano usurpatore venne concessa di nuovo ai monaci buddisti che la usarono fino al XIV secolo. In seguito il luogo venne abbandonato, fino a diventare la meta di molti turisti, affascinati dalla struttura che presenta caratteristiche davvero uniche.

La leggenda di Sigiriya

Fonte: www.getyourguide.it

La prima cosa che colpisce di Sigiriya è la complessità della sua costruzione, che si erge su diversi livelli e presenta degli accorgimenti tecnici che sembrano decisamente all’avanguardia per l’epoca in cui venne eretta. Ad esempio, vi è un sofisticato sistema idraulico che consentiva un costante approvvigionamento di acqua. Inoltre, la fortezza è decorata nella parte inferiore da splendidi affreschi.

La versione vulgata della storia dice che questo sito fosse un luogo difensivo per re Kashyapa, il quale tra l’altro aveva intorno a sé uno stuolo di concubine., Tali concubine sarebbero quelle raffigurate nei raffinati affreschi di cui abbiamo parlato poco sopra. Ci sono però altre storie che vengono raccontate, e che riguardano i miti e le leggende dello Sri Lanka narrate nel Ramayana.

Secondo i racconti folkloristici, la fortezza sarebbe stata eretta da re Kuvera, il quale era fratello di Ravana ed era il dio della ricchezza. Kuvera sarebbe disceso dal cielo qualcosa come 50 secoli fa e le fanciulle raffigurate nei dipinti sarebbero delle divinità e non semplici concubine. In sostanza, il sito sarebbe molto più antico di re Kashyapa, il quale non avrebbe fatto altro che riutilizzarlo per i suoi scopi.

Tra le fauci del leone

Fonte: findery.com

Uno dei punti più affascinanti di Sigiriya è il portale che conduce dalla parte inferiore a quella superiore. Si tratta di una scalinata che sale verso l’alto attraverso due possenti zampe, quelle di un leone. Bisogna osservare che il nome Sigiriya si compone di due termini: “sinha” e “giriya” che significano rispettivamente leone e gola. Quindi, Sigiriya vuol dire “la gola del leone”. Si può dunque ipotizzare che sopra le due possenti zampe vi fosse la testa di un leone, con la bocca spalancata attraverso la quale si doveva fare l’ingresso.

Alcuni studiosi hanno così cominciato a fare delle ipotesi alternative, che partono dal presupposto che il sito non sia stato costruito interamente nel quinto secolo dopo Cristo ma che fosse molto antecedente. Si potrebbe dunque ipotizzare che un tempo non fosse semplicemente la residenza di un re, e neppure una fortezza, ma piuttosto un luogo che aveva sfruttato la particolare conformazione della roccia. Ricordiamo che Sigiriya si trova a 200 metri dal suolo: lo sforzo fatto per trasportare i materiali di costruzioni fin lassù deve essere stato immane, oseremmo dire sovrumano.

Anche se il volo è ardito, è impossibile non pensare subito ad un altro “grande leone” che è stato costruito in tempi antichi con dimensioni ciclopiche: la Sfinge di Giza. Il corpo del colosso è chiaramente quello di un leone. Ma non è troppo ardito fare un collegamento tra lo Sri Lanka e l’Egitto? Quale mai potrebbe essere il tratto d’unione tra questi due luoghi così remoti?

Astroarcheologia

Le fanciulle raffigurate a Sigiriya, con in mano dei fiori di loto – Fonte: www.amayaresorts.com

Dobbiamo a questo punto attingere a teorie tutt’altro che condivise dalla comunità scientifica, quelle che sostengono che gli antichi siti megalitici fossero orientati astronomicamente secondo dei precisi punti nel cielo. Secondo Robert Bauval le tre piramidi della piana di Giza corrispondono alle tre stelle della cintura di Orione. parimenti, secondo la studiosa Amelia Sparavigna, l’orientamento di Sigiriya sarebbe stato studiato per tenere l’azimuth relativamente allo zenith del Sole.

In altre parole potrebbe essere che Sigiriya fosse un osservatorio astronomico, e il link che è stato ipotizzato va anche oltre lo Sri Lanka e l’Egitto. Va ad abbracciare anche il Perù, e più esattamente il sito di Naupa Iglesia, e infine anche Gobekli Tepe. Gobekli Tepe è l’unico che ha una datazione sicura, ovvero quella di 11.000 anni fa. Gobekli Tepe fornirebbe così la chiave di lettura, quella di un’unica civiltà che allo stesso momento, in vari punti del luogo, costruì dei siti che servivano ad osservare il cielo.

Cos’è che quelle persone vissute tante migliaia di anni fa avevano bisogno di osservare? Forse uno sciame di meteore, forse un evento celeste che era stato la causa di un grande cataclisma, quello che avrebbe dato inizio al periodo noto come Drias Recente. Parliamo dunque di Mu, di Atlantide, di un retaggio comune che la scienza ufficiale nega e continua a negare.

Vi sono dei fatti, a suffragio di quelle che i più definirebbero solo “fantasie da astroarcheologi”. Il problema è sempre lo stesso: non guardare agli indizi affinché, messi insieme, ci dicano quello che vogliamo, ma leggerli per quello che sono. In tal modo si possono istituire collegamenti che possono anche sembrare arditi, ma che sono assai più convincenti di molte verità ufficiali.

Fonti:

La Sfinge di Bucegi e le anomalie dei Carpazi

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Tutti conosciamo la famosissima Sfinge egizia che si trova sulla piana di Giza e che da tempo immemorabile fa la guardia alle tre grandi piramidi. la Sfinge è una costruzione misteriosa: nessuno sa perché o quando, con esattezza, sia stata costruita. Non in molti però sanno che esiste anche un’altra Sfinge, proprio in Europa. Viene conosciuta come la Sfinge di Bucegi e non è meno misteriosa della sua omologa egizia.

I Monti Bucegi

Fonte: Wikipedia.org

Ci troviamo in Romania, terra mistica e piena di romanticismo. La catena montuosa dei Carpazi si estende per oltre 1500 chilometri attraversando l’Europa Occidentale e Orientale. Per la maggior parte si trova in territorio rumeno, dove una sua particolare sezione prende il nome di Monti Bucegi. Ci sono molte leggende che si raccontano su queste montagne, riportate anche da scrittori latini. La Romania fu infatti una delle province dell’Impero Romano chiamata Dacia.

Si dice che su queste montagne vivesse una potente divinità chiamata Zalmoxis. Un po’ come lo Zeus greco, Zalmoxis viveva in cima alla montagna e si manifestava con tuoni e fulmini. Gli uomini lo veneravano e mandavano delle spedizioni in cima al monte per conoscere la sua volontà. Si narra che Zalmoxis, irritato, si ritirò a vivere per alcuni anni sotto terra. Quando tornò in superficie, gli uomini erano di nuovo disposti ad ascoltarlo.

Secondo quello che scrive Erodoto, questo Zalmoxis non sarebbe stato affatto un dio, ma un uomo e per l’esattezza uno schiavo. Nelle sue “Storie” dice che fu uno schiavo liberato che tornò in patria pieno di ricchezze e conoscenze. Per questo fu creduto un dio. Per i rumeni Zalmoxis viveva sul monte Kogainon, che era sacro. In molti credono di aver individuato quale fosse il monte Kogainon, sostenendo che siano i Monti Bucegi.

I Monti Bucegi sono collocati nella parte centrale della Romania e raggiungono i 2550 metri sul livello del mare, dove si trova un vasto altopiano. Qui il vento e la pioggia e il trascorrere dei secoli hanno lavorato le rocce in modi fantasiosi, tali da suscitare delle curiose somiglianze. Ad esempio, vi è una roccia molto imponente, alta ben 8 metri e larga 12. La chiamano la Sfinge, ed ecco cosa si pensa sul suo conto.

La Sfinge di Bucegi

Fonte: www.beyondsciencetv.com

La sfinge di Bucegi prende questo nome all’incirca negli anni Quaranta, quando viene fotografata per la prima volta di profilo. Tutte le precedenti fotografie infatti la immortalavano dalla parte frontale, che non presenta alcuna peculiarità. Il profilo è invece a dir poco stupefacente in quanto presenta una somiglianza impressionante con la testa della Sfinge di Giza. Per l’esattezza, la Sfinge di Bucegi sembra quella stessa Sfinge solo fra molte centinaia di anni, quando sarà ancora più erosa e i suoi tratti saranno a malapena riconoscibili.

Naturalmente la spiegazione ufficiale è che questo grande masso, al pari di altre rocce che si trovano sparse nel circondario, non sia altro che una conformazione naturale lavorata dagli agenti atmosferici. Lo stesso si dice di un altro ammasso roccioso molto particolare, chiamato Babele (che in rumeno vuol dire “vecchia Signora”). Babele ha la forma di un gruppo di enormi funghi. Sia la Sfinge che Babele sono delle attrazioni turistiche molto gettonate.

Ma, c’è un ma. Non tutti sono convinti che Babele e la Sfinge siano opera della Natura. La prima cosa da evidenziare è che questa zona della Romania (ma potremmo forse dire la Romania stessa) appare come molto misteriosa. In passato ci sono stati fenomeni luminosi associati al magnetismo della Terra, al punto che c’è chi ritiene che questo sia un Axis Mundi, uno dei punti nevralgici del pianeta. Sono frequenti anche i terremoti, terremoti molto anomali che avvengono sempre in certe ore del giorno.

Potrebbe darsi che la storia di Zalmuxis non sia stata completamente inventata. Forse questo personaggio è esistito ed è stato creduto un dio perché aveva prerogative eccezionali. Potrebbe essere stato un gigante che davvero aveva un rifugio sotto terra. La Sfinge non sarebbe quindi una semplice roccia, ma quel che resta di una costruzione antica che i popoli che in seguito andarono in Egitto, nelle loro migrazioni verso est, videro e poi copiarono. Ma chi è che sostiene tesi tanto fantasiose?

Transylvanian Sunrise

Fonte: www.bzi.ro

Nel 2009 Peter Moon e Radu Cinamar (si tratta ovviamente di pseudonim) scrissero e pubblicarono un libro che si intitola “Transylvanian Sunrise” che contiene rivelazioni a dir poco eccezionali. Nel libro si dice che nel 1985 in un piccolo paesino contadino dei Carpazi un uomo, scavando il suo campo, ritrovò un vero e proprio cimitero di giganti. Per far luce sul fatto il dittatore Nicolae Ceaușescu  istituì un dipartimento speciale che mandò ad indagare sul posto.

La sezione speciale fu chiamata Dipartimento Zero e cominciò a collaborare con le forze statunitensi mandate dal Pentagono. Una simile collaborazione fa capire quanto ci fosse in ballo. Cinamar e Moon dicono di aver ricevuto le informazioni che riportano nel libro da un ex agente del Dipartimento Zero, in quanto nulla di ciò che venne scoperto a seguito delle investigazioni nell’area è mai stato reso noto al pubblico.

Sotto i Monti Bucegi fu trovato un vero e proprio bunker sotterraneo (il rifugio di Zalmuxis?) al cui interno si trovavano dispositivi tecnologicamente avanzati con tanto di ologrammi. Gli ologrammi impartivano lezioni in varie materie. In una parte del sotterraneo si trovava anche un’anfora colma di un materiale che sembrava oro con una struttura molecolare anomala, quello che secondo molti sarebbe stato usato nel costruire l’Arca dell’Alleanza.

Tutto ciò che venne trovato aveva dimensioni troppo grandi per un normale essere umano, tanto da far pensare di essere stato costruito da esseri di dimensioni gigantesche. Qualcosa trapelò sui giornali dell’epoca (il tutto sarebbe accaduto negli anni Novanta) ma poi fu messo a tacere. Quell’enorme vuoto sotterraneo spiegherebbe i terremoti anomali e probabilmente anche i fenomeni elettromagnetici tanto frequenti sull’altopiano di Bucegi.

Quanto c’è di vero

Fonte: unknownbucharest.com

Naturalmente tutta questa storia potrebbe non essere altro che una colossale bufala. Bufala che però si innesta su alcuni elementi che invitano a riflettere. Per chi crede nell’esistenza di Atlantide, non è peregrino pensare che coloro che fuggirono dalla distruzione del Continente siano migrati verso est (e ovest). Quindi verso le Americhe e verso il continente europeo fino all’Egitto. Avrebbero quindi visto la grande Sfinge di Bucegi, costruita in precedenza, per poi riprodurla anche a Giza.

La Sfinge di Bucegi è detta di origine naturale, ma non sono ben chiare le dinamiche che potrebbero averla scavata con quella forma tanto peculiare. Accade inoltre che in un preciso giorno, al tramonto, il sole formi una piramide proprio sopra la sua sommità. Il giorno è il 28 Novembre, quando appare quella che molti definiscono una “piramide energetica”, accorrendo fino a Bucegi per ammirarla.

Un’ipotesi molto più che peregrina dice che questi progenitori antichissimi potessero essere dei giganti, ovvero avere una struttura fisica molto diversa dalla nostra. Questo spiegherebbe il perché delle costruzioni megalitiche che si trovano un po’ ovunque sul globo, e spiegherebbe anche il modo in cui sono riusciti a realizzarle. C’è chi è più propenso a credere che la sala sotterranea ipoteticamente rinvenuta dal Dipartimento Zero fosse una sorta di Hall of Records, uno dei luoghi dove i profughi di Atlantide lasciarono testimonianza del loro sapere.

Tutto questo è poco meno che fantascienza per la scienza ufficiale, e queste informazioni restano relegate a pochi siti di informazione alternativa. Ma si può avanzare anche un’ultima idea: che la Sfinge di Bucegi possa anche essere una conformazione naturale ma, al pari delle piramidi del Giappone, possa essere stata usata per la sua collocazione geomagnetica, venendo poi riprodotta in modo artificiale in Egitto per ottenere lo stesso scopo. Quale fosse, questo scopo, resta il più grande enigma da svelare.

Fonti:

La Stele dell’Inventario, la Sfinge e come nacque l’Egitto

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Da sempre ci è stato insegnato che una delle più antiche civiltà umane mai esistite sia quella fiorita in Egitto, sulle rive del Nilo. Insieme alle popolazioni mesopotamiche, gli Antichi Egizi possono considerarsi i nostri progenitori storici. Furono loro, infatti, i primi che uscirono dalla barbarie di una vita raminga per costruire palazzi, scrivere leggi, creare benessere. Eppure sappiamo anche che la cultura egizia è ancora avvolta da un fitto mistero che ci impedisce di dire che sappiamo tutto, ma proprio tutto, sul modo in cui essa nacque e poi prosperò.

La Cronologia Ufficiale

Fonte: www.osiristours.com

Prendendo un qualunque libro di storia antica è possibile scoprire quando si ritiene che la civiltà egizia sia nata, quale sia stato il suo periodo di maggiore grandezza, e quando infine sia declinata. Ufficialmente la “data di nascita” dell’Egitto storico si fissa al 3100 a.C., con l’unificazione di Alto e Basso Egitto da parte del sovrano Narmer (forse Menes).



La costruzione delle piramidi, gli imponenti edifici che più di ogni altra cosa caratterizzano la cultura dell’Antico Egitto, viene fatta risalire ad un periodo compreso tra il XXVII e il XXVI secolo a.C. Il declino di questa gloriosa civiltà di ebbe tra il 1000 e il 300 circa avanti Cristo.

C’è un altro manufatto a cui subito pensiamo, oltre alle piramidi, se diciamo “Egitto”, ed è la Sfinge. Per quanto iconica essa sia, è anche il mistero più grande che nessuno studioso ancora è riuscito a svelare. Della Sfinge non sappiamo né quando, né perché fu costruita. Non sappiamo come mai abbia una testa così spropositatamente più grande del corpo. Di lei conosciamo solo l’enigmatico sguardo fisso sulle sabbie del deserto. A meno che non si voglia prestare fede alla Stele dell’Inventario.

La Stele dell’Inventario: colossale bufala o documento dal valore inestimabile?

Fonte: http://www.ancientpages.com

Nel 1859 l’archeologo francese Auguste Mariette fece una scoperta molto importante a Giza, presso i resti di quello che era stato il tempio di Iside, una delle principali divinità egizie. Si tratta di una tavoletta che è poi stata denominata “Stele dell’Inventario”. Fu datata al 670 a.C. ed era già molto danneggiata all’epoca in cui venne ritrovata. Il materiale di cui è fatta è granito.

La stele ha la forma di una finestra devozionale in cui vengono elencate 22 divinità, che probabilmente erano presenti nel tempio. Ma la parte più interessante del testo riguarda la Grande Sfinge. Si dice infatti che la sua costruzione, così come quella del tempio di Iside, è antecedente all’erezione delle piramidi. Ciò contrasta con la teoria di chi dice che invece la Sfinge è contemporanea delle piramidi.

Inoltre la stele dice che Khufu (Cheope)

restaurò la statua, tutta coperta di dipinti, del Guardiano dell’Atmosfera che guida i venti con il suo sguardo

sostituì il copricapo di Nemes, mancante, con una pietra dorata.

e termina

La figura di questo dio, scolpito in pietra, è salda e durerà per tutta l’eternità, tenendo sempre lo sguardo rivolto ad Oriente.

Secondo la maggior parte dei commentatori la stele è fasulla: furono i sacerdoti di Iside a scriverla per far credere che il tempio fosse molto più antico di quanto in realtà non fosse. Però, se fosse vera, sosterrebbe la tesi di chi ritiene la Sfinge molto più antica delle piramidi.

La misteriosa Sfinge

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Corpo di leone, volto umano, la Sfinge domina il deserto e fa davvero pensare ad un dio millenario impossibile da smuovere. Perché fu costruita, a che serviva? Queste sono domande che non hanno risposta. Ciò che sappiamo è che la sua testa è quella del sovrano Cheope, con tutta probabilità, e che fu aggiunta in un secondo momento, sostituendo quella originaria, che non sappiamo che fattezze avesse.



Il corpo è scolpito da un unico enorme blocco di pietra. La datazione è incerta, perché sulla roccia non si può eseguire il test del carbonio-14. Sulla statua si possono vedere evidenti segni di erosione che sembrerebbe causata dalla pioggia, o dal mare. Dentro la Sfinge c’è una cavità, il cui scopo è ignoto. Non ci sono testimonianze scritte sul suo conto, se non quella di Erodoto (V secolo a.C.) che però non dice che a costruirla fu Cheope, come comunemente si crede (XXVI secolo a.C.).

La Stele dell’Inventario offre una chiave di lettura che, se accettata, conferma il fatto che le piramidi e la Sfinge furono costruite in tempi molto antichi. Delle piramidi, infatti, si dice che furono “ristrutturate” da Cheope, usando edifici preesistenti. Secondo chi crede che queste costruzioni siano disposte a riprodurre la posizione delle stelle della Cintura di Orione, la loro erezione potrebbe risalire al 10.500 a.C.

Cayce e la camera segreta

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Il “profeta dormiente” Edgar Cayce disse, in una delle sue visioni avute in stato di ipnosi, di aver visto una camera tra i piedi della Sfinge, in cui è conservato un libro. In quel libro è scritta la storia di Atlantide, in quanto furono gli atlantidei a costruire questo monumento. L’Egitto, secondo Donnelly, fu una colonia atlantidea, l’unica a serbarne una memoria precisa.

Nel suo racconto, infatti, Platone dice di essere venuto a sapere dell’esistenza del continente nell’Oceano Atlantico attraverso la narrazione di un sacerdote egizio residente a Sais. Un tempo era uso comune tramandarsi le conoscenze per via orale, quindi non ci dovrebbe stupire che, di bocca in bocca, la storia abbia assunto i contorni della leggenda. Così che, quando Platone ha deciso di scriverla, dai più venne creduta un parto della sua fantasia.



Se le erosioni sul corpo della Sfinge sono davvero dovute alle onde forse questa enigmatica statua è sopravvissuta al Diluvio, o ad una grande inondazione avvenuta in tempi molto più antichi del momento che noi fissiamo come punto d’inizio della civiltà egizia. La Stele dell’Inventario insinua un legittimo dubbio, e apre una nuova pletora di possibilità. La civiltà egizia, inoltre, potrebbe non essere stata l’unica colonia di Atlantide.

Anche se ogni possibile spiegazione resta aperta, fa piacere immaginare che la Sfinge sia un guardiano che i nostri progenitori, svariati millenni fa, hanno costruito per vegliare su di noi e sul nostro futuro. E possiamo cercare di immaginare come fosse il suo volto: forse ci assomigliava molto più di quanto non crediamo.