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La storia del gigante GogMagog e la nascita di Albione

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Capita spesso di imbattersi in giganti, leggendo le vecchie storie. Beninteso, per vecchie storie intendiamo anche libri più che autorevoli, come la Bibbia. Nella Bibbia si racconta che i giganti fossero creature nate dall’unione di donne umane e creature angeliche. In ebraico si chiamano Nephilim e vissero prima del diluvio e di Noè, per quanto compaiano anche nelle storie di Mosè. Sulla Terra c’è un luogo dove le tracce degli antichi giganti sono più evidenti, ed è la Gran Bretagna. Scopriamo insieme in che modo il gigante GogMagog è coinvolto nella nascita di Albione, e se le storie che lo riguardano sono solo pure invenzioni, oppure no.

Il gigante Gogmagog erano due

Fonte: Wikipedia, Il Gigante di Francisco Goya (1808)

Cominciamo cercando di chiarire un po’ chi era GogMagog, perché di fatto troviamo traccia di questo gigante in tantissime narrazioni e spesso in vesti diverse. Ad esempio, per riprendere il discorso iniziato nelle prime righe, di lui si parla nella Bibbia. Solo che nella Bibbia Gog e Magog sono due cose distinte. Nella Genesi si parla di Magog come del figlio di Japhet. In un altro libro, quello del profeta Ezechiele, Gog è il re di Magog, che in questo caso dunque è un luogo e non una persona. Più avanti Gog e Magog compaiono come segni della fine del mondo nel libro dell’Apocalisse.

Il gigante GogMagog invece è ben altro. Il suo nome secondo alcuni c’entra poco con la Bibbia, visto che secondo Manley Pope, autore del libro “Brut y Brenhinedd” del 1862 (traduzione di cronache più antiche), sarebbe semplicemente una storpiatura del nome Gawr Madoc. Il gigante GogMagog popola infatti la mitologia della Gran Bretagna e si lega addirittura alla fondazione di Albione. Come vedremo, però, qualche legame con i patriarchi biblici lo conserva ugualmente.

Come sempre accade quando andiamo un po’ indietro nel tempo (parecchio indietro) le informazioni che abbiamo sono tante e diverse. Secondo alcune narrazioni, i giganti alla cui stirpe apparteneva GogMagog avevano abitato l’isola di Albione da tempi immemori. La loro origine sarebbe stata un’alleanza sacrilega formatasi tra le 30 figlie dell’imperatore romano Diocleziano. Questi avrebbe voluto darle come spose ad altrettanti valorosi uomini, ma le fanciulle, non volendo sposare contro la loro volontà, progettarono di uccidere i mariti.

Vennero pertanto abbandonate e costrette a viaggiare lontano. Approdarono su un’isola che si chiamò Albione dal nome della più anziana di loro, Albina. Qui esse, in combutta con demoni di varia natura, diedero origine alla stirpe dei giganti. Di questa storia esistono diverse versioni, fino ad arrivare ai tempi di GogMagog.

Bruto e i fuggiaschi di Troia

Fonte: historiesoftheunexpected.com; battaglia tra GogMagog e Corineo raffigurata a Plymouth Hoe

Dopo la guerra di Troia e la tragica sconfitta dell’altera città, non tutti i troiani erano morti ma restavano prigionieri dei Greci. Questo finché Bruto, uno dei discendenti di Enea, decise di liberarli e di cercare con loro una nuova terra in cui vivere. Navigando Bruto giunse sulle coste dell’attuale Inghilterra, dove trovò la popolazione autoctona: i giganti. Il più alto di loro, e il più possente, era il gigante GogMagog. Questo ce lo racconta Goffredo di Monmouth nella sua “Historia Regum Britanniae” (1136). Si dice che GogMagog era alto 12 cubiti (circa 5 metri e mezzo). Un vero gigante.

I giganti non presero bene l’arrivo degli stranieri e GogMagog guidò un assalto contro il campo dei troiani. Questi ultimi però seppero difendersi così bene da ucciderli tutti, tranne il loro capo GogMagog. Questi affrontò allora in singolar tenzone uno dei capitani più valorosi e possenti di Bruto, Corineo. Dapprima riuscì a spezzargli tre costole, ma questo fece infuriare Corineo a tal punto che spintonò il gigante GogMagog gettandolo giù da una scogliera e uccidendolo.

Fonte: notiziein.it; il gigante di Cerne-Abbas

Bruto e i superstiti restarono dunque ad Albione, ognuno di loro ebbe la sua terra e Corineo fondò la Cornovaglia. A ricordo di quella leggendaria battaglia oggi c’è la scogliera chiamata proprio Giant’s Leap. Si trova a Plymouth Hoe e nel 1486 qui vennero disegnate nell’erba due enormi figure, che dovevano essere Corineo e il gigante GogMagog. Un’altra raffigurazione di GogMagog, molto più antica, potrebbe essere il famoso gigante di Cerne Abbas, che si trova nel Dorset. Se credi però che la sua storia si esaurisca qui, ti sbagli.

Il gigante GogMagog e Guglielmo in Conquistatore

Fonte: folklorethursday.com; Dinas Bran, John Laporte

Uno o più autori ignoti scrissero “The History of Fulk Fitz-Warine” tra il 1325 e il 40, dove si riporta la seguente vicenda. Guglielmo il Conquistatore stava viaggiando attraverso la Britannia per conoscere il suo vasto impero e si trovò a passare per il castello di Dinas Bran. Ne chiese la storia ad un uomo del posto, che gli narrò come quel luogo fosse infestato da spiriti malvagi. Pare infatti che il gigante GogMagog, prima di spirare, avesse stretto un patto con il demonio. La sua presenza quindi continuava ad abitare i luoghi da cui pure era stato cacciato.

Uno dei cavalieri di Guglielmo, sir Payn Peverel, decise di passare la notte a Dinas Bran per verificare se quello spirito fosse tanto spaventoso come si raccontava. In effetti lo era, ma il cavaliere impavido riuscì a resistere e a cacciarlo per sempre, bonificando le rovine dalla sua infestazione malvagia. Sir Peverel cercò di farsi rivelare da GogMagog dove avesse sepolto il grande tesoro dei giganti, ma questi non fece in tempo a dirglielo. C’è chi pensa che sia ancora oggi nascosto da qualche parte.

Il gigante GogMagog non ha però trovato pace nei racconti nemmeno con la definitiva sconfitta subita da parte di sir Peverel. Lo troviamo anche in seguito, di nuovo sdoppiato in due, in qualità dei due giganti che vennero catturati e portati come prigionieri nella città fondata da Bruto, Troia Nova, che sarebbe poi diventata Londra. Qui i due giganti vennero assegnati alla guardia del palazzo reale, che sarebbe diventato la London Guildhall, di cui sono stati a lungo il simbolo. Nel libro “The Gigantick History of the Two Famous Giants of Guildhall” (1741) si dice addirittura che questi due giganti fossero GogMagog e Corineo.

Solo storie, oppure…

Fonte: kanat.islam.kz

I giganti non sono mai esistiti, quindi tutte le storie che abbiamo raccontato fin qui sono solo questo, storie. Oppure no? C’è da dire che in Inghilterra, nel corso del tempo, sono stati fatti alcuni ritrovamenti di ossa di dimensioni più grandi del comune che potrebbero anche far venire qualche dubbio che un fondo di verità ci sia. A Saint Michael’s Mount, in Cornovaglia, nel 1761 venne trovato, durante degli scavi minerari, un sarcofago in pietra lungo oltre 3 metri. Dentro c’era uno scheletro di pari dimensioni, che però si dissolse al contatto con l’aria. Anche nel Devonshire fu trovata una bara di poco meno di 3 metri, contenente un uomo di dimensioni giganti.

Altre testimonianze del ritrovamento di scheletri più alti dell’usato vengono dal Mold, Flintshire, nel Galles; dai tumuli tutt’attorno a Stonehenge (che, ricordiamo, Goffredo da Monmouth disse essere stata costruita dai giganti su ordine di mago Merlino) e in tutte le isole britanniche. Nel XII secolo fece grande scalpore il ritrovamento della tomba di re Artù e Ginevra a Glastonbury, e le ossa del sovrano leggendario erano enormi. Non si è mai chiarito però se quel ritrovamento non sia stato altro che una truffa per ridare prestigio all’abbazia a quei tempi in decadenza.

C’è anche chi sostiene che GogMagog non fosse altro che un discendente di quei Titani che avevano combattuto contro Zeus, proveniente da Atlantide nella diaspora che era seguita al suo disgregarsi. Sappiamo infatti che Atlantide fu colonizzata, secondo la narrazione di Platone, da Poseidone, uno degli dei del pantheon greco, e dai suoi figli. La mitologia così, ancora una volta, sfumerebbe in una storia troppo antica per essere ricordata, ma che ha lasciato così tante tracce della sua veridicità da poter essere difficilmente ignorata.

Fonti:

Lo Zodiaco di Glastonbury e la Perduta Avalon

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La mitologia celtica, così come quella sibillina, ha dato origine a tante storie che si intrecciano profondamente con quello che viene definito “genius loci“. Potremmo definire il genius loci, semplificando, l’Anima di un Luogo, ciò che caratterizza un sito fisico in modo spirituale e unico. Tanto Sibilla non potrebbe esistere senza la sua Montagna Cosmica, tanto alcuni miti celti non avrebbero senso se disgiunti dalle località in cui si svolgono.



Mito e Storia: Re Artù e i Cavalieri della Tavola Rotonda

Di certo conoscerai le vicende del valoroso Re Artù e dei suoi Cavalieri della Tavola Rotonda, quanto meno per aver visto in film che le narrava. Parleremo spesso di tali avventure poichè nascono dallo spirito celtico che permeava l’Inghilterra ancora negli oscuri secoli medievali, epoca in cui sono ambientate le gesta dei nobili Cavalieri del Re. Oggi approcceremo questa complessa mitologia da un punto di vista un po’ particolare: quella del genius loci.

A lungo archeologi, studiosi e semplici appassionati hanno cercato di individuare i luoghi fisici dove si sono svolti i fatti diventati leggenda: è infatti convinzione comune che non si tratti di storie di pura invenzione ma che affondino le loro radici nella Storia. Così si è cercata la favolosa Camelot, sede della corte di Re Artù e della Regina Ginevra, e si è cercata la fatata isola di Avalon.

L’Isola dove la Neve non cade Mai

Avalon è il Sìdh celtico: un Oltremondo che ha ben poco a che vedere con la figurazione cristiana dell’aldilà. Avalon è un’isola avvolta dalle nebbie su cui vivono nove donne dotate di poteri magici. Qui si narra che fu condotto Artù in punto di morte, con la promessa che sarebbe stato guarito. Sull’isola non cadono pioggia, né neve, né grandine ed esiste ancora la magia e sono vivi i vecchi dei, quelli che la religione cristiana ha bandito.

Da molti anni ormai la teoria ufficiale vuole che Avalon avesse sede in Glastonbury, una cittadina in una zona del sud dell’Inghilterra chiamata Somerset. Il Somerset in passato doveva essere un’immensa palude, e ancora oggi è costellata di collinette spesso e volentieri avvolte dalle nebbie. Qui sorgeva un monastero in cui venne ritrovata una sepoltura che, a detta dei monaci, era quella di Artù.

Glastonbury Tor, la collina su cui sorge il monastero, ha ai suoi piedi un pozzo le cui acque sono rosse. Secondo la tradizione qui venne celato il Sacro Graal, tanto che è noto come Chalice Weel. Scetticismo o non scetticismo, a Glastonbury risiede un genius loci di indicibile potere. Le nebbie che avvolgono sovente il Somerset sembrano davvero potersi aprire da un momento all’altro e mostrare un’imbarcazione su cui navigano silenziosi e immortali Merlino, Morgana e Re Artù.



Il Tempio delle Stelle di Glastonbury

Negli anni Venti Katherine Maltwood, scrittrice inglese appassionata di esoterismo e arti occulte, osservando una mappa aerea dell’area di Glastonbury fece una curiosa scoperta. Fu per un caso che cominciarono a saltare ai suoi occhi delle forme che le parevano familiari, disegnate dalle geometrie del terreno, dai fiumi e dai confini naturali di boschi e radure. Ci studiò sopra a lungo e infine scrisse un libro dal titolo “A Guide to Glastonbury’s Temple of the Stars” (Guida al Tempio delle Stelle di Glastonbury).

La scrittrice identificò infatti sul terreno dodici segni zodiacali, per quanto alcuni venissero raffigurati in modi un po’ diversi da quelli tradizionali. Però c’erano tutti, dall’Ariete ai Pesci, disposti secondo un ordine ben preciso a ricostruire le costellazioni del Cielo. Insomma, qualcuno aveva dipinto il Cielo in Terra usando la terra stessa per farlo.

Il Cielo in Terra

Negli anni successivi le tesi della Maltwood sono state aspramente criticate, ma ancora oggi c’è chi si reca in pellegrinaggio all’imponente Tempio delle Stelle dietro al quale si cela la misteriosa Avalon. Difatti l’ipotesi non è del tutto strampalata, poiché abbiamo altre testimonianze di antiche civiltà che erano capaci di disegnare in terra immagini immense, che potevano essere percepite solo da grandi altezze. Basti citare le Linee di Nazca in Perù, o il Great Serpent Mound, un enorme tumulo di oltre 400 metri di lunghezza che visto dall’alto è un unico, lungo serpente che ingoia un uovo (il mondo).

Certo è che esistono luoghi su questo Pianeta che conservano una magia tutta speciale: questo era quello in cui credevano i Druidi. Ci sono Porte che possono essere attraversate avanti e indietro tra il Mondo Visibile e quello Invisibile, ma queste porte non sono dappertutto. Il requisito essenziale per poterle varcare è però avere il dono di scorgerle.

Il Genius Loci del Mondo

Avalon non smette di esistere solo perché noi non ci crediamo più. L’Isola delle Mele, così chiamata perché qui c’era frutta da mangiare per tutto l’anno (e la mela ha un profondo e vasto significato simbolico), attende che l’Uomo torni a credere nel suo potere di cambiare le cose con la Forza della Volontà. La sua magia è latente, né indebolita né perduta, e continua ad abitare tra le nebbie del Somerset.



Non ci fossero altri motivi, basterebbe questo per avere un rispetto più profondo e istintuale dei luoghi della Terra in cui abitiamo. In ognuno di essi risiede un genius loci pronto a supportarci e difenderci se lo rispettiamo, ma che è pronto ad abbandonarci se noi per primi gli voltiamo le spalle.

Come Sibilla abiterà sempre sotto la Montagna, e la Montagna riecheggerà sempre la sua voce, così in ogni altra parte del Mondo ci sono storie da raccontare, divinità da venerare, spiriti da evocare, radici profonde da riscoprire. Al di là di quanto possa o non possa essere provato dalle scienze ufficiali, il legame con lo spirito dei luoghi esiste, è forte, e se lo rinnoviamo esso ci consentirà di ritrovare nelle nostre vite la perduta Armonia del Tutto.