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Demoni e dei all’incrocio delle strade: la mitologia dei crocicchi

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Uno dei bluesman più famosi di ogni tempo si chiamava Robert Johnson ed è diventato famoso per due motivi. Il primo è che fa parte del famigerato “Club 27, di cui fanno parte altri giovanissimi artisti morti prematuramente a quest’età, come Janis Joplin e Jim Morrison. L’altro è che si vocifera che la sua straordinaria abilità alla chitarra sia frutto di un patto con il Demonio, stipulato a mezzanotte ad un crocicchio. Ma perché proprio ad un crocicchio? Scopriremo che i crocicchi sono fin dagli albori dei tempi considerati luoghi “magici”, in cui possono accadere cose straordinarie. Avventuriamoci allora ai crocicchi della storia, in questi luoghi in cui i mondi si possono incontrare.

I crocicchi e l’antichità

Uno dei luoghi a noi più vicini dove possiamo vedere onorati i crocicchi con l’erezione di erme è l’Antica Grecia. C’erano due divinità, in particolar modo, che venivano associate agli incroci stradali, dove venivano eretti dei busti che le raffiguravano (le erme, appunto). La prima divinità era Hermes, il Mercurio romano, e l’altra era Ecate, detta spesso “Trivia” in quanto associata agli incroci di tre strade. Il motivo per cui Hermes veniva venerato ai crocicchi è facile da capire: era il dio messaggero e viaggiatore, e in quanto tale proteggeva chi viaggiava.

Più intrigante è la mitologia riferita a Ecate, una divinità ctonia legata alla terra, alla magia e agli incantesimi. Essa non solo presiedeva gli incroci di tre vie, ma a sua volta era raffigurata con tre teste e tre corpi. Non serve ricordare la profonda simbologia legata al numero tre, da sempre (e non solo con l’avvento del cristianesimo) considerato sinonimo di perfezione e equilibrio. Ad Ecate si offrivano cibi, lasciati proprio al crocicchio, ed era venerata come la dea della notte e dell’oscurità. Forse è qui che troviamo i primi germi della più tarda associazione con il Diavolo.

Uno degli episodi più famosi della mitologia greca che riguarda un crocicchio però non riguarda gli dei, ma un uomo, il celebre e sfortunato Edipo. Ben tre tragediografi dedicarono una loro opera a questo personaggio: Eschilo, Euripide e Sofocle. Solo quella di quest’ultimo è giunta fino a noi. Andando a Tebe per interrogare la Sfinge sui suoi natali, Edipo incontra il suo destino ad un crocicchio. Così come era stato profetizzato, uccide suo padre e più tardi sposa sua madre. A seguito dei suoi crimini l’uomo, una volta conosciuta la verità, si acceca volontariamente.

Altri dei venerati agli incroci

Fonte: www.whats-your-sign.com

Non è solo nell’Antica Grecia che i crocicchi assumono un ruolo di tale rilievo. Anche i Celti ritenevano che nei punti in cui diverse strade si intersecavano abitassero creature benevole. Si trattava di divinità, creature fatate, e più in generale spiriti di altri mondi. Infatti nel folklore pagano è frequente immaginare l’incrocio come luogo in cui diverse realtà si confondono e possono comunicare tra di loro. La gente lasciava delle offerte per propiziare la benevolenza verso i viandanti. Gli incroci erano ricchi di magia, luoghi in cui incontrare le anime dei morti che avevano smarrito la strada verso l’altro mondo.

Le divinità celtiche venerate ai crocicchi erano per lo più Cernunnos, dio della natura e della vita e della morte, quindi preposto a stare di guardia ai confini, e Lugh, il dio della luce, il quale faceva in modo che i viandanti giungessero alla loro destinazione. Un’usanza che era tipica dei Celti irlandesi era quella di porre una pietra, un monolite, agli incroci. Una delle più famose si trova nella contea di Sligo ed è chiamata Speckled Stone, o Tobernaveen, e si dice che abbia la capacità di curare i bambini ammalati.

Un po’ tutte le popolazioni germaniche hanno dei miti o delle leggende legate ai crocicchi. In Belgio si racconta di una creatura che può assumere la forma di un cane o di un cavallo nero, chiamata Oschaert, e che abita proprio agli incroci delle strade per ingannare i malcapitati. Agli incroci in Bretagna c’è invece un gatto nero, il “gatto delle monete”, che ti attende all’intersezione di diverse strade e se adeguatamente coccolato può elargire monete d’argento. In Galles la notte di All Hallows Eve si pensa che i morti tornino ad abitare i crocicchi. In Danimarca credono invece che, se ti metti al centro di un crocicchio la notte di capodanno, potrai sentire il vento che sussurra i nomi di coloro che moriranno l’anno prossimo venturo.

Il Diavolo al crocicchio

Fonte: Medium

Da tutte queste tradizioni, come si è arrivati a parlare di patti con il Diavolo da stipulare all’incrocio delle strade? Fino a qui abbiamo visto come gli incroci siano semplicemente considerati da tutte le popolazioni antiche dei luoghi di grande potere. Il potere è di per sé neutro, non è né buono né cattivo, quindi si può usare per fare il male, o il bene. Nel medioevo, però, i crocicchi vennero assumendo sempre di più un aspetto malvagio e diabolico. Era infatti qui che si seppellivano i suicidi e i criminali, poiché di solito si trovavano al di fuori dei confini dei centri abitati.

Uno dei personaggi che maggiormente si lega all’invocazione dei demoni all’incrocio delle strade è quello del dottor Faust, che è stato rivisitato parecchie volte nella letteratura ma che in un testo del 1587, la “Historia von D. Johann Fausten”, viene decritto proprio nell’atto di evocare il Diavolo ad un incrocio. Per arrivare alla mitologia moderna, quella legata alle abilità musicali di cui abbiamo parlato all’inizio, dobbiamo però spostarci fuori dall’Europa, in Africa. Infatti, è nelle tradizioni africane che i crocicchi diventano particolarmente carichi di valenze magiche.

Nei crocicchi si incontrano la vita e la morte dell’uomo, essi simboleggiano il suo ciclo vitale. Ancora una volta, qui è possibile dialogare con spiriti e creature che abitano altri piani di esistenza. Da qui, la possibilità di entrare in contatto con creature angeliche chiamate Loa, gli intermediari tra le divinità e gli uomini, simili ai nostri angeli. Nei rituali Voodoo uno dei Loa più amati è Papa Legba, il guardiano dei varchi, che può concedere grazie, o negarle, a seconda del volere degli spiriti superiori. Papa Legba offre anche in dono della profezia.

Robert Johnson, o come vendetti l’anima al Diavolo

Fonte: www.sacurrent.com

Robert Johnson (1911-1938) visse e morì nel territorio del Mississippi. Di lui si sa poco o nulla, gran parte della sua breve vita è avvolta nel mistero e nella leggenda. Quello che resta, ed è indubitabile, è la sua maestria alla chitarra. Infatti gran parte delle registrazioni dei suoi brani sono arrivate fino a noi, specie raccolte nell’album “King of the Delta Blues Singers“. Nella storia della musica il nome di Johnson è di capitale importanza, ma la sua vita è un enigma che nessuno studioso è riuscito a svelare del tutto.

Il motivo della sua morte in età tanto giovane, ad esempio, resta ignoto. C’è chi parla di una malattia congenita, chi di una lite per una donna che degenerò in un accoltellamento, chi addirittura dice che venne avvelenato da un marito geloso. Ma la storia più curiosa su Johnson dice che all’inizio egli non fosse affatto bravo con la musica. Improvvisamente, però, divenne bravissimo, il migliore di tutti. Ma come? Pare che una notte, Johnson si fosse recato al crocicchio in cui si intersecavano due strade. Lì stipulò il suo patto col Demonio, che poi venne presto a reclamarne l’anima.

Ad avvalorare questa storia c’è una delle canzoni più famose del bluesman, che si intitola “Crossroads Blues”. In verità, nel testo non si fa menzione di un patto con il Diavolo ma, si sa, certe cose vanno dette tra le righe. Ecco così che il folklore dei tempi antichi arriva fino ai giorni nostri, a ribadire il grande potere che si cela nei crocicchi delle strade. Magari pensi che siano solo vecchie storie, credenze che attualmente non hanno più motivo di esistere. Sarà perché andiamo sempre tanto di fretta, e odiamo i semafori che ci rallentano all’incrocio. Ma la prossima volta che ti fermi al rosso, guardati intorno con maggiore attenzione. Magari l’occasione che aspettavi è lì, che ti aspetta al crocicchio della tua esistenza con altre migliaia di esistenze.

Fonti:

Il Figlio della Sirena: la leggenda delle Sette Pietre di Sligo

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Ci piace tornare in Irlanda, terra fatta di verde erba e di magia. In questa isola antica e remota, dove forse un giorno misero piede i profughi di Atlantide, si celano memorie lontane, ricche di fascino e di echi familiari. Vogliamo rendere merito ad un progetto online che cerca di non smarrire le memorie: si chiama Voicesfromthedawn, voci dall’alba, Da qui abbiamo appreso del figlio della sirena,la leggenda delle sette pietre di Sligo.

Le Sette Pietre

Fonte: voicesfromthedawn.com

Tutto il territorio irlandese è costellato di ruderi e rovine, delle vestigia di genti che hanno costituito la nostra progenie, dal cui humus siamo discesi tutti noi europei, in misura maggiore o minore. In qualche modo misterioso, la gente che abita l’Irlanda ha conservato più forte la traccia lasciata dai nostri antenati, e sono fedeli scrigni di racconti e leggende che, come sappiamo, celano sempre più verità di quanto non si voglia credere.

Il sito Voicesfromthedawn si è fatto carico di un compito non facile, ma encomiabile. Ha censito, e lo sta ancora facendo, alcuni dei siti antichi di monoliti e pietre raccontandone il background. Ognuno di quei luoghi, infatti, possiede un suo proprio folklore, una sua identità nella memoria collettiva. Ed è lì che gli autori di Voicesfromthedawn vanno ad attingere.

Molto interessanti sono le testimonianze che sono riusciti a raccogliere su un sito che è abbastanza famoso, ma spesso malinteso. Si sa che il mainstream turistico spesso è allergico a quelle che invece sono le radici più vere e profonde della tradizione. Il sito di cui si parla si trova nella contea di Sligo, ma ha subito una dislocazione. Le sette pietre si trovano infatti in un terreno privato ed è quindi impossibile vederle.

Le storie quindi sono state riferite ad un altro complesso monolitico che si trova sulla spiaggia, lungo la linea della marea, non distante da un tumulo che si chiama Cruchancornia. C’è un fossato che circonda le pietre, sei delle quali sono allineate mentre una settima ha posizione indipendente. Probabilmente risalgono all’Età del Bronzo, o a quella del Ferro.

I figli della sirena

Fonte: sites.rootsweb.com

La leggenda che si racconta su queste pietre è simile ad altre, che riferiscono di esseri umani che sono stati tramutati, per odio o per amore. Nel caso specifico, però, non si parla di persone che dovessero essere punite per la loro malvagità, ma di sette giovinetti del tutto innocenti. La storia viene tramandata dal clan locale, gli O’Dowds. Venne messa per iscritto nel 1888 dall’autore William Gregory Wood-Martin.

Si narra dunque che un uomo degli O’Dowds un giorno passeggiasse lungo la battigia. Ad un tratto, si accorse di una bellissima fanciulla che dormiva sulla spiaggia: era una sirena. L’uomo, che sapeva molte cose, sapeva anche che se le avesse rubato il mantello, lei sarebbe divenuta umana e avrebbe fatto tutto quello che lui le avrebbe comandato.

Così fu: l’uomo le sottrasse il magnifico mantello e la sirena, divenuta una donna, lo seguì e divenne sua moglie. Gli diede ben sette figli. In tutto quel tempo, l’uomo tenne il mantello ben nascosto finché un giorno uno dei suoi figli non lo trovò. Il ragazzo chiese alla madre di chi fosse quel bel mantello, e lei seppe di essere stata ingannata. Amava i suoi figli, ma bramava molto di tornare al mare a cui apparteneva.

Così, per punire l’uomo che l’aveva attirata a sé con la menzogna, non solo riprese il suo mantello e, tornata ad essere una sirena, scomparve tra le onde del mare. Prima di partire, toccò i suoi figli e li tramutò in pietre, affinché non dovessero soffrire i mali degli umani. Invece quello che era stato suo marito sarebbe rimasto solo, senza alcuna consolazione.

Le sirene del Nord

“Sirena”, Elisabeth Jerichau Baumann, 1873 / Fonte: da.wikipedia.org

Si capisce come gli irlandesi abbiano una profonda conoscenza delle creature magiche, e di quanto possano essere benefiche ma anche imprevedibili e dispettose. Dopo che la sirena ebbe compito il suo incantesimo, le sette pietre di Sligo sono diventate un luogo pericoloso da cui stare alla larga.

La cosa curiosa è che sembrerebbe che questo sia l’unico sito in Irlanda collegato alle sirene, che in gaelico sono chiamate murúch (merrow in irlandese moderno). Le sirene fanno parte del folklore delle isole Faroe e delle isole Shetland, dove si ritrova la convinzione che esse possiedano un manto magico, private del quale diventano donne con le gambe e non con la pinna di pesce.

Sono soprattutto i marinai che devono restare in guardia, perché la grande bellezza delle sirene li può irretire e perdere. Al contrario, gli uomini delle sirene hanno “denti verdi, capelli verdi, il naso rosso e occhi da suino”. Sono quindi orribili a vedersi ed è per questo che le sirene preferiscono trovare il loro compagno tra gli umani. Salvo poi tornare al mare quando ne hanno abbastanza.

Una sirena trovò un ragazzo
che nuotava, e lo prese per sé;
ne strinse il corpo al suo corpo,
rise felice e si tuffò
crudelmente dimentica
che anche gli amanti affogano

William Butler Yeats