Archivi tag: fate

Le Fortezze delle Fate: luoghi da non profanare

Annunci

L’Irlanda è la terra dove, più che in ogni altro Paese, si fa ancora sentire molto forte l’impronta culturale celtica. Quelle che per noi sono “favole e leggende”, per la popolazione irlandese sono invece ancora delle storie vive, che vengono dal passato ma agiscono ancora sul presente. Tra le molte costruzioni avite che popolano il suolo irlandese ci sono i cosiddetti “Ringfort“, o fortezze ad anello. Scopriamo perché li chiamano anche “fortezze delle Fate” e perché sono luoghi da non profanare.

I Ringfort, o Fortezze ad anello

Fonte: Flickr

Nel mese di marzo del 2019 l’architetto Keith O’Faoláin ha deciso di sobbarcarsi un compito encomiabile, che lo terrà occupato fino al mese di Agosto del 2022. Si è creato un account sul social network Instagram e su Twitter, dove ogni giorno pubblica una foto satellitare di un ringfort. Ha deciso di selezionarne “solo” 29.772, quelli dei quali ha potuto tracciare le coordinate con maggiore precisione. Già così si è accollato un’impresa improba: ma sappi che i ringfort sono molti, molti di più.

In questo articolo ci concentreremo solo su quelli che si trovano in Irlanda, ma ce ne sono anche in Inghilterra e in Scandinavia. Semplificando, diciamo che sono costruzioni circolari di cui non sappiamo con esattezza lo scopo. Non sappiamo nemmeno quando furono costruiti, in quanto esistono tre possibili datazioni. Potrebbero risalire all’Età del Ferro, e quindi ai primi secoli prima di Cristo, oppure essere più recenti, essendo stati costruiti nel primo Medioevo o nel X secolo.

In tutto si calcola che ci siano almeno 60.000 ringfort nella sola Irlanda. Essi vengono distinti in diverse tipologie. In generale, si tratta di un recinto circolare di svariati metri di diametro (da 30 a oltre 70) fatto con legno o siepi, al cui interno si trovano una o più abitazioni. Il ringfort poteva essere circondato da un fossato, oppure essere costruito su una collinetta. Si suppone che anche la collina di Tara potesse essere una fortezza ad anello.

Il ringfort fatto di terra era detto “rath” e il “lios” era lo spazio interno; quello costruito in pietra era detto “caiseal” o “cathair”. Molte delle fortezze ad anello avevano anche un passaggio sotterraneo detto “souterain”, il quale veniva scavato nella pietra o ricavato dalla presenza di caverne naturali. Probabilmente veniva usato come rifugio in occasioni eccezionali, mentre di norma era una sorta di dispensa.

Le fortezze delle Fate

Fonte: www.nicholloils.com

I ringfort sfuggono ad una comprensione assoluta da parte di storici e archeologi, che fanno tante ipotesi senza però trovare una spiegazione univoca. Potrebbe sembrare strano, visto che ce ne sono così tanti. Il fatto è che normalmente gli studiosi locai sono restii a scavare troppo in profondità o ad indagare con troppa curiosità. Questo perché potrebbero incorrere nella maledizione delle Fate.

Se infatti vogliamo prestar fede ai racconti della tradizione irlandese, una spiegazione univoca alle fortezze ad anello esiste. Essi sono dette “Fairy Fort”, Fortezze delle Fate, perché fu qui che i leggendari abitanti dell’Irlanda precristiana, i Tuatha de Danann, si ritirarono nel momento in cui vennero scacciati e sconfitti. Da dominatori del mondo terreno si tramutarono in creature ultraterrene: fate e folletti (i leprecauni). E abitarono queste fortezze, che sono un po’ un portale tra i mondi.

Esattamente come i celeberrimi “cerchi delle fate”, che vengono disegnati da elementi naturali come i funghi, le fortezze delle Fate sono luoghi di grande potere. Le fate li difendono in modo strenuo, affinché gli uomini non possano violare i confini del loro reame. Sempre secondo la tradizione, ad erigerli furono dei giganti. I folletti celano qui il loro oro, e non è inusuale vedere strane luci o sentire suoni soprannaturali provenire dai ringfort.

Tutti sanno che chi osasse violare uno di questi luoghi subirebbe la punizione delle fate. Si potrebbe andare da una semplice perdita di un capo di bestiame, fino ad infortuni più gravi e alla morte stessa. Ecco perché nessuno riesce a dare una definizione maggiore alla storia delle fortezze ad anello. Forse erano luoghi di difesa, luoghi di culto, luoghi per ricoverare il bestiame. Forse. Di certo sono protetti dalle fate, ed è bene non farle arrabbiare.

La vendetta delle Fate

Fonte: Pinterest

Come è noto, e come ben descrive sir James Barry nei suoi libri su “Peter Pan”, le fate sono creature dolci e frivole ma anche molto vendicative, quando vogliono. Si raccontano episodi davvero sconvolgenti sulle loro fortezze. Nel 1992 Sean Quinn voleva estendere la cave a cui stava lavorando, e così facendo si inoltrò all’interno della Aughrim Wedge Tomb, una fortezza ad anello che si trova in County Cavan. Quinn fu avvisato di non profanare il luogo, ma non credeva nella fate e non prestò orecchio agli ammonimenti altrui.

Così proseguì gli scavi, ma presto capitarono una serie di disgrazie che lo fecero finire in bancarotta. Tutti i bene informati sanno che ciò è accaduto per via della maledizione della Fate. Solo pochi anni fa una società statunitense, la West Pharmaceutical, decise di costruire una fabbrica sul luogo in cui sorge una fortezza delle Fate chiamata “Knockhouse”.

Knochouse ringfort è uno dei più importanti tra tutte le fortezze ad anello, in quanto è uno dei più antichi. Lo scrittore Eddie Lenihan scrisse una lettera ai dirigenti della società, mettendoli in guardia: non avrebbero mai dovuto profanare quel luogo, pena immani sciagure. La gente del posto si rifiutò di lavorare al progetto, segno che la faccenda era molto seria. Non sappiamo come si sia comportata la West Pharmaceutical, ma se ha ignorato l’avvertimento di certo non se l’è passata molto bene.

L’ultimo episodio risale al 2017, quando una buca sull’asfalto apertasi all’improvviso su una strada, dopo essere stata riparata, si è aperta di nuovo. Pare che la strada in questione, la N22, passasse in prossimità di molte fortezze della fate. Il danno doveva essere causato da “fate al lavoro” che era bene lasciare indisturbate, disse Danny Healy-Rae, severo politico locale. Diede ordine di non intervenire oltre, pena subire la furia delle fate.

Un mistero che parla di magia

Fonte: Imgur

L’Irlanda è una terra magica, e nei suoi Fairy Fort si cela una magia antichissima, che risale ai tempi primordiali. Ci piace che questi luoghi restino avvolti dal mistero e dal fascino del folklore, senza dimenticare mai che dietro i racconti leggendari si cela sempre una verità che i nostri prosaici occhi moderni non sono in grado di vedere, o si rifiutano di vedere.

Queste fortezze circolari, che esistono a migliaia, sono davvero il punto di congiunzione tra due mondi. Anziché scavarli ed analizzarli, potremmo provare ad osservare e ascoltare. Chissà che quelle storie di giganti, fate e folletti, non finiscano per dimostrarsi molto più concrete di quanto non siamo disposti a credere.

Chi è un “Fairy Doctor” e cosa fa

Annunci

Le fate fanno parte soprattutto dell’immaginario fantastico anglosassone: sarà perché il retaggio celtico è più forte. Sappiamo però che ci sono anche fate nella nostra penisola: basti citarne una su tutte, la Sibilla Appenninica, che vive con la sua corte di fate dai piedi caprini. Ci sono però figure difficili da concepire per noi, o almeno così sembrerebbe in apparenza. Ad esempio, hai mai sentito parlare dei “Fairy Doctors”? Spieghiamo chi è un “Fairy Doctor” e che cosa fa.

Non è solo un “dottore”

Fonte: 2.bp.blogspot.com

Man mano che ci addentreremo nel discorso, capirai come il Fairy Doctor sia una figura che ti è molto più familiare di quanto non potresti credere di primo acchito. Il suo nome non lo traduciamo per il semplice motivo che è impossibile da rendere nella nostra lingua, dove di solito viene indicato con il nome generico di “strega. Per noi, infatti, le streghe possono essere buone o cattive. In lingua inglese le “witches” sono sempre malvagie.

Prima di spiegare nel dettaglio le caratteristiche di questa figura (che è tutt’altro che immaginaria) bisogna ribadire una volta di più un concetto. Le fate non solo solo creature fantastiche nate dalla fantasia di persone superstiziose in tempi antichi, e poi passate a popolare le fiabe per bambini. Le fate esistono, e per loro natura non sono né buone né cattive.

Possono essere gentili e graziose, fare regali e favori. Ma possono anche essere terribilmente dispettose. Questo perché sono creature della Natura, e la Natura è così, non è né buona né cattiva. Quando piove, non lo fa perché vuole bagnarti, e quando splende il sole non lo fa per farti un piacere. Semplicemente, la Natura è, e così sono le fate.

Di conseguenza le fate sono molto sospettose verso noi umani. Ti chiedi perché? Basta che ti guardi intorno, guarda la città in cui vivi. Per una creatura che vive a contatto con la natura, il metallo e le cose di cui ci circondiamo sono la negazione stessa della felicità. Questo non vuol dire che ci odiano. Per l’esattezza, non ci odiano TUTTI.

L’amico delle fate: il Fairy Doctor

Fonte: www.centreofexcellence.com

Ci sono esseri umani che le fate sentono più vicini, e dai quali occasionalmente possono anche accettare di farsi vedere. Sono quegli umani che amano la natura come loro, che ne rispettano i cicli e i ritmi. Ed è così che nasce la figura del Fairy Doctor, che secondo la tradizione in origine era un discendente della progenie fatata. Esso nacque per creare un tramite tra uomini e fate.

Con il tempo i Fairy Doctors sono nati soprattutto tra la stirpe umana. Il loro compito però non è cambiato: è sempre quello di dare vita ad una profonda interconnessione tra il mondo del bosco e della natura, con tutte le sue creature, e il mondo degli uomini. Il Fairy Doctor cura una cosa più di tutte le altre: l’equilibrio. Questo equilibrio è fondamentale per la sussistenza tanto del popolo fatato che della razza umana.

Il Fairy Doctor può essere un uomo o una donna, e può avere qualunque età. Di solito però si tratta di donne molto anziane. Diciamo che questa figura, nel nostro immaginario, corrisponde a quella della vecchia eremita che vive nel folto del bosco. Ama gli animali e se ne circonda, e loro la aiutano. Conosce il luogo in cui vive, le erbe e le piante, e le sa chiamare per nome.

Per quanto sia una persona solitaria, la Fairy Doctor ama aiutare la gente. Anzi, la sua vocazione principale è proprio questa, in virtù delle sue approfondite conoscenze. Così prepara medicamenti che aiutano le gente a guarire, aiuta a risolvere piccoli e grandi problemi domestici, sa togliere il malocchio ad una mucca o capire se su una casa è stata imposta qualche maledizione.

Cosa fa un Fairy Doctor

Fonte: www.carriangelphotography.com
I diritti della foto appartengono alla creatrice Carri Angel

Le fate si fanno vedere a queste persone speciali, che invece un tempo furono brutalmente perseguitate. I motivi dell’accanimento nei confronti delle persone amiche del popolo fatato erano due. Il primo era la volontà di strappare loro i poteri per potersene servire. Inoltre, spesso queste persone erano sacerdoti e sacerdotesse degli Antichi Culti che dovevano essere estirpati.

Ma invece di ferire, i Fairy Doctor hanno sempre e solo cercato di guarire. Siccome le fate odiano la vista del sangue, aiutano a rimarginare le ferite. Sanno anche rinsaldare le ossa rotte. Quando raccoglievano i soldati sanguinanti, li curavano per poi rimandarli a casa ripagando la spada con l’amore. Le storie sono piene di racconti del genere.

Inoltre amano molto i bambini. Se un bambino si perde nel bosco e loro lo trovano, lo aiutano sempre a tornare a casa, spesso portando con sé un dono che il piccolo non dimenticherà per il resto della sua vita. Ai tempi in cui l’uomo coltivava i campi per vivere, i Fairy Doctors erano indispensabili per avere un buon raccolto, e abbondante.

Certo, oggi i tempi sono cambiati, ma ancora esistono i Fairy Doctor. Potremmo dire che sono diventati più indispensabili che mai. Puoi diventarlo anche tu, se vuoi. Naturalmente non esiste una scuola che puoi frequentare, ma puoi cominciare diventando amico delle fate. Basta che tu sia gentile, che offra loro miele e biscotti, e che non indossi mai nulla di metallico. Loro troveranno la strada fino a te, e tu imparerai i loro incredibili segreti.

Rapito dalle fate: la curiosa storia del reverendo Kirk

Annunci

“Il regno segreto” è un’opera imprescindibile per chiunque voglia avvicinarsi alla conoscenza del piccolo popolo e del mondo fatato. Colui che lo scrisse, d’altro canto, ne aveva fatto esperienza diretta, tanto che si racconta che venne rapito dalla fate. La curiosa storia del reverendo Kirk è a metà tra la leggenda e il resoconto fantastico, ma offre ancora oggi numerosi spunti di riflessione. Ecco che cosa accadde.

Il reverendo Robert Kirk

Fonte: Pinterest

Robert Kirk nacque ad Aberfoyle, in Scozia, il 9 Dicembre del 1644. Suo padre si chiamava James ed era un ministro presbiteriano. Robert, ultimo di sette figli (particolare da tenere a mente) decise di seguire le sue orme e si avviò agli studi di teologia. Li concluse con successo nel 1661 ad Edimburgo e ottenne qualche anno più tardi la parrocchia di Aberfoyle, dove visse fino alla sua morte avvenuta nel 1692.

Kirk si fece conoscere anche nella comunità letteraria del tempo per via della sua approfondita conoscenza del gaelico. Il gaelico è la lingua celtica parlata ancora oggi in Scozia e Irlanda. Kirk tradusse in questa lingua i salmi e la Bibbia. La sua opera più importante però è uno scritto originale che fu pubblicato postumo, nel 1815. Si tratta del libro “The Secret Commonwealth of Elves, Fauns and Fairies”, tradotto in italiano come “Il regno segreto”.

In questo scritto Kirk raccolse tutte le storie che circolavano in Scozia sulle fate, i folletti e altri abitanti del reame magico. Parlava soprattutto di quell’altro mondo, l’universo parallelo al nostro in cui questi spiriti si muovono. Non riuscì a vedere pubblicato il suo lavoro perché la morte lo colse prima. E a tal proposito si narrano cose davvero straordinarie sul modo in cui essa avvenne.

Morte o rapimento?

Fonte: Pinterest

Non si deve pensare che il libro a cui stava lavorando il reverendo Kirk fosse una semplice antologia di favole. Ne “Il regno segreto” egli sostiene a spada tratta l’esistenza del piccolo popolo, affermando che arriverà il giorno in cui il velo tra i due mondi – quello fatato e quello umano – verrà sollevato. Finalmente la gente magica farà amicizia con gli umani in un consesso mistico di là da venire.

All’epoca queste idee erano molto impopolari. Il tribunale dell’Inquisizione ancora imperversava con i suoi roghi di libri e persone. Le creature fatate erano equiparate ad esseri demoniaci, e chi affermava di credere nella loro esistenza era considerato un eretico. Ciononostante il reverendo Kirk, nato e cresciuto nelle Highlands scozzesi, non poteva rinnegare quel fortissimo retaggio pagano.

La data della sua morte, così come è scritto sulla sua pietra tombale, è il 14 maggio del 1692. La gente del posto però – a lungo – ha raccontato un’altra versione dei fatti. Pare che il reverendo Kirk amasse al pomeriggio fare una passeggiata sulle colline intorno alla chiesa. Un giorno fu ritrovato privo di sensi e si pensò avesse avuto un malore, in seguito al quale fosse morto. Il suo corpo si trovava all’interno di un cerchio di funghi.

Portato a Fairyland

Fonte: http://www.openculture.com

Si tennero i funerali e Kirk fu seppellito. Una notte però apparve in sogno ad un suo cugino. Gli disse che non era morto, ma che il popolo fatato aveva gettato su di lui un incantesimo di morte apparente. Il suo spirito si trovava ora in Fairyland, nel regno delle fate, ma poteva essere liberato. Di lì a poco, infatti, si sarebbe celebrato il battesimo del figlio di suo cugino.

“Io ti apparirò sulla porta della chiesa” disse Kirk ” tu devi lanciare verso di me un coltello”. Questo avrebbe reciso la magia delle fate e avrebbe permesso a Kirk di venire liberato. La cosa si svolse esattamente come l’uomo aveva detto, e tutti i presenti videro la sua presenza evanescente. Ma suo cugino, troppo sbalordito, non ebbe la prontezza d’animo di fare quello che gli era stato detto.

Kirk allora scomparve, stavolta per sempre, prigioniero in eterno del regno delle fate. D’altro canto, per i popoli di origine celtica il Tir na Nog, o Avalon, è insieme regno dei morti e regno delle creature magiche. Perché le fate rapirono Kirk? Si ipotizza che non abbiano gradito il fatto che lui volesse svelare tutti i loro segreti. Evidentemente il momento del ricongiungimento tra mondo fatato e umano non era ancora giunto.

Solo una leggenda?

Fonte: hiveminer.com

I tempi si sono fatti cupi e aridi, ma fino a pochi decenni fa nella contea in cui si trova Aberfoyle tutti credevano alla storia del pastore rapito dalle fate. Si dice che la sua tomba sia vuota e che sia stata riempita di sassi. D’altro canto un settimo figlio non poteva che essere speciale, così come tramanda la tradizione.

Una donna che durante la Seconda Guerra Mondiale andò a vivere nella casa che era stata del ministro, e che era incinta, si diceva convinta che quando suo figlio sarebbe nato e sarebbe stato battezzato, il reverendo Kirk sarebbe stato liberato. La collina di Doon Hill, che è quella sulla quale il reverendo sarebbe stato rapito, oggi è occupata da un grande pino.

Si dice che quella è la forma terrena che il pastore ha conservato dopo il rapimento. Se si sussurra un desiderio segreto del cuore all’albero, questi ha il potere di realizzarlo. E non si può negare che quel luogo abbia davvero un’aura magica, come se le fate dovessero spuntare da un momento all’altro fuori dai cespugli.

Oggi nessuno più crede alla storia del reverendo rapito dalle fate. Strano, perché il suo libro invece è un inno alla fede: non la fede in Dio, ma la fede nel fatto che a questo mondo c’è molto più di quello che incontrano gli occhi. Il pastore non è stato rapito: da privilegiato, ha avuto l’accesso a quell’altro mondo in quanto amico delle fate.

Il regno segreto

Fonte: http://faeryfolklorist.blogspot.com

L’aspetto più affascinante delle credenze scozzesi e celtiche è l’idea che ci siano diversi piani di realtà, che non sono indipendenti. Essi sono collegati da un sottile filo invisibile per quanto solo occasionalmente gli umani possano varcare il confine. A tale scopo sono necessarie speciali “porte”: una coltre di nebbia sul mare, un cerchio di funghi dove le fate danzano con la Luna Piena.

Quello che c’è di là non è meno concreto di quello che c’è di qua, anzi. Ha una concretezza ancora più profonda, in quanto semplicemente noi non potremmo esistere se prima non ci fosse stato il popolo fatato. Il nostro percorso ci conduce lì, attraverso varie strade. Il reverendo Kirk ci è solo arrivato un po’ prima.

E il suo “Il regno segreto”, per quanto incompiuto, è una sorta di guida di viaggio. Ci insegna a lasciarci guidare dal sesto senso, dalla seconda vista, a vivere in un mondo più vasto e più interessante. Un vero peccato che nessuno più creda alla storia del reverendo Kirk. La sua anima che vive in un pino anela solo a realizzare ogni nostro desiderio: basterebbe chiedere e – soprattutto – credere.

Quando le Fate tessevano il Destino dell’Uomo

Annunci

Parliamo di fate e pensiamo alle svolazzanti creature dotate di ali e cosparse di polvere magica. Oppure, parliamo di fate e pensiamo a piedi caprini che battono rapidi sulle rocce, al ritmo del saltarello. Tutt’al più se pensiamo alle fate ci figuriamo una donna con capelli turchini, una bacchetta in mano e un cappello a forma di cono in testa. Chi mai penserebbe al destino e alla morte?

Il Destino nel Nome

Fonte: Twitter

Per i Celti le fate erano un retaggio antico, quel che è sopravvissuto delle loro numerose divinità quando l’Impero Romano soggiogò la loro antica civiltà. Nel mondo anglosassone il termine “fata”, fairy, indica in generale tutto lo stuolo di creature magiche che popolano il folklore locale. Da noi le fate sono donne sagge che aiutano le giovani nelle faccende domestiche.



Insomma, dovunque si vada le fate sono creature simpatiche, spesso amichevoli, a volte anche buffe, ma niente di più che questo. Solo nel mondo celtico troviamo invece un’origine più elevata, quasi divina, che è quella che poi si avvicina meglio alla vera natura delle fate.

Perché la loro vera natura sta tutta nel nome, ci hai mai pensato? Il “fato” è il destino ineluttabile, è ciò che ci attende oltre le nostre azioni. Non ti pare che la parola fato assomigli molto a “fate”? Non è una coincidenza, hanno proprio la stessa origine latina, “fatum“, parola neutra che, al plurale, si declina “fata“. Questo termine vuol dire “destino“.

Fate, o Moire

“Un filo prezioso”, 1885, J. Strudwick

Tria Fata” era il nome che avevano delle statue collocate presso il tempio di Giano a Roma, le quali raffiguravano le Parche. Le Parche erano divinità che, come di consueto, i romani avevano mutuato dai greci. In Grecia il loro nome era Moire, parola che significa, guarda un po’, destino.



Le Moire hanno un’iconografia molto vasta. A volte sono raffigurate come vecchie, in altri casi sono giovani donne. Sovente sono una giovane e rassicurante, una vecchia e incanutita, un’altra ammantata di nero. Sono sempre tre, e ognuna di loro ha un nome e un compito ben preciso. Questo resta invariato tanto nella religione greca che in quella romana.

Cloto

Cloto è la prima delle tre Moire, quella che a volte appare come una giovane ragazza dallo sguardo triste. Il suo nome significa “io filo”, ed è esattamente questo quello che fa, dando forma al filo tra le sue lunghe ed esperte dita.

Lachesi

Lachesi è una donna vecchia che tiene in mano il fuso. Il suo nome vuol dire “ricevo in sorte”, e lei ha il compito di avvolgere il filo intorno al suo fuso.

Atropo

Atropo, l’implacabile, la senza pietà, è colei che tiene in mano un paio di lunghe forbici. Con queste forbici, recide il filo che con tanta cura è stato creato da Cloto e filato da Lachesi.

Il simbolismo è piuttosto chiaro: il filo di cui parliamo è il filo della vita di ogni uomo. Le Moire sono dunque la sorte, il destino, il fato, che decide chi siamo, come viviamo e, infine, come e quando moriamo.

Da Moire a Fate

“Le tre Streghe”, 1782, Johann Heinrich Füssli, fonte: Pinterest

Il tempo passa, i miti scolorano, ciò che un tempo aveva grande importanza viene rimpicciolito, dimenticato, reso fantastico e quasi sciocco. Così le possenti Moire, che non venivano temute solo dagli uomini ma anche dagli dei, sono diventate piccole fate. Le loro bacchette sono forse ciò che resta del fuso di Lachesi.

Eppure scoprire da dove derivano queste figure fantastiche dovrebbe farci riflettere un po’ di più. Naturale che nel mondo contemporaneo le Moire vengano liquidate come parto di una fantasia troppo accesa. Noi non accettiamo l’idea che esista un “destino”, crediamo di avere le nostre vite nelle nostre mani e che nessuno possa influenzare il nostro percorso.



Ma ancora oggi è Lachesi che intesse il filo della tua vita. Ciò non vuol dire che decide per te: solo che ci sono giri inevitabili che quel filo farà e che tu dovrai affrontare come meglio puoi. E infine, quando Atropo avrà deciso, non sarai tu ad impedirle di recidere il tuo filo, nel modo e nel tempo che lei vorrà.

Lasciati guidare dalle Fate

Fonte: www.smithsonianmag.com

Le piccole fate, le fate con i piedi di capra o con il cappello a punta, eredi delle Moire della leggenda, ci ricordano che c’è qualcosa di ineluttabile nell’esistenza umana. Questo non ci deve spaventare, né intristire: ci deve spingere a usare il nostro libero arbitrio, laddove possiamo, al massimo delle nostre capacità.

Non lasciare mai che gli altri decidano per te, non piegarti a quello che non ti piace, non accettare una vita di quieta disperazione. Ci saranno cose che non potrai cambiare: sforzati di cambiare sempre quello che puoi. Nel filo che Cloto ha tessuto per te c’è tutto quello che ti serve per rendere la tua vita straordinaria.

Le Fate, i destini degli Uomini, non sono scritti in senso assoluto. Ci sono pagine che vengono lasciate a te, e la consapevolezza che altre invece sono già state riempite ti deve dare la spinta a scrivere parole indimenticabili. Talmente indimenticabili che potrebbero anche dare un senso del tutto diverso all’intero libro.

 

Quando si credeva nella fate: le fate di Cottingley

Annunci

Al giorno d’oggi chi dice di aver avvistato nei boschi qualche piccola creatura scintillante viene preso per pazzo. Tutt’al più c’è chi potrebbe ipotizzare si tratti di un UFO. Sembra che credere negli extraterrestri sia in qualche misura più facile che credere nella Fate. Ma non è sempre stato così: ci fu un tempo in cui un serissimo trattato scientifico dimostrò, senza possibilità di errore, che le Fate esistono.

Cosa sono le Fate

La prima cosa da chiarire è il tipo di Fata di cui andiamo parlando. Non si tratta delle Fate sibilline, quelle con i piedi di capra e per il resto in tutto e per tutto simili ad adorabili fanciulle. Queste Fate sono quelle del Piccolo Popolo celtico, con sottili ali diafane che permettono loro di volare, e dalle dimensioni molto molto minute.

Anche queste Fate somigliano a fanciulle, in realtà sono più simili a bambine. Vestono di foglie e fiori e amano ripararsi sotto ai funghi, o in mezzo ai prati in fiore. Sono creature dolci e scintillanti, ma sono a volte anche un po’ birichine e dispettose, poiché amano divertirsi.

Come scriveva Tolkien, la gente del Piccolo Popolo non ama farsi scoprire dalla Gente Alta (che saremmo noi). Passano frusciando appena tra l’erba e svaniscono senza farsi notare. Devi essere molto attento per vedere uno gnomo, un folletto o un nano. Ancora più furbo devi essere se vuoi vedere una Fata, che per sua natura è timida e riservata.

Fate che si fanno scattare foto

Siamo nel 1917, il luogo è la più amabile e verde delle campagne inglesi, quella che si stende intorno a Cottingley. Converrete con me che non vi è Paese al mondo più adatto alle Fate dell’Inghilterra, e infatti qui boschi e foreste ne sono pieni. Elsie e Frances erano due cuginette che amavano giocare insieme. Il papà di Elsie possedeva una macchina fotografica a lastre e lei la usò per immortalare i giochi che faceva con Frances.

In quelle foto però c’era anche qualcun altro, oltre alle due cugine. C’erano piccole figure danzanti, che indossavano vestiti eterei e dalle cui spalle partivano sottili ali di libellula. La notizia in breve fece il giro del mondo. Quelle bambine erano riuscite in un’impresa impossibile, fotografare delle creature fatate!

Giornalisti, studiosi, occultisti di tutto il mondo accorsero a Cottingley per fare luce sulla faccenda. Colui che più di ogni altro se ne interessò fu sir Arthur Conan Doyle, che scrisse un articolo e poi un libro, “The Coming of the Fairies” (1922). Doyle era convinto al 100% che quelle foto provassero che le Fate esistono.

Il padre di Elsie non ci volle mai credere, sua madre invece sostenne la figlia con tutte le sue forze. Le foto vennero studiate nel dettaglio, le bambine interrogate fino allo sfinimento. Alle prime foto ne seguirono delle altre, cinque in tutto. Qualcuno si diceva commosso: finalmente nessuno più avrebbe potuto dubitare dell’esistenza di un mondo invisibile oltre il reale.

Truffa o realtà?

Passarono gli anni, il mondo divenne grigio, Elsie e Frances invecchiarono. Alla fine, Elsie raccontò una storia un po’ diversa. Sua cugina Frances credeva nelle Fate e sosteneva di poterle vedere. Lei però non ne aveva mai incontrata una, e alla fine volle prendersi la sua rivincita. Ritagliò delle figurine da un libro, le fissò al suolo con stecchi e spilli, e scattò le foto.

L’intento era prendere in giro gli adulti, così convinti che Babbo Natale esiste ma così scettici con le Fate. Lo scherzo riuscì alla grande, a sua detta. Frances non smentì, ma neppure negò mai che invece lei le Fate le vedeva davvero. L’ultima foto, la quinta, a detta di Frances, era l’unica autentica. Non cambiò mai versione, nemmeno in punto di morte, avvenuta nel 1986.

La Storia ha archiviato la vicenda delle “Fate di Cottingley” come una truffa colossale in cui cascarono come allocchi molti uomini d’ingegno, Conan Doyle incluso. Erano gli anni della Prima Guerra Mondiale, c’era un disperato bisogno di credere in qualcosa di bello, di puro ed etereo, come le Fate. Erano gli anni dell’occultismo e della passione per il mondo invisibile;  insomma anni molto diversi da quelli che seguirono, che spensero molti sogni.

Eppure quella foto, la quinta, resta un mistero. Anche con i moderni mezzi che si hanno a disposizione nessuno ha mai potuto dire con inconfutabile certezza che si tratti di un fotomontaggio. Ma la vera domanda sta da un’altra parte. Non chiederti se le Fate esistono. Chiediti: io credo nelle Fate?

Io credo nelle Fate

Passa il tempo, le cose non cambiano. Non è che di pochi anni fa un’altra storia simile, quella di un professore che afferma di aver immortalato le Fate con la sua macchinetta fotografica. Anche in questo caso si è scatenata una ridda di opinioni contrapposte. Ma in fondo è davvero così importante capire se quelle foto sono autentiche, oppure scoprire se sono dei falsi? Alle Fate, vi dico la verità, non importa davvero molto.

Creature eteree e volanti, si perdono nel pulviscolo del tramonto e potrebbero anche farsi fotografare, perché no. Amano divertirsi con noi, creature scettiche così disperatamente attaccate al bisogno di dimostrare in modo “razionale” ciò che è e ciò che non è. Eppure tutto esiste in un limbo magico e ovattato, in un intermondo che potremmo vedere, se smettessimo di vivere di assoluti.

La giovane Frances riusciva a vedere le Fate con il cuore puro di una bambina aperta alle mille possibilità dell’essere. La sua cuginetta ha voluto mettere in piedi uno scherzo un po’ infantile, che però ha aperto una ferita profonda. Chiediti perché quelle foto, che a noi fanno un po’ sorridere, abbiano suscitato tanto clamore. Perché tanti sono rimasti delusi dalle rivelazioni di Elsie?

Io voglio Credere nelle Fate

La risposta è che ognuno di noi ha il bisogno disperato di credere. Ma siamo diventati incapaci di credere senza vedere, così aneliamo la “prova“, come ad un processo. Cosa meglio di una foto può dimostrare inconfutabilmente quello che è e quello che non è?

Invece la foto, la prova materiale, è diventata l’ennesimo dubbio. Può una Fata essere fotografata? E se potesse, lo vorrebbe? Noi viviamo in un mondo bombardato da immagini ma non è sempre stato così. Ci sono state persone capaci di amarsi per anni senza vedersi né sentirsi. Uomini al fronte che potevano scrivere solo sporadiche lettere alle amate, che ciononostante continuavano ad aspettare. Aspettare. Aspettare.

Oggi non siamo più capaci della Pazienza che viene dall’Amore. Dobbiamo scoprire, sapere, vedere, altrimenti chiudiamo la porta. Ma le Porte della Percezione vanno lasciate spalancate, solo così si potrà giungere alla vera conoscenza. Anche alla conoscenza del mondo delle Fate, così vicino a noi, così lontano.

C’è una Fata per ognuno di noi, e tu devi assolutamente crederci se non vuoi che muoia. Solo tu puoi decidere se le Fate esistono; e se decidi che non esistono, allora non esisteranno. Ma se ci credi, il tuo mondo si popolerà con i loro colori e i loro trilli festosi.

Io? Io credo nelle Fate!

I Funghi e i “Cerchi delle Streghe”

Annunci

Si avvicina a grandi passi l’Autunno. Anche se siamo un po’ tristi per la fine delle belle giornata di Sole, non possiamo negare che l’Autunno porti con sé tanti frutti prelibati, come ad esempio i funghi. Se ti capitasse di andar per boschi in cerca di questi gustosi miceti fai molta attenzione: potresti imbatterti nei famigerati Cerchi delle Streghe!



Cerchi delle Streghe o delle Fate?

In Primavera e in Autunno queste singolari conformazioni naturali appaiono ai piedi degli alberi: in Primavera come zone in cui l’erba cresce più verde, e in Autunno come una vera manna per i cercatori di funghi, visto che se ne trovano tanti in pochi metri, disposti a formare un anello. Non stupisce che intorno a questi luoghi siano nate moltissime leggende.

In Italia e in Germania si parla dei “cerchi delle streghe“. Si pensa infatti che qui le streghe vengano a fare i loro raduni, specie nella “Notte di Valpurga” (30 aprile) per celebrare il ritorno della Primavera. Nella tradizione anglosassone e celtica invece si parla di “fairy ring” o “pixie rings”: si crede che questi disegni circolari siano tracciati dalle fate e dai folletti che danzano di notte aprendo varchi con il loro mondo fatato.

Personalmente, amo molto di più la definizione di “cerchi delle fate“!

Perchè si Formano i Cerchi delle Fate

Se chiedessimo ad un micologo, ad un botanico o ad un naturalista di spiegarci in modo scientifico e razionale perché si formano i cerchi delle fate, la sua risposta non tarderebbe ad arrivare. I funghi sono davvero creature singolari: quelli che noi chiamiamo con questo nome non sono che la loro manifestazione visibile. Sottoterra però essi sopravvivono durante l’intero corso dell’anno.



Al centro di un cerchio della fate si trova una spora, che diffonde le sue ramificazioni, dette ife, in modo radiale. Ai margini delle ife nascono i funghi propriamente detti. Un micete può sopravvivere anche molto, molto tempo: pensa che il più antico cerchio delle fate che si conosca si trova in Francia e ha ben 700 anni.

Insomma, tutto chiaro, nessun mistero. Anche il più baldanzoso naturalista però ti rivelerà che gli organismi viventi come i funghi, in realtà, ancora non sono stati compresi fino in fondo e che, ad esempio, non è ben noto come il primo micelio si formi e nemmeno perché a volte si propaghi anche quando le condizioni iniziali per la sua crescita sono venute meno.

Una Porta tra i Mondi Pericolosa da Valicare

“Oberon. Titania e Puck with faeries dancing”, 1786, William Blake, particolare

Come dicevo, ci sono tante leggende che spiegano in modo meno razionale, ma di certo più affascinante, l’origine di questi strani cerchi. Nella Germania medievale si diceva che al centro della zona circolare si sedesse il Diavolo a fare il burro; in Austria si pensa che il terreno venga devastato dal fuoco di drago.

Per i Celti le fate danzavano sotto la luna piena, come ricorda persino Shakespeare nel suo “Sogno di una Notte di Mezza Estate“, quando una fatina si vanta con Puck di aver tracciato questi cerchi per la sua regina, Titania.

And I serve the fairy queen,

To dew her orbs upon the green…

Secondo alcune narrazioni, l’umano che osasse entrare in uno di questi cerchi sarebbe costretto a ballare con le fate fino a morirne. In altri casi invece si crede che il cerchio sia un luogo di passaggio, dove il tempo scorre diversamente: solo un minuto di danza corrisponde a giorni, settimane, mesi nel mondo umano. In linea di massima, il consiglio è di tenersene ben alla larga.

Una Via che porta ai Funghi

I cerchi delle fate lasciano ancora a bocca aperta i cercatori di funghi, anche se oggi sappiamo bene perché si formano e non crediamo più né nelle fate né nella streghe. Ma… ma se ti capita di sentire un tenue tintinnio, e il suono argentino di risate tra l’erba, non ti stupire. Le fate amano riposare sotto il cappello dei funghi da sempre.



Il motivo è che fate e mondo naturale sono strettamente correlati; e se l’uomo deve temere di entrare in un cerchio disegnato dai folletti, è solo perché non è ancora degno di entrare in un mondo fatto di magia, purezza e semplicità. Ma ciò non vuol dire che quel mondo non esista: è molto più vicino di quanto non si creda e a volte lo potresti anche vedere in un’immagine che pare un miraggio, dentro uno di quei cerchi di funghi.

Se manterrai il tuo cuore saldo, se non perderai la fede, se saprai mantenere vivo ciò in cui credi anche quando tutti ti diranno il contrario, vedrai che un giorno le fate inviteranno anche te alle loro feste e ti faranno assaggiare il loro cibo, prelibato come un piatto di funghi caldi. E non dovrai avere paura, perché il tempo non passerà più e capirai che ciò che abbiamo creduto immaginario è sempre stato la vera realtà, e viceversa.

Le Fate di Sibilla e il Piccolo Popolo Celtico

Annunci

La Sibilla Appenninica vive sotto la Montagna con la sua corte di fate dai piedi caprini che, nottetempo, discendono a valle per godere della compagnia dei contadini dei borghi. Esse insegnano alle fanciulle le arti casalinghe ma a volte fanno anche qualche dispetto, annodando le criniere dei cavalli. Sono sagge, come Sibilla, ma anche birichine e piene di voglia di giocare.

Cosa c’entrano queste fate con le fate della mitologia celtica, quelle che ritroviamo anche nei racconti di J.M.Barrie, il narratore delle avventure di Peter Pan? Forse niente, forse tutto, ed ecco perchè.



Il Sìdh celtico

L’Oltremondo, per le popolazioni celtiche, è forse qualcosa che non puoi comprendere fino in fondo. Per la nostra cultura, intrisa di dottrina cristiana, la vita dopo la morte implica una punizione o una ricompensa, quindi prevede la discesa agli Inferi o l’ascesa al Paradiso. Alla meno peggio potremmo finire in Purgatorio, una sorta di limbo dove trascorrere un non meglio definito periodo di espiazione.

Per il popolo celtico le cose stavano ben diversamente: dopo la morte c’era una terra meravigliosa che aspettava tutti, dove semplicemente non esistevano le cose che assillano la vita dei mortali, vale a dire la malattia e la morte stessa. Questo luogo a volte era immaginato come un mondo sotterraneo, più spesso come un’isola oltre le nebbie chiamata “Avalon”. Il termine però che in generale era usato per indicare questa terra situata oltre il visibile era “Sìdh“, che vuol dire sia “pace” che “tumulo fatato”.

Il Sìdh dunque era per eccellenza abitato da creature magiche, i Tuatha Dè Dannan. Con questo termine si indicano i grandi eroi e le divinità più importanti le quali, dopo che il loro culto era declinato ed era stato dimenticato dagli uomini, avevano preferito ritirarsi e, per così dire, “rimpicciolirsi”. Così nasce il “piccolo popolo”.



Il Piccolo Popolo

La vasta schiera di creature fatate che popola il folklore anglosassone (fate, gnomi, folletti, elfi) quindi è costituita da coloro che un tempo erano dei e che hanno deciso, volontariamente, di trasferirsi in un altro mondo, un mondo invisibile ma non per questo meno reale di quello degli Uomini, al fine di poter conservare i propri poteri e poter quindi continuare a cooperare con le forze della natura.

Gli dei celtici infatti non erano “personificazioni” degli eventi naturali, come invece accadeva per gli dei greco-romani: erano entità distinte che però facevano parte del flusso delle cose e quindi contribuivano al loro corretto svolgimento. Per questo anche le creature magiche del piccolo popolo traggono il loro potere dalla natura, e dal fatto che lavorano in armonia con essa.

Le fate con i piedi di capra

L’analogia con le fate sibilline salta all’occhio: anche se le fate della regina Sibilla hanno piedi di capra e non hanno ali, anzi, con il loro passo pesante segnano i sentieri montani, il loro potere è lo stesso delle eteree fate del Sìdh. Esse conoscono e amano la natura, proteggono le creature naturali, vivono in armonia con il soffio del vento, il sorgere e il tramontare del Sole, i cicli lunari. Vivono in una grotta, e spesso è una grotta la porta d’ingresso al Sìdh.

Deve però restare chiaro un concetto: il Sìdh, Avalon, la Grotta di Sibilla, non sono luoghi irreali, non sono il Regno delle Anime. Sono luoghi tangibili che fanno parte di un Universo in cui Visibile e Invisibile convivono, e non potrebbe essere altrimenti, poiché il Tutto deve sempre essere formato da due metà diverse.



Tu credi nelle fate?

I pastori scozzesi non si sognerebbero mai di mettere in dubbio l’esistenza del piccolo popolo: sanno bene quanto i suoi componenti possano essere vendicativi nei confronti degli scettici. Questo perché sono dotati della seconda vista che permettere di scorgere l’Invisibile. Per chi vive nelle grandi città di cemento e di acciaio credere è diventato decisamente più difficile, ma questo non è un buon motivo per perdere la fede.

Nel 1922 sir Arthur Conan Doyle, che forse conosci nella veste di scrittore delle indagini di Sherlock Holmes, pubblicò un libro intitolatoThe coming of the Fairies (“Il ritorno delle fate”) in cui applicava il celebre metodo deduttivo del suo investigatore per provare, senza ombra di dubbio, che le fate esistono. Ma davvero servono prove? Non basta osservare il mondo in una limpida giornata di Sole?

Oltre ciò che lo sguardo vede c’è quello che il cuore sente. E se ascolti bene, e cerchi di ritrovare nel tuo stesso respiro il movimento delle maree, capirai che un tempo c’erano dei che camminavano sulla Terra con gli uomini e che li aiutavano a fare in modo che tutto scorresse come doveva. Quegli dei un giorno furono cacciati, ma anziché andarsene e abbandonarci hanno preferito diventare entità discrete.

Essendo dei, che sanno benissimo di esistere, non hanno bisogno che qualcuno confermi la loro esistenza: per questo non ci impongono la loro presenza. Ma se guardi tra le foglie di un cespuglio, se osservi di notte tra le fronde degli alberi, scoprirai piccole luci remote come stelle. Allora puoi decidere se pensare che non sono altro che insetti, o se spalancare le porte del Sìdh.

Se lasciassimo che le fate tornassero davvero, come scriveva sir Arthur Conan Doyle, se permettessimo alla vita di stupirci e facessimo pace con il mondo in cui viviamo, le nostre esistenze sarebbero più ricche e appaganti e infine potremmo percorrere la strada che conduce alla Felicità.

“Il giorno che uccideremo Babbo Natale con le statistiche, avremo fatto cadere il nostro mondo glorioso in una profonda oscurità” – The South Wales Argus in difesa di sir Arthur Conan Doyle