Categorie
Astrologia

Il Solstizio d’Estate, miti e leggende sul giorno più lungo dell’anno

Ogni anno, tra il 20 e il 22 di Giugno, nell’Emisfero Settentrionale si verifica un evento astronomico noto come “Solstizio d’Estate”. Nell’Emisfero Meridionale, di contro, si ha il Solstizio Invernale. Si tratta di uno dei quattro momenti dell’anno, assieme ai due Equinozi (di Primavera e Autunno) in cui le stagioni cambiano. Nello specifico, a Giugno si assiste all’ingresso dell’Estate. Il giorno del Solstizio è anche quello più lungo, ovvero quello in cui possiamo godere del maggior numero di ore di luce, mentre la notte è più breve. Anticamente i Solstizi erano momenti molto importanti, ricordati e celebrati. Ma per quale motivo?

Quando il mondo era buio

Fonte: bigthink.com

Forse noi facciamo un po’ fatica a capire il perché dell’estrema importanza che i popoli antichi davano al Solstizio d’Estate. Noi ne siamo entusiasti soprattutto perché l’arrivo della bella stagione corrisponde anche all’avvicinarsi del periodo delle ferie. Non riusciamo ad immaginare un tempo in cui l’energia elettrica non esisteva, e avere qualche ora di luce in più al giorno faceva davvero la differenza. E fatichiamo anche a ricordare i ritmi di un tempo in cui la vita dell’uomo era legata ai momenti della semina e del raccolto, ai cicli dell’agricoltura.

La maggior parte delle tradizioni legate al Solstizio sono quindi legate anche ad una vita pastorale e agricola, ma non solo. Sarebbe riduttivo dire che questo momento dell’anno serviva solo per pensare ai raccolti: non si spiegherebbe altrimenti la costruzione di monumenti che servono letteralmente a segnare questo momento, come degli enormi orologi solari. Basta fare un esempio per tutti: Stonehenge.

Quindi, il Solstizio d’Estate era anche un momento magico, mistico, e persino un po’ misterioso. Si credeva che fosse il momento in cui le porte tra i mondi si potessero aprire, un po’ come accade in altre date considerate di capitale importanza nel corso dell’anno (per esempio, Halloween). Spiriti fatati e creature non umane potevano entrare in contatto con i terrestri, e questo era da una parte da temere, e per altri versi da auspicare. Il magico e il misterioso erano parte della vita quotidiana, un tempo, molto più di quanto non lo siano oggi.

Tradizioni del Solstizio d’Estate

Fonte: Lonely Planet

Sono tante le tradizioni che le popolazioni pagane coltivavano relativamente al giorno del Solstizio d’Estate. Se pensiamo ai popoli mediterranei, per i Greci il cambiamento delle stagioni astronomiche si legava al mito di Persefone. Persefone, figlia della dea delle messi Demetra, era stata rapida da Ade e costretta a diventare sua sposa. Ade però era il sovrano dell’Oltretomba, un regno fatto di buio e oscurità. Sua madre non sapeva darsi pace di aver perso sua figlia, soprattutto non sopportava l’idea che non potesse vedere più la luce del sole. Così ottenne che la fanciulla potesse trascorrere del tempo sia con suo marito che con sua madre. Il tempo invernale è quindi quello della morte nel sottosuolo, mentre Primavera e Estate sono i momenti in cui la fanciulla torna a far rifiorire la terra.

Per i Romani il Solstizio era preceduto dalle celebrazioni in onore della dea Vesta, custode del fuoco sacro, ma esistevano anche rituali più antichi, di tradizione etrusca. Ad esempio si racconta di come uno dei primi leggendari re di Roma, Servio Tullio, abbia istituito la festa della dea Fortuna proprio nello stesso giorno del Solstizio estivo. Le popolazioni nordiche, come i Celti, erano solite accendere grandi falò. Molti di questi rituali pagani sono poi stati mutuati, come spesso accade, dalla cristianità.

Uno dei riti più legati ad un retaggio pagano è quello dell’erba di San Giovanni. La Chiesa infatti sovrappose ai festeggiamenti per il Solstizio quelli in memoria del santo martire Giovanni Battista, di cui il 24 giugno ricorre la data della natività. Era uso comune nelle campagne raccogliere delle erbe, metterle a macerare in acqua per tutta la notte del 23, per poi bagnarcisi il mattino seguente. Quest’acqua ha effetti taumaturgici, protettivi e benefici. Tra le erbe che si usavano per prepararla non mancava mai l’iperico, detto anche “erba di San Giovanni”, creduta capace di scacciare i diavoli.

Luoghi antichi legati al Solstizio d’Estate

Fonte: www.researchgate.net

Fin qui, potremmo pensare che la data dell’ingresso dell’Estate sia stata usata per dare vita a tradizioni folkloristiche molto pittoresche, che di certo hanno caratterizzato la vita dei popoli antichi, ma che oggi non hanno più motivo di esistere. Ma c’è un altro aspetto del Solstizio d’Estate di cui parlare e che ci lascia un po’ stupiti. Gli antichi non solo lo festeggiavano con manifestazioni legate al patrimonio immateriale. Ci hanno lasciato beni materiali che lo celebrano, ancora oggi, e forse lo faranno per sempre. Beni decisamente molto materiali: edifici imponenti, spesso megalitici, che hanno resistito all’avvicendarsi delle stagioni per secoli interi, anche millenni.

La Sfinge, il celebre monumento che si trova nella piana di Giza e che ha corpo di leone e volto umano, sembra essere stata posizionata in modo da segnare, come un enorme calendario in pietra, Equinozi e Solstizi. Al Solstizio d’Estate, il sole tramonta esattamente sulla sua testa, tra le piramidi di Cheope e di Chefren. Davvero lascia sbalorditi pensare ai calcoli precisi che gli ingegneri dovettero fare per ottenere un simile risultato. La cosa ancora più stupefacente è che non furono i soli a darsi tanto disturbo.

Nessuno, ancora oggi, sa con certezza a cosa servisse il cerchio di pietre di Stonehenge, che si trova in Inghilterra. Quel che è certo è che una delle pietre del sito, la cosiddetta Heel Stone, è allineata in modo tale che all’alba del Solstizio d’Estate il primo raggio di sole la tocchi. Ogni anno centinaia e migliaia di appassionati si danno appuntamento per assistere a questo spettacolo che si ripete, sempre immutato.

Siti che celebrano il sole al Solstizio d’Estate

Fonte: Pinterest

Questi non sono che i due esempi più eclatanti, e anche i più famosi. Ma siti antichi che tengono conto del punto in cui il sole sorge o tramonta nei quattro momenti topici dell’anno sono numerosissimi. Possiamo citare ancora Glastonbury Tor, di nuovo in Inghilterra, luogo che alcuni studiosi hanno identificato con la mitica Avalon di Re Artù. Qui si trova una torre presso la quale, così come a Stonehenge, molti pellegrini si riuniscono per salutare il primo raggio di sole del Solstizio d’Estate

Dobbiamo poi citare uno dei più famosi siti archeologici Maya, Chichen Itza, che si trova in Messico. La grande piramide che si trova nel parco è perfettamente allineata con il Solstizio d’Estate, in un modo molto suggestivo. In questa particolare data, il sole getta la sua luce in modo tale da dividere l’edificio perfettamente in due. All’Equinozio di Primavera, l’effetto è ancora più suggestivo: le ombre dei gradini disegnano un lungo serpente che scende dalla sommità dell’edificio. Il riferimento è al dio serpente piumato, Kukulcan, il cui ritorno era atteso proprio sotto le spoglie di un serpente.

A Malta, il tempio di Mnajdra, antico di oltre 5000 anni, ha l’ingresso dell’edificio centrale allineato con il sole del giorno del Solstizio. Un po’ la stessa cosa che accade in Egitto, nel tempio di Amon-Ra a Karnak, il cui sacello interno si illumina solo ai raggi del sole solstiziale. E potremmo proseguire ancora a lungo, spaziando dal Perù, agli Stati Uniti, fino a Petra, in Giordania.

Il Solstizio d’Estate: una ricorrenza misteriosa

Fonte: Irish Mirror, Solstizio a Glastonbury Tor

Possiamo dare molte spiegazioni logiche e razionali per definire l’importanza che, da sempre, il Solstizio d’Estate ha per il genere umano. Ma abbiamo sempre la sensazione che qualcosa ci sfugga, qualcosa di invisibile e impalpabile ma che sentiamo sotto pelle, nelle viscere, nella parte più tribale e primordiale di noi. Il Solstizio d’Estate, questo ci sembra l’unico elemento che è emerso con chiarezza, è molto più che un semplice momento astronomico nel corso della rivoluzione terrestre. In qualche maniera, ha a che fare con quello che conta davvero per il genere umano, con qualcosa che ha a che vedere con la vita stessa, e il suo perpetuarsi.

O forse nell’energia del primo sole dell’Estate c’è un potere che continuiamo a celebrare, ma non rammentiamo più? Costruire edifici orientati secondo i primi raggi del sole del Solstizio aveva solo scopo rituale? Ha senso pensare che si facessero tanti sforzi per motivi religiosi o superstiziosi? Le risposte ci sfuggono e forse non ha senso cercarle. Ha molto più senso cercare noi stessi un luogo in cui ammirare il miracolo che si ripete, l’affacciarsi della prima luce del giorno più lungo, che sia in grado di scacciare le ombre e le paure della notte.

Fonti:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Exit mobile version