Crescentis, la città di 12.000 anni sotto l’acqua al largo della Louisiana

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Sembra che al giorno d’oggi tutto sia stato scoperto, tutto sia stato ormai portato alla luce del sole. Giusto? Sbagliato, anzi, sbagliatissimo. I satelliti possono anche mostrarci immagini straordinarie dallo spazio profondo, ma ci sono abissi che ancora restano inesploarti, e sono i fondali marini e oceanici. Il nostro pianeta è ricoperto per la maggior parte da acqua, e nei luoghi più profondi nessuno è mai arrivato. Qualcuno, però, non ha perso la voglia di cercare: parliamo oggi di George Gelè, ex architetto, archeologo dilettante, che nel marzo 2022 ha rilasciato alcune interviste sostenendo di aver scoperto una città al largo dello stato della Louisiana. L’ha chiamata Crescentis, e dopo una vita spesa ad indagarne i segreti spera solo che qualcuno voglia raccogliere il suo testimone.

Una vita per Crescentis

George Gelè
Fonte: www.wwltv.com

Prima di liquidare tutta la faccenda come l’ennesima trovata del visionario di turno, parliamo un po’ di George Gelè, un distinto signore che ha passato la settantina e che ha esercitato in passato la professione di architetto. Tutto ebbe inizio nel 1974. Gelè venne a sapere di alcune anomalie che si verificavano nel Golfo del Messico, al largo delle coste della Louisiana. Là, sul fondo dell’acqua, c’erano dei massi di granito, la cui presenza non era facile da spiegare. Il granito, infatti, non si trova in Louisiana. A questo si aggiungevano i racconti dei pescatori locali.

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Questi sostenevano che, arrivando ad un certo punto del mare, i loro strumenti di bordo iniziavano ad impazzire, e le bussole non segnavano più il nord. Insomma, si registravano fenomeni strani proprio come nel triangolo delle Bermuda. Gelè si incuriosì e iniziò a promuovere, con i suoi soldi, una serie di spedizioni subacquee che si sono susseguite fino ai giorni nostri. Alla fine il conto arriva a più di 40, ed hanno portato ad alcune scoperte sicuramente interessanti.

Gelè ha trovato grossi blocchi di granito, di varie dimensioni. Alcuni di quelli che ha riportato a galla hanno inequivocabile fattura umana. Ma, visto che il granito non è una pietra della zona, è fuori discussione che quei blocchi siano statti messi lì da qualcuno. Anche i pescatori di gamberi, per decenni, hanno tirato su nelle loro reti tali blocchi. L’ex architetto ha anche mappato la zona, con sonar e scandagli, giungendo ad alcune conclusioni, dapprima timide e poi sempre più audaci.

C’era una volta Crescentis

blocchi di granito di Crescentis
Fonte: www.wwltv.com

In un’intervista che risale al 2011, Gelè appariva molto possibilista. Diceva di aver trovato il granito, di averne trovato una notevole quantità ammucchiata accanto alle isole Chandeleur, che sono disabitate e si trovano davanti alla costa di New Orleans, a circa 80 chilometri. La quantità di granito rinvenuta era notevole: il mucchio arrivava ad oltre 4 metri di altezza. Il lato maggiore misurava oltre 200 metri, e quello minore circa 60. Le ipotesi che all’epoca avanzava l’archeologo dilettante erano svariate, e restano ancora tutte sul piatto.

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La prima dice che quel granito venisse scaricato come materiale di zavorra dalle navi in avvicinamento, per sgravare il loro peso. Oppure quel sito poteva essere stato usato come discarica per materiali da costruzione non più utili. Ancora, poteva trattarsi dei resti di una barriera subacquea la cui erezione non era mai stata ultimata. L’ultima ipotesi, la più folle, prevedeva che quei resti potessero risalire a 12.000 anni prima, quando le isole Chandeleur non erano isole ma facevano parte delle terre emerse.

Già all’epoca, però, era chiara quale fosse la posizione di Gelè, che al contempo diceva di rimettersi all’opinioni degli archeologi professionisti. Il suo interesse per quel sito sottomarino era nato anche prima del 1974, già negli anni Sessanta, quando aveva iniziato ad appassionarsi alle antiche civiltà. Si era detto: se abbiamo prove dell’esistenza di antiche civiltà in Messico, perché non anche in Louisiana? Se gli altri studiosi liquidarono rapidamente la faccenda, lui non lo fece.

Alla ricerca di Crescentis

sito della piramide di Crescentis
Fonte: Google Earth

Le immersioni si susseguirono alle immersioni. Gelè ha continuato ad esplorare il sito in cui si ammucchiano grossi blocchi di granito, e in cui le navi perdono la bussola. Nel marzo del 2022 ha infine rilasciato un’altra intervista, in cui abbandona ogni timidezza e dichiara in modo deciso e convinto quanto crede di aver scoperto. Quei blocchi non sono solo ammucchiati: non sono zavorra buttata dalle navi né resti di altro tipo. Risalgono davvero a 12.000 anni fa e sono quello che resta di una grande piramide non dissimile da quelle che troviamo a Giza, in Egitto. Gelè ha chiamato il sito Crescentis, e a suo parere là sotto ci sono molti edifici nascosti sotto la sabbia e il limo. La piramide è la parte centrale, e sarebbe da questa costruzione che deriverebbero le anomalie elettromagnetiche che causano problemi ai naviganti.

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Il suo studio è pieno di mappe, di scandagli, di tutti i documenti che ha ricavato dalle sue immersioni. Ha mostrato anche alcuni dei blocchi riportati in superficie. Secondo lui, è chiaro che sono resti di costruzioni, tanto che si vede addirittura una grondaia. Costruzioni erette prima che il livello dell’acqua salisse drasticamente, alla fine dell’ultima Era Glaciale. Erette probabilmente da una civiltà più antica di quelle di Maya, Inca e Aztechi che proliferarono nei territori limitrofi.

Gelè dice che con gli strumenti moderni non dovrebbe essere difficile provare le sue deduzioni. Lui si è autofinanziato in tutti questi anni, ben 50 anni di immersioni, esplorazioni e studi. Adesso chiede aiuto alle autorità e anche alla gente comune tramite donazioni. George Gelè afferma semplicemente “voglio solo la verità.” Ma le autorità non hanno interesse a proseguire quella ricerca che lo ha impegnato praticamente per l’intero arco della sua vita.

Tutte fantasie, o ci potrebbe essere qualcosa di vero?

blocchi di granito
Fonte: The Sun

Già negli anni Ottanta uno studio promosso da Texas A&M ha concluso che il granito rinvenuto sotto le acque della baia di New Orleans non è altro che il materiale di risulta scaricato dalle navi spagnole e francesi prima di avvicinarsi alle secche e a fondali più bassi. Secondo invece il professore di archeologia Rob Mann non c’è alcunché di misterioso in quegli scarti di pietra, visto che negli anni Quaranta si iniziò a costruire una barriera corallina artificiale, ma senza successo. Secondo Mann non servono altre missioni subacquee, basta cercare negli archivi per trovare quella verità invocata da Gelè.

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In altre parole, non c’è nessuno che abbia interesse o voglia nel proseguire il lavoro dell’ex architetto, che dalla sua parte sembra avere solo i pescatori di gamberi. Intervistato dall’emittente WWL TV, Ricky Robin, pescatore, ha detto che sono anni che lui e i suoi colleghi si trovano a combattere contro le anomalie elettromagnetiche quando si trovano a navigare nei pressi della piramide subacquea di Crescentis. Secondo lui, che ha accompagnato diverse volte Gelè nelle sue spedizioni, anche le pietre pescate a volte vengono dalla piramide, dalla punta, per l’esattezza.

La piramide, secondo i calcoli di Gelè, dovrebbe essere alta poco meno di 90 metri. Quello che sostiene è che si tratti di una costruzione umana, non solo di un mucchio di pietre messe lì a casaccio.

Tutto quello che so è che qualcuno, 12.000 anni fa, ha costruito una città qui, a Chandeleur. Non so se viaggiavano a bordo di UFO, quello che so per certo è che hanno lasciato un mucchio di pietre in granito, e che sono tutte là fuori.

Quelle pietre, però, sono sepolte sotto quasi 100 metri di sabbia, limo, detriti, e riportarle alla luce non è impresa da poco. Gelè, sul suo sito ufficiale, promuove una raccolta fondi per Crescentis, perché è convinto che la verità è là fuori e a settant’anni suonati non ha perso la voglia di cercarla. Per i più, è solo un vecchietto un po’ svitato. Però quei massi di granito sono davvero dove dice che siano, e non dovrebbero semplicemente essere lì.

La strada per Crescentis porta ad Atlantide?

piramide di crescentis
Fonte: wwltv

Ancora una volta ci troviamo di fronte a costruzioni sommerse, così come altre ne abbiamo trovate in altri luoghi del mondo: Yonaguni, tanto per citarne una. Ancora una volta, il mondo accademico si rifiuta di vedere, anche solo di prendere in considerazione che si possa davvero trattare dei resti di civiltà antichissime. Questo semplicemente perché per la storia ufficiale 12.000 anni fa non esistevano ancora civiltà evolute.

Ma forse una è esistita. Platone l’ha chiamata Atlantide e in tanti l’hanno cercata nel corso dei secoli. Poiché risale a tanti, tanti secoli or sono, a millenni addirittura, trovare testimonianze della sua effettiva esistenza non è facile. Però abbiamo trovato indizi, un mucchio di indizi: e se due indizi fanno un sospetto, tre e più fanno qualcosa che si avvicina pericolosamente alla verità. La verità che George Gelè cerca da quasi cinquant’anni.

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Crescentis potrebbe essere una propaggine di Atlantide, una delle sua colonie, una delle sue città. Nessuno è curioso di andare a vedere, di saperne qualcosa in più. Certo, in un mondo in cui ci sono tante necessità, spendere soldi per andare alla ricerca di una città perduta sepolta ad ettolitri d’acqua potrebbe sembrare una follia. Ma a volte viene da pensare che potrebbero essere gli unici soldi davvero ben spesi, per recuperare un passato che avrebbe il potere di riscrivere il presente e cambiare il futuro.

Fonti:

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