Il Museo delle Streghe di Peio: una collezione unica

Che cos’è per davvero la magia? Sappiamo che ci sono state in passato persone in grado di padroneggiarla, attraverso riti, incantesimi e formule magiche. Oggi, per noi, la magia è poco più che un gioco di prestigio, un trucco per ingannare i gonzi. Ciononostante, la parola “strega” ancora oggi evoca pensieri orribili, patti col diavolo e oscuri antri tenebrosi. Ma chi erano davvero le streghe? Lo spiega molto bene un piccolo museo del trentino: il Museo delle Streghe. Nome semplice e lapidario, che ci fa subito capire che cosa contiene. Si trova a Peio e diciamo che è piccolo per estensione, ma contiene molti reperti e tante storie interessanti. Preparati a ricevere un bel po’ di sorprese: scoprirai che streghe e magia sono molto diversi da come li hai sempre immaginati.

Il Museo delle Streghe di Peio

Museo delle Streghe di Peio
Fonte: Facebook/museodellestreghepejo

Peio è una graziosa località del Trentino, che spesso trovi scritta in un altro modo (Pejo). Qui si trova il Museo delle Streghe, inaugurato nel 2019 per la volontà di un grande appassionato della materia, Vittorio Pirri. Il Museo è il più piccolo del Trentino, visto che si estende per soli 35 metri quadrati, ma è praticamente unico nel suo genere, visto che di musei che trattino della medesima tematica ce ne sono solo altri sei in tutta Europa. Non è nemmeno facile da trovare (come è giusto che sia, d’altro canto!) visto che si trova in un cortile interno che Google Maps non sa segnalare direttamente.

Insomma, la visita al Museo delle Streghe va conquistata e non ci si può affidare a qualche aggeggio tecnologico moderno per trovare questo luogo davvero incantato. Il museo è interamente rivestito da teche di legno, quadri e armadi. Tutto è ricolmo di foto e oggetti: non immaginate uno di quei musei moderni pieni solo di schermi al plasma e grandi tableau pieni di foto patinate. Questo è un vero museo: ovvero, ricco di reperti accuratamente catalogati. Molti di essi provengono dal territorio, altri invece da ogni altro angolo del globo. La magia è universale.

In un bel video girato dal gruppo Ethereal si possono ammirare alcuni dei reperti più interessanti del museo, illustrati proprio da Vittorio Pirri che si dimostra un grande conoscitore della materia. Ecco quindi che possiamo addentrarci nel vivo della questione: chi erano davvero le streghe? Togliamoci subito dalla testa il fosco dipinto che ne ha fatto la Chiesa cattolica. Non erano affatto adoratrici del demonio, almeno non in molte tradizioni, tra le quali quella italiana, dove la loro vera natura affonda in un insieme di tradizioni e credenze che sono state accuratamente studiate dal punto di vista etnografico.

Le streghe, donne sagge

Strega
Fonte: Facebook/museodellestreghepejo

Come spiega bene il curatore del Museo delle Streghe di Peio, le streghe erano prima di tutto donne sagge, che avevano una profonda conoscenza dell’uomo e dell’equilibrio naturale che governa ogni cosa. Esse appartengono ancora ad un retaggio pagano e primigenio, dove alcune credenze permettevano di dominare gli aspetti più nascosti e anche terribili dell’esistenza umana. Pensiamo, ad esempio, alla morte: la morte per noi uomini moderni è qualcosa di spaventoso. Anche chi ha fede e crede in un aldilà, cerca però di rimuovere il pensiero della morte. Le streghe, invece, vivevano a cavallo di due mondi, quello dei vivi e quello dei morti. Non solo le streghe: i nostri antenati non temevano la morte, anzi, la accoglievano in casa.

Vi era ad esempio l’uso di tenere in casa i crani dei defunti, cosa che a noi potrebbe sembrare un po’ macabra. In realtà, era solo un modo per avere sempre accanto le persone amate. Quei teschi venivano anche decorati in modo fantasioso, spesso usando i fuori. La Chiesa però vietò tale pratica, e la gente sostituì i crani veri con crani di cera. Spesso, a quella cera si univano frammenti ossei: un reperto del genere è esposto al Museo delle Streghe di Peio. Si capisce allora come le streghe non fossero altro che espressione di un credo popolare, diffuso tra le persone, che si componeva di tanti piccoli rituali.

Una cosa importante, che Vittorio Pirri ribadisce con chiarezza, è sapere che la magia e la quotidianità non erano disgiunte. Ogni oggetto magico era anche un oggetto di uso pratico. Ad esempio, all’ingresso delle case c’era una soia con una coppella, ovvero una sorta di concavità in cui venivano messi dei granelli di sale. Il sale serviva a tenere impegnata la strega venuta a lanciare il malocchio: essa infatti doveva contare tutti i grani, ma non ci riusciva prima del sorgere del sole. Quel sale poi veniva mangiato dagli animali da allevamento, come le capre.

Reperti da tutto il mondo

Museo delle Streghe
Fonte: Facebook/museodellestreghepejo

Quello che potrebbe stupire maggiormente, entrando nel Museo delle Streghe di Peio, è che in un piccolo museo di provincia si trovino reperti provenienti anche da molto lontano, persino dall’Africa e dal Tibet. Si trovano figure in legno, simulacro dei demoni a cui fare offerte e chiedere favori; maschere dipinte, pugnali e ogni sorta di amuleto. Questo dimostra che la magia non è qualcosa che possa confinarsi ad un’unica tradizione o ad un unico territorio, ma che è davvero “patrimonio dell’umanità”.

L’etnografia delle streghe è mondiale, non si confina al Trentino o a Peio ma valica i confini regionale e persino quelli nazionali. La storia delle streghe parla di saggezza antica, di modi per tenere a bada l’oscurità in un mondo dominato dal buio. Purtroppo, la storia delle streghe ha pagine davvero tristi, come ricorda lo stesso percorso museale che si chiude con il ricordo delle donne che vennero condannate per il loro modo di essere, che ad un certo punto non venne più visto di buon occhio. Eppure, quelle streghe avevano aiutato tanti bambini a guarire, tanti innamorati a trovarsi, avevano aiutato tante persone nelle piccole e grandi incombenze quotidiane.

La caccia alle streghe ebbe inizio per oscurantismo e per ignoranza. C’è chi credeva che la croce rovesciata fosse un simbolo satanico, e che per questo le streghe adorassero il diavolo. In realtà, come detto, le streghe erano coloro che tenevano aperta la porta con il mondo dei morti, dove tutto è rovesciato, come in uno specchio. La croce rovesciata non era un modo per dileggiare Dio, ma per consentirne la visione anche a chi non era più.

Il passaggio del testimone… ops… del mestolo (o del cucchiaino!)

Il cucchiaino delle Streghe
Fonte: YouTube

Una curiosità molto interessante raccontata da Vittorio Pirri riguarda il “passaggio delle consegne” operato dalle streghe quando sentivano che il loro percorso era ormai prossimo a concludersi. La loro conoscenza non era scritta: era orale e soprattutto empirica. Così, per scegliere colei che ritenevano essere degna di ereditare le cose apprese nel corso di un’esistenza stregonesca, passavano il loro mestolo o il loro cucchiaino alla strega in erba. Questo perché il mestolo, o il cucchiaino, erano l’unità di misura usata per realizzare le “pozioni”. Proprio come le nostre nonne erano solite tramandare le ricette senza usare i grammi, unità di misura che sarebbe diventata comune solo ai giorni nostri grazie alla diffusione dell’utilizzo delle bilance.

Se però la strega non trovava nessuna che ritenesse degna, faceva in modo che il suo sistema diventasse inutilizzabile. Così, danneggiava il cucchiaino o il mestolo in modo tale che nessuno potesse usarli più. Nel Museo delle Streghe di Peio ci sono alcune testimonianze di tale usanza. In qualche modo è come se ci volessero dire: l’epoca delle streghe è finita, non c’è più posto per la magia in un mondo che crede solo a ciò che si può vedere e toccare. Il mondo invisibile sembra relegato alle teche di un piccolo, coraggioso museo.

Ma è davvero così? Ci sentiamo di dire di no. Se qualcuno ha impiegato tanto tempo e risorse ed energie per costruire un Museo delle Streghe, non è solo per farne uno sterile simulacro. Il tentativo è invece quello di recuperare tradizioni e credenze passate, abbandonate, a volte persino infangate dalla storia successiva, ma che appartengono ad ognuno di noi in modo viscerale e misterioso. Lo potrà testimoniare chiunque visiterà questo piccolo, magico museo: avrete la strana sensazione di aver già visto quegli oggetti, forse di averli usati. E non è escluso che sia davvero così.

A seguire, ti alleghiamo il video con l’interessante intervista a Vittorio Pirri eseguita dal gruppo Ethereal Paranormal Research

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