Un manuale di magia e astrologia: il Picatrix

Tra i molti testi curiosi e misteriosi del passato, ce n’è uno che è ben noto a tutti quelli che praticano l’astrologia. Si intitola Picatrix e la sua notorietà va di pari passo con il mistero che ne avvolge la redazione. Anche se possiamo ricostruire le fasi che hanno condotto alla sua diffusione, il Picatrix è anche un manuale di cui non si conosce davvero l’autore. I suoi contenuti, che possono apparire organizzati in modo un po’ confusionario ad un uomo moderno, ci offrono tanti spunti per guardare al mondo, e all’Universo, con occhi diversi. Scopriamo tutti i segreti del Picatrix.

Le varie edizioni del Picatrix

libro antico magia
Fonte: fasrsap302.weebly.com

Sembra che l’edizione originale del Picatrix, che non aveva questo titolo, sia in lingua araba. Dovrebbe risalire al X secolo dopo Cristo, e si chiamava Ghayat al-Hakim, che possiamo tradurre come “l’obiettivo dell’uomo saggio”. L’intento di fondo dell’opera era dunque quello di fornire un prontuario per chi volesse perseguire uno scopo molto ambizioso: raggiungere la saggezza. Ecco perché il contenuto del libro (anzi, per meglio dire, dei libri) non è solo relativo alla magia, agli incantesimi e all’astrologia, ma anche alla filosofia. Secondo molti commentatori, il Picatrix sarebbe la base delle successive teorie rinascimentali.

Quest’opera fu infatti un tomo che rivestì un’importanza fondamentale nella formazione, ad esempio, di Marsilio Ficino, e probabilmente fu anche tra le letture preferite di Giordano Bruno. Questi ultimi lo lessero non in arabo ma in latino. La traduzione fu commissionata e voluta da re Alfonso X di Castiglia, detto non a caso “il Saggio”. Il sovrano fece tradurre il manuale anche in spagnolo, e da quel momento (siamo intorno alla metà del XIII secolo) esso ebbe ancora maggiore diffusione.

La denominazione con cui il testo è conosciuto oggi è latina, ma non si sa bene che cosa stia ad indicare. Secondo la teoria più diffusa e accreditata, dovrebbe essere una storpiatura di un nome molto volte citato nell’opera, Buqratis. Forse il re Alfonso diede eccessivo rilievo a questo nome, che di fatto non compare che a metà del testo, finendo per credere fosse quello dell’autore. In realtà, a scrivere il Picatrix potrebbe essere stato Maslama ibn Ahmad al-Majriti, matematico andaluso (l’opera venne redatta originariamente in Andalusia, regione a sud della Spagna). L’attribuzione, però, è tutt’altro che certa.

I contenuti del Picatrix

Picatrix in arabo
Fonte: Twitter

Il volume è diviso in quattro Libri, ognuno dei quali si compone di svariati capitoli. Come abbiamo anticipato, per un lettore moderno è molto difficile seguire l’andamento del discorso, in quanto manca un filo logico che renda la lettura consequenziale. Tanto è confusa la narrazione che qualcuno ha ipotizzato che il testo non sia altro che l’insieme degli appunti presi da scolari alle lezioni di uno o più maestri. La suddivisione dei libri può però dare un’idea dei contenuti generali dell’opera, che vertono tutti sulla magia, l’alchimia e le scienze esoteriche.

Nel Libro Primo si parla dei cieli, e degli effetti che provocano con le immagini create sotto di essi. Per “immagini” si intendono simulacri che poi diventano talismani del potere. Nel Libro Secondo si approfondisce il discorso sui cieli, parlando delle traiettorie che descrivono, delle loro sfere e del loro effetto su questa terra. Se ne deduce che quindi è questo il libro dedicato all’astrologia. Ancora di astrologia parla il Libro Terzo, che descrive i pianeti e il modo in cui si può parlare con i loro “spiriti”. In questo libro si introduce anche la tematica della magia, che in realtà non è mai scissa del tutto da quella dell’astrologia.

Nel Quarto Libro, infine, si entra nel vivo delle evocazioni e si spiega in che modo è possibile chiamare gli spiriti con suffumigi e altri espedienti. Bisogna infatti precisare che il Picatrix è conosciuto soprattutto per i suoi contenuti scabrosi. In esso ci sono ricette per preparati magici che spesso usano ingredienti abbastanza raccapriccianti, come sangue di animali o pezzi di cervello. Si illustrano formule e preparati che possono servire a diversi scopi, dal far innamorare qualcuno fino a propiziare un buon raccolto dei campi.

La filosofia del Picatrix

libro Picatrix
Fonte: Twitter

Quest’opera si può intendere come la summa di conoscenze pregresse, e la sua importanza storica e filologica consta proprio del fatto che ci permette di recuperare nozioni che altrimenti avremmo perduto. Con molta probabilità, infatti, i contenuti del tomo erano in precedenza trasmessi per via orale, come sovente accadeva in passato. Si può però presumere che la trascrizione sia stata molto fedele, in quanto le conoscenze esoteriche si tramandavano come filastrocca, dove un errore veniva subito riconosciuto e rettificato.

Il materiale contenuto nel Picatrix dunque riassume tutte le credenze nel campo dell’astrologia, nel quale gli arabi erano maestri, e della magia pratica e teorica. Infatti, ad un certo punto, vi è un elenco illustrato e ben descritto di immagini e figure che possono servire per invocare l’ausilio dei pianeti e dei cieli. Si può dire che questo manuale sia servito come base per tutti coloro che, anche nei secoli successivi, si sono interessati di occultismo, magia e alchimia. Questo è anche uno dei motivi per cui il libro, ad un certo punto, è stato visto di cattivo occhio.

I contenuti del Picatrix però non sono né buoni né malvagi. Gli incantesimi di cui dà conto possono servire tanto a far accadere cose positive, che invece a fare del male alle persone. Più che altro, esprimono una visione del mondo assai difficile da comprendere per noi uomini contemporanei, ma che fu molto importante per gli uomini dell’epoca e che, come anticipato, costituì le basi del Rinascimento. Infatti, il volume si ispira all’idea che tutto costituisca un unicum: che cielo e terra, uomini e animali, vegetali e persino sostanze inanimate, possano influenzarsi vicendevolmente.

Il significato culturale del Picatrix

illustrazioni Picatrix
Fonte: www.researchgate.net

Stando a quanto ha detto uno dei principali studiosi di questo testo antico, Martin Plessner, il Picatrix sarebbe l’anello di congiunzione tra le credenze esoteriche e l’approdo al metodo scientifico, quello secondo il quale si conosce la verità solo procedendo per tentativi. Questa lettura, però, proietta il volume troppo in avanti nel tempo, mentre in realtà i suoi contenuti affondano molto più indietro. Ad esempio, vengono sovente citati Ermete Trismegisto e tutte le conoscenze ermetiche di cui lui fu il principale detentore.

Vi è anche un passo molto interessante nel Libro Quarto dove si parla di una città chiamata Adocentyn. Fu Ermete Trismegisto a costruire questa città in Egitto, si racconta. La città aveva quattro ingressi, ognuno sorvegliato dalla statua di quattro animali: un toro, un’aquila, un leone e un cane. Nella città Ermete piantò molti alberi, e al suo centro eresse una torre circondata dalle acque. Secondo alcuni, questa città è Giza. Secondo altri, è solo un’utopia, come la città del Sole e come l’Atlantide di Platone.

In realtà, noi sappiamo come Ermete Trismegisto sia da molti associato al dio egizio Thot. Fu Thot davvero un dio, e non forse semplicemente un uomo dalle conoscenze superiori, venuto da una terra lontana che era sprofondata nell’Oceano? Sono queste le domande che si muovono a latere di un libro misterioso e pieno di una magia passata e dimenticata, ma non per questo non più efficace. L’uomo oggi crede in ciò che vede, ma chi ha redatto il Picatrix credeva nel fatto che vi sono molte più cose invisibili che visibili che influenzano la nostra esistenza.

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