John Keely: imbroglione o detentore dei segreti del Vril?

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Dare un giudizio storico su alcuni personaggi non è mai facile, specie quando si parla di coloro che sono stati etichettati come “imbroglioni”. John Keely è uno di questi personaggi. Se cerchi la sua storia, il giudizio su di lui sarà senza dubbio negativo. Eppure c’è chi pensa che Keely avesse in sé un potere “magico”, il potere che i nostri antenati hanno usato per costruire le meraviglie che oggi non ci sappiamo spiegare. Scopriamo chi è stato John Keely, cosa ha fatto e cosa a che vedere con la sua vicenda il vril.

John Keely e la sua invenzione

John Keely
Fonte: svpwiki.com

Il nome completo di John Keely era John Ernst Worrell Keely. Nacque nel 1837 e per molti anni la sua figura rimase pressoché sconosciuta. Orfano, fece diversi lavori fino a quando non decise di assurgere agli onori delle cronache. Era il 1872 quando fece un annuncio strepitoso: disse che aveva inventato una macchina che avrebbe rivoluzionato lo stile di vita degli uomini per sempre. Proclamò di aver scoperto una “forza” misteriosa capace di fare cose incredibili senza costare molto. Non si limitò a parlare: decise anche di dare una dimostrazione pratica di quello che asseriva, una dimostrazione che sarebbe stata solo la prima di numerose che si sarebbero susseguite negli anni a venire.

Il 10 Novembre del 1874 Keely ospitò nel suo laboratorio di Philadelphia, al 422 North Twentieth Street, giornalisti, investitori, magnati e industriali. Fu in quell’occasione che impressionò tutti mostrando la sua macchina “vibrazionale”, che più tardi i giornalisti avrebbero ribattezzato in modo più semplice “macchina del moto perpetuo”. L’unico “carburante” di quella macchina era una delle sostanze più comuni sul pianeta Terra, vale a dire l’acqua. Keely spiegò di aver trovato il modo di sfruttare l’energia vibrazionale che scorre tra i vari atomi dell’acqua, inducendola a “muoversi” all’unisono e creando dunque forza e potenza per, ad esempio, sollevare oggetti molto pesanti.

Keely definiva la sua macchina “hydro-pneumatic pulsating vacuo-motor engine”, ovvero “motore vuoto idro penumatico pulsante”. Nella forma, tale macchina era formata da un generatore fatto di un unico pezzo di bronzo, riempito di una quarantina di litri d’acqua. Dentro al generatore c’erano valvole cilindriche collegati da tubi, dotati di rubinetti. C’era poi il “ricevitore”, collegato con un tubo al generatore. La cosa più stupefacente era il modo con cui Keely azionava la sua macchina: suonando uno strumento musicale. Quella dimostrazione lasciò tutti molto impressionati, giacché la macchina funzionava davvero.

La teoria di John Keely

Fonte: www.magnoliabox.com

Secondo quanto tengono a precisare tutte le fonti che raccontano di questo stravagante inventore, Keely era molto geloso circa i progetti della sua macchina. Temeva che qualcuno potesse rubargli l’idea. Fu invece molto prodigo di spiegazioni a livello teorico. Raccontò infatti che l’idea per la macchina ad acqua gli era venuta proprio suonando il violino. Se le onde vibrazionali potevano creare musica, perché non potevano creare anche energia? Mise così a punto un motore che poteva funzionare all’infinito, a sua detta, e che naturalmente aveva un costo irrisorio visto che andava ad acqua. Gli investitori non si fecero pregare e fu così che nacque la Keely Motor Co.

La macchina, però, era solo un prototipo, così John Keely continuò a lavorarci sopra mentre i suoi finanziatori attendevano risultati concreti. Man mano che Keely perdeva credito, c’era chi non cessava di sostenerlo strenuamente. Si trattava di Mrs. Clara Jessup Bloomfield-Moore, una vedova facoltosa che profuse il suo denaro per far proseguire gli studi e le ricerche di Keely. La donna riteneva che la “forza eterica” scoperta e incanalata da John Keely fosse “il sole del futuro dell’Uomo e le basi di ogni sua successiva evoluzione”.

Nelle dimostrazioni che Keely continuava a tenere l’inventore usava il diapason, il violino, il flauto e altri strumenti per avviare la macchina che si faceva sempre più complessa, ma che poteva tagliare la legna o far muovere un treno. Un evento improvviso però impedì all’uomo di terminare i suoi lavori: nel 1898 Keely morì. Fu allora che vennero fuori tutti i dubbi che la comunità scientifica aveva sempre nutrito nei confronti della sua fantomatica macchina, e che il nome di Keely venne definitivamente screditato.

John Keely, l’imbroglione

Fonte: svpwiki.com

Nel 1884 un articolo pubblicato sulla rivista Scientific American aveva avanzato l’ipotesi che lo straordinario motore di Keely funzionasse semplicemente ad aria compressa. Quando poi l’inventore morì, di lì a poco lo seguì anche la sua principale finanziatrice e sostenitrice, la signora Moore. Il figlio di lei, che non aveva gradito vedere sua madre dilapidare il patrimonio che aveva intenzione di ereditare, decise quindi di smantellare il laboratorio di Keely permettendovi l’ingresso ai giornalisti. Fu così che nel 1898 sul Philadelphia Press uscì un articolo in cui tutto il castello di menzogne di Keely veniva smantellato.

Nel seminterrato del laboratorio era infatti stata trovata una grossa sfera di ghisa, che si suppose essere il meccanismo ad aria compressa che realmente faceva funzionare il motore vibrazionale. Sul The New York Journal furono anche pubblicate delle foto in cui si mostrava il complesso sistema usato per convogliare l’energia dal seminterrato alla presunta macchina a moto perpetuo. Non sembravano esserci più dubbi: per 25 anni Keely aveva ricevuto soldi attraverso una clamorosa e ben riuscita truffa.

Eppure, non tutti si convinsero di questo. Restarono anche i sostenitori dell’uomo che, di fatto, per la sua ritrosia a condividere i risultati delle sue ricerche, non aveva lasciato alcun documento, alcuna carta, alcun brevetto. Parte del suo laboratorio era già stato smantellato, quindi era difficile dire a cosa servisse quello che era rimasto. Forse era ad un passo dal traguardo, quando era morto? Era davvero solo un volgare imbroglione, o magari era un Nikola Tesla che ancora non è stato riabilitato?

John Keely, il mago

Fonte: Wikimedia

Allora, siccome a noi piace sempre considerare le questioni da ogni possibile angolazione, ti forniamo anche un’altra chiave di lettura. Questa chiave di lettura parte dal presupposto che la misteriosa “forza eterica” scoperta da Keely esista davvero: è quella che Sir Edward George Earle Bulwer-Lytton chiamò nel suo libro “The Coming Race” vril. In seguito, Hitler avrebbe fondato una società con lo stesso nome, andando alla ricerca di questa fonte di energia illimitata e potenzialmente distruttiva.

Ma che cosa sarebbe il vril? Il vril è la fonte primordiale di ogni altra forma di energia: è il nucleo primigenio della vita, l’afflato vitale, è ciò che interscorre tra tutto ciò che è e che lo fa vivere. Il libro di Bulwer-Lytton era di fantasia, ma il vril era tremendamente reale per i teosofi e gli ermetici. Il vril assomiglia all’elettricità ma non è la stessa cosa; deriva da una vibrazione universale che può essere incanalata e che, ad esempio, Nikola Tesla voleva provare a dare gratuitamente a tutta l’Umanità con la costruzione della sua Torre.

Il vril è anche la forza che, secondo alcuni, aiutò gli egiziani a costruire le piramidi, o che coadiuvò l’erezione di tanti altri monumenti megalitici. Una forza straordinaria e dirompente che, se non usata in modo corretto, potrebbe distruggere il mondo. Ecco perché la conoscenza del modo di usarla è stata sepolta: forse con Atlantide. Eppure, ci sono uomini che possono attingere ad essa: sono i “maghi”.

Secondo alcune interpretazioni, John Keely era un “mago”. La sua macchina funzionava solo se ad azionarla era lui, perché aveva trovato il modo di convogliare il vril attraverso il suo corpo. Forse quello che cercava era proprio il modo per cui la macchina potesse funzionare con tutti. Non ha avuto modo di portare a termine i suoi studi, magari perché i tempi non erano maturi. E magari dovranno passare ancora molte migliaia di anni prima che l’Uomo sia in grado di amministrare saggiamente questa forza cosmica che pure esiste, ed è tutt’attorno a noi.

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