Le piramidi dell’Etna: chi le ha costruite

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Abbiamo più volte toccato l’argomento “piramidi” in queste pagine. Queste costruzioni si trovano un po’ ovunque nel mondo e il loro vero significato, il perché siano state costruite in luoghi tanto lontani e da civiltà tanto diverse, continua ad oggi a rappresentare un mistero. La semplicistica spiegazione per cui, spontaneamente, genti di culture diverse abbiano pensato di adottare questa forma in modo autonomo è decisamente poco convincente. Forse non sai che persino in Italia ci sono numerose piramidi: tra le più curiose e dibattute ci sono quelle che si trovano lungo le pendici del vulcano Etna, in Sicilia. Chi, e perché, ha costruito le piramidi dell’Etna?

Le piramidi dell’Etna

il vulcano Etna in eruzione
Fonte: www.siciliatelegraph.it

Si potrebbe pensare che un reperto archeologico tanto importante, in una terra ricca di storia e cultura come è la Sicilia, sia stato approfondito e studiato ormai da tempo. La prima cosa incredibile che c’è da riportare a proposito delle piramidi dell’Etna è che sono rimaste del tutto ignorate fino a pochi anni fa. La gente del posto, che spesso le ospita su terreni privati, le ha inglobate in altre costruzioni. Le ha credute opera degli agricoltori, visto che le pietre sono sovrapposte a secco, tecnica molto usata in zona. Ancora oggi c’è chi sostiene che le piramidi non siano vecchie che di un paio di secoli, e che fossero magazzini per il grano e altre semenze.

A sollevare un dibattito più approfondito circa le piramidi dell’Etna è stata una studiosa francese, Antoine Gigal, che ha deciso di recarsi personalmente in Sicilia per studiarle più da vicino. Le piramidi dell’Etna sono svariate decine, non tutte in buono stato di conservazione, come abbiamo detto. Alcune sono dirute, altre sono ormai integrate in altri edifici. Non sono tutte uguali, ma prevalentemente hanno una struttura a gradoni. Le pietre usate sono di formazione vulcanica, e non si fa fatica a capire il perché. Alcune di quelle ancora integre possono arrivare anche a 40 metri di altezza.

Gli studi di Antoine Gigal sulle piramidi dell’Etna

disegno del tracciato delle piramidi dell’Etna realizzato da Antoine Gigal, Fonte: www.gigalresearch.com

La Gigal ha osservato un altro aspetto interessante di queste piramidi, notando come siano costruite in una sorta di semicerchio lungo le pendici del vulcano, che è ancora ben attivo. Ha personalmente esplorato l’area, attraversando borghi come Piedimonte Etneo, Linguaglossa, Passopicciaro, Randazzo e Bronte, fino ad Adrano, per fare un censimento. Non è stato facile, ha raccontato. Le persone erano restie a mostrare le piramidi dell’Etna custodite nelle loro proprietà. La Gigal dice che fanno così perché temono che se l’area diventasse bene culturale potrebbero subire dei vincoli. Questi terreni sono infatti coltivati a viti e ulivi.

Ha scoperto dunque piramidi a pianta circolare, altre quadrate, alcune a gradoni, altre con porte e alcune con scale che conducevano alla sommità della piramide stessa. Molte erano ricoperte dalla vegetazione: la ricercatrice ha scattato oltre 2000 foto, documenti preziosissimi. Secondo la Gigal, nonostante la varietà degli stili, appare chiaro che tutte le piramidi dell’Etna sono state costruite dalla medesima civilizzazione. Molte di esse, ha aggiunto, sono anche collegate da stradine lastricate con la stessa pietra lavica con cui sono state erette le piramidi.

Le piramidi spesso si trovano in impostanti siti megalitici, vicino a pietre singole erette o a mura costruite sempre con la tecnica del muro a secco. Nel loro percorso sono presenti anche delle sorgenti di acqua, e la Gigal ne ha trovate fino ad oltre 800 metri di altezza sul livello del mare. Dalla sommità di ognuna di quelle piramidi è possibile ammirare la cima del vulcano. Sembra dunque facile poter fare una prima deduzione. ovvero che le costruzioni fossero legate in qualche modo alla venerazione delle divinità legate al vulcano stesso, quali la stesa dea Etna, figlia di Gea e Urano.

Alcune osservazioni

Fonte: Ancient Origins

Un altro aspetto curioso delle piramidi dell’Etna è che esse mostrano le stesse caratteristiche costruttive delle piramidi rinvenute nelle Canarie, le isole dove abitava il popolo dei Guanches. Potrebbe sembrare strano che vi siano affinità tra isole tanto distanti, ma in verità questa somiglianza è meno anomala di quanto non si possa pensare. C’è un elemento importante che collega le isole: il mare. Si può facilmente dedurre che le modalità costruttive delle piramidi siano state veicolate da un popolo in grado di navigare anche per lunghe distanze, dall’Oceano al Mediterraneo. Più avanti, analizzeremo le varie ipotesi che si possono avanzare circa l’identità di questa civiltà di navigatori.

La Gigal ha però notato un’altra cosa ancora più sconvolgente, qualora venisse confermata. Da un’osservazione oggettiva, si è resa conto come le colate di lava del passato, ormai solidificate, si arrestassero sempre a pochi metri dalle piramidi. Dopo aver coinvolto un gruppo di fisici e scienziati, è stata elaborata una teoria che renderebbe l’erezione delle piramidi dell’Etna ben più che un mero gesto devozionale. Potrebbe essere che le piramidi siano state costruite lungo un ben preciso percorso a spirale al fine di creare una cavità di risonanza. Secondo le leggi ella fisica ciò è possibile.

Una spirale che ruota attorno ad una sommità (nel nostro caso, le piramidi disposte lungo un percorso prestabilito che circondano il cratere dell’Etna) potrebbe attivare una speciale risonanza in grado di arrestare la colata del magma lavico. Le piramidi, in quest’ottica, erano un efficace meccanismo di contenimento della lava ad ogni eruzione dell’Etna. Potrebbe sembrare una cosa incredibile, ma non è diverso dal concetto per cui uno squadrone di soldati in marcia smette di marciare quando attraversa un ponte. La risonanza potrebbe infatti spezzarlo e farlo crollare. Così, la risonanza creata dalle piramidi poteva “spezzare” la colata, interrompendola o deviandola.

Chi ha costruito le piramidi dell’Etna

Fonte: www.heritagedaily.com

Naturalmente la teoria della Gigal non ha trovato molti sostenitori e deve ancora essere provata in modo convincente. Possiamo però provare ad avanzare delle ipotesi circa chi può aver eretto le piramidi dell’Etna. La Sicilia è un territorio affascinante, dove si sono susseguite e intrecciate parecchie civilizzazioni, dalla storia molto antica e per certi versi ancora oscura. Anche se non si ha una datazione precisa delle piramidi, l’unica cosa data per certa è che siano antecedenti all’arrivo dei Greci sull’isola. Una prima ipotesi suppone che a costruire queste strutture possano essere stati i Sicani, di cui parla lo storico Diodoro Siculo attribuendo loro origini iberiche. Il che spiegherebbe la somiglianza con le piramidi delle Canarie.

Se dei Sicani si sa poco, ancora meno conosciamo circa i Šekeleš (o Shekelesh), altri candidati alla costruzione delle piramidi dell’Etna. Questi sono considerati gli antenati dei Sicani, ne troviamo traccia nelle testimonianze scritte dell’Antico Egitto ed erano una delle tribù che componevano i misteriosi “Popoli del Mare”. I Popoli del Mare sono noti perché molto presenti nelle cronache egizie, si sa che erano grandi navigatori e anche predoni e invasori. La teoria della loro presenza e permanenza in Sicilia è stata sostenuta da un’archeologa britannica, Nancy K. Sandars.

Pare da escludere, in verità, che le piramidi dell’Etna siano solo costruzioni recenti. Ammettendo che siano molto, molto più antiche di quanto non si pensasse in un primo momento, un’ultima ipotesi ci pare doveroso avanzare. I Popoli del Mare, di cui così poco sappiamo, avrebbero potuto essere ciò che restava della perduta Atlantide. E le conoscenze che hanno permesso la costruzione di edifici che forse potevano persino domare la montagna di fuoco potrebbero venire proprio da quell’antica e per molti mitologica civiltà. Se non vi sono prove certe in tal senso, ci sono molti indizi che sembrerebbero invece far propendere per questa spiegazione. Quel che è certo è che varrebbe davvero la pena approfondire il discorso, senza preconcetti di sorta.

Fonti:

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