I geoglifi del Kazakistan e il loro oscuro significato

I più famosi sono noti come “le linee di Nasca”: ma questi incredibili disegni del terreno che si trovano in Perù non sono gli unici del loro genere. I nostri antenati ne hanno lasciati a decine, a centinaia, negli angoli più lontani del globo. Solo pochi anni fa, però, sono stati scoperti dei nuovi geoglifi, questo il nome che prendono i disegni fatti nel terreno. I geoglifi del Kazakistan hanno suscitato stupore per la loro bellezza e soprattutto per la loro cripticità. Chi li ha realizzati? Perché? Cosa vogliono dire? Come spesso accade quando ci troviamo di fronte alle testimonianze del passato, ci sono molte domande, altrettante ipotesi, e poche certezze.

Google Earth e i geoglifi misteriosi

Fonte: Google Earth

Non è la prima volta che citiamo Google Earth in riferimento all’archeologia. Si potrebbe pensare che uno strumento così moderno e tecnologico abbia ben poco a che vedere con lo studio delle civiltà antiche, ma ovviamente non è così. Google Earth ha concesso a tutti i comuni mortali un privilegio che un tempo era solo delle aquile, degli angeli e degli dei. Adesso chiunque possieda un computer e una connessione internet può osservare il mondo dall’alto e scoprire cose rimaste a lungo celate. O, per meglio dire, ignorate, giacché erano sotto gli occhi di tutti.

Nel 2007 un gruppo di ricercatori e archeologi di tutto il mondo fecero una rilevante scoperta proprio attraverso l’osservazione della mappe satellitari di Google Earth. Notarono che le brulle e desolate steppe del Kazakistan erano costellate da almeno 50 enormi geoglifi, che avevano le forme più disparate. Disegnavano cerchi, quadrati, e il più famoso è una svastica. Alcuni erano molto ben conservati, altri purtroppo erano stati danneggiati dall’intervento dell’uomo.

La scoperta dei geoglifi del Kazakistan ben presto divenne la notizia del giorno sulle principali testate giornalistiche, specie quelle specializzate come ad esempio il National Geographic e Live Science. Come sempre, lo stupore principale riguardava il fatto di aver infine notato qualcosa di enorme che era esistito per secoli, anzi, per millenni. Non parliamo di piccoli disegni: le loro dimensioni vanno dai 90 ai 400 metri di estensione. Vero è che la maggior parte dei geoglifi in questione si trova in zone praticamente desertiche. Che però evidentemente, in un remoto passato, tanto deserte non dovevano essere.

I geoglifi del Kazakistan e le loro caratteristiche

Fonte: Google Earth

La prima caratteristica che venne rilevata rispetto a questi enormi disegni sul terreno è che hanno una qualità diversa rispetto alle linee di Nasca. Queste ultime sono state, per così dire, incise e scavate nella terra. Viceversa i geoglifi del Kazakistan sono formati da cumuli di pietre, terra o altro materiale, come il legno. Si capisce come siano questi ultimi quelli che si siano maggiormente deteriorati. Secondo le datazioni, i più vecchi sarebbero antichi addirittura di 8000 anni. Così come accade per le linee di Nasca in Perù, a livello del terreno è praticamente impossibile rendersi conto dell’esistenza i questi enormi tracciati.

Nel 2014 un team di ricerca, formato da studiosi della Kostanay University del Kazakhstan e dell’Università di Vilnius della Lituania. ha cercato di mappare i geoglifi ritrovati e di elencane nel dettaglio forme e peculiarità. In seguito anche gli scienziati dell’Università di Pittsburgh, Shalkar Adambekov e Ronald Laporte, si sono interessati ai geoglifi al fine di renderli Patrimonio dell’Umanità presso l’UNESCO. Questo servirebbe a preservarli da ulteriori distruzioni, visto che anche in anni recenti alcune strade in costruzioni hanno attraversato i geoglifi del Kazakistan, rovinandoli in modo irreparabile.

Purtroppo preservare queste eccezionali opere non è facile. Il Kazakistan è un Paese che interessa poco il resto del mondo, e reperire soldi per fare approfonditi studi archeologici è tutt’altro che scontato. Eppure il mistero rappresentato da questi disegni aviti non può essere ignorato. Perché non è affatto semplice riuscire a capire come mai un popolo nomade, quale era quello che abitava le steppe kazake in antichità, abbia sentito il bisogno di testimoniare in modo così eclatante il suo passaggio su questa terra.

I geoglifi del Kazakistan: ipotesi e teorie

Fonte: heartchakrashop.com

Il primo problema suscitato dai geoglifi del Kazakistan è dunque questo: perché mai gente che viveva spostandosi di luogo in luogo si è presa il disturbo di realizzare questi grandi disegni nei posti dove probabilmente non era che di passaggio? Le risposte date dagli studiosi sono diverse, e nessuna di esse, dobbiamo dire la verità, ci sembra particolarmente originale. Ad esempio, si dice che lo scopo dei geoglifi fosse religioso, cerimoniale, magari legato anche ai riti funebri della gente delle steppe.

Forse erano il modo di raffigurare le costellazioni, oppure di segnare un percorso terreno, una sorta di pellegrinaggio verso un luogo sacro. Per altri ricercatori forse i disegni avevano qualcosa a che fare con l’acqua, visto che essa era fondamentale per la sopravvivenza in luoghi tanto brulli e desolati. Quel che è certo è che vicino ad alcuni dei geoglifi del Kazakistan sono stati trovati dei cuori, il che vuol dire per certo che vi si svolgevano dei rituali. Non vi sono certezze, se non una, per usare le parole del professore emerito Ronald Laporte.

“I nostri antenati devono aver passato così tanto tempo a costruirli [i geoglifi] che dovevano avere una funzione importante nelle loro vite. Comprenderli meglio è essenziale per comprendere la nostra storia, specialmente quella del Kazakistan che aveva una popolazione nomade: perché avrebbero dovuto passare tutti quegli anni a costruire e ad andare avanti e indietro? In termini di storia dell’Umanità, [i geoglifi] significano qualcosa di molto importante, ma semplicemente non sono ancora stati indagati a fondo.”

Qualcosa di molto importante

geoglifi del Kazakistan
Fonte: wildticketasia.com

Nessuno ad oggi può dire nulla di certo sui geoglifi del Kazakistan. Va però osservato qualcosa, ed è il linguaggio cosmico che sembra espresso dai grandi disegni del popolo delle steppe. Un popolo che non poteva aver avuto chissà quali contatti con altri popoli, ma che disegna nel terreno, con dimensioni spropositate, uno dei simboli più antichi che l’uomo abbia mai usato, ovvero la svastica. Una volta di più sembra che vi sia una sorta di alfabeto universale, un esperanto che veniva parlato prima che le genti iniziassero ad usare lingue diverse.

C’è un’ultima anomalia da osservare, come sempre quando parliamo di geoglifi costruiti da popolazioni antiche. Come facevano a realizzare un disegno che poteva essere visto solo dall’alto? Avevano torri? Avevano strumenti che permettevano loro di riprodurre in proporzioni maggiori disegni più piccoli? L’ipotesi comune è che ci fosse un “progetto” che poi veniva seguito sul terreno. Ma perché disegnare qualcosa che non poteva essere apprezzato nella sua interezza?

La suggestione fortissima che si prova ogni volta che si parla di geoglifi, come i geoglifi del Kazakistan, è quella di ipotizzare che chi li ha realizzati lo avesse fatto per qualcun altro, qualcuno che poteva vederli. Gli dei? Esseri capaci di volare? Oppure il loro era il modo di perpetuare un linguaggio antico che qualcuno aveva loro insegnato e che molti eoni prima veniva scritto in questa maniera? Tutto quello che sappiamo è che uomini, da noi ritenuti “primitivi”, avevano comunque abbastanza fantasia da desiderare di lasciare un messaggio che era talmente importante che non importava se loro stessi non potevano leggerlo, o magari nemmeno più capirlo.

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