L’anomalia del Mar Baltico e le sue possibili spiegazioni

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Quanti e quali sono i misteri che si celano sul fondo del mare? Ce lo siamo chiesti più di una volta su queste pagine. Per chi crede che Atlantide possa essere esistita, non vi è luogo migliore in cui cercarla che le profondità oceaniche. Ovviamente tale ricerca è tutt’altro che semplice: soprattutto, è molto onerosa. Ancora l’uomo non ha trovato il modo di passeggiare sott’acqua come nulla fosse. Pure, ogni tanto emerge qua e là qualche indizio. Una piramide subacqueacittà sommerse… e qualcosa di non facilmente spiegabile che accende di nuovo la fantasia. Nel 2011 fu trovata quella che oggi conosciamo come “anomalia del Mar Baltico”. La sua vera natura continua a sfuggirci. In attesa che qualcuno torni laggiù, dove è stata trovata, ecco le ipotesi in ballo.

L’anomalia del Mar Baltico

anomalia del Mar Baltico
Fonte: Pinterest – immagine elaborata al computer

Nel 2011 il team di esplorazioni sottomarine chiamato “Ocean X”, formato da Peter Lindberg e Dennis Åsberg, stava esplorando i fondali del Mar Baltico, al largo delle coste della Svezia. I due soci erano riusciti infine a finanziare quella spedizione in virtù di un’altra precedente esplorazione fortunata. Lindberg e Åsberg erano infatti cercatori di tesori sottomarini, e avevano avuto la buona ventura di imbattersi in una cassa di champagne pregiato conservato dentro un vecchio relitto. Grazie alla vendita all’asta di quel piccolo tesoro, erano riusciti a racimolare abbastanza da tornare ad immergersi.

Il giorno 19 Giugno si imbatterono in qualcosa che suscitò il loro interesse, ma anche la loro perplessità. Il sonar identificò qualcosa sul fondale marino, a circa 80 metri di profondità, un “qualcosa” che non poteva passare inosservato. La forma dell’oggetto era circolare, con un diametro imponente, di almeno una ventina di metri. Sembrava come se quell’oggetto fosse scivolato, anzi, per meglio dire, precipitato in acqua. Infatti si era lasciato dietro una lunga traccia, di svariati metri. La primissima impressione era quella di una navicella spaziale affondata in mare e poi lì rimasta a giacere. E c’era un’altra stranezza.

Quando ci si avvicinava a circa 200 metri da quel curioso oggetto, tutte le apparecchiature elettroniche cessavano, all’improvviso, di funzionare. Ce n’era abbastanza da accendere l’interesse dei cercatori di tesori, i quali non volevano andarsene a mani vuote. I sub arrivarono fino all’oggetto, constatando che la temperatura attorno ad esso era ancora più bassa di quella, già gelida, del mare circostante. Ergo, non potevano rimanere immersi troppo a lungo. Afferrarono rapidamente qualche campione dell’oggetto e risalirono in superficie. Fu così che nacque la leggenda dell’anomalia del Mar Baltico.

Che cos’è quello strano oggetto sul fondo del Mar Baltico

Fonte: www.sportdiver.com – immagine elaborata al computer

Lindberg e Åsberg avevano tutto l’interesse a dare la massima risonanza possibile alla scoperta. Il loro desiderio dichiarato era quello di racimolare abbastanza denaro da finanziare un’ulteriore spedizione per scoprire qualcosa di più. Nel frattempo i campioni che avevano portato a galla venivano esaminati dal geologo dell’Università di Stoccolma Volker Brüchert, che rimase abbastanza sorpreso. Per quanto ciò che esaminò non avesse natura artificiale, e si trattasse né più e né meno di rocce, erano rocce che non si sarebbero dovute trovare lì. Si trattava infatti di materiale vulcanico, una roccia scura che, secondo il professore, doveva essersi formata durante l’Era Glaciale.

In verità, la maggior parte dei campiono prelevati sull’anomalia del Mar Baltico erano comuni graniti e arenarie, affatto fuori posto in un bacino quale è quello del Mar Baltico, che si è formato in seguito al movimento dei ghiacciai appunto durante l’Era Glaciale. La roccia basaltica è la vera stranezza, perché è evidente che non vi sono vulcani sul fondo di questo mare. Interrogato successivamente circa le sua conclusioni, Brüchert ha liquidato la faccenda dicendo che quelle rocce vulcaniche potevano essere state trasportate sul fondo del mare dai ghiacciai stessi. Inusuale, ma non impossibile.

Eppure Lindberg e Åsberg non si sono fatti persuasi. Hanno infatti detto che, con tutta probabilità, quelle rocce non erano altro che la copertura superficiale del vero oggetto sottostante. Uno dei sub che si era immerso, Stefan Hogeborn, ha dichiarato di non aver mai visto nulla di simile nei suoi 20 anni di esperienze sottomarine. “Non ho mai visto pietre che bruciano” dichiarò. Non abbiamo trovato ulteriori approfondimenti a tale affermazione. Lindberg, che si era immerso a sua volta, riportò che la superficie dell’oggetto sembrava come fessurata, e che le fessure erano ricolme di uno sconosciuto materiale oscuro.

Che cos’è l’anomalia del Mar Baltico

Fonte: www.gaia.com – immagine elaborata dai sonar

Quando i campioni riportati in superficie furono analizzati da un geologo israeliano, Steve Weiners, questi fece una dichiarazione molto forte ai giornali norvegesi. Disse di aver identificato minerali quali goethite e limonite, che non potevano, a sua detta, essersi formati in natura sul fondo del mare. Fredrik Klingberg, dello Swedish Geological Survey, lo smentì affermando che quelle sostanze potevano tranquillamente essere di produzione naturale. Un altro elemento interessante che emerge dalle interviste rilasciate da Lindberg e Åsberg è che le pietre di granito trovate sopra l’anomalia del Mar Baltico provano che essa debba trovarsi lì da almeno 14.000 anni. Tutte queste affermazioni non spiegano di cosa però si tratti in realtà. Restano in piedi tutte le ipotesi.

C’è chi nega in toto il ritrovamento e dice che si tratta solamente di una non corretta interpretazione del tracciato del sonar. Considerando che c’è la testimonianza di chi è sceso fin laggiù a toccare con mano l’anomalia del Mar Baltico, ci sentiamo di escludere tale affermazione. Qualcosa c’è: ma cos’è? Dalle ricostruzioni grafiche fatte non si può negare un’evidente somiglianza, specie per i fan dei film di Star Wars. L’anomalia del Mar Baltico sembra proprio il Millennium Falcon, la navicella spaziale di Han Solo. Molti credono che quell’oggetto sia proprio un’astronave precipitata e affondata nel mare: lo proverebbe la striatura che ha lasciato precipitando.

Volendo sostenere l’ipotesi che si tratti di una formazione rocciosa naturale, nonostante la sua forma estremamente singolare, si può ipotizzare un meteorite, il che spiegherebbe anche la controversa composizione. Questa ipotesi non spiega però una delle caratteristiche peculiari dell’anomalia, ovvero la sua capacità di spengere tutte le apparecchiature elettroniche nelle sue vicinanze. Emerge così la possibilità avanzata sul giornale russo “Pravda” da Anders Autellus, ex militare che aveva prestato servizio sui sottomarini norvegesi durante la Seconda Guerra Mondiale.

Nazisti e, naturalmente, Atlantide

Fonte: abcnews.go.com – immagini al sonar rilevate da Peter Lindberg

Secondo l’intervista rilasciata da Autellus, ai tempi della Guerra i nazisti avevano costruito una base sottomarina che serviva a confondere i segnali dei sottomarini nemici. Era sua ferma opinione, dunque, che l’anomalia del Mar Baltico non fosse altro che tale base, e che le sue interferenze con le apparecchiature elettroniche ne fosse la prova. Resta infine da mettere sul piatto l’ultima ipotesi, quella della civiltà sommersa. Forse quello strano oggetto non è altro che la sommità di un edificio che è immerso molto più in profondità. Forse è solo l’inizio di una scoperta molto più vasta, di ciò che resta di una delle antiche colonie di Atlantide.

Per la scienza ufficiale, ovviamente, queste sono tutte sciocchezze e quel grosso masso tondo laggiù, sul fondo del mare, non è altro che questo: un masso, Fatto sta che in seguito alla scoperta non è più stata finanziata alcuna spedizione per scoprire la verità. Il mondo è andato avanti e sembra proprio che i grandi e i potenti della Terra abbiano ben altro a cui pensare, che cercare di svelare i misteri che avvolgono il passato dell’Uomo. Ma noi restiamo fermamente convinti che è in quel passato che si cela la chiave del futuro. Così, siamo dalla parte dei “cercatori di tesori”, nella certezza che finché resterà anche solo una persona curiosa, disposta a sfidare ogni pericolo per alzare il velo di Maya, per noi tutti vi è ancora speranza.

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