Il monolite di Tlaloc e la maledizione di Atlantide

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Le popolazioni mesoamericane avevano un complesso pantheon di divinità che noi conosciamo abbastanza bene, attraverso i codici che sono stati ritrovati e decifrati, e attraverso le iscrizioni negli edifici sacri. Una tra le divinità più interessanti e importanti per gli Aztechi era Tlaloc, che troviamo citato sovente come dio della pioggia e delle manifestazioni atmosferiche. Intorno alla metà del XIX secolo a Coatlinchan, in Messico, fu rinvenuto un monolite che raffigura proprio Tlaloc.

Il monolite di Tlaloc

Fonte: everlastingmeiji.com

Il grande monolite in pietra che sembrerebbe effigiare Tlaloc venne ritrovato casualmente da un contadino che cercava legna. Rimase però sepolto dove si trovava per lungo tempo, fino agli inizi del XX secolo quando l’archeologo Leopoldo Batres disse che la statua ritraeva proprio Tlaloc. Da allora dunque il monolite è noto come “monolite di Tlaloc”. In precedenza la gente del posto lo chiamava “Piedra de Los Tecomates”.

Per i locali, la pietra aveva una grande importanza. Si credeva infatti che essa potesse influenzare i fenomeni atmosferici, come la pioggia. Fu solo nel 1963 che l’allora presidente messicano, Adolfo Lopez Mateos, decise che il monolite fosse spostato per essere posizionato davanti al Museo Nazionale di Antropologia di Città del Messico (dove si trova tuttora). Il monolite è fatto di basalto e pesa 168 tonnellate: spostarlo non fu facile.

La traslazione a bordo di un autoarticolato appositamente attrezzato avvenne nell’aprile del 1964, in quella che per il Messico corrisponde alla stagione arida, quando assai di rado piove. Eppure, il giorno in cui Tlaloc fu rimosso dal luogo dove era rimasto, si dice, per circa 1000 anni (si daterebbe infatti all’VIII secolo dopo Cristo), un terribile acquazzone bagnò le circa 25.000 persone accorse ad accoglierlo.

Tlaloc

Fonte: www.bhuanaijie.com

A questo punto è interessante scoprire qualcosa di più sulla personalità di questo dio azteco, Tlaloc. Il suo nome in lingua Nahuatl è formato da due parole, thali e oc. Thali vuol dire “terra”, mentre oc “ciò che è in superficie”. Come abbiamo detto, Tlaloc era il dio della pioggia, ma le sue caratteristiche sono assai più complesse di questa semplificazione. Tlaloc poteva infatti essere un dio buono, legato all’agricoltura, e mandare la pioggia gentile che fa crescere le messi.

Ma poteva essere anche un dio furioso e vendicativo, che mandava terribili uragani e tempeste per distruggere la vita delle persone. Il dio veniva raffigurato con le zanne e grandi occhi tondi. Indossava spesso piume di airone e aveva caratteristiche acquatiche. Nel tempo di Tenochtitlan, dedicato a due divinità una delle quali è proprio Tlaloc, le scale che conducono al suo sacrario sono dipinte di blu e bianco, i colori dell’acqua.

L’acqua parrebbe essere l’elemento primario che si lega a questo dio che, secondo molti commentatori, trova il suo alter ego speculare nel dio Chacmool rinvenuto nel tempio maya di Chichén Itzá in Yucatán. Molte caratteristiche sono simili, così come il fatto che a queste divinità venissero innalzati sanguinosi sacrifici. Il luogo sacro di Tlaloc era il monte che si chiama come lui, Monte Tlaloc.

I riti dedicati a Tlaloc

Fonte: www.sandiegouniontribune.com

Sul Monte Tlaloc si svolgevano delle cerimonie annuali che erano di fondamentale importanza per gli Aztechi. Nella montagna vi era infatti un tempio dedicato al dio, cui si offrivano doni che ricordavano il mare, come conchiglie o sabbia. L’acqua che veniva raccolta qui era considerata potente se sparsa sui campi. A Tlaloc poi venivano sacrificati fanciulli nei vari festival che si susseguivano nel corso dell’anno.

Tra febbraio e marzo si celebrava Atlcahualo e in questa occasione si sacrificavano sette bambini, estraendo il loro cuore dal petto. Se piangevano, le loro lacrime erano un buon auspicio. Anche durante Tozoztontli, che si teneva tra marzo e aprile, venivano uccisi dei bambini la cui pelle veniva indossata dai sacerdoti perché si riteneva avesse poteri magici. A dicembre infine si celebrava Atemoztli, quando si “sacrificavano” dei simulacri fatti di amaranto.

Queste usanze fanno raccapriccio a noi uomini moderni, ma per gli Aztechi avevano una grande importanza e ancora oggi i loro discendenti continuano a celebrare queste feste (senza più sacrifici). Come se un filo rosso unisse il passato al presente, e il presente al passato, Tlaloc dimostra di essere un dio potente, che è sopravvissuto ai secoli, e che forse viene ancora da più lontano di quanto non si creda.

Tlaloc e Atlantide

Fonte: www.mexicolore.co.uk

Abbiamo illustrato le caratteristiche del dio Tlaloc, sottolineando quanto fosse importante il ruolo dell’acqua nel suo culto. Secondo lo scrittore e studioso di antichità Neil Zimmerer, Tlaloc deve essere stato un sovrano di Atlantide che aveva implementato i sistemi di irrigazione e approvvigionamento delle acque. ad avvalorare questa tesi, c’è un’altra interessante leggenda che riguarda il dio dell’acqua.

Il popolo azteco narrava che Tlaloc aveva fatto sorgere dal mare primordiale un’altissima montagna. Questo accadde dopo che il mondo era stato invaso da una terribile inondazione. La moglie di Tlaloc, Chalchihuitlicue, era raffigurata come un fiume che portava via un uomo, una donna e un cesto pieno dei loro beni. Ella era vestita di blu, il colore de “Grande Oceano”.

Il grande monolite di Tlaloc che oggi si trova a Città del Messico, così come molte altre raffigurazioni pittoriche e statuarie del dio, dimostrano quale importanza esso rivestisse per i popoli antichi che abitavano il Centro America. Il ricordo della grande inondazione, legata alla presenza imponente di un dio che governa le acque, dimostra come gli Aztechi conservassero un ricordo che ancora oggi echeggia fino a noi con il nome di Atlantide.

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