Come la Terra può essere stata abitata da civiltà avanzate prima della nostra

L’obiezione che più di frequente solleva chi non crede al fatto che la storia dell’Uomo possa essere diversa da come viene comunemente raccontata è la seguente. Se sono esistite civiltà avanzate prima di quelle che ben conosciamo, perché non hanno lasciato traccia? Perché non c’è nessun indizio a provarlo? Tralasciando il fatto che forse di indizi ce ne sono, c’è un’altra risposta che può essere data agli scettici. L’hanno trovata Gavan Schmid e Adam Frank.

Ribaltiamo la prospettiva

Fonte: www.historyonthenet.com

Gavan Schmid è direttore del GISS (Goddard Institute for Space Studies), mentre Adam Frank è professore di astrofisica presso l’Università di Rochester. Nel loro lavoro pubblicato sull’International Journal of Astrobiology i due cercano di rispondere alla domanda che interessa tutti gli studiosi di civiltà antiche. Davvero le più antiche società umane sono state quella egizia, mesopotamica, del centro America, India e Cina? Non è possibile che sia esistita, prima di queste, un’altra civiltà tecnologicamente avanzata?

La risposta è: non possiamo saperlo. Non possiamo saperlo perché, presupponendo che tale civiltà sia esistita milioni di anni fa, essa non avrebbe lasciato alcuna traccia. Tutto ciò che di materiale potrebbe aver prodotto, sarebbe andato perduto con il passare dei secoli. A questa domanda non si può rispondere sì, ma nemmeno no.

Eppure, ed è qui che il discorso si fa intrigante, ci sarebbe qualcosa da poter indagare per scoprire se davvero una simile civiltà ha mai calcato il suolo del nostro pianeta. Per quanto tempo possa passare, una civiltà che evolve lascia delle tracce dietro di sé: sono le tracce ambientali, quelle che, ad esempio, la nostra civiltà sta lasciando in modo molto massiccio.

Risorse energetiche

Fonte: consciousreminder.com

Una società umana strutturata, che cresce e deve rispondere al fabbisogno di grandi masse, deve necessariamente trovare delle forme di approvvigionamento energetico. Per fare il discorso a ritroso, Schmid e Frank analizzano l’impatto che noi stiamo avendo sul nostro pianeta. Ad esempio, sappiamo bene che ciò che resterà di noi ancora per molti milioni di anni sarà la plastica.

L’era geologica in cui viviamo è stata definita dagli studiosi Antropocene, proprio per l’elevato impatto che le attività umane stanno avendo sul pianeta. Queste tracce saranno ben visibili anche tra molto, molto tempo, e anche ipotizzando che la nostra civiltà possa essersi estinta. Sarebbero evidenti, ad esempio, a livello geologico.

Nei sedimenti geologici potrebbero essere trovate tracce di materiali che noi oggi usiamo diffusamente, come il coltan, che serve per realizzare apparecchiature tecnologiche. Il cambiamento climatico sarà un altro “indizio” che noi siamo esistiti. Nell’ipotesi che si scateni una guerra nucleare, i resti radioattivi saranno ancora lì, a dire che noi ci siamo stati. Probabilmente, Chernobyl e Fukushima sono già testimonianze, di certo non lusinghiere, del nostro passaggio su questa Terra.

Questo, e altri mondi

Fonte: www.sciencemag.org

I due studiosi fanno spaziare lo sguardo ben oltre, rivolgendosi anche ad altri pianeti, diversi dalla Terra. Le loro ipotesi potrebbero servire anche a scoprire se ci sono state delle civiltà in passato su pianeti oggi disabitati. In fondo, noi non siamo che un minuscolo granello di sabbia in un Universo molto vasto.

Tutte le illazioni fatte da Schmid e Frank passano sotto il nome di “Ipotesi siluriana”, dal nome di una razza aliena ipotizzata nel celebre telefilm “Doctor Who”. In sostanza, i due ricercatori dicono che è il consumo energetico che si fa del pianeta a poter fornire l’indizio più certo di una civiltà evoluta esistita un tempo, e non più esistente. Ma dicono anche un’altra cosa.

Dicono anche che se questa impronta è molto sottile, quasi impercettibile, è perché la civiltà di cui stiamo parlando era davvero molto avanzata. Vale a dire, è riuscita a trovare un modo del tutto sostenibile di trarre energia dal pianeta, tanto da non far sentire troppo il suo intervento sull’ecosistema. In sostanza, il loro è un nuovo modo di guardare al concetto di civilizzazione, non solo sulla Terra ma in tutto l’Universo, conosciuto e ancora da esplorare.

Salviamo il Pianeta?

Fonte: medium.com

C’è un ultimo aspetto sul quale i due studiosi tengono a fermare l’attenzione. Quando si dice che dobbiamo “salvare il pianeta”, in realtà si dice un’inesattezza. L’ecosistema troverà sempre il modo di riequilibrarsi. Quella che mettiamo in discussione, agendo in modo indiscriminato sull’ambiente e il clima, non è la vita della Terra, ma è la nostra stessa vita.

La Terra continuerà ad evolversi, a rigenerarsi e a trovare nuovi equilibri nel rispetto delle leggi universali. Siamo noi uomini che, semplicemente, potremmo non fare più parte della sua evoluzione. Se trovare tracce dei nostri progenitori è tanto difficile, forse è perché loro furono più accorti nello sfruttare le risorse naturali. Al contrario, ciò che resterà di noi sarà solo il peggio di quanto abbiamo fatto.

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