I Templi Trittici: una traccia di Atlantide e dell’antica religione

Nel 2011 Richard Cassaro, esperto di religioni antiche e di società segrete, scrisse un libro intitolato “Written in stone”, “Scritto nella pietra”. Nel 2016 poi pubblicò un altro volume intitolato “Missing link”, “Il collegamento mancante”. In questi due scritti, sulla base della sua grande esperienza e degli approfonditi studi da lui condotti, Cassaro ha esposto alcune teorie circa Atlantide che vale la pena di esporre e sulle quali riflettere con molta cura.

I Templi Trittici

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Fonte: higher-perspective.blogspot.com

Uno dei principali punti di forza che può essere sostenuto da chi afferma che Atlantide è esistita, e che ha rappresentato la matrice primigenia di tutte le civiltà successive, è la presenza di elementi in comune tra architetture, arte, artigianato, usi e costumi di popolazioni molto distanti tra di loro. In tempi remoti era difficile ipotizzare che potessero essere venute in contatto solo viaggiando. Tanto più che parliamo di popoli spesso divisi da un intero oceano.

L’elenco di tali elementi potrebbe essere lungo, e spazia dai simboli grafici usati, alle forme iconografiche, fino ad alcune tradizioni. Cassaro ne ha individuato uno ulteriore, che a suo parere rintraccerebbe anche la religione primigenia, quella che esisteva prima che il cirstianesimo estirpasse tutti i culti pagani, o se ne appropriasse. Sono i cosiddetti “Templi Trittici”, che lui stesso definisce così, “Triptych Temples”.

Il termine “Templi Trittici” può sembrare astruso ma indica una cosa molto semplice: una modalità costruttiva che, in primis, ritorna identica sia nei templi egizi che in quelli maya del centro America. L’ingresso di numerosi di questi templi presenta sempre tre porte. una centrale e due laterali. Allargando l’indagine, si scopre che la modalità architettonica dei templi trittici, praticamente identica, si ritrova anche in Cambogia, in Indonesia, in India, nella penisola dello Yucatan.

Uno stilema

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Fonte: grahamhancock.com

Si potrebbe parlare di una coincidenza, ma il numero di templi trittici che Cassaro mostra a sostegno di questa evidenza è tale che davvero sembrerebbe un po’ ingenuo ipotizzare che sia solo un caso. Pure, lo scrittore sottolinea come nel corso dei secoli nessun archeologo, nessuno storico abbia rivelato qualcosa che è palesemente sotto gli occhi di tutti. Per Cassaro è evidente l’esistenza di una matrice comune che ha dato vita allo stilema delle tre porte che riscontriamo nei templi trittici. E tale matrice non può che essere Atlantide, o una civiltà che univa le terre oltre gli Oceani.

Ma poi l’autore si spinge anche olrre, spiegando che questa modalità costruttiva non era fine a se stessa. Ovvero, dietro la ripetitività dell’architettura dei templi trittici c’è un intento simbolico: o, più esattamente, religioso. Solo che la religiosità antica funzionava in modo molto diverso da quello che siamo soliti credere, o che applichiamo noi stessi. Di certo, era qualcosa di profondamente diverso dal mnoteismo e dal politeismo.

Ma se questa religione non era né monoteistica né politeistica, allora chi venerava? Nessuna divinità, se non quella che risiede dentro ognuno di noi. In pratica, anticamente si credeva che ogni uomo ospitasse un dio dentro di sé: questo perché l’uomo non è un corpo che possiede un’anima, ma un’anima che possiede un corpo. Ovvero, gli antichi erano certi che l’essere umano possedesse un’essenza avulsa dalla corporeità e dalla materialità di questa esistenza. Ed era questo che “veneravano”, o , per meglio dire, su cui basavano le loro vite.

Il terzo occhio

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Fonte: www.powerofpositivity.com

Ancora oggi, in molte filosofie orientali, si parla di “terzo occhio”. In pratica, oltre ai due occhi fisici, che ci consentono di vedere la realtà esterna, si dice che ne possediamo un terzo, collocato in mezzo ai primi due. Questo occhio ci permette di vedere la “vera” realtà, quella che trascende. Tale era la religiosità dei nostri antenati, dei nostri più remoti progenitori. Una religiosità che poi è stata avvilita e nascosta, ma non distrutta. Perché è sopravvissuta nei culti misterici prima, e nelle società segrete poi.

Secondo Cassaro c’è un simbolo che è stato lungamento frainteso dagli stessi che lo hanno utilizzato, ovvero l’occhio inscritto nel triangolo. Si dice comunemente che quello sia “l’occhio di Dio”. In verità, è il terzo occhio. Anche la Massoneria ha ormai dimenticato il messaggio che era stata chiamata a preservare. Ad ulteriore conferma di tutto questo ci sarebbe anche un ulteriore simbolo, quello detto “Godself icon” che rappresenta il dio che è in ognuno di noi.

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Fonte: Ancient Code

Anche questa figura è presente nell’iconografia di moltissime popolazioni antiche. Rappresenta una figura umana che tiene nelle due mani o egli oggetti, o degli animali. Sta in posizione frontale, permettendo di notare la simmetria del corpo umano. La parte destra e la parte sinistra, il maschile e il femminile, il sole e la luna trovano equilibrio e compenetrazione nel terzo occhio, che tutto unifica e tutto sa.

Antichi Dei

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Fonte: Ancient Origins / diritti d’immagine Richard Cassaro

Le teorie di Cassaro non sono solo molto affascinanti: sono anche terribilmente convincenti in quanto chi parla ha una profonda conoscenza dei culti antichi e delle simbologie più diffuse. La prova che Platone non ha raccontato una favola sta nell’evidenza di elementi di continuità e somiglianza che continuano a rincorrersi da una parte all’altra del globo. Anche Platone era un iniziato, che conservava l’antica sapienza in attesa di tempi migliori.

Il fraintendimento che si opera troppo spesso, dice Cassaro, è pensare che Atlantide fosse una civiltà “avanzata” in senso tecnologico. Quando si parla di un popolo evoluto, noi moderni subito pensiamo ad un avanzamento di topo materiale. Invece l’evoluzione di coloro che sono venuti prima di noi era spirituale, e in seguito noi siamo regrediti, complice il Cristianesimo.

Questo ci conferma una volta di più l’importanza di “riscoprire” Atlantide. Non è solo il gioco di un archeologo dell’avventura: è la riappropriazione di ciò che eravamo e che siamo ancora destinati ad essere.

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