La leggendaria città Inca di Paititi prossima ad essere riscoperta

Molte persone, anche solo per sentito dire, conoscono la mitica città di El Dorado. Meno nota ai più è la città inca di Paititi, che però ha mosso esploratori e ricercatori nel corso dei secoli. Detta semplicemente, Paititi è il luogo in cui gli ultimi Inca si rifugiarono per sfuggire ai Conquistadores. Dovrebbe essere una città “gemella di Cusco”, quindi bellissima e ricchissima. L’aspetto interessante è che ci sono moltissimi elementi che fanno presupporre che non si tratti affatto di una leggenda, ma di un luogo fisico oggi inaccessibile.

Qual è l’interesse archeologico nei confronti di Paititi? Tutte le altre città Inca, o pre-incaiche, che sono state ritrovate ed esaminate fino ad oggi erano già state precedentemente saccheggiate. I valori, ma non solo, tutto ciò che poteva avere un qualche interesse per gli studiosi era stato razziato, portato via, o peggio, distrutto. Ritrovare Paititi significherebbe invece ritrovare uno scrigno ancora intatto con tutti suoi tesori, sia fisici che culturali. Ecco perché una nuova spedizione è in programma nell’estate del 2020, e c’è molta aspettativa circa i risultati che potrebbe conseguire.

La leggenda di Paititi

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Fonte: paititieldorado.fr

Cerchiamo di ricostruire, in primis, il modo in cui si è originata la leggenda di Paititi. I primi racconti risalgono all’epoca dell’invasione spagnola. Siamo nel 1532 e Francisco Pizzarro riceve notizia di sovrani che si cospargevano d’oro per brillare come il sole. Dal che ne deduce che gli “indigeni” incontrati sul suo cammino dovevano celare ricchezze immense. Cercano di minare l’impero Inca, stringe un’alleanza con Atawualpa. A quel tempo si contendeva il trono con suo fratello Huascar, che era il legittimo erede. Atawualpa promette a Pissarro oro e argento e profusione.

L’uomo però fu ingannato: dopo che ebbe pagato un cospicuo riscatto venne ucciso. Di lì a poco Pissarro prese la capitale Cusco e l’impero Inca andò incontro al suo declino. L’ultimo capitolo della sanguinosa lotta tra locali e conquistatori fu l’assedio delle città occupate dagli spagnoli. Quando infine la supremazia di questi ultimi fu conclamata, si narra un episodio interessante. Si dice che gli spagnoli chiedessero ai loro prigionieri di radunare tutto l’oro che avevano e di consegnarglielo. Loro crearono un mucchio di mais, poi presero un singolo chicco e dissero.

Ecco, questo è tutto l’oro che mai avrete di noi Inca

A significare che pure le immani ricchezze raccolte dai conquistatori non erano che una piccola parte di quelle realmente esistenti. Ma dove erano state nascoste tali ricchezze? A Paititi, la città gemella della capitale che però restava ben nascosta, accanto ad una laguna quadrata al cui interno erano stati gettati gli ori e i preziosi che appartenevano agli antenati e che non dovevano cadere in mano dei barbari invasori.

La verità di Paititi

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Fonte: www.ancientpages.com

Fin qui si potrebbe pensare ad una cronaca un po’ esagerata di quei drammatici giorni. Ma dal XVI secolo in poi le narrazioni che riguardano Paititi si sono susseguite senza soluzione di continuità. Si susseguirono anche numerose spedizioni, sin dai primissimi tempi della conquista. Si parlava di colonne di lama che avevano trasportato l’oro oltre le Ande, in una regione non meglio precisata. A volte venivano date delle indicazioni, seguendo le quali però si rimaneva inevitabilmente delusi.

Nel XVII secolo furono i gesuiti a continuare a parlare della perduta città Inca, ed è proprio da qui che riparte la ricerca in tempi moderni. Il ricercatore italiano Mario Polia nel 2001, spulciando tra i documenti degli archivi Vaticani, trovò una lettera che tale padre Andrea Lopez aveva inviato ad un suo superiore. In questa missiva il sacerdote parla di Paititi, del fatto che era ricoperta d’oro e argento, e che gli Inca che la abitavano avevano un’ineccepibile organizzazione sociale. Qualcuno pensa addirittura che Lopez avesse anche dato indicazioni precise per arrivare a Paititi, ma che il tutto sia stato celato dal Vaticano.

Nel 1686 venne raccolta invece la testimonianza di un nativo del luogo che descrive accuratamente la perduta città degli Inca. Infine, vi è una mappa antica, ricopiata da un missionario gesuita, con iscrizioni arcane e indicazioni di un luogo nascosto che hanno acceso la fantasia e l’interesse dei moderni archeologi. Solo nel XIX secolo Paititi perse i suoi contorni reali, venendo assimilata ad El Dorado, e considerata quasi mitologica. Almeno fino ad oggi.

La perduta città di Z

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Fonte: www.hooshootoochronicles.com

Agli esordi del XX secolo fu il colonnello Percy Fawcett a rendere di nuovo reale la città Inca, con la sua convinzione che rappresentasse l’anello di congiunzione con Atlantide. Le ricerche del colonnello però portarono solo alla sua scomparsa. A partire dagli anni Sessanta vi furono molte altre spedizioni, che tutte insieme non hanno potuto esplorare che una piccolissima parte della foresta peruviana. Sono stati trovati reperti e siti interessanti, ma nulla che potesse far pensare ad una grande capitale, ad una città splendida come doveva essere Paititi.

Gli esploratori che più di recente hanno tentato di identificarne la presenza sono stati Greg Deyermenjian e Carlos Neuenschwander Landa, che negli anni Ottanta/Novanta hanno tentato sortite sia via terra che via aerea. Deyermenjian sostiene di aver avvistato picchi e massicci che potrebbero denunciare la presenza di una città all’altezza dello splendore di Cusco. Chi più degli altri sente di essere vicino alla grande riscoperta, però, è l’esploratore francese Thierry Jamin, che a partire dalla fine degli anni Novanta ha compiuto molti viaggi esplorativi.

La sua attenzione si è infine incentrata sulla valle del Lacco, dove sono stati trovati molti resti della civiltà Inca fino a quel momento sconosciuti. A partire dal 2010, Jamin è stato raggiunto dalle testimonianze degli indigeni del posto, i Machiguenga, che dicono che esiste una montagna sulla cui sommità c’è una città splendida. Nel 2012, delle foto satellitare hanno mostrato un picco quadrangolare con due laghi gemelli vicini, oltre ad un terzo lago, anch’esso di forma quadrangolare.

Ultimo tentativo

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Fonte: paititieldorado.fr

Ormai gli elementi sembrano tuti combaciare e si è forse ad un passo dalla riscoperta di Paititi: la spedizione che più delle altre ambisce a questo obiettivo deve ancora partire. Organizzata da Campo Base, un’organizzazione tutta italiana, si è parzialmente finanziata grazie al crowdfunding. In realtà non è neppure l’unica. stando ad una intervista rilasciata sul quotidiano Forbes, anche Jamin era in procinto di organizzare un nuovo viaggio in Perù nel 2020.

Al momento non abbiamo ulteriori notizie, ma è presumibile che la situazione sanitaria mondiale abbia bloccato qualunque progetto in tal senso. C’è chi potrebbe pensare che, con quello che sta accadendo nel mondo, potrebbe non importare poi molto ritrovare un’antica città Inca. L’errore sta proprio in questa considerazione: perché è adesso che abbiamo bisogno di risposte, e quelle risposte potrebbero attenderci, se solo abbiamo ancora la voglia e la curiosità di raggiungere il luogo dove dimorano.

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