I reperti egizi scoperti nel Grand Canyon

Come doverosa premessa da fare prima di addentrarci nell’argomento di questo articolo, precisiamo che la storia che racconteremo non è mai stata verificata. Da molte fonti leggerete che si tratta di una bufala, un elaborato scherzo “come andava molto di moda in quegli anni”. Non esistendo elementi certi né a conferma, ma neppure a smentita di quanto oggettivamente riportato in un articolo di giornale del 1909, noi ci limiteremo a riportarne i contenuti. Ecco la storia dei reperti egizi scoperti nel Grand Canyon.

Arizona Gazette

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Fonte: www.paulcilwa.com

Mese di marzo 1909. Sul quotidiano “Arizona Gazette” esce un piccolo trafiletto in cui si parla di G. E. Kincaid. L’uomo, che viene descritto come un esploratore, ha raggiunto Yuma dopo aver navigato lungo il fiume Colorado, un’impresa significativa per l’epoca. Un mese dopo, in aprile, viene pubblicato un secondo articolo, molto più lungo e dettagliato, messo in prima pagina. Protagonista è ancora Kincaid, che stavolta rivela le cose eccezionali che ha visto durante il suo viaggio.

I detrattori della storia sostengono che il giornale in questione abbia voluto solo fare del sensazionalismo, riportando una storia puramente inventata. Si avanza anche l’idea che neppure Kincaid sia mai esistito. Questo però significa ragionare in termini moderni: oggi il giornalismo tende a cercare lo scoop a tutti i costi, ma non a quei tempi, e non di certo l’Arizona Gazette. Questa pubblicazione non era altro che un giornale locale, che per lo più si occupava di notizie abbastanza noiose.

L’Arizona Gazette era la versione della sera della Phoenix Gazette: le due testate in seguito sarebbero diventate l’attuale “The Arizona Republic”. Insomma, parliamo di un giornale assolutamente degno di credito sia prima che dopo l’episodio riguardante Kincaid. Veniamo dunque al fulcro della narrazione: il contenuto del famigerato articolo del 5 aprile 1909.

Esplorazioni nel Grand Canyon

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Fonte: adamhaydock.blogspot.com

L’articolo si intitola così: “esplorazioni nel Grand Canyon: i misteri di un’immensa e ricca caverna riportati alla luce”. Poi prosegue con altri sottotitoli: “Jordan è entusiasta”, “incredibili ritrovamenti dimostrano come le popolazioni antiche migrarono da Oriente”. Fin dalle prime righe, si chiarisce che quanto è stato scoperto dall’esploratore ha caratteristiche di eccezionalità, al punto che si dice che i ritrovamenti effettuati non sono importanti solo per gli Stati Uniti, ma per tutto il mondo.

Si precisa che la spedizione di Kincaid è stata organizzata, seppure in modo indiretto, dallo Smithsonian Institute (in realtà, lo Smithsonian è un’istituzione, Institution). Il professor S.A. Jordan aveva incaricato Kincaid di percorrere in barca il Green River dal Wyoming al Colorado. Nel corso del suo viaggio, Kincaid aveva visto un’apertura, l’ingresso ad una caverna che aveva esplorato, trovando reperti riconducibili, per stile e foggia, all’Antico Egitto.

Già qui c’è un primo moto di sopresa: che ci farebbero reperti egizi in America? Ma quello che racconta Kincaid è assai più sbalorditivo. La caverna principiava con un passaggio, che si trovava a circa 500 metri dalla superificie del canyon. Poi arrivava ad un’enorme stanza, da cui si dipartivano altri passaggi come fossero “i raggi di una ruota”. Alla fine di quei tunnel c’erano altre stanze, alcune che si addentravano ancora più in profondità.

Idoli e mummie

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Fonte: blackgypsytea.wordpress.com

Kincaid descrive il passaggio principale come piuttsoto ampio, circa 3 metri, e le aperture per gli altri passaggi come di forma ovale. Racconta che raggiungere la caverna non era stato facile, poiché non era chiaramente visibile né raggiungibile, ma poi aveva notato dei segni accanto all’ingresso. Tutto aveva un aspetto ordinato, ovvero costruito da mano umana. Gli angoli erano ben definiti, così come i soffitti e i pavimenti.

Nella stanza principale da lui raggiunta dice di aver trovato un idolo le cui sembianze erano orientali: parla specificatamente del Buddha. Infatti la statua aveva un fiore di loto in ogni mano. Kincaid definisce questa stanza “il santuario”, dice che c’erano altre statue, e oggetti in bronzo. Ma c’erano anche oggetti fatti di altro metalli, oro di sicuro, e un altro che ipotizza possa essere platino.

Andando oltre, Kincaid trova delle mummie disposte ordinatamente. Si tratta di uomini, non ci sono nè donne né bambini. Alcune sono ricoperte con l’argilla. Su molti reperti, urne e vasi, qui custoditi, ci sono incisioni che a sua detta ricordano molto i geroglifici egizi. Spera però che studi sccessivi possano chiarirne meglio il significato.

Quella stanza misteriosa

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Fonte: www.burlingtonnews.net

A chiudere con un’ulteriore nota di mistero il suo resoconto, Kincaid dice che c’è infine un tunnel che non si è sentito di esplorare. Infatti è buio, chiuso, ed emana una sensazione sgradevole. In conclusione, ritiene che quello che ha visto fosse una sorta di “fortino”, degli alloggiamenti militari. tra le altre cose, ha trovato anche dei granai. L’articolo si conclude con il collegamento ad una leggenda Hopi che supporterebbe i ritrovamenti di Kincaid.

Secondo questo racconto, un tempo vi erano due popoli, uno con un cuore solo e uno con due cuori, che vivevano sotto terra, nel Grand Canyon. Un giorno sorse inimicizia tra di loro, così che uno dei due decise di emergere in superficie. Ma non vi era strada per tornare fuori. Il capo della tribù fece allora crescere un albero che affondava le sue radici nella terra, ma che condusse il popolo con un cuore solo fino alla luce del sole. Qui queste persone si stabilirono, lungo le rive del fiume, coltivando e prosperando.

Mandarono così un messaggero al tempio del sole, chiedendo benedizioni e ringraziando. Ancora oggi, gli anziani della tribù attendono il suo ritorno. Quando il messaggero tornerà, agli uomini sarà restituita la loro antica dimora. Sembra che nella caverna scoperta da Kincaid vi fosse, tra i simboli raffiguranti animali, anche uno che raffigurava un cuore.

Le radici d’Egitto

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Kincaid racconta nell’articolo di aver scattato delle foto, e di aver inviato parecchi reperti allo Smithsonian. La Smithsonian Institution ha sempre categoricamente smentito tutto fin dall’inizio. Sostiene che né un Jordan, né un Kincaid hanno mai lavorato per loro. La vicenda cadde in fretta nel dimenticatoio, salvo venire riportata alla luce da alcuni scrittori dei nostri tempi, primo fra tutti David Icke insieme a David Hatcher Childress, che da sempre sostiene che vi sia un tentativo di nascondere le origini egizie del popolo americano.

La storia riportata sull’Arizona Gazette, di fatto, non ha alcun riscontro concreto. L’unica lancia che si può spezzare a favore della sua veridicità è che non si trattava di un giornale solito ai sensazionalismi. C’è anche chi sostiene che a quei tempi articoli del genere, a sfondo pseudoarcheologico, erano molto frequenti. Quindi, in fondo al Grand Canyon non c’è un bel niente. Oppure sì?

Le leggende Hopi fanno pensare ad un popolo antico, che potrebbe avere una matrice comune con altre popolazioni molto antiche, come quella egizia, o come quelle del lontano oriente. Ciò che la storia di Kincaid confermerebbe, se fosse vera, è che è esistita una grande civiltà prima di tutte le altre conosciute, e loro madre. Atlantide, o Mu. Dubitare è una delle poche armi che l’uomo ha per raggiungere la verità: e se in questa storia c’è una menzogna, non possiamo sapere esattamente da chi sia stata raccontata.

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