Le piramidi perdute di Abu Sidhum: la probabile traccia di civiltà antidiluviane

Ogni volta che si toccano gli argomenti “Antico Egitto” e “Piramidi”, subito si creano due schieramenti contrapposti. Ci sono alcuni disposti a credere che una civiltà così affascinante, e indubitabilmente misteriosa, abbia ancora molto da rivelare. Poi ci sono gli integralisti dell’egittologia, che si inalberano ogni volta che qualcuno cerca di intaccare le loro sacre verità. Questa è la storia di Angela Micol, che forse ha fatto una scoperta straordinaria, ma che è rimasta inascoltata dai più.

Google Earth

Abu Sidhum
zona di Abu Sidhum, Fonte: Pinterest

Google Earth e l’archeologia vivono un rapporto contraddittorio e difficile. Il primo è uno strumento molto utile e accessibile a tutti: si tratta di una mappatura satellitare del pianeta Terra che consente anche a noi comuni mortali di osservare i più svariai luoghi del mondo stando seduti a casa nostra. Attraverso l’osservazione aerea consentita da Google Earth sono state fatte molte scoperte interessanti a livello archeologico, impossibili altrimenti.

Esistono infatti luoghi molto difficili da raggiungere. Però è anche vero che le riprese satellitari di Google Earth sono tutt’altro che perfette, e alcuni presunti eccezionali ritrovamenti si sono rivelati solo degli errori nel tracciato. Nel 2013 Angela Micol, un’archeologa in erba che vive nel North Carolina, fece una dichiarazione a Discovery News. Disse infatti di aver individuato due complessi piramidali sconosciuti fino a quel momento. In uno dei due gruppi c’era una piramide grande tre volte la grande piramide di Giza.

Abu Sidhum
Area di Fayum, Fonte: www.nbcnews.com

Si capisce come questa affermazione sollevò immediatamente un polverone. La Micol fornì le immagini incriminate. Si vedono delle formazioni rocciose che hanno delle forme molto regolari. La prima si trova 150 chilometri a nord dell’oasi di Fayum, dove si nota una forma con quattro lati, alta circa 50 metri, assieme ad altri tre tumuli più piccoli collocati in allineamento diagonale.

La seconda è a circa ad una ventina di chilometri dalla città di Abu Sidhum, nell’Alto Egitto. Qui si notano quattro tumuli con le cime triangolari, molto regolari, e poco distante una sorta di altipiano, anch’esso triangolare.

Altre prove e ritrovamenti ad Abu Sidhum

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Fonte: archaeologynewsnetwork.blogspot.com

La prima reazione degli egittologi è stata la solita. La “scoperta” della Micol è stata derisa come un ennesimo abbaglio preso da una che vuole trovare “piramidi dappertutto”. Vero è che ciò che viene visto dall’alto può facilmente essere equivocato e che quindi le strane conformazioni notate dalla studiosa potrebbero essere solo colline e montagne rocciose. Ci sono però parecchi altri elementi da tenere in considerazione, prima di liquidare il tutto come la buffa trovata di una visionaria in cerca di notorietà.

La prima cosa da notare è che nei pressi di queste conformazioni, che sono state in seguito esaminate più da vicino, sono stati trovati dei resti di ceramiche e soprattutto molti gusci di conchiglia, che erano abbondantemente usati come materiale di costruzione dagli egizi. Allontanandosi dalle alture, invece, non c’è nulla del genere. Inoltre, secondo quanto riportato da Ioannis Liritzis, professore di archeometria all’Università dell’Egeo, la gente del posto ha sempre sospettato che quelle colline non fossero di origine naturale.

Pare infatti che, nel tentativo di scavare, abbiano incontrato del granito molto duro. Inoltre, nella zona sono stati trovati tunnel e grotte sotterranee, speculari a quelle esistenti nelle piramidi di Giza. Ma c’è anche un altro indizio che avvalorerebbe la teoria della Micol, ovvero antiche testimonianze scritte che dicono che in effetti vicino ad Abu Sidhum esistevano delle piramidi.

Le mappe di Medhat Kamal El-Kady

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Fonte: www.antiquemaps-fair.com

Saputo che l’archeologa americana aveva fatto la rivelazione del ritovamento di piramidi nei pressi di Abu Sidhum, Medhat Kamal El-Kady ha deciso di contattarla. Medhat Kamal El-Kady è stato ambasciatore del sultanato dell’Oman, e insieme a sua moglie è anche collezionista di documenti e mappe antiche. A detta della coppia, in ben 34 mappe e 12 documenti antichi è riportata l’esistenza delle piramidi oggi nascoste.

In particolar modo ci sono tre mappe in cui è riportata la presenza di piramidi vicino l’oasi di Fayum. La prima risale al 1753 e fu redatta da Robert de Vaugoudy; la seconda risale ai tempi delle spedizioni di Napoleone Bonaparte e la terza infine è del 1880 e riguarda dei progetti di irrigazione del basso Nilo. Secondo El-Kady e sua moglie, queste piramidi erano le più maestose dell’Antico Egitto, e se riportate alla luce surclasserebbero di gran lunga quelle conosciute presenti a Giza.

All’epoca di queste scoperte la Micol, spalleggiata da altri studiosi che sostenevano le sue teorie, organizzò una raccolta fondi per poter mettere in piedi una spedizione e recarsi personalmente in Egitto per trovare la conferma delle sue ipotesi. Purtroppo però la cosa non andò a buon fine, e non ci risulta che negli ultimi anni qualcuno abbia dato seguito al suo progetto.

Damnatio memoriae

Potrebbe trattarsi di un caso di “damnatio memoriae”, per usare un termine in uso nell’antica Roma. Le piramidi di Fayum e di Abu Sidhum non sono state interrate dall’opera degli agenti naturali, ma furono ricoperte per volontà umana. Un ultimo indizio a favore della presenza di piramidi costruite dall’uomo sotto quelle che oggi appaiono come conformazioni naturali, ci sono alcune sepolture sparse nell’area.

Le autorità egiziane però non sono state interessate all’evenienza di un ritrovamento di portata epocale che poteva essere fatto lungo la sponda occidentale del Nilo, né gli egittologi più affermati si sono schierati al fianco della Micol. Poche sporadiche voci hanno sostenuto che ci sono tutti i presupposti perchè quanto la ricercatrice ha visto su Google Earth sia tutt’altro che un abbaglio.

La risposta a questo quesito, come spesso accade in casi simili, non è celata nel cuore degli dei ma potrebbe essereverificata con estrema facilità. Sembra però che a nessuno importi scoprire se ci sono delle piramidi ad Abu Sidhum, come sono fatte, chi le ha costruite. Forse perché esse potrebbero dare risposte dure da ascoltare, difficili da comprendere, diverse da quanto atteso.

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