La costruzione più enigmatica: la Sfinge forse erano due

La Sfinge è una figura mitologica ibrida. Il suo corpo è sempre quello di un leone; la testa a volte è umana, a volte è di capra o di falco. La Sfinge che noi tutti conosciamo è quella che si trova in Egitto, nella piana di Giza, a “sorvegliare” le piramidi. In realtà, però, essa compare nei miti e nelle leggende anche della Grecia e di numerosi popoli asiatici. La storia in cui essa ha un ruolo di primo piano è quella di Edipo: essa è colei che difende la città di Tebe e pone un indovinello enigmatico a chi osa sfidarla. Ancora oggi, la Sfinge pone enigmi. L’ultimo che ha presentato è il seguente: e se non fosse stata sola?

La datazione della Sfinge

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Fonte: allthatsinteresting.com

Rispetto alla datazione della grande costruzione che si trova in Egitto è doveroso fare una premessa. In qualunque libro di storia consulterete troverete scritto che essa fu eretta dal Faraone Chefren nel 2500 avanti Cristo circa. Tale datazione è però puramente empirica, in quanto non c’è modo di datare la roccia calcarea con cui la statua è fatta. Esistono quindi altre ipotesi, una delle quali sembra assumere sempre più corpo. Questa ipotesi retrodata enormemente la struttura.

Tutto parte dall’osservazione dei più che evidenti segni di erosione che corrono lungo il corpo della bestia mostruosa. La testa, in modo piuttosto palese, è stata aggiunta in un secondo momento: non abbiamo idea di quali fattezze avesse in origine. Il corpo, si diceva, presenta dei segni di corrosione che usualmente vengono attribuiti all’erosione del vento e della sabbia. Questa spiegazione non regge per un motivo molto semplice.

Il corpo di leone è stato realizzato in un unico blocco, ottenuto lavorando in situ la roccia calcarea. In seguito, il corpo è stato ricoperto per secoli dalla sabbia. Ergo, nessun vento poteva corroderlo. Si è parlato dunque di acqua di risalita: anche questa una spiegazione poco convincente viste le dinamiche idrogeologiche della piana di Giza. Non resta che un’ultima ipotesi.

I segni presenti sul corpo della Sfinge sono chiaramente dovuti al lavoro dell’acqua. E l’acqua, in questa zona dell’Egitto, non era presente che molti millenni or sono. Parliamo della fine della Grande Era Glaciale, avvenuta 12.500 anni fa. Questo porterebbe a retrodatare enormemente la statua, e a collegarla con la perduta civiltà di Atlantide. Se fosse davvero stata costruita 10.000 anni prima di Cristo, la Sfinge non sarebbe di certo opera dei faraoni egiziani.

Il gemello perduto

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Fonte: Pinterest

Qualche anno fa due studiosi, Gerry Cannon e Malcolm Hutton, annunciarono di aver fatto una nuova scoperta a proposito della misteriosa Sfinge. Non si trattava completamente di farina del loro sacco. I due infatti avevano ripreso e approfondito le teorie di Bassam El Shammaa, egittologo di grande fama. El Shammaa era convinto che accanto alla statua ancora oggi esistente dovesse esisterne, un tempo, una seconda. C’erano due fatti ad avvalorare la sua tesi.

La prima è contenuta nella cosiddetta “Stele del Sogno”, che è il cartiglio che si trova tra le zampe della Sfinge. Al di là del contenuto scritto in geroglifici, in alto sono raffigurate chiaramente due Sfingi che si danno le spalle. Sono quelle che, secondo la tradizione egizia, vegliavano all’ingresso e poi all’uscita dal mondo sotterraneo del Sole, dando vita al Giorno. Di norma, anche nella mitologia greca le Sfingi sono sempre in coppia: strano che a Giza ce ne fosse solo una.

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Fonte: wisdomofnations.com

Ma non è tutto: osservando alcune immagini satellitari riprese dalla NASA con l’Endeavor El Shammaa si era convinto di aver anche individuato i resti di questa seconda Sfinge, poco distanti dalla prima. Probabilmente le due statue erano disposte una di spalle all’altra. Secondo Cannon e Hutton le intuizioni dell’egitollogo erano più che plausibili. La seconda Sfinge sarebbe andata distrutta intorno al 670, quando il faraone Cheope restaurò la statua ancora esistente, colpita da un fulmine.

Si suppone che fu anche in quel periodo che egli foggiò il suo volto con le sue fattezze, coprendo quanto vi era in precedenza. Il naso sarebbe stato danneggiato solo molti secoli dopo. Qualche tempo dopo aver sostenuto queste tesi, Cannon e Hutton si spinsero ancora oltre sostenendo che la testa della Sfinge era l’ingresso ad un’intera città sotterranea.

Sotto la Sfinge

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Fonte: www.ancientpages.com

Zahi Hawass, egittologo e segretario generale del Consiglio supremo delle antichità egizie, naturalmente sconfessa tutte queste tesi come pure sciocchezze. Nel libro che Cannon e Hutton avrebbero dovuto scrivere, “The Giza Plateau Secrets and a Second Sphinx Revealed“, che però non ci risulta sia mai stato pubblicato, gli autori dicevano che tutto questo, in realtà, è ben noto alle autorità egizie.

Mai termine fu più calzante: tutti gli indizi che provano l’esistenza di una seconda Sfinge e l’esistenza di una serie di camere sotterranee sotto quella ancora presente sarebbero stati insabbiati. Fatto è che nessun studioso di nessuna parte del mondo ha il permesso di analizzare più da vicino l’imponente costruzione, che resta off limits. La sua incredibile vetustà, ciononostante, è evidente anche a distanza.

Si crede che i superstiti della rovina di Atlantide siano fuggiti fino in Egitto, facendo di questo luogo la colonia più importante, quella in cui custodire le loro memorie. La Sfinge dunque sarebbe a custodia di un sapere immenso, proprio come nel racconto di Edipo vigilava su Tebe. Il suo enigma è arduo da sciogliere, ma esistono molti indizi per dare una risposta alla sua remota voce.

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