Il racconto intellegibile della Judaculla Rock

Nel Nord Carolina c’è un sito che da pochi anni è stato dichiarato parte del National Register of Historic Places. Si trova nella Contea di Jackson e si caratterizza per la presenza di una grande pietra ollare, la cui superficie sfiora i 20 metri quadri. Questo luogo è sacro ai nativi americani, in particolar modo agli indiani Cherokee. La pietra, proprio dai nativi, viene chiamata Pietra di Judaculla, o Judaculla Rock. Da decenni gli archeologi cercano di decifrarne i petroglifi, ma nessuno ancora è venuto a capo del racconto intellegibile della Judaculla Rock.

Un gigante dagli occhi a mandorla

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Fonte: Pinterest

La Judaculla Rock è interamente ricoperta di petroglifi. Ce ne sono oltre 1500, tutti diversi tra loro, tutti diversi da qualunque altro petroglifo noto. Nell’insieme appaiono come una sorta di ragnatela il cui significato ormai ci è inattingibile. Non si sa con certezza nemmeno quando questi segni vennero incisi: c’è chi parla di 10.000 anni fa, chi di 4.000 o 2.000, chi addirittura ritiene risalgano al XVIII secolo.

Quelli che hanno una spiegazione molto chiara per la genesi della pietra sono i Cherokee, per i quali essa risale praticamente ai primordi della loro civiltà. Secondo i Cherokee, e molte altre tribù di indiani d’America, esistevano un tempo creature che erano in grado di mettere in contatto il mondo degli spiriti con quello reale. Premesso che il mondo degli spiriti era comunque molto concreto per i nativi americani.

Una di queste creature era un gigante il cui nome era Judaculla, traslitterazione semplificata del termine Cherokee Tsul`kälû´. Si legge Joo-da-cool-uh e vuol dire “li ha a mandorla”, intendendo gli occhi. Quindi Judaculla era un gigante con gli occhi a mandorla che era in grado di governare le condizioni atmosferiche, come il tuono e il lampo. Inoltre poteva collegare il mondo spirituale a quello terrestre.

Un giorno Judaculla si innamorò di una fanciulla umana e la portò con sé nel mondo degli spiriti. Il fratello e la sorella di lei, però, la volevano indietro. In preda all’ira per le insistenze del fratello, Judaculla lo uccise. La fanciulla allora voleva abbandonarlo, ma lui la convinse a restare dando la possibilità di passare nel mondo degli spiriti a tutti i componenti della sua tribù.

Una mano con sette dita

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Fonte: fashiondocbox.com

Le peculiarità di Judaculla erano dunque gli occhi dal taglio obliquo, un’altezza superiore alla media (oltre due metri) e il fatto che aveva sette dita alle mani e ai piedi, anziché cinque. Lo dimostrerebbe uno dei petroglifi incisi sulla roccia a lui intestata. Si vede infatti con chiarezza una mano (o è forse un piede?) con sette dita. Secondo i Cherokee, Judaculla lasciò la sua impronta saltando di montagna in montagna.

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Fonte: www.onlyinyourstate.com

Ecco dunque da dove viene il nome della Judaculla Rock: ma quello che sappiamo sul suo conto finisce qui. Nessuno sa decifrare il fittissimo reticolo di altri segni che la ricopre, né si ha la più vaga idea di quale civiltà possa averlo tracciato. Gli scavi non sono mai andati avanti, per quanto sia probabile che nella zona ci possano essere altri reperti interessanti, in virtù della sua sacralità per i Cherokee.

Secondo una tradizione che non possiamo né confermare, né smentire, esisterebbero però altre due pietre molto simili a questa. Una sarebbe ancora sepolta sotto al terra, mai ritrovata. Un’altra invece sarebbe già venuta alla luce durante gli scavi nelle miniere, e poi rinterrata. Come dicevamo, questi assunti sono impossibili da verificare. Quello che si può dire per certo è che la Judaculla Rock è sede di strani fenomeni.

Così come altri luoghi della terra, è sottoposta ad un forte geomagnetismo, catalizzato dalla presenza di rame e altri minerali nel sottosuolo. Nel passato ci sono anche stati avvistamenti di UFO, vale a dire fenomeni luminosi che interessano questa zona. Probabilmente sono proprio le caratteristiche geomorfologiche e magnetiche del sito che lo hanno fatto considerare sacro in passato.

Un’ardua decifrazione

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Fonte: shadowboxent.brinkster.net

Naturalmente, tutta l’attenzione degli studiosi si incentra sulle iscrizioni presenti sulla roccia. Sono curiosamente diverse da qualunque altro petroglifo sia mai stato rinvenuto, anche in altre parti dell’America Settentrionale. Per qualcuno sono un racconto storico; secondo altri potrebbe essere una mappa. I più sono propensi nel credere che siano simboli magico-religiosi.

Una delle teorie più accreditate è infatti quella propugnata da Scott Ashcraft, archeologo che faceva parte dello staff dell’U.S. Forest Service. Secondo lui la pietra di Judaculla era usata durante le cerimonie sciamaniche. Per questo amava fotografarla di notte, illuminata solo dalle fiamme di un fuoco. Secondo lui così facevano gli sciamani.

Quando la luce del fuoco lambisce le immagini incise sulla roccia, esse sembrano come animarsi e prendere vita. Tutto questo però non ha aiutato Ashcraft a decifrare il loro significato. Secondo lui, esso è andato perduto nel tempo. Il pericolo, concreto, è che persino questi simboli che non sappiamo più leggere vadano perduti, in quanto la Judaculla Rock si sta disgregando poco alla volta.

Già appare estremamente deteriorata rispetto alle foto, per via degli agenti atmosferici, della muffa e dall’erosione dell’acqua. Sotto di essa, infatti, si trova una sorgente, le cui acque probabilmente erano considerate mistiche o taumaturgiche. Forse i Cherokee sano di più di quello che rivelano, ed è per questo che non desiderano che si svolgano ulteriori indagini. Come gli Hopi, sanno che ci sono cose che è bene vengano rivelate solo a tempo debito.

Cercare di svelare il mistero della Judaculla Rock

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Fonte: www.hdcarolina.com

Esistono così tanti siti misteriosi al mondo che pretendere di svelare tutto ciò che celano è un’impresa praticamente impossibile. La pietra di Judaculla non è considerata che un reperto secondario, la lontana memoria di un popolo sconfitto che la storia ha relegato nelle riserve. Eppure a noi sembra dire più cose di quello che non potrebbe sembrare ad un primo sguardo, o ad una considerazione superficiale.

Quei simboli misteriosi, secondo alcuni, potrebbero essere un a sorta di “Stele di Rosetta”, schiudendo l’interpretazione di un linguaggio antichissimo. Che sia la lingua della Terra Madre Mu? O la lingua parlata da coloro che fuggirono da Atlantide? Ancora una volta, ci sentiamo raccontare “leggende” che parlano di esseri giganti. E se non fossero solo leggende?

Il Nord America fu una delle direzioni verso le quali fuggirono i profughi del continente sprofondato nell’Oceano Atlantico, che con il tempo smarrirono la memoria ma all’inizio ricordavano molto bene. Forse hanno inciso questa pietra, e altre pietre ancora da ritrovare, per lasciare una traccia della loro storia, della loro antica sapienza. Ancora una volta, non possiamo che fare ipotesi.

L’unica cosa certa è che la pietra di Judaculla, pur con il suo aspetto semplice e forse anche dimesso, potrebbe avere un’importanza maggiore dei più superbi monumenti dell’Uomo. Dipende solo dallo sguardo con cui la si esamina, e dalla direzione da cui la si ammira.

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