Il popolo degli Anasazi e la Sun Dagger

Quando ci addentriamo nella conoscenza di popolazioni antiche sono sempre tante le scoperte che ci lasciano stupiti e meravigliati. Uno dei popoli più affascinanti che sono vissuti nel Nord America è quello degli Anasazi, sui quali sappiamo molto e, al tempo stesso, molto poco. Cerchiamo di scoprirne di più sul popolo degli Anasazi e la Sun Dagger, il loro incredibile orologio astronomico.

Gli Anasazi, gli antenati degli Hopi

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Fonte: Pinterest

Se gli Hopi, una tribù di nativi americani che esiste ancora oggi, è eterna fonte di meraviglia per antropologi ed etnologi, ancora più affascinanti sembrano quelli che furono i suoi antenati, gli Anasazi. Ci troviamo nella regione del New Mexico, lungo il fiume Rio Grande. Gli Anasazi comparvero qui, da quel che ne possiamo sapere, nel 1500 circa avanti Cristo. Popolarono anche la parte settentrionale dell’Arizona, ma il fulcro della loro cultura si sviluppò nel Canyon Chaco.

Fu qui che, tra il X e l’XI secolo, la loro civiltà raggiunse il suo picco massimo. Gli Anasazi occuparono un’area di ben 80.000 chilometri quadri e il numero degli abitanti della zona doveva superare i 30.000 soggetti. Se oggi pensiamo ai nativi americani come a dei “selvaggi” perché vivevano nelle tende ed erano nomadi, bisogna subito precisare che la cultura Anasazi ci appare decisamente anomala rispetto a questo abusato cliché.

Infatti costruirono dei complessi abitativi imponenti e ingegneristicamente molto elaborati. Spesso erigevano le loro case, che si componevano di molte stanze, lungo i dirupi rocciosi che caratterizzano il panorama del Chaco Canyon. La cosa assurda è che per arrivare alle abitazioni ci si doveva letteralmente arrampicare, o calare con delle funi dall’alto: i villaggi Anasazi erano luoghi praticamente inaccessibili.

Pueblo Bonito era uno dei centri urbani più grandi, che pare contasse 1000 abitanti al momento della sua massima espansione. Aveva peculiarità così accentuate che secondo gli studiosi forse era più un luogo cerimoniale che per abitare. Si ipotizza potesse essere una sorta di enorme “convento”, dove la casta sacerdotale compiva i suoi oscuri rituali.

Le kivas e la Sun Dagger: dalla terra al cielo

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Fonte: spiritofthepueblos.weebly.com

In ogni pueblo, ivi compreso Pueblo Bonito, vi erano delle costruzioni particolari chiamate “kivas”. Avevano forma circolare ed erano coperte da un tetto di legno. All’interno c’era sempre un foro centrale, che però non serviva per accendere il focolare. Era un passaggio verso l’altro mondo, quello sotterraneo: era chiamato sipapu. In qualche modo, quindi, durante i loro rituali gli Anasazi si mettevano in contatto con il mondo degli spiriti.

Un’altra cosa che si sa con certezza sugli Anasazi è che, cosa comune ad altre popolazioni antiche, avevano una conoscenza molto approfondita dei moti astronomici. Lo dimostra in modo particolare un reperto estremamente interessante che è stato ritrovato nel Chaco Canyon, che è stato chiamato “Sun Dagger” (che potremmo tradurre come “la Lama del Sole”).

Lungo il canyon si trovano delle colline naturali definite, con termine francese, “butte“. Sono quelle che hai visto spesso nei film western: alture dalla sommità piatta e dalle forme più disparate. C’era una butte in particolare che aveva grande significato rituale per gli Anasazi, ed era la Fajada Butte. Qui è stata trovata una rampa che doveva consentire di raggiungerne la sommità, insieme a molti petroglifi, uno dei quali sembra essere il più interessante.

Nel 1977 Anna Sofaer si recò nel Chaco Canyon per riprodurre i petroglifi conservati sulla superficie della Fajada Butte. Era infatti un’artista visiva, che però ebbe anche la ventura di scoprire un ulteriore petroglifo, forse il più importante di tutti. Sulla parete erano riportate due spirali: fin qui nulla di strano. La spirale, o labirinto, è un segno molto ricorrente tra le culture antiche.

Un antico calendario

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Fonte: ancients-bg.com

La Sofaer avevano notato che proprio sopra al luogo in cui si trovavano le due spirali c’erano tre lastre di pietra la cui posizione permetteva ai raggi del sole di filtrare all’interno della cava in cui si trovano i petroglifi. La donna tornò varie volte in questo posto, e si rese conto che, a seconda dei diversi periodi dell’anno in cui visitava la Fajada Butte, la striscia di sole (la lama di sole, da cui il nome) che colpiva le spirali si spostava, e in modo non casuale.

Al solstizio d’estate, la striscia di luce si posava sulla sommità della spirale di dimensioni maggiori. Vi restava per circa 18 minuti, scivolando verso il centro della spirale fino a tagliarla a metà. Poi spariva e tornava l’ombra. Durante il solstizio d’inverno comparivano due linee di luce, che si posizionavano alle due estremità della spirale maggiore, incorniciandola per una durata complessiva di 49 minuti.

Durante gli equinozi di autunno e di primavera, infine, comparivano due strisce di luce. Una tagliava perfettamente a metà la spirale più piccola; l’altra si posizionava tra il quarto e il quinto giro della spirale, che ne aveva in tutto nove. Ovvero, esattamente a metà tra il centro e l’esterno della spirale, nello stesso modo in cui gli equinozi separano a metà il tempo che intercorre tra i solstizi.

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Fonte: www.ancient-wisdom.com

Naturalmente tutto questo non è casuale, e non è nemmeno un mero gioco di luci. Il Sun Dagger era un preciso orologio astronomico, tanto che serviva persino a tenere il conto delle fasi lunari. Oggi purtroppo però non funziona più, perché le tre lastre di pietra sono scivolate verso il basso e non sono più nella posizione in cui si trovavano quando vennero incise le spirali. Questo è accaduto nel 1989; in seguito il Chaco Culture National Historical Park ha disposto delle misure per tutelare questi incredibili ma fragili monumenti naturali.

L’abbandono e la fine

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Fonte: intermountainhealthcare.org

Sono tante le domande che restano senza risposta, quando si parla degli Anasazi. Perché erano così ossessionati dal procedere del Sole? Anche alcune delle loro case erano orientate in modo da riceverne i raggi ad una certa angolazione in certi giorni dell’anno. Perché costruirono strade imponenti che però non conducevano da nessuna parte, e non sembrano aver avuto scopo pratico? Soprattutto, perché se ne sono andati dal Canyon Chaco?

Accadde sul finire del XIII secolo per motivi che non sono mai stati scoperti. Il popolo Anasazi, in massa, se ne andò dalle sua case, abbandonando tutto ciò che aveva costruito. Ricordiamo che non erano nomadi, ma che vivevano di agricoltura. Non solo il loro esodo appare immotivato (o almeno, non motivato da alcunché di concreto e tangibile). Molto curiosa è anche la direzione che seguirono.

Dapprima non fecero altro che muoversi qualche chilometro a nord. Poi però ripresero il loro viaggio in direzione opposta. Si spostarono infatti con esattezza lungo la direzione nord-sud, finendo per fermarsi allo stesso identico parallelo che avevano abbandonato, il 108. Si stabilirono nello stato di Chihuahua, dopo aver percorso 600 chilometri circa. A seguito di questo spostamento di massa, però, si estinsero.

Ma perché se ne sono andati dalle loro case? Non sembrano esserci né motivazioni climatiche, né belliche. Anche se a noi moderni può sembrare assurdo, pare che traslocarono per motivi mistici e religiosi. Quali? Nessuno di noi può più sapere con esattezza cosa credessero gli Anasazi, quali fossero le loro conoscenze occulte, visto che non usavano la scrittura.

La risposta soffia nel vento

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Ricostruzione in 3D di Pueblo Bonito, Fonte: nicchancellor.wordpress.com

Il nome Anasazi non era quello con cui questa gente definiva se stessa. Sono stati chiamati così dai Navajo, che abitarono le loro terre dopo di loro. Anasazi vuol dire “antichi”. Quanto erano davvero antichi gli Anasazi? La prima volta in cui vennero scoperti i loro incredibili insediamenti, nel 1888, si pensava che potessero essere vecchi di oltre 6000 anni. Di questo però non abbiamo alcuna prova concreta.

Altre cose che sappiamo sugli Anasazi ci lasciano molto perplessi. Abbandonarono le loro case lasciandole intatte, come se si aspettassero di rientrare di lì a poco. Praticavano il cannibalismo, e sono molti gli indizi che lo fanno presupporre. I loro petroglifi lasciano intuire profonde conoscenze astronomiche, forse anche testimonianze di eventi cosmici avvenuti tanto tempo fa.

Oggi il vento del deserto del New Mexico soffia tra i kivas e le butte, là dove un tempo invece c’era vegetazione lussureggiante. Fu la desertificazione a costringere gli Anasazi ad andarsene? Probabilmente no: ma restano solo tanti interrogativi sollevati e portati dal vento. Quello che si può ipotizzare è che gli Anasazi (o comunque si chiamassero) vivevano in un mondo molto, molto diverso dal nostro. Forse avevano conoscenze, e ricordi, andati perduti con loro e con la fine della loro cultura.

Con chi mettevano davvero in contatto i sipapu? Fino a quali profondità si erano spinti questi uomini vissuti tanto prima di noi, e perché costruivano strade da noi considerate “inutili”, ma che di certo per loro dovevano avere una qualche “utilità”? Ancora una volta, come spesso ci è successo nel nostro viaggio nel passato, persino tutte le conoscenze del presente non bastano a dare una spiegazione coerente e razionale.

Ancora una volta, allora, la risposta giusta potrebbe essere la più assurda e inverosimile, quella che la nostra mente si rifiuta di formulare e financo di concepire. Gli Anasazi serbavano un antico ricordo e antichissime usanze che noi abbiamo dimenticato, ma che forse sono quelle che hanno costituito le fondamenta della Storia dell’Uomo. Storia che ancora noi ignoriamo.

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