Il calendario di pietra dei “Mound Builders”

Oltre a “Mu: il continente perduto”, il colonnello James Churchward scrisse un altro volume intitolato “Sacred Symbols of Mu”, in cui analizzava con maggiore dettaglio quella che lui riteneva fosse la “scrittura” usata a Mu, la madre di tutti i linguaggi. Tra i reperti di cui parla ce n’è uno molto interessante: il calendario di pietra dei “Mound Builders”. I Mound Builders erano un’antichissima civiltà del Nord America: ecco perché potrebbero rappresentare l’anello di congiunzione con i continenti scomparsi.

I Mound Builders

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Fonte: Imgur

Le prime tracce della presenza dei Mound Builders in Nord America risalgono al 3500 avanti Cristo, e questo insieme di civiltà è esistito (per quel che ne sappiamo) per circa 5000 anni. Il termine Mound Builders significa in lingua inglese “costruttori di tumuli”. Infatti ciò per cui sono più noti sono i grandi tumuli che costruirono soprattutto nel territorio del Mississippi. A volte questi cumuli di terra – che potevano servire come sepolture, ma anche per scopi rituali – avevano la forma di un animale.

Il più noto, infatti, è il Great Serpent Mound in Ohio. Ma ce ne sono molti altri. E molti di più sono andati distrutti con il tempo, con la coltivazione della terra. In questi luoghi sono stati ritrovati anche molti reperti, ossa e artefatti in argilla. Resta un affascinante mistero il modo in cui questi uomini preistorici (all’inizio erano nomadi, solo in seguito divennero stanziali) abbiano potuto movimentare delle quantità di terra così ingenti.

La civiltà dei Moud Builders viene spiegata dalla scienza ufficiale come “antenata delle civiltà precolombiane“. Vale a dire che vissero prima di Aztechi, Inca e Maya. Vivevano raggruppati in ampie tribù e vennero studiati con interesse dai primi colonizzatori europei. Il primo però che indagò la loro cultura più a fondo fu Ephraim G. Squier, che insieme ad Edwin H. Davis scrisse il libro “Ancient Monuments of the Mississippi Valley”.

Molti dei tumuli che egli disegnò nella sua opera oggi non esistono più, e la preziosa testimonianza di Squier ci permette ancora oggi di provare a capire qualcosa di più di questi popoli, tanto lontani da noi ma permeati di antiche conoscenze. Pare infatti assodato che la costruzione dei tumuli seguisse anche dei precisi dettami astronomici. Alcuni dei tumuli avevano forma piramidale, con la cima mozzata.

Il calendario di pietra

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Fonte: www.angelfire.com

Della civiltà dei Mound Builders si occupò anche il colonnello James Churchward, parlandone diffusamente in un capitolo del suo libro “Sacred symbols of Mu”. Ancora oggi ci sono testimonianze del fatto che in quei tumuli nordamericani furono ritrovate ossa gigantesche, poi misteriosamente scomparse nel nulla. Così come scomparso nel nulla è un reperto di cui Churchward parla nel suo libro: il calendario di pietra dei Mound Builders.

Questo calendario era una pietra di arenaria piriforme incisa sulla sua superficie. La pietra era alta 16 pollici (40 centimetri) e larga 13 pollici (33 centimetri). Venne ritrovata in Arkansas, lungo il fiume Ouachita, nella zona di Hot Springs. Al centro vi era scolpito un cerchio di poco meno di 20 centimetri di diametro, diviso in tredici parti uguali. In ognuno dei tredici spazi, vi era disegnata una figura.

A questo primo cerchio era sovraimpresso un altro, che secondo Churchward poteva essere un emblema del Sole. Sopra erano disegnate le varie fasi lunari. Infatti l’interpretazione del colonnello è che questo sia un calendario lunare, dove le tredici divisioni rappresentano i tredici mesi dati dalle fasi della Luna. Su tutto era presente il simbolo dell’Occhio, quello che rappresenta la divinità onnisciente.

Infine, la pietra presentava altre incisioni che raffiguravano varie forme animali, tra le quali l’Uomo. Questo antichissimo calendario riportava dei simboli che – sempre secondo le ricerche di Churchward – si collegavano all’antico alfabeto di Mu, da lui tradotto nelle tavole Naacal e sulle tavole di pietra di Niven. Dimostra quindi che anche i Mound Builders altri non erano che discendenti di Mu, testimoni anche dello sprofondamento di Atlantide.

Quando Atlantide si inabissò

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Fonte: Atlantide

Quando Atlantide si inabissò, causò un ritirarsi delle acque, e non un loro innalzamento, sempre secondo le ricostruzioni fatte da Churchward. Là dove il continente sprofondò in mare – scrive il colonnello in “Sacred symbols of Mu” – diede vita ad una sorta di “buco” in cui defluirono le acque intorno. Ciò causò anche il fatto che alcune terre, che prima erano sommerse, si innalzarono.

Ciò accadde alla vallate del fiume Mississippi: fu dunque solo dopo la fine di Atlantide che ebbe origine la civiltà dei Mound Builders, i quali però avevano la memoria recente di questa catastrofe, e avevano contatti con la terra madre, Mu. Tutto questo può sembrare privo di ogni fondamento scientifico: ma sta di fatto che Churchward non è l’unico che parla del fantomatico “calendario di pietra”.

Così come testimonia il suo pro-pronipote Jack, anche un articolo del 1933 parla di questo eccezionale ritrovamento. La notizia fu pubblicata sull’Arkansas Catholic e in seguito ripresa dal New York Times. Nel brano si dice che la pietra ha la forma di un “cuore umano”. L’esistenza della pietra viene rivendicata anche dal Manataka American Indian Council, un’associazione che cerca di difendere le tradizioni dei nativi americani in Nord America.

Da loro la pietra viene chiamata “Manataka Stone” e si proclama che venne ritrovata all’interno di una caverna sacra. Di certo era un manufatto di grande valore per i nativi, che però venne trafugato, si sospetta ad opera dello Smithsonian Institute. I Manataka sostengono che Churchward si sia sbagliato nell’attribuzione della pietra a Mu; Jack Churchward dice che il suo antenato invece aveva intuito una verità più profonda. Chi ha ragione?

Il calendario delle stelle

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Fonte: blog.my-mu.com

La chiave di tutto è in quel calendario che oggi non c’è più, ma di cui resta un disegno molto dettagliato. Se fossimo in grado di decifrare davvero quello che c’era scritto sopra, secondo alcuni ne ricaveremmo una vera a propria “mappa stellare”, figlia di una civiltà di cui a malapena conserviamo il ricordo remoto. La cosa davvero curiosa è che questo reperto – un vero e proprio OOPArt – sia scomparso misteriosamente.

Così come sono scomparse le tavolette Naacal, le tavole di Niven, le ossa dei giganti, e molte altre cose interessanti che ci avrebbero potuto portare più vicini ad Atlantide e Mu. Questo è un fatto a cui esistono due diverse spiegazioni. O erano tutte bufale, e nulla di quello che abbiamo elencato è mai davvero esistito. Oppure qualcuno ha deciso di nascondere tutto, affinché certe verità restino celate.

Una sola cosa è certa: finché anche solo uno di noi continuerà a cercare, nessuna verità potrà restare celata a lungo. E arriverà il giorno in cui sapremo perché realmente i Mound Builders costruivano i loro tumuli, e qual era il Tempo che scandiva il loro calendario.

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