Oahspe: il libro sacro che parla di Mu

L’esistenza di Atlantide e Mu non è mai stata provata, e ad oggi c’è chi nutre delle forti rimostranze anche solo a voler prendere in considerazione l’idea che il passato dell’Umanità sia diverso da come è stato scritto. Mettiamo però in chiaro una cosa: ciò che la scienza oggi accetta e definisce “ufficiale” non è altro che una convenzione. Si raccolgono indizi e si fanno delle deduzioni: la verità assoluta non è nella tasca di nessuno. E ci sono parecchi indizi che semplicemente vengono ignorati, quando non combaciano con il quadro che si vorrebbe vedere. Uno di questi indizi è l’Oahspe: il libro sacro che parla di Mu.

La Nuova Bibbia

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Fonte: www.worthpoint.com

Come è noto, ogni religione del mondo ha il suo “libro sacro”. Per l’Islam è il Corano; per ebrei e cristiani è la Bibbia, per gli induisti ce ne sono diversi, tra i quali il Mahābhārata‎. Facilmente però non avrai mai sentito parlare di un libro che si autodefinisce “la nuova Bibbia”. Il suo titolo è Oahspe e fu scritto nel 1882, quindi è relativamente recente. Perché quindi si arroga un titolo tanto pomposo?

Prima di entrare nel merito, è doveroso fare una premessa. I sostenitori dell’esistenza di Mu e Atlantide rintracciano spesso “indizi” dell’esistenza di questi continenti all’interno dei testi sacri, o mitologici. Basti pensare al Diluvio, o alla figura dei Giganti: elementi che ricorrono in ogni tradizione antica, in ogni parte del globo. Churchward dice che le tavole Naacal sono quelle su cui sono state plasmate in seguito le grandi religioni. Qualcun altro dice che “il libro dei libri” sia l’Oahspe.

L’Oahspe venne messo per iscritto da John Ballou Newbrough (1828–1891) che non sembra avere meriti speciali se non quello di essere in diretto contatto con il mondo degli spiriti. Quest’uomo infatti era originario dell’Ohio e faceva il dentista, ma fin da ragazzino vedeva cose che gli altri non potevano nemmeno percepire. Scrisse l’Oahspe sotto “dettatura”, attraverso il meccanismo della scrittura automatica. Fu, in definitiva, solo un tramite.

Se sei una persona che non crede in questo genere di cose, sappi però che chi ha letto l’Oahspe dice semplicemente che Newbrough non aveva le conoscenze necessarie per scrivere di suo pugno, con il solo ausilio della fantasia, un testo tanto complesso. Il testo si compone di oltre 900 pagine e include anche dei disegni, per meglio dire geroglifici, che Newbrough eseguì a mano. Il resto lo scrisse a macchina: era la prima volta che un’opera veniva redatta interamente a macchina.

Non è un testo sacro

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Fonte: oahspestandardedition.com

Anche se oggi ci sono persone (molto poche, in verità) che considerano l’Oahspe un testo sacro e lo usano come base di una sorta di religione “New Age” , il suo stesso autore disse che questo non è un libro di tipo religioso, quanto più un compendio sull’origine di tutte le religioni. Il “Dio” di cui si parla è sia uomo che donna e viene definito con il termine “Jehovih”. Così viene descritto il contenuto dell’opera:

Una Nuova Bibbia nelle parole di Jehovih e dei suoi angeli. Una Storia Sacra dei Domini dei Cieli Superiori e Inferiori della Terra dei passati 24.000 anni insieme ad una Sinossi della Cosmogonia dell’Universo; la Creazione dei Pianeti; la Creazione dell’Uomo; i Mondi Invisibili; il Travaglio e la Gloria degli Dei e delle Dee nei Cieli Eterei; con i Nuovi Comandamenti di Jehovih all’Uomo del Presente.

Davvero una presentazione sontuosa per un compendio che è onnicomprensivo. Il termine Oahspe viene tradotto in questo modo: il tutto, la somma di ogni conoscenza fisica e spirituale. I termini “angeli”, “Dei” e “Dee” non hanno l’accezione che possiedono per noi. Gli angeli, in questa cosmogonia, sono le anime delle persone, quelle che sono eterne e non soggette a morte. Dei e dee sono le anime incarnate.

La cosa davvero interessante è la concezione della storia presente nell’Oahspe, che è ben diversa da quella che noi intendiamo. Secondo il libro infatti l’uomo procede per cicli di progresso e regressione. I cicli si susseguono ai cicli, o possono anche esserci vari cicli all’interno di un ciclo più ampio. Insomma, nessuna linea retta verso un futuro meraviglioso. solo il continuo ritorno delle medesime cose in forme diverse.

La geografia dell’Oahspe

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Fonte: www.angelfire.com

Siccome il libro si compone, come la Bibbia, di molti libri, e abbraccia un lungo periodo di tempo, racconta come il mondo appariva in epoche remote. Secondo il testo un tempo vi era un grande continente che viene chiamato Pan: una terra che subì drammatici cambiamenti. Ad un certo punto, infatti, si inabissò, e poco di ciò che essa era oggi resta.

In questa visione troviamo quindi il parallelo dell’esistenza di Mu, che si identifica con le “terre dell’ovest” per le popolazioni dell’America e che nell’Oahspe è chiamata Pan. E nel susseguirsi dei cicli umani ha conosciuto la sua fine. Ha però continuato ad esistere. Primo, perché le anime sono eterne e non hanno fine. Le anime di oggi erano già allora, ma hanno dimenticato.

Secondo, perché la storia narrata nell’Oahspe ha continuato ad essere narrata ed è stata tramandata. Naturalmente, ha cambiato forma nel tempo, e c’è stata una diaspora con tutte le differenziazioni del caso. Molti dei simboli presenti nel libro, però, ricordano da vicino quelli narrati da Churchward nei suoi libri su Mu. Sono gli stessi segni trovati su resti in pietra sparsi un po’ ovunque, da ovest ad est.

Vi è un’iscrizione nel tempio di Uxmal, in Messico, che è stata tradotta in questo modo: “Questo sito è dedicato alle terre ad Ovest, da cui un tempo giungemmo”. E ancora, nella piramide di Xochicalco si legge “Eretto come monumento alla Madreterra dell’Uomo, la Terra dell’Ovest, per tramandarne la memoria e commemorarne la distruzione”. Secondo Churchward, il riferimento è a Mu; per l’Oahspe, a Pan, il continente finito sotto il mare.

Faithism

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Fonte: oahspestandardedition.com

Oggi ci sono gruppi di persone che seguono i dettami dell’Oahspe come una religione. Si chiamano “faithist”, che potremmo tradurre molto semplicemente come “coloro che hanno fede”. Ci sono svariati gruppi in America e qualcuno anche in Europa. La cultura mainstream li ignora, o li considera una delle tante “sette” che cercano una risposta al turbamento dell’uomo moderno in forme di venerazione del sacro sempre più astruse.

Il fulcro della religiosità dell’Oahspe, del “credo” che professa, è molto semplice e ci ricorda tanto i culti primordiali (a cui appartiene, se vogliamo prestar fede alla sua origine). Gli uomini sono “dei” e non hanno bisogno di intermediari con il Principio Creatore. Ogni uomo è parte dell’Universo e può comunicare con esso come e quando vuole. “Non avrò setta. Non avrò credo” è scritto ad un certo punto.

Paradossalmente, quella che viene definito “la Nuova Bibbia” è la negazione della religione come concetto base. L’uomo non ha bisogno di religione, di credo, di fede, di dogmi o dottrine, perché la fede è in lui in modo connaturato e congenito. Ammettiamo che questo è affascinante, perché è scandalosamente nuovo. Ci spinge a pensare che i secoli, i millenni, ci hanno allontanato dalla nostra vera natura.

Natura che risiede ancora da qualche parte, tra i resti spezzati e corrosi in cui hanno abitato le nostre anime in altri corpi. Ecco che la ricerca di Atlantide e Mu è la ricerca del Graal, la riscoperta del vero scopo dell’Uomo e del suo Fine Ultimo. Qual è stata davvero la “culla dell’Umanità”? Paradossalmente, la risposta oggi giace nell’acqua: là dove sempre la vita ha inizio.

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