Recenti scoperte sulla grande Piramide di Giza

In Egitto, sulla piana di Giza, ci sono tre piramidi sulle quali molto si è favoleggiato e molto si continua a favoleggiare. La più alta delle tre, che raggiunge i 140 metri di altezza (ma in origine doveva essere anche più alta) è detta piramide di Cheope o Khufu. Si ritiene infatti che sia stata eretta dal faraone Cheope nel 2560 avanti Cristo circa. Questa piramide è stata studiata, negli ultimi anni, da un punto di vista strettamente scientifico, ed ha rivelato alcune cose sorprendenti. Ecco quali sono le più recenti scoperte sulla Grande Piramide di Giza.

Un concentratore di energia elettromagnetica

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Fonte: woked.co

In passato molti studiosi hanno avanzato l’ipotesi secondo la quale le Piramidi non potessero essere altro che dei “macchinari” in grado di produrre energia in un’antichità perfino più remota di quella dei faraoni. Basti citare – uno per tutti – la teoria di Mario Pincherle, il quale ritiene che proprio dentro la piramide di Cheope sia celato un manufatto atlantideo chiamato “Zed”. Queste ipotesi sono state tutte scartate dall’egittologia ortodossa.

Il discorso si apre nuovamente, però, con uno studio apparso nel 2018 sulla rivista scientifica “Journal of Applied Physics” (fonte quindi più che autorevole). L’articolo riguarda una ricerca (puramente teorica) condotta da un gruppo di scienziati russi volta a verificare le proprietà elettromagnetiche di una forma piramidale. Quindi va premesso che le indagini non si sono svolte sul campo, ma su modelli matematici verosimili.

Quello che è stato appurato è che la piramide è in grado di convogliare le onde elettromagnetiche che si trovano un po’ ovunque attorno a noi. Le conducono soprattutto all’interno delle due Stanze, delle del Re e della Regina, e sulla base. Ciò dimostra che sì: le piramidi potevano anche essere dei grandi accumulatori di energia. I ricercatori russi, va detto, non pensano che i costruttori fossero consapevoli delle caratteristiche che aveva un edificio di quella particolare forma.

Quello che è considerato più importante ai fini della ricerca è che le caratteristiche studiate sulla piramide possono essere usate in futuro per costruire, ad esempio, celle solari più efficaci di quelle che esistono attualmente. Eppure, seppur con tutt’altra intenzione, i fisici russi confermano una delle teorie più accreditate da chi crede che le piramidi fossero tutt’altro che semplici sepolture.

Il materiale con cui sono costruite le piramidi

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Fonte: nexusilluminati.blogspot.com

Un’altra scoperta abbastanza sconcertante che è stata fatta circa una decina di anni fa, ma che non ha mai avuto grande risonanza nei media, riguarda il materiale di costruzione delle piramidi. Ciò che è scritto su tutti i libri di storia è che i blocchi esterni sono in calcare: ci si è sempre chiesti chi li abbia posizionati, visto che sono molto grandi e pesanti, e come i costruttori siano riusciti a tagliarli in modo così preciso, tanto che tra un blocco e l’altro entra a malapena un capello.

Il professor Michel Barsoum, che insegna Scienza dei Materiali e Ingegneria all’Università di Drexel (Pennsylvania), ha invece dovuto constatare che ciò di cui sono fatti i blocchi non è affatto calcare. Anzi, a dire il vero ha scoperto anche che i blocchi non sono stati sbozzati in una cava, ma sono stati costruiti ex novo. Impossibile? Lui stesso dice di essere scoppiato in una grassa risata quando gli hanno avanzato questa ipotesi per la prima volta.

Barsoum dice di non essersi mai interessato all’egittologia ma di essere stato trascinato in questa strana impresa da un suo vecchio amico, Micheal Carrell. Questi gli raccontò che circa venti anni prima un professore del Geopolymer Institute di St. Quentin, in Francia, aveva verificato che i blocchi delle piramidi sono fatti di una sorta di cemento. Barsoum non ci credeva. Pensava che, se tale affermazione fosse stata vera, gli egittologi lo avrebbero scoperto da un pezzo con l’ausilio di un semplice microscopio.

Però, sfidato dal suo amico, ha accettato di analizzare il materiale di costruzione delle piramidi. Pensava che questo non gli avrebbe portato via che pochi minuti: invece ne è seguito uno studio durato quasi cinque anni. Per analizzare a fondo al struttura delle avite costruzioni, Barsoum si è dovuto far aiutare anche dai suoi studenti, giungendo a conclusioni abbastanza sconcertanti.

Non è calcare

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Fonte: www.think-aboutit.com

In effetti, è risultato che la struttura dei blocchi può essere assimilata ad un calcare ricostruito, non naturale. Le componenti primarie sono biossido di silicio (elemento costituente del quarzo) e un minerale di silicato ricco di calcio e magnesio. Soprattutto, quel materiale non è inerte, come accade per il calcare, ma amorfo, stato davvero raro in natura che non è né solido né liquido. Sono infine state trovate delle nanosfere di biossido di silicio.

Tutto questo rende evidente che gli egizi (o chi per loro) hanno costruito i blocchi, e non li hanno estratti in natura. Ciò spiega le forme molto precise, ma non come siano stati posizionati. Barsoum dice anche che si potrebbe prendere esempio da questo tipo di materiale, che è fatto di elementi che si trovano con grande facilità, per costruire edifici più ecosostenibili. Insomma, potremmo imparare a costruire di nuovo dai nostri più antichi progenitori.

Ma c’è anche un altro aspetto da considerare: che l’elevato contenuto di silicio e di quarzi dei blocchi con cui è fatta la grande piramide la rende anche un’ottima conduttrice di energia piezoelettrica. E qui subentra un’ennesima teoria mai provata, ma molto convincente: quella che portò Nikola Tesla a costruire una torre, la Wardenclyffe Tower, che funzionava sui presupposti delle piramidi egizie. Doveva cioè produrre ioni negativi, i quali purificano l’atmosfera e originano i fulmini. Di conseguenza, fanno piovere e creano un ambiente umido e fertile.

Secondo alcuni commentatori, le piramidi egizie un tempo avevano la punta fatta di oro, che ovviamente è stata trafugata per il suo valore. Era l’oro però, con il suo elevato potere conduttore, che convogliava l’elettricità delle nuvole fungendo un po’ da attrattore di fulmini. Ma Tesla, a differenza di Franklin, non voleva costruire un parafulmini: lui i fulmini li voleva creare, per sfruttare le energie naturali e rendere fertile anche il luogo più arido.

La Grande Piramide, un grande Mistero

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Fonte: Pinterest

Gli studi che abbiamo elencato non sono stati fatti da pazzi visionari che aspettano che gli UFO arrivino dal cielo. Parliamo di serissimi scienziati, versati in materie ben diverse dall’egittologia, che si sono limitati ad osservare alcune verità scientifiche senza trarne alcuna conclusione. Conclusioni che non vogliamo trarre nemmeno noi, limitandoci ad osservare solo una cosa.

Pensare che la struttura a piramide, che i materiali utilizzati, che i condotti interni e ogni altro dettaglio di queste imponenti costruzioni siano frutto del mero caso (ovvero dire che chi le ha costruite non era consapevole di quello che stava creando) è assolutamente impensabile. Questi antichi costruttori sapevano molto meglio di noi quello che stavano facendo, e lo facevano con uno scopo.

Che la grande Piramide sia un eccezionale convogliatore di energie naturali è ormai conclamato. A cosa servissero queste energie, da chi venissero usate, e come, resta da spiegare. Così come permane il legittimo dubbio che le piramidi Maya, Azteche, Inca, bosniache, e i menhir e i monoliti presenti in gran parte del pianeta non siano costruzioni indipendenti. Appare molto più probabile che dietro la loro erezione vi sia un’unica volontà: o quantomeno, una volontà concorde e potente.

Sia i ricercatori russi che Barsoum dicono che possiamo trarre insegnamento dalle piramidi, che possiamo adoperare ciò che sono per creare qualcosa di migliore anche per noi. E questo, una volta per tutte, dimostra che l’idea di progresso umano va rivista, e che il concetto per cui la storia sia una maestra di vita non è solo filosofico, ma concreto e tangibile.

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