Le sfere di Klerksdorp: figlie della Natura o dell’Uomo

Quando si scava il sottosuolo terreste si possono trovare parecchie sorprese. Ci sono due luoghi dove si celano gli indizi del nostro passato: i fondali marini e gli strati geologici. L’uomo moderno ormai possiede strumenti molto sofisticati che permettono di arrivare dove un tempo era impensabile. Ed è scavando che sono state trovate delle sfere metalliche sulla cui origine si dibatte ancora. Non sappiamo cioè se le le sfere di Klerksdorp siano figlie della Natura o dell’Uomo.

Sfere incise e dalla forma regolare

Klerksdorp
Fonte: scmb-images.fr

Siamo in Sud Africa, vicino a Ottosdal. Qui una ditta mineraria stava eseguendo degli scavi in una miniera di pirofillite quando cominciò a trovare degli strani oggetti che subito suscitarono la curiosità della comunità scientifica locale. La scoperta risale alla fine degli anni Settanta, ma il dibattito circa la loro natura non si è spento ancora oggi. La denominazione con cui sono più note, sfere di Klerksdorp, deriva da quello del Museo in cui vennero conservate in un primo momento.

In base alle fonti consultate, infatti, le sfere non si trovano più lì. Dove si trovano oggi non siamo riusciti a verificarlo. Questo è il primo piccolo, grande mistero che circonda questi manufatti. Il secondo interrogativo riguarda proprio questo: si tratta di manufatti o di concrezioni naturali? La scienza ufficiale non ha dubbi: non sono altro che formazioni geologiche del tutto spiegabili sulla base delle dinamiche terrestri.

Cominciamo descrivendo questi oggetti (il cui numero preciso non ci è noto). Sono oggetti metallici e sferici. Alcune sono sfere perfette (così dicono alcune fonti), altre invece hanno forma ellittica. La peculiarità che le rese subito interessanti agli occhi di chi le rinvenne è il fatto che alcune avevano delle incisioni tutt’intorno, semplici linee che correvano lungo l’intero diametro.

Le dimensioni delle sfere di Klerksdorp variavano da mezzo centimetro a 5 centimetri, anche se altre fonti dicono che alcune fossero anche grandi 10 centimetri di diametro. Anche in merito alle misurazioni non vi è molta chiarezza. La loro superficie era dura e metallica: l’interno, quando venne studiato, si rivelò fatto di un materiale molto più friabile, simile al carbone.

Le indagini eseguite sulle sfere di Klerksdorp

Klerksdorp
Fonte: www.ancientpages.com

Moltissimi studiosi, a vario titolo e con vari scopi, hanno eseguito le loro indagini sulle sfere di Klerksdorp. Il primo elemento che destò stupore fu il fatto che le sfere erano fatte di un materiale molto più duro rispetto alla pirofillite nelle quali erano immerse. La pirofillite è un minerale la cui sedimentazione risale a 3 miliardi di anni fa. Questa dunque è anche l’età delle sfere di Klerksdorp.

Secondo i geologi, è del tutto normale che alcuni metalli più pesanti possano coagularsi in “noduli” molto più duri del contesto. Secondo scienziati che invece partono da un diverso presupposto, volto a rimettere in discussione le teorie evoluzionistiche, le sfere sono degli OOPArts (Out Of Place Artifacts). Ovvero, sono manufatti umani che però risalgono ad un’epoca in cui l’uomo non sarebbe dovuto ancora esistere sul pianeta.

Pura follia? In realtà questa tesi, in un primo momento, fu quella che sembrava avere maggiore fondamento. Molti articoli di giornale ne parlarono, tra cui quello uscito sullo “Scope Magazine” nel 1982. David Barritt aveva già avanzato le sue prime teorie nel 1979, approfondendole in seguito. Sulla base delle osservazioni del direttore del Museo Klerksdorp, Roelf Marx, Barritt era convinto che le sfere fossero oggetti costruiti e non naturali.

Barritt sosteneva che le sfere erano le prove dell’esistenza di una civiltà antidiluviana molto evoluta. A riprova di ciò c’era la grande precisione con cui le sfere erano sate costruite: tanto che, se venivano messe in una bacheca priva di vibrazioni, potevano ruotare su loro stesse. Le sue tesi ebbero grande risonanza, e furono riprese anche all’interno della serie di libri “Forbidden Archeology” di Cremo e Thompson.

La lettera misteriosa

Klerksdorp
Fonte: www.ancientpages.com

Nel frattempo i geologi facevano le loro analisi, le loro dissezioni, i raggi X e tutti gli altri esami atti a definire la “vera” natura delle sfere. Per loro non c’era – e non c’è – dubbio: esse non sono altro che calcificazioni naturali con nessun recondito significato. Ovviamente dall’altro lato c’è chi sostiene che la scienza ufficiale voglia insabbiare la verità. Le prove di tale cospirazione? Una lettera, prima apparsa e poi misteriosamente scomparsa sul sito del Museo di Klerksdorp, e altre sfere simili trovate in Nord America.

Cominciamo con la lettera. Nel 2002 sul sito web del Museo di Klerksdorp venne pubblicata una lettera, firmata da John Hund, Pietersburg, Sud Africa. La lettera però sparì poco dopo. Nel testo si diceva che una delle sfere (la più famosa, con tre righe che le corrono intorno) era stata spedita ai laboratori del California Space Institute. Qui era stata indagata con metodi innovativi e avveniristici.

La conclusione era che la sfera era di una “perfezione assoluta”, e che era “perfettamente equilibrata”. Ovvero, non frutto del lavoro di Madre Natura ma dell’Uomo. Anzi, di un uomo con conoscenze molto evolute. Il California Space Institute produce strumenti di precisione per la NASA. La lettera però è sparita, e in seguito ne è stata confutata persino l’esistenza.

C’è poi da dire che le sfere di Klerksdorp non sono un unicum: assomigliano molto alle “Moqui Balls” o “Moqui Marbles. Queste pietre – che sono dure esternamente e fatte di un minerale più sabbioso internamente – sono state ritrovate in Utah e risalgono a circa 2 milioni di anni fa. Secondo gli indiani Hopi, sono un messaggio dei loro antenati. Ci sono molte ipotesi su come queste sfere si siano formate. ad esempio, la caduta di un meteorite. Ma nessuna è davvero convincente.

Cosa potrebbero dirci le sfere di Klerksdorp

Klerksdorp
Fonte: www.mysteryscience.net

Nel 2001 nel web comparve un sito che poi è stato oscurato. In questo sito si ipotizzava che le sfere di Klerksdorp fossero manufatti alieni in cui sono contenute informazioni di vitale importanza per l’uomo. Insomma, le ipotesi sono tante per oggetti che non possono non suscitare curiosità e interesse, tanto si è scritto su di loro. Più interessante di ogni altra cosa sarebbe poterle osservare da vicino: ma, come dicevamo, non è chiaro che fine abbiano fatto.

Le sfere di Klerksdorp sono destinate a restare un mistero per coloro i quali non si contentano delle spiegazioni ufficiali, un OOPArt. Per gli altri, sono solo uno dei tanti magnifici prodotti del nostro sottosuolo. La verità potrebbe essere nascosta sotto molte bugie, o in un angolo profondo della nostra consapevolezza. Un atteggiamento più elastico e possibilista anche da parte di chi si ritiene il custode della “verità assoluta” forse potrebbe aiutare a fare maggiore chiarezza.

Perché se queste sfere fossero davvero un prodotto dell’uomo, dovremmo chiederci anche a cosa servivano e chi le ha costruite. E le risposte potrebbero davvero schiuderci altri mondi.

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