Le tavolette di Niven: una prova dell’esistenza di Mu

Nel suo libro “Lost Continent of Mu, the Motherland of Man” (“Il continente perduto di Mu, la Terra Madre dell’Umanità”, 1926), il colonnello James Churchward dedica un intero capitolo alle straordinarie scoperte del geologo William Niven. Niven aveva lavorato a lungo in Messico, dove si era convinto di aver trovato le tracce di una civiltà antichissima, progenitrice di tutte le altre. Aveva trovato quelle che oggi sono note come le tavolette di Niven: una prova dell’esistenza di Mu.

Uno scozzese trapiantato in America

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Fonte: Wikipedia

William Niven (1850 – 1937) era archeologo e geologo, specializzato in mineralogia. Buona parte della sua vita la trascorse infatti cercando e analizzando pietre. Dopo aver trascorso i primi anni di vita in Scozia, suo Paese d’origine, si trasferì in America. Era il 1879 e lo scarso successo riscontrato in patria lo spinse a cercare fortuna ad Ovest. E in effetti nel Nuovo Mondo si fece un nome e una buona fama.

Grazie al suo lavoro – che lo spingeva a viaggiare parecchio in cerca di nuovi minerali e gemme – e al suo spirito avventuroso, Niven girò molto prima di approdare in Messico. Era il 1890 e come sempre era coinvolto in alcuni lavori di scavo, durante i quali cominciò a venire a contatto con alcuni reperti del passato che accesero la sua passione di archeologo. La gente del posto cominciò anche a portargli gli oggetti che ritrovava, e Niven decise di esplorare il luogo da cui provenivano.

Si recò dunque ad Azcapotzalco, non distante da Mexico City, dove si estraeva l’argilla usata per fabbricare mattoni. Nel corso degli scavi vennero trovati scudi, dischi, spirali, incensieri, teste di ceramica e resti umani. All’epoca Niven aveva l’appoggio della comunità scientifica locale, e molti di questi reperti andarono al Museo Nazionale del Messico.

Ma presto le scoperte e le dichiarazioni di Niven cominciarono ad andare decisamente fuori dai canoni prestabiliti. Lo studioso infatti scrisse alcuni articoli in cui raccontava di scoperte che aveva fatto che secondo lui dimostravano l’esistenza di una civiltà antichissima. una civiltà che aveva straordinarie caratteristiche cosmopolite.

Le città sepolte e le tavolette di pietra

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Fonte: www.slideshare.net

Stando alle parole scritte dallo stesso Niven, e poi riportate da Churchward, l’archeologo aveva trovato – lungo buona parte della Valle del Messico – i resti di due civiltà, testimoniati da tre stratificazioni geologiche. Infatti aveva rinvenuto tre diverse pavimentazioni, appartenute ad un’enorme città. Il primo stato era il più giovane, il più recente, ed era quello in cui erano stati rinvenuti gran parte dei reperti. Il secondo era più antico e portava tracce di un’attività sismica. Il più interessante era il terzo.

Infatti al di sopra della terza pavimentazione, la più antica, c’era uno spesso strato di ceneri che Niven dice aver appurato essere di origine vulcanica. E sotto la cenere c’erano i resti di immensi edifici, distrutti e dilaniati da un cataclisma inenarrabile. Le porte di pietra erano state tramutate in un materiale duro come roccia, e archi di pietra introducevano in nuovi ambienti.

Niven racconta di aver trovato la fucina di un fabbro che lavorava l’oro, e tracce di un’eruzione a cui era seguita una grande inondazione. C’erano resti umani, che si polverizzavano non appena lui li toccava, e decorazioni sui muri, colorate in tinte vivaci: rosso, blu, giallo, verde e nero. Niven dice che lo stile gli ricorda gli affreschi egizi, ma anche greci ed etruschi. L’affresco illustrava la vita di una persona, dalla nascita alla morte.

Sotto a quella stanza, infatti, l’archeologo trovò anche una tomba ricolma di molti oggetti votivi, evidentemente lasciati lì a corredo funebre. Tra quegli oggetti, c’erano ben 26.000 tavolette in pietra. Su ognuna di essere era riportato un simbolo. Niven fece una decalcomania di ognuna di esse, le catalogò, alcune le fotografò anche. Oggi nessuno sa che fine abbiano fatto quelle tavolette: ma la loro esistenza è testimoniata dal libro di Churchward.

Le tavolette di Mu

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Fonte: blog.my-mu.com, per concessione del Peabody Museum of harvard

Il colonnello Churchward fu uno dei più fieri sostenitori dell’esistenza di Mu, un continente progenitore antecedente ad Atlantide (che ne era figlia) e che si estendeva all’interno del Pacifico. L’idea è che la storia dell’Uomo sia molto diversa da come ci viene raccontata oggi. Molto, molto tempo fa gli uomini non erano scimmie, ma creature già evolute che avevano formato un’unica grande civiltà mondiale. L’Egitto, Babilonia, i Sumeri: tutto deriverebbe da Mu.

Dove sono le prove di questo? Churchward tradusse alcuni testi antichi che avvaloravano le sue tesi. Poi arrivarono le tavolette di Niven, di cui il colonnello parla diffusamente nel capitolo “Le città sepolte del Messico scoperte da Niven”. Qui riporta anche alcune riproduzioni che in seguito furono ampliate nelle edizioni successive del suo libro. Riproduzioni delle tavolette furono diffuse anche attraverso un libretto manoscritto da Niven intitolato “Copies of Stone tablets found by William Niven in Santiago Ahuizotcla near Mexico City”, pubblicato da William Rudge.

Studiando attentamente i simboli che erano riportati su quelle tavolette, Churchward rinvenne svariate analogie con praticamente tutte le culture conosciute del mondo. Ritenne quindi che fossero una sorta di “alfabeto primordiale”, quello con cui si esprimevano le genti di Mu. Questo, sommato alle incedibili stratificazioni rinvenute da Niven, costituivano una vera rivoluzione archeologica. Peccato però che nessuno volle credere né a Niven, né tantomeno a Churchward.

La stima che William Niven si era conquistato in ambito accademico svanì in fretta, complice il fatto che era uno “straniero”. L’archeologo mandò copie delle sue tavolette a vari istituti: nessuno seppe decifrarle. Qualcuno rinvenne delle somiglianza con i petroglifi scandinavi, ma nulla di più preciso. Niven ritenne che semplicemente gli accademici si rifiutavano di aiutarlo perché aveva dato loro “una noce troppo dura da rompere”.

Scoperte straordinarie oggi dimenticate

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Fonte: www.my-mu.com

William Niven era di salute cagionevole e morì nel 1937. Negli ultimi anni di vita tenne le tavolette con sé, ma dopo la sua morte sono misteriosamente sparite nel nulla. Gli scavi a cui aveva partecipato, le scoperte di cui ha parlato, tutto è stato cancellato da anni di guerra civile. Del lavoro a cui ha dedicato gran parte della sua esistenza oggi restano testimonianze scritte screditate dal mondo accademico. Quel mondo da cui lui si sentì tradito.

Per fortuna Niven era un serio studioso, ed ebbe cura di catalogare tutte le tavolette che aveva trovato. Oggi se ne possono vedere le riproduzioni in un volume intitolato “The stone tablets of Mu”, di Jack Churchward, discendente del colonnello Churchward. Per ognuna di esse c’è una ricostruzione iconografica, che parla di un linguaggio che racchiude tutti i linguaggi oggi conosciuti.

Quelle tavolette, dicono, erano false. Ma perché uno studioso serio come Niven avrebbe dovuto inventare una storia così inverosimile e assurda? Se, in alternativa, è tutto vero, quanto antiche sono quelle tavolette? Decifrandole si potrebbe decifrare la storia stessa dell’Uomo.

E molto ancora si cela nel sottosuolo del Centro America, dove una civiltà che è stata molto prima dei Maya e anche dei suoi predecessori, gli Olmechi, ha costruito cose prodigiose che il tempo e gli sconvolgimenti naturali hanno occultato, ma non distrutto del tutto. Voci come quelle di William Niven sono state sempre messe a tacere: ma parlano ancora e sempre, per chi ha voglia di ascoltare.

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