L’anello di Atlantide: cos’è e come funziona

Chi crede che Atlantide sia esistita sa anche che la civiltà che l’ha abitata possedeva delle capacità straordinarie. In base ai racconti fatti dal profeta dormiente, Edgar Cayce, e ad alcuni ritrovamenti che si sono susseguiti nel corso dei secoli, quello che appare certo è che gli abitanti di Atlantide tenevano in grande considerazione il magnetismo terrestre e le energie naturali che circolano tra le cose esistenti. In questo quadro si inserisce un reperto unico ed estremamente interessante: l’anello di Atlantide. Ecco cos’è e come funziona.

L’anello di un mondo perduto

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Fonte: wiccaspain.es

Cominciamo con un po’ di storia. Quello che oggi è noto come “anello di Atlantide” o “anello di Luxor” venne ritrovato in una tomba egizia nel 1860. La tomba era una di quelle che fanno parte della cosiddetta “Valle dei Re”, ed apparteneva ad un alto funzionario. Il ritrovamento viene attribuito ad un archeologo francese, il marchese di Aigrain, che successivamente lo passò al celebre Howard Carter.

Howard Carter (1874 – 1939) fu l’archeologo britannico che riuscì ad identificare la tomba del faraone Tutankhamon. Quest’ultimo era detto il faraone – fanciullo, in quanto salì al trono che non aveva ancora dieci anni. Tutankhamon è noto anche per la famigerata “maledizione” che avrebbe colpito chiunque fosse entrato in contatto con la sua mummia.

E in effetti vi furono delle morti inspiegabili tra coloro che facevano parte del gruppo di scavo guidato da Carter. L’unico a non subire alcuna conseguenza fu lui stesso: e disse che la maledizione non lo aveva colpito perché indossava l’anello di Atlantide, che lo aveva protetto. Dopo la morte di Carter l’anello entrò in possesso di un altro eminente egittologo, André de Belizal.

De Belizal era anche esperto di radiestesia, la quale viene considerata una pseudoscienza affine alla rabdomanzia. Infatti consiste nella capacità di localizzare gli oggetti, o di reperire informazioni, usando un tramite inerte (ad esempio una bacchetta a forma di Y). Usando le sue conoscenze, De Belizal approfondì quanto già si sapeva sull’anello di Atlantide.

L’anello e i suoi grandi poteri

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Fonte: Pinterest

La denominazione “anello di Atlantide” si deve al suo scopritore, il marchese d’Aigrain, il quale disse di aver rinvenuto nella tomba non solo il gioiello, ma anche le istruzioni per il suo uso. Quel manufatto era appartenuto ad un sacerdote della perduta Atlantide, i cui legami con l’Egitto sono ben noti (è da un sacerdote egizio che Platone trae le sue informazioni poi riportate nei dialoghi “Timeo” e “Crizia”).

L’anello originale, che dunque era antico di svariate migliaia di anni, era fatto in argilla. La cosa più singolare era la decorazione che lo ornava tutt’intorno, una astrusa composizione fatta di varie forme geometriche. Il disegno impresso sull’anello comprende due triangoli isosceli (ovvero che hanno due lati uguali), 3 linee lunghe e 6 più brevi, che formano dei rettangoli un po’ bombati, 4 fori (o 2, a seconda di alcune ricostruzioni) uniti da un’ennesima linea dritta.

Il potere dell’anello sta tutto in questo disegno, che risponde ai criteri della Geometria Sacra e che quindi deve avere proporzioni ben precise. Chi ha costruito il primo anello, e lo ha inciso con queste forme, ha tenuto conto anche delle energie vibrazionali che ogni forma geometrica emana. Così come oggi sappiamo (anche attraverso prove scientifiche) che le piramidi emanano una speciale energia, lo stesso può dirsi di questo anello.

Fu de Belizal il primo ad intuire il modo in cui l’anello di Atlantide funziona. Esso serve ad attivare certe reazioni tra il contesto in cui ci si trova e il corpo umano, e ad innestare dei cambiamenti nell’aura energetica di chi lo indossa. Lo scopo è di creare un equilibrio armonico, e di fornire supporto nell’ambito in cui la persona sente di averne maggiore bisogno.

La barra di Atlantide

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Fonte: www.sharecg.com

Nel 1965 André de Belizal studiò in modo approfondito il disegno dell’anello ricavandone, grazia alla collaborazione con Paul André Morel, una figura piana chiamata “la barra di Atlantide”. In pratica si tratta dello sviluppo del disegno che corre intorno al cerchio di argilla ritrovato nella tomba egizia. Una volta ingrandito e reso piano, il disegno mostrava ancora di più le sue eccezionali qualità, capaci di ristabilire l’equilibrio tra le energie cosmiche e quelle telluriche.

Secondo quanto i due studiosi scrivono nel libro “Physique micro-vibratoire et forces invisibles”, si erano fatti persuasi che quella struttura geometrica servisse a rendere le tombe dei luoghi sicuri, protetti, al riparo da chi vi entrasse con l’intenzione di violarle. Questo perché riusciva a creare una sorta di benessere diffuso, di vibrazione energetica positiva.

A questo studio ne seguirono molti altri, che ora si basavano sui principi del Feng Shui, ora sul concetto delle cronache dell’Akasha (quindi all’idea che esista una memoria collettiva a cui si può attingere). Il potere della barra di Atlantide è quello di mettere in contatto con tale consapevolezza cosmica, riequilibrando nel singolo tutto ciò che è fuori posto. Tutti sono concordi nel dire che l’anello di Atlantide, di conseguenza, è uno strumento “neutro”.

Vuol dire che deve essere personalizzato e attivato da chi lo utilizza. Il suo effetto varia, ad esempio, a seconda del dito della mano a cui lo si indossa, o se lo si porta sulla mano destra o su quella sinistra. Chiariamo bene una cosa: non è un anello “magico” venduto da ciarlatani. Si tratta di un oggetto che si basa su conoscenze e teorie molto precise, non accettate da tutti, ma nondimeno con solide basi relative al magnetismo terrestre, al modo in cui influenza il nostro organismo e il nostro stato d’animo.

Un amuleto, o qualcosa di più

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Fonte: www.atlantisring.net

Dineke Jongepier è un’esperta in radionica, anch’essa considerata pseudoscienza al pari della radiestesia di cui è parente stretta. La radionica è una tecnica di riequilibrio energetico che permette di operare anche a grande distanza dal soggetto su cui si deve intervenire. Anche i più scettici davanti a questo tipo di pratiche devono ammettere che certi principi della fisica moderna confermano la verosimiglianza dei suoi assunti base.

La Jongepier ha studiato attentamente i simboli impressi sull’anello di Atlantide e si è detta convinta che non solo il manufatto risalga al continente perduto, ma anche che sia stato messo a punto nell’epoca del suo declino e poi della sua distruzione. I simboli sembrerebbero essere carichi di un valore sulla scala Bovis di 23.000, ovvero un valore altissimo. I Bovis misurano le vibrazioni emanate da esseri viventi e oggetti.

Sempre secondo la Jongepier, forse l’anello serviva per guarire le persone, sia fisicamente che spiritualmente. Non esclude però che potesse essere usato anche per i viaggi attraverso lo spazio – tempo. Secondo invece il sensitivo Leny van Kroonenburg l’anello ha il potere di ricalibrare l’aura, e possiede un potere non corruttibile e non manipolabile, assoluto.

Oggi puoi trovare l’anello di Atlantide in vendita anche on line su parecchi siti. A detta di tutti non è importante il materiale con il quale è realizzato, anche se più è puro e prezioso e maggiore può essere il suo effetto. Purtroppo, come spesso accade, questi oggetti possono diventare facilmente il tramite con il quale persone senza scrupoli vogliono lucrare su altre persone di buona fede.

Però una cosa è certa: che questo manufatto esprime una potenza antica, una saggezza perduta (ma non del tutto) che oggi trova echi e risonanze nelle moderne scienze. Il disegno dell’anello serve a far circolare energie e racconta una storia dimenticata, ma attuale. Esso è un’altra delle orme che i nostri progenitori hanno lasciato, e che ci aiutano a tracciare il loro ritratto, che appare sempre più affascinante.

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