Come leggere la storia: una guida alternativa

Fin dalla più tenera età sui banchi di scuola ci viene insegnata la Storia. Ci viene raccontato che l’uomo, tanti anni fa, viveva nelle caverne. Poi si è evoluto, ha cominciato a vivere in strutture sociali organizzate, ha iniziato a erigere edifici. Sono stati costruiti monumenti imponenti come le Piramidi, fino ad arrivare ad oggi. La strada dell’Uomo è verso un futuro di continuo progresso. Se pure queste non sono bugie deliberate va chiarita una cosa: questa è solo una delle tante interpretazioni possibili. Possiamo però ipotizzare altri modi su come leggere la storia, con una guida alternativa a quella ufficiale.

Come si studia il passato

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Fonte: www.stephenhicks.org

Esistono svariate discipline che ci aiutano a scoprire il nostro passato: l’archeologia va alla ricerca di reperti materiali, monili, utensili, e tutto ciò che può farci intuire come vivevano anticamente i nostri progenitori. Scienze moderne, come la genetica, aiutano a studiare meglio i resti ossei e organici ritrovati in ogni angolo del globo. La storiografia mette insieme tutti i pezzi, come in una complessa indagine investigativa.

Quello che si legge sui libri di storia è il risultato della comparazione e dell’incrocio di molti elementi. Molte persone hanno speso la loro vita per restituirci ciò che leggiamo oggi, che va dunque considerato con il dovuto rispetto nell’ottica di chi si è impegnato ai fini della diffusione della conoscenza. Purtroppo però la mente umana ha un grosso limite: quando si struttura su determinati presupposti, fa molta fatica ad abbandonarli.

Questo assunto è sempre vero in generale, ma nell’ambito degli studi umanistici può essere letale. Dalla fine dell’Ottocento in poi, da quando si sono accettate le teorie evoluzionistiche di Darwin, non si è più stati in grado di leggere con mente sgombra da pregiudizi ciò che poco alla volta veniva alla luce. Perché l’unica vera oggettività che abbiamo sono edifici, reperti e resti: ciò che segue è pura illazione.

Se, ad esempio, consideriamo i numerosissimi siti megalitici che esistono sparsi in ogni parte del globo, bisogna ammettere che nessuno può affermare con certezza incrollabile di sapere a cosa siano serviti. Le ipotesi che si fanno, inevitabilmente, si basano sul nostro modo di ragionare. Ma se le persone che li hanno costruiti avessero ragionato e pensato in modo diametralmente opposto al nostro?

Un’altra umanità

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Fonte: www.nationalgeographic.co.uk

Le civiltà antiche ci affascinano perché sembrano quasi aliene. Pensiamo all’Antico Egitto: le sue usanze, i suoi rituali, la sua struttura sociale ancora oggi non cessano di destare meraviglia. Tanto quelle persone ci sembrano diverse da noi che stentiamo a crederle umane. E difatti erano molto diverse da noi, ma non per struttura fisica o biologica. L’animale-uomo si sarà pure evoluto, ma nell’Antico Egitto appariva più o meno com’è ora.

Se non sono i corpi a differire, dobbiamo pensare che fossero le menti. Ovvero, quelle persone ragionavano su presupposti completamente diversi dai nostri. La nostra civiltà attuale si è strutturata sul materialismo: ogni cosa viene considerata per ciò che è e su rigidi canoni razionalistici. Nell’antichità non era così, e abbiamo più di una prova di questo.

Gli antichi “templi” megalitici sono luoghi di grande concentrazione energetica. Al di là di quello che fosse il loro scopo, cosa che ci sfugge, è certo che chi li ha eretti non voleva fare un monumento “utile”, non in senso stretto. Non servivano per abitare, per ripararsi, per immagazzinare grano o ricoverare gli animali. Servivano ad uno scopo “invisibile” che però non era considerato meno “utile” di altri.

Quindi, finché noi cercheremo di spiegarli in base al nostro modo di considerare l’utilità delle cose, continueremo ad andare molto lontani dal bersaglio. Questo vuol dire che tutti i reperti che abbiamo (ricordiamo, l’unica vera oggettività esistente) potrebbero essere letti in un altro modo. Ma questa rilettura si rende possibile solo se accettiamo di spogliarci delle nostre “verità assolute”, che si sono solidificate negli anni ma che non sono verità assolute. Sono solo deduzioni fatte ignorando alcuni elementi.

OOPARt e anomalie

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Fonte: http://www.internationalwebpost.org

L’archeologia tende ad accantonare con spiegazioni sommarie i cosiddetti OOPARt (Out Of Place ARTifacts – oggetti fuori dal loro posto). Già il modo in cui vengono definiti presuppone un pregiudizio. Fuori da quale posto? Dal posto che SECONDO NOI dovrebbero avere. Lo studioso canonico si sforza di inserire quel tassello nel puzzle che sta costruendo e non ci riesce. Come un bambino stizzito, anziché distruggere tutto e ricominciare daccapo lo butta via, definendolo “un gioco, un oggetto rituale” (che vale a dire “chissà a che diavolo serviva”).

Naturalmente distruggere un disegno che si sta componendo con tanta fatica da decenni è difficile. L’onestà intellettuale lo rende però indispensabile. Come indispensabile sarebbe smettere di dare spiegazioni per noi plausibili a costruzioni che – in tutta franchezza – nessuno sa come siano state erette. Parliamo naturalmente delle costruzioni megalitiche (Baalbek, Gobleki Tepe, Stonehenge e molte altre in tutto il mondo).

Anche per spiegare il modo con cui furono costruite le piramidi si danno spiegazioni poco convincenti. Questo perché noi partiamo sempre dall’idea che quelle civiltà antiche fossero molto più arretrate di noi, che non possedessero macchinari e mezzi paragonabili ai nostri. Ma se ne avessero posseduti altri? Altri che non funzionavano sui nostri presupposti di fisica e meccanica, ma sulla sola forza della mente?

Davanti ad una simile affermazione la paludata Scienza Ufficiale sventola subito il suo “è impossibile”. Ma la verità, semplice, è sempre la stessa: non lo sappiamo perché nessuno di noi era lì. E ciò che abbiamo ritrovato, molto spesso, ci induce a dare maggior credito a questa versione dei fatti che a quella ufficiale.

Un’Altra Storia

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Fonte: rosettedelacroix.com

Partiamo da un’assunto semplice, ma inconfutabile: l’Uomo è fango e polvere di stelle. L’uomo è capace delle peggiori bassezze, di atti abominevoli che a volte stentiamo a credere possibili. Però l’Uomo è anche arte, poesia, musica e bellezza infinita. Ecco che ci troviamo dilaniati tra due istinti diversi, potremmo dire tra il corpo e la mente. L’attuale “evoluzione” umana ha preferito la prima opzione.

Trascurando le realtà spirituali e dell’anima, siamo sempre più attaccati ai beni terreni, alle cose materiali. Ciò ci spinge a credere che sia sempre stato così. Ma c’è stato un tempo (e questo è certo) in cui l’uomo viveva in un contatto molto più intimo e viscerale con il pianeta. Noi parliamo della Terra come di un corpo estraneo, come qualcosa da “sporcare” o da “salvare”. Per l’uomo antico tale dilemma non poteva esistere, in quanto il suo essere biologico era in risonanza con la Terra.

In tutti i siti antichi vi è una speciale nota, un’onda energetica che sicuramente veniva sfruttata in qualche modo. E altrettanto sicuramente quei siti non sono stati costruiti da creature grufolanti con la clava, ma da esseri umani che avevano scelto un’altra evoluzione e avevano costruito un’altra civiltà. Ciò che ne resta è poca cosa, perché quella civiltà non si basava su presupposti materiali e l’eredità che ci ha lasciato è prevalentemente spirituale: si legge nei racconti, nei libri sacri, nei miti, nelle leggende. Che noi consideriamo tali, ma forse non sono altro che resoconti storici.

Ne possiamo dedurre che la storia non è una linea retta, ma una ruota. Ad ogni ciclo, l’Uomo deve decidere se far prevalere la parte spirituale o quella materiale. La memoria di ciò che è stato prima è fondamentale. E noi la stiamo occultando, vestendola delle forme che più ci aggradano e che meglio si conformano alla nostra visione del mondo.

Apri i tuoi occhi

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Fonte: www.gettyimages.it

Sono tanti gli indizi che raccontano questa “altra” storia. Alcuni sono ancora celati, altri sono sotto i nostri occhi ma non vogliamo vederli. Altri vengono liquidati come “bufale“, altre ancora sono inglobate nella verità ufficiale con spiegazioni di comodo. Nessuno di noi però ha la verità in pugno. Basterebbe partire da qui per cominciare a ragionare con maggiore lucidità.

Andare alla ricerca delle tracce del nostro passato non è solo un passatempo ozioso e gradevole. Serve per vedere meglio dove conducono i nostri passi oggi. Ma si vede solo se si tengono gli occhi bene aperti, e se si accetta di mostrare loro l’intero panorama, e non solo la parte che ci piace perché meglio si incastra con le nostre deduzioni pregresse e ormai stantive.

Tanto più che le scoperte si susseguono ogni giorno, gettando nuovi lampi di luce, suscitando nuovi interrogativi. Dovremmo provare a dar loro risposta non solo cercando di incastrarli nel puzzle già mezzo costruito, ma con mente pulita, aperta anche a considerare alternative per noi folli. Ma che siano folli per noi, non vuol dire che lo siano in assoluto.

Solo lasciando aperte le Porte della Percezione e sgombrando il campo da ogni pensiero preconcetto si potrà provare a capire davvero ciò che la Terra poco alla volta disvela. Questo è un viaggio molto affascinante, un po’ pericoloso perché costringe a rimettersi in discussione, ma assai più stimolante di un percorso guidato e limitato da cordoni. Questo è il viaggio che a noi piace fare, e in cui saremmo lieti di avere compagnia.

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