Non da Terra, ma da Mare: una nuova scoperta che cambia la Storia

Gli archeologi hanno fatto una nuova scoperta che potrebbe cambiare in modo definitivo ciò che finora era stato creduto circa il modo in cui sono state popolate le Americhe. Non solo i primi abitanti del continente arrivarono molto prima di quanto si pensasse. Soprattutto, giunsero non da Terra, ma da Mare. Una nuova scoperta che cambia la Storia sembrerebbe anche dare maggior credito ai teorici dell’esistenza di Atlantide e Mu.

Il Fiume Columbia e il sito di Cooper’s Ferry

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Fonte: National Geographic

Cooper’s Ferry è un sito archeologico che si trova in Idaho, nella valle del fiume Columbia. Fin dagli anni Novanta viene studiato approfonditamente, in quanto fu occupato fin dall’antichità dalla tribù Nez Perce. Loren Davis, insegnante presso l’Oregon State University, era già stata a Cooper’s Ferry nel 1997. Aveva rinvenuto molte punte di lancia, lavorate secondo la peculiare tecnica propria della cultura Clovis.

La cultura Clovis è ritenuta la più antica che abbia abitato le Americhe fin da 13.500 anni fa. Questa è la datazione attribuita alle punte di lancia rinvenute. La dottoressa Davis è tornata di recente a Cooper’s Ferry, e ha trovato nuove evidenze che cambiano decisamente le carte in tavola. Sono state trovate altre punte litiche, insieme a luoghi in cui venivano macellati gli animali, luoghi di lavoro, resti di ossa.

Grazie alla presenza di molti resti organici, è stato possibile eseguire altre datazioni al radiocarbonio. E i risultati hanno dato un periodo molto più antico rispetto a quello ritenuto finora. Sembra che l’insediamento di Cooper’s Ferry sia vecchio anche di 16.500 anni: vale a dire, è molto antecedente alla fine delle glaciazioni. Tale evidenza costringe gli studiosi a rivedere una teoria molto accreditata finora.

Non da Terra, ma da Mare

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Fonte: www.opb.org

Finora si era creduto che le prime popolazioni provenienti dall’Asia fossero approdate in America da nord. 13.000 anni fa vi era una striscia di terra, chiamata Beringia (in quanto si trova sul mare di Bering). Gli studiosi hanno ipotizzato che le migrazioni siano avvenute attraverso questa striscia di terra non appena i ghiacci hanno cominciato a sciogliersi.

Sulla base di questa teoria, le genti asiatiche si sarebbero spostate verso sud e avrebbero dato vita alla civiltà Clovis. Ma i resti di Cooper’s Ferry dimsotrano che il sito era abitato già molto prima: almeno 3.000 anni prima. Quando cioè i ghiacci ancora erano al loro posto (sempre secondo le ricostruzioni correnti).

Ergo, queste persone non potevano essere giunte da nord, dove non esisteva alcun passaggio. Non resta che un’unica ipotesi percorribile: i primi americani sono arrivati dal mare. La nuova teoria avanzata dice che i primi colonizzatori siano giunti dalle isole del Pacifico, quindi da ovest. Risalirono il corso del fiume Columbia e popolarono il territorio.

Probabilmente vi erano altri insediamenti lungo il percorso. Alcuni devono ancora essere scoperti. Altri forse sono stati inondati dall’innalzamento delle acque seguito al disgelo. Le uniche cose certe sono queste. Cooper’s Ferry è un sito archeologico pre-Clovis. L’unica via percorribile per chi giunse in America 16.500 anni fa era il mare. La terza evidenza è questa: finora la scienza ufficiale si era sbagliata.

Atlantide e Mu

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Fonte: immagineperduta.it

Era noto già da tempo che la lavorazione delle punte di lancia Clovis è molto simile a quella di altre punte rinvenute sull’isola di Hokkaido, che si trova in Giappone. Gli archeologi hanno sempre detto che tale somiglianza non deve necessariamente sottintendere dei contatti tra le due civiltà, ritenute troppo lontane. Ora appare evidente il contrario.

Le datazioni date ai reperti organici di Cooper’s Ferry (tra i quali lo smalto dei denti di una specie di cavalli che non esiste più) dimostra che le Americhe sono state abitate molto prima di quanto non si sia mai creduto. E se è certo che le popolazioni pre-Clovis non sono arrivate da terra, non si può dire con certezza da quale oceano siano giunte.

Perchè tutta la faccenda ci ricorda in modo molto prepotente quei racconti leggendari degli Aztechi, e di tante tribù native. Quelle leggende fantasiose che parlano di un’antica patria abbandonata a seguito di un cataclisma che costrinse le genti a fuggire ad ovest, trovando rifugio sulla terraferma. Giacchè quella patria mitica era in mezzo al mare.

Ritorna cioè l’ipotesi dell’esistenza di Atlantide, contintente che si ergeva tra Eurasia e Americhe in mezzo all’Atlantico. Ma nessuno ci vieta di pensare anche a Mu, un continente ancora più antico che era in mezzo al Pacifico e che a sua volta si disintegrò, lasciando solo piccoli nuclei della sua antichissima civiltà.

Nuove scoperte, altre domande

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Fonte: www.smithsonianmag.com

Todd Braje, archeologo della San Diego State University che ha aprtecipato alla redazione del documento conclusivo degli scavi a Cooper’s Ferry, ha scritto questo. “Abbiamo molto lavoro da fare per costruire la storia”. Forse non ha scelto il termine più adatto. Perché non si tratta tanto di costruire, quanto più di mettersi in ascolto.

Molto spesso, quando facciamo una ricerca, non restiamo in un vero atteggiamento di apertura alle sorprese. Abbiamo già unoschema preconcetto in testa e cerchiamo conferme a ciò che crediamo. Questo non è mai il modo migliore per far emergere la verità. Ed è il motivo per cui tutti i ritrovamenti archeologici che non calzano con una certa visione della “storia” vengono liquidati con eccessiva leggerezza.

Le scoperte fatte a Cooper’s Ferry dicono che è il mare la culla della civiltà, per usare una terminologia in voga. Detta in modo più semplice, le prime genti dei continenti conosciuti vengono da un luogo che si trova oltre il mare. E nessuno ci vieta di credere che quel luogo potesse essere Atlantide, o Mu, o un altro pezzo di terraferma di cui è svanita la memoria. Ma ciò non vuol dire che non sia esistita.

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