Quando le favole sono vere: la tomba di Biancaneve

Quanto è sottile e labile il confine tra la realtà e la fantasia? Evanescente come un sogno, spesso diventa difficile individuarlo, e chi si ostina a fissarlo in modo troppo netto e preciso commette un errore. Prendiamo, ad esempio, le favole e le fiabe. Sono narrazioni del tutto inventate? Assolutamente no. Scopriamo quando le favole sono vere: la tomba di Biancaneve esiste e oggi si trova in un museo.

Il Museo di Bamberg e la lapide funeraria

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Fonte: www.zdf.de

Bamberg è una cittadina che si trova in Germania, nella regione della Bavaria. Nel locale museo è stata esposta una pietra tombale che segnava il luogo di sepoltura di Maria Sophia von Erthal. Maria Sophia faceva parte dell’elite nobiliare della città di Lohr am Main, che è vicina a Bamberg. Visse nel XVIII secolo e la sua storia è molto tragica.

Maria era una ragazza buona e gentile, che aiutava tutti quelli che erano in difficoltà. E infatti era anche amata da tutti per il suo animo caritatevole. La sua esistenza trascorse tranquilla finché sua madre non morì, e suo padre decise di risposarsi. (tutta questa parte vi suona già familiare, non è vero?).

La sua matrigna si dimostrò presto molto crudele con Maria, in quanto le preferiva le sue figlie naturali. Così fece di tutto per non farle avere un matrimonio vantaggioso. La povera Maria fu costretta ad andarsene di casa, a vivere in povertà, e divenne cieca. Morì miseramente, sola e dimenticata, da tante ricchezze che aveva.

Questa vicenda si conclude tragicamente, ma molti studiosi (ivi compresi quelli che hanno deciso di esporre al museo la sua lapide) sono convinti di una cosa. I fratelli Grimm avevano ascoltato la storia di Maria Sophia von Erthal.

Biancaneve e i sette nani

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Fonte: www.ancient-origins.net

La favola di “Biancaneve e i sette nani” racconta di una fanciulla buona e caritatevole vessata da una crudele matrigna. La sua matrigna era invidiosa della sua bellezza, e possedeva uno specchio magico a cui ogni giorno chiedeva chi fosse la “più bella dela reame”. Quando la matrigna scaccia Biancaneve, lei trova rifugio nel bosco, presso l’abitazione dei sette nani.

I nani, che di mestiere fanno i minatori, la prendono a ben volere. La proteggono dai tentativi di ucciderla che la matrigna mette in atto. Tutto si conclude, come da migliore tradizione, positivamente. Biancaneve incontra un bel principe, lo sposa e vive felice e contenta. Purtroppo per Maria, il suo finale fu molto differente.

A parte il finale, però, si possono trovare numerosi punti in comune tra la realtà e la fantasia. Lohr am Main, la cittadina in cui viveva Maria Sophia, era nota per una produzione artigianale: quella degli specchi. Guarda un po’, la matrigna della fiaba possiede un magnifico specchio. La zona inoltre era ricca di miniere, in cui lavoravano bambini e nani. Con le loro piccole dimensioni, potevano arrivare praticamente dappertutto.

Ecco perché oggi Lohr am Main si fregia del titolo di “città di Biancaneve”. Con tutta probabilità i fratelli Grimm giunsero da queste parti, vennero a conoscenza della tragica storia della bella Maria Sophia, e decisero di inventare per lei un lieto fine che in realtà non ebbe.

Realtà e finzione

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Fonte: tudorbrasil.com

L’attribuzione, in realtà, è tutt’altro che pacifica. Altri studiosi credono che la figura di Biancaneve sia stata ispirata dalla contessa Margarete von Waldeck che è vissuta nel XVI secolo. La contessa possedeva una miniera e aveva una crudele matrigna che la cacciò di casa. Si innamorò del re di Spagna Filippo II. Per evitare che lo sposasse, visto che quel matrimonio non era desiderato, venne avvelenata.

Non possiamo sapere quale fu la vera fonte di ispirazione dei fratelli Grimm. Forse fecero una crasi della storia delle due donne, chissà, non è poi così importante. Primo, perché la magia delle fiabe non ha bisogno di tante spiegazioni. Secondo, perché resta appurato l’assunto di fondo: niente è mai completamente inventato. In ogni storia, anche nella più incredibile, c’è sempre una parte di verità.

Davanti alla pietra tombale che oggi si trova al museo diocesano di Bamberg, ci ricordiamo di due cose. Che siamo mortali, e che un giorno non saremo più. Allo stesso tempo, sappiamo di essere parte di una storia che non ha fine in cui si intrecciano ciò che appare e ciò che è nascosto. Ma ciò che appare e ciò che è nascosto sono solo i due volti della Luna, ed è importante che ci siano storie che, attraverso la finzione, raccontano la verità.

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