Ollantaytambo, i gradini degli Dei

Il Centro America è una continua fucina di sorprese. Le Americhe, in generale, non vengono spesso tenute nel dovuto conto – quando si parla di indagini archeologiche – perché nel nostro immaginario di “vecchi europei” sono il “Continente giovane”. In verità qui esistono reperti che appaiono molto antichi, come quelli presenti in Perù a Ollantaytambo. Scopriamo perché chiamiamo le costruzioni di Ollantaytambo i gradini degli Dei.

Vicino alle aquile

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Fonte: Wikivoyage

Come sovente accade con i siti archeologici peruviani (Macchu Picchu insegna) bisogna andare molto in alto per ammirarne i resti. Ollantaytambo si trova a 2792 metri sul livello del mare, a 75 chilometri di distanza dalla capitale Cusco. Il luogo è noto per un episodio storico accaduto ai tempi dei Conquistadores.

Qui si arroccò l’imperatore inca Manco II per tentare un’ultima, strenua quanto inutile, difesa contro gli spagnoli. Per questo si crede che il sito sia stato costruito dagli Incas e quindi abbandonato in seguito alla fine della loro civiltà. Parliamo dunque di tempi piuttosto recenti, all’incirca il 1440 dopo Cristo. A costruire Ollantaytambo sarebbe stato l’imperatore Pachacuti.

La verità è che non c’è nessuna prova della veridicità di queste affermazioni, e ci sono invece molte prove che fanno pensare che Ollantaytambo non sia affatto stata costruita dagli Incas. Basta dare un’occhiata al sito quando si arriva per rendersi conto che una civiltà che disponeva di semplici utensili di pietra, al massimo bronzo, non poteva avere le capacità di erigere simili maestose costruzioni.

La Porta degli Dei e il Tempio del Sole

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Fonte: machupicchuagency.com

Ollantaytambo mostra le tracce di una civiltà molto evoluta, in virtù della presenza di un impianto idrico molto efficiente. Quella che lascia stupito il visitatore è tutta la parte megalitica del sito, che è davvero imponente. Ollantaytambo è costruita con enormi blocchi di pietra, perfettamente squadrati, posti l’uno sull’altro senza uso di calce. Non un filo di luce filtra dalle giunture. Le pietre sembrano fuse tra di loro.

La Porta degli Dei è un passaggio di forma trapezoidale che conduce verso l’alto. Il Tempio del Sole sono una serie di monoliti (6 in tutto) perfettamente squadrati e perfettamente allineati. C’è poi il cosiddetto Tempio del Condor, una parete su cui si può osservare il peculiare modo in cui le pietre venivano estratte dalla cava.

Sembrano “prelevate” direttamente dalla montagna. Ci sono cavità squadrate, levigate e lisce, come se fossero state vetrificate. La roccia usata a Ollantaytambo è l‘andesite, di origine vulcanica, una delle più dure che esistano. Ultima curiosità: i blocchi di oltre 50 tonnellate venivano scavati su una montagna e poi portati sulla montagna di fronte.

Il Cuneo dorato

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Fonte: immagineperduta.it

Anche il più sprovveduto dei visitatori – di fronte a tutto questo – si avvede che un’opera così ciclopica – a cui si accede attraverso gradoni alti quanto un uomo – non può essere stata realizzata dalla civiltà inca. Le risposte della scienza ufficiale appaiono sbrigative, per non dire ridicole. Molto più esaustiva appare la mitologia locale.

Secondo le leggende e le storie che sono state tramandate dai tempi antichi, Ollantaytambo (il cui nome significa “luogo di sosta di Ollanta”, che era un eroe inca) venne eretta oltre 10.000 anni fa da due divinità qui giunte ad insegnare alla gente ciò che sapevano. Questi dei possedevano un curioso strumento chiamato “cuneo dorato” che poteva tagliare con facilità qualunque tipo di materiale.

Cos’era questo cuneo dorato? Non ci è dato modo di saperlo (posto che sia mai esistito, eventualità negata da archeologi e scienziati paludati). Però assomiglia molto allo “shamir” che Dio – nella Bibbia – donò a Salomone per ricostruire il suo tempio. Somiglia anche agli “scalpelli di luce divina” usati dalle divinità egizie per incidere i primi geroglifici.

Certo è che per tagliare quelle pietre con tanta maestria dovevano essere necessari strumenti molto sofisticati, strumenti che noi non possediamo nemmeno oggi che siamo giunti ad un elevatissimo grado di tecnologia. Senza parlare del fatto che nemmeno noi saremmo in grado di portare giù da oltre 3000 metri un blocco di pietra di 50 tonnellate, fargli attraversare un fiume, e poi issarlo alla stessa altitudine. Posto che vi sia convenienza nel farlo.

Prima del Diluvio c’era Ollantaytambo

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Fonte: www.ticketmachupicchu.com

Un’ipotesi non peregrina che si può avanzare è che l’imponenza delle mura di Ollantaytambo, e la sua posizione elevata, fossero entrambe a scopo strategico. Il desiderio non era però quello di difendersi da un nemico fisico, ma da un avversario ancora più temibile: le acque. Secondo le storie narrate dagli eredi degli Incas, Ollantaytambo fu costruita prima del diluvio universale: forse proprio per difendersi da esso.

E fu costruito da persone venute da altrove, che magari cercavano il modo di ripararsi dalla cieca violenza delle acque. Non sappiamo se ci riuscirono: gli Incas arrivarono molto tempo dopo ad abitare luoghi che non sapevano più come potessero essere stati costruiti. La loro memoria si era già spenta, tranne che per qualche vecchio racconto narrato sotto forma di favola.

E la nostra memoria si è sbiadita ulteriormente nel tempo, al punto di rifiutarsi del tutto ormai di prendere in considerazione un’alternativa alle spiegazioni ufficiali che spaventa un po’, come tutto ciò che ha il suono della verità. Coloro che costruirono sulle montagne erano Uomini molto diversi dagli Uomini che siamo oggi, ma erano Uomini. Solo che erano assai meno simili ad una scimmia, e molto di più a divinità.

Guardando Ollantaytambo e sentendosi molto piccoli al suo cospetto non possiamo non ammettere che il progresso non esiste. Forse c’è stato un tempo in cui l’Umanità era assai più progredita di ora, al punto che non sapremmo più replicare ciò che fece allora. Questa è la direzione che va indagata, per capire un po’ meglio chi siamo e quale dovrebbe essere il nostro atteggiamento su questa Terra. Non di trionfatori e padroni, ma di umili ospiti soggetti alle fasi del Tempo.

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