Gli dei della Grecia erano davvero dei?

Chiunque abbia studiato la mitologia greca e l’affascinante (e troppo spesso dimenticato) retaggio antico di questo popolo, conosce bene le tante divinità del nutrito pantheon greco. A dirla tutta, per conoscerle basta aver visto i cartoni animati da bambini! Quello che si legge nei libri di scuola suona più o meno così.

Gli dei venerati dai greci, in un primo tempo, erano la personificazione dei fenomeni naturali, come era tipico dei popoli nomadi. In seguito divennero anche incarnazione dei sentimenti e degli ideali umani. Ma c’è una cosa che anche al più ingenuo dei commentatori moderni salta all’occhio: le divinità greche sembrano terribilmente umane. E se non fossero altro che… uomini?

Divinità poco divine

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Fonte: http://www.ancientfacts.net

Basta leggere un qualunque volume che tratti del pantheon greco per rendersi conto quanto Zeus, il sovrano di tutti gli dei, e il suo vasto stuolo di sudditi, abbiano comportamenti molto molto terrestri. Stuprano, uccidono, si vendicano, provano odio e rabbia e invidia. Un comportamento molto poco “olimpico”, in verità.

E in verità sembra anche strano che un popolo come quello greco abbia dovuto elaborare una religione tanto complessa. A quei tempi (la civiltà greca fiorì nel suo massimo splendore intorno al VI secolo a.C., ma aveva iniziato ad affermarsi già nel XII secolo a.C., durante il cosiddetto “medioevo ellenico”) si adoravano per lo più dei legati al cielo e alla terra.

Il discorso relativo alle religioni primitive ci potrebbe portare molto lontano, ma partiamo da un semplice assunto. Per sua natura l’uomo primordiale era portato a venerare ciò che i suoi occhi vedevano e a cui non poteva dare spiegazione. Quindi, il cielo immenso con il Sole al suo centro, o la Madre Terra.

I primi culti elaborati nati sul nostro pianeta, per quel che ne possiamo sapere, erano relativi a Gea, la Grande Madre, o al Sole, il dio che dava la vita. I Celti veneravano la Grande Madre, in Egitto il Faraone era figlio del dio Sole. Da dove escono fuori i rissosi e politically incorrect dei greci?

Un’ipotesi

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Fonte: www.greekschannel.com

Il primo a far notare questa anomalia, altrimenti presentata come un dato di fatto sui libri di storia, fu il nostro solito Ignatius Donnelly nel suo libro “Platone, l’Atlantide e il Diluvio”. Agli dei greci dedica un intero capitolo, partendo da un’affermazione che Platone, nel dialogo in cui si parla di Atlantide, mette in bocca a Crizia.

“O Solone, Solone, voi Greci siete sempre fanciulli […] tutti siete giovani dell’anima, imperocché in essa non avere serbato niuna vecchia opinione di tradizione antica”

Questo è il modo in cui uno dei sacerdoti egizi apostrofa Solone. Per noi europei la cultura greca è la più antica di tutte, tanto da essere definita “la culla della civiltà”. Eppure lo stesso Platone la definisce una nazione “giovane”, che ha perso memoria di una “tradizione antica”.

Da questo Donnelly fa un passo in avanti: perché in Grecia non si venerava semplicemente il dio Sole? Forse perché questa popolazione “giovane” aveva finito per divinizzare qualcos’altro, anzi, qualcun’altro. Qualcuno di cui non serbava memoria, ma che un tempo aveva camminato sulla Terra e che non era affatto immortale.

Donnelly ipotizza che il Monte Olimpo non fosse altro che una montagna del continente di Atlantide e che Zeus, con i suoi dodici dei-sudditi, fosse il primo re di Atlantide, che aveva diviso il territorio tra i suoi figli. Può essere questa ipotesi plausibile?

Perchè crediamo che gli dei Greci fossero i re di Atlantide

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Fonte: http://ancientgreekmythologyatlantis.weebly.com/

Nel suo libro Donnelly porta alcune prove a sostegno della sua teoria. In primis ci ricorda che gli dei greci sono tutt’altro che immortali. A Creta si vociferava dell’esistenza di una tomba che era quella dello stesso Zeus. Pare infatti che esistesse già a quei tempi la convinzione che Zeus non fosse altro che un mortale.

Nel suo racconto Platone ci dice che Poseidone si innamorò di Clito, la prese in moglie, e insieme ebbero dieci figli tra i quali il Dio del Mare divise il regno di Atlantide. Gli dei dell’Olimpo sono in tutto dodici: Zeus stesso, era, Poseidone, Apollo, Demetra, Efesto, Atena, Artemide, Ares, Afrodite, Hermes, Hera, Hestia. Dodici, come i dodici mesi dell’anno che abbiamo ereditato.

La descrizione del reame di Atlantide parla del palazzo in cui dimoravano Clito e Poseidone come di un luogo magnifico, che torreggiava sulla pianura circostante. L’Olimpo potrebbe non essere altro che una trasfigurazione di quel palazzo, in cui “gli dei si cibavano di ambrosia e nettare“. Un modo, secondo Donnelly, di dire che avevano possibilità non attingibili dai comuni mortali.

Secondo la tradizione il Monte Olimpo si trovava “al confine occidentale del mondo conosciuto”, dove Atlante “sosteneva il cielo”. Vale a dire, oltre le colonne d’Ercole, nell’Oceano Atlantico, proprio dove si trovava Atlantide.

Donnelly presenta anche una prova etimologica: secondo lui il termine “Olimpo” non è altro che una traslitterazione di “Atlantide”. In che modo? La “A” era pronunciata con un suono molto ampio, come nella lingua inglese, tanto che il suo suono somigliava molto a quello della “O”. ATLANTIS sarebbe dunque diventato OTLONTIS, da cui OLUNTOS e, infine, OLUMPOS.

Le età dell’Uomo

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Peter Paul Rubens, “Deucalione e Pirra”, 1636, fonte. Wikipedia

C’è poi un’altro aspetto che suffraga in modo singolare le tesi di Donnelly, ed è la tradizione greca del susseguirsi sulla terra di diverse età, come narrato da Esiodo ne “Le Opere e i giorni( Ἔργα καὶ Ἡμέραι). Qui si racconta che un tempo ci fu l’Età dell’Oro, quando gli uomini erano buoni e belli (καλός καὶ ἀγαθός ).

Seguì l’Età dell’Argento, poi del Bronzo e degli Eroi. L’ultima Età è quella del Ferro, l’attuale, cominciata con un “grande diluvio”. Stupisce osservare come questo “mito”, scritto da Esiodo nell’VIII secolo a.C., sia stato confermato persino dall’archeologia, che fa precedere l’Età del Bronzo a quella del Ferro.

Per la scienza, però, a queste ere precede l’Età della Pietra. Per Esiodo prima vi era stata l’Età dell’Oro: Atlantide, i cui abitanti vennero trasformati in dei. E davvero le loro straordinarie capacità, il loro incredibile avanzamento tecnologico, doveva renderli divinità agli occhi della gente. Poi ci fu il Diluvio, l’ultimo, grande diluvio, come dicono le cronache egizie, e Atlantide sparì con le sue conoscenze, o almeno con la maggior parte di esse.

Questo è più o meno ciò che accadde anche ai popoli precolombiani della mesoamerica, che tramutarono nei loro dei quegli uomini alti venuti da oltre il mare.

Fantascienza o pseudoscienza: questo è il lapidario giudizio degli scienziati paludati. Prova a riaprire il tuo libro di mitologia greca dopo aver letto questo articolo, o il lavoro di Donnelly. Di certo lo farai con occhi nuovi, e potresti notare cose che non avevi mai visto.

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