La roccia sacra degli aborigeni australiani: Uluru

Esistono luoghi al mondo che affascinano i viaggiatori non solo per la loro bellezza, ma anche per il loro innegabile magnetismo. Anche il viandante più distratto e navigato non può non avvertire la potenza che si sprigiona dalla grande roccia che gli aborigeni australiani chiamano “Uluru“.

Quando Uluru fu chiamata Ayers Rock

Uluru

Fonte: http://www.anu.edu.au

L’Australia per noi è il “continente nuovissimo“. Questo perché fino al XVII secolo, per quanto se ne sospettasse l’esistenza, nessun europeo ci aveva mai messo piede sopra. Naturalmente ciò non vuol dire che sia davvero un luogo “nuovissimo”, tutt’altro: l’Australia è abitata da oltre 40 mila anni. Ciononostante i primi esploratori, naturalmente, diedero un nuovo nome a quasi tutto quello che si trovarono davanti.



Questo accadde, ad esempio, quando William Gosse, nel 1873, condotto dal suo cammelliere afghano Khamran, vide per la prima volta la grande roccia di arenaria che gli aborigeni chiamano Uluru. Senza nemmeno chiedersi se per caso non avesse già un nome, lui la ribattezzò Ayers Rock, Roccia di Ayers, dal nome del primo Ministro dell’epoca.

Uluru, in lingua aborigena, ha un significato assai più affascinante: vuol dire soltanto “strano“. Perché, a dire il vero, questo monte è davvero strano. La sua formazione geologica resta piuttosto misteriosa, la mitologia che lo circonda è ricchissima. Per gli aborigeni Uluru è un luogo sacro, legato a quello che chiamano il “Tempo del Sogno“.

Il Tempo del Sogno

Uluru pitture rupestri

Uluru si trova praticamente al centro del continente australiano, in mezzo ad una pianura desertica che lo rende ancora più evidente ed alieno. È alto circa 390 metri, la sua circonferenza misura 9 chilometri, ma la prima cosa che i visitatori notano è la sua colorazione. La roccia di Uluru è arenaria ricca di feldspati, il che le dà un riflesso rossastro. Ma non solo.

A seconda di come cambia la luce del giorno, dall’alba al tramonto, le colorazioni del sito cambiano continuamente. Variano dal violetto, all’indaco, all’arancio intenso. Sembra quasi impossibile che in natura qualcosa possa assumere una colorazione del genere.

Altra peculiarità di Uluru è che potremmo definire questo monolite un “iceberg”, solo che non è fatto di ghiaccio. Si tratta di un unico blocco conficcato nel terreno. Si è ipotizzato che sia un enorme meteorite caduto sulla terra. Forse un tempo era una Luna. Non ci stupisce quindi che qualcuno abbia pensato che abbia portato con sé creature aliene.



Oppure è possibile che un tempo la roccia si trovasse sul fondale dell’Oceano, come dimostrerebbe il fatto che gli strati che oggi appaiono verticali un tempo erano orizzontali. Ciò spiegherebbe anche il perché delle strane cavità e della conformazione particolare che assume la roccia, tanto da essere definita da alcuni una “scultura vivente“.

I percorsi iniziatici

uluru ayers rock

Fonte: RGDN.info

Gli aborigeni non condividono le loro conoscenze con i profani, che chiamano “piranypa“. Però sappiamo molto della loro mitologia, che tende a spiegare ogni singola conformazione che assume Uluru come conseguenza di azioni compiute in un’epoca remota dai loro antichi progenitori.

Durante il Tempo del Sogno esistevano tribù diverse che facevano guerra tra di loro: le più importanti erano i Kunia e i Liru. I segni rimasti su Uluru sono quelli inflitti dalle lance dei Liru. I Kunia erano anche detti la tribù del Serpente, animale totemico di grande importanza per gli aborigeni. Le storie che si potrebbero raccontare su queste e altre tribú sono innumerevoli.

Quello che gli aborigeni si tramandano, anche attraverso pitture rupestri realizzate nelle grotte, è la conoscenza di come il mondo, il loro mondo, abbia avuto inizio. Nella mitologia australiana si parla di persone venute da lontano, che hanno plasmato i luoghi e dato forma all’umanità così com’è oggi.

I misteri di Uluru ancora oggi preservati

uluru colori

Fonte: open.abc.net.au

Purtroppo molto spesso il turismo non ha rispetto di ciò che per altri è sacro. Per fortuna, ad Uluru alcune cose stanno per tornare al loro posto. Già da alcuni anni è stata ripristinata la sua antica e originaria denominazione. Non più Ayers Rock/Uluru, ma Uluru/ Ayers Rock. Certe priorità sono state ristabilite.

Inoltre, dal prossimo anno sarà infine proibito, così come da tempo chiedevano le popolazioni aborigene, scalare la montagna sacra. I turisti potranno osservarla, ammirarne i colori incredibili e le strane forme rupestri, ma non potranno più salire sulla sua cima. Questa scalata ha sempre avuto un grande fascino per i viaggiatori, ma in verità non si può dire una passeggiata di salute.

Il crinale di Uluru è ripido e privo di appigli. In molti sono morti tentando di percorrerlo con il solo ausilio di una corda. Alcuni parlano di una maledizione che colpisce chi vuole violare luoghi che dovrebbero essergli preclusi.

Tutto ciò ci fa anche capire che il mistero di Uluru per noi resterà un mistero. O meglio: potremmo forse anche noi diventare iniziati di un percorso che finora è stato riservato gelosamente agli eletti? Perché tanta segretezza? Noi occidentali siamo sempre propensi a credere che si tratti solo di arretratezza culturale. Forse invece è una forma così alta di saggezza che non siamo più in grado di comprenderla.

I discendenti di Mu

ayers rock mu

Fonte: http://atlanticast.blogspot.com

Secondo alcuni degli scrittori che hanno parlato di Mu/Lemuria, il continente che un tempo doveva esistere nell’Oceano Pacifico, i lemuriani abitavano in una vasta serie di gallerie scavate nel sottosuolo. Questa è ad esempio l’ipotesi avanzata nel 1894 da Frederick Spencer Oliver nel suo romanzo A Dweller on Two Planets, dove però parlava della California.



Secondo gli aborigeni australiani, al principio non vi era Nulla, se non un’ampia pianura. Un giorno il Sole illuminò la pianura, la terra sussultò, si aprì e apparvero le creature che avrebbero dato origine a tutto ciò che è. Emersero dunque dal sottosuolo. Ma, anche volendo dare una lettura diversa, furono generate da un cataclisma che aprì la terra. Forse l’evento che causò la fine di Lemuria?

Sappiamo infatti che, a differenza di Atlantide, Mu non si inabissò, ma fu smembrata da eventi tellurici e forze cosmiche non meglio definite. Forse la verità, però, la sanno solo gli aborigeni australiani. Quelli che noi riteniamo rozzi e arretrati, quelli a cui vogliamo usurpare persino i nomi della loro terra. Mentre invece loro conservano una memoria che tutti noi abbiamo smarrito.

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