L’oricalco, l’oro rosso di Atlantide

Tra tutti i misteri che circondano il continente di Atlantide descritto da Platone ce n’è uno che più di altri ha diviso la comunità scientifica. Nel racconto che Solone fa nel “Crizia” cita per ben sette volte un materiale che era più prezioso di tutti gli altri, eccezion fatta che per l’oro. Questo metallo viene chiamato “oricalco“.

L’oricalco prima di Platone

Oricalco lingotti

Fonte: www.aquiziam.com

Per tutti coloro che sostengono che Atlantide sia solo un parto della fantasia del filosofo greco, l’oricalco non è altro che una sua invenzione. Platone dice che con l’oricalco era stato rivestito il muro dell’acropoli della capitale di Atlantide. Era stato usato per decorare il soffitto del palazzo reale, e per costruire una stele sulla quale erano incisi gli insegnamenti tramandati dai primi re. Insomma gli dedica una parte non secondaria del suo racconto.



Platone però non lo inventò di sana pianta, perché anche nella letteratura a lui precedente questo strano metallo era già stato menzionato. Omero, in un inno composto in onore di Afrodite, la dea della bellezza, dice che gli orecchini della divinità erano fatti di oricalco. In un componimento attribuito ad Esiodo si narra che anche gli schinieri di Eracle erano di oricalco.

Non ci viene specificato che tipo di materiale fosse. Possiamo dedurlo dall’etimologia del nome, che è composto di due termini greci, ὄρος (si legge “oros” e vuol dire “montagna”) e χαλκός (si legge “calcòs” e significa rame). Si tratterebbe di un non meglio definito “rame di montagna“. In effetti, Platone ne sottolinea la brillantezza rossastra.

Questo ha indotto molti a credere che l’oricalco fosse una lega di oro e rame. Bisogna però puntualizzare che nel “Crizia” si precisa

τότε δὲ πλέονὀνόματος ἦν τὸ γένος ἐκ γῆς ὀρυττόμενον ὀρειχάλκου κατὰ τόπους πολλοὺς τῆς νήσου, πλὴν χρυσοῦτιμιώτατον ἐν τοῖς τότε ὄν

quello del quale oggi si conosce solo il nome – a quel tempo invece la sostanza era più di un nome, l’oricalco, estratto dalla terra in molti luoghi dell’isola, ed era il più prezioso, a parte l’oro, tra le cose che esistevano allora.

Sembrerebbe cioè essere un elemento naturale, e non creato artificialmente.

L’oricalco dopo Platone

Oricalco prezioso

Fonte: Ancient Origins

L’ipotesi più accreditata, anche da chi vuole credere alle parole del filosofo greco, è che il misterioso “oricalco” altro non sia che una lega che potremmo assimilare all’ottone. Difatti in numismatica indica un composto di rame e zinco, e in effetti questo è ciò che il termine è passato a definire nel corso dei secoli.

Tra i vari studiosi che si sono interrogati su quello che invece potesse essere l’oricalco di cui parla Platone, c’è anche Jürgen Spanuth (1907-1998), il quale affermò che potesse trattarsi di ambra. Questa è l’ipotesi più stravagante, insieme a quella di Zatoz Nondik, un ricercatore tedesco che ritiene che l’oricalco potesse essere una sorta di “laccatura” usata molto in Giappone. Per il resto, si ipotizzano prevalentemente leghe metalliche.



Nel 2015 vicino alle coste siciliane, nelle acque nei pressi di Gela, furono trovati tre relitti di navi affondate circa 2600 anni prima. Tra i vari reperti rinvenuti c’erano anche 39 lingotti di un metallo che subito fece pensare all’oricalco. Analizzato, si dimostrò essere composto per l’80% di rame e per il restante 20% di zinco. Decisamente non poteva essere il prezioso materiale di cui aveva parlato Platone.

Un mistero irrisolto

Oricalco Atlantide

Fonte: www.aquiziam.com

Di tutti i grandi dubbi sollevati dal racconto di Atlantide, l’esistenza dell’enigmatico oricalco resta uno dei più controversi. Perché il filosofo avrebbe dovuto intentarsi addirittura un metallo inesistente, se, come sostengono in molti, voleva raccontare solo un’allegoria? Il “suo” oricalco, però, quasi certamente non è l’oricalco così come è stato inteso nei secoli successivi.

Se però fosse lo stesso con cui erano fatti gli orecchini di Afrodite e gli schinieri di Eracle, si potrebbe pensare che sia un materiale che semplicemente è scomparso, e che appartiene ad un’epoca “mitica” dell’Umanità, molto remota. Potremmo dire, antidiluviana. Si potrebbe cioè ipotizzare che questo materiale si trovasse solo in Atlantide, e che sia finito con il continente sul fondo dell’Oceano.

Così come è accaduto per molte altre cose, però, non ne è scomparso il ricordo che è sopravvissuto. Così il nome “oricalco” è arrivato fino a noi, brillando di una luce diversa che però riverbera quella su cui furono vergate le parole dell’antica saggezza di Atlantide.

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