Bimini Road, la strada per Atlantide

Nel 1968 Joseph Manson Valentine, Jacques Mayol e Robert Angove, tre sub professionisti, stavano eseguendo una serie di immersioni. Si trovavano a Bimini, un’isola delle Bahamas. Ad un certo punto, a non oltre sei metri di profondità, si imbatterono in qualcosa che non si aspettavano: una lunga strada bianca si dipanava sotto i loro occhi increduli.

Le idee di Joseph Valentine

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Fonte: TravelGlobe

I tre sub proseguirono nell’esplorazione. Scoprirono di trovarsi davanti ad un percorso fatto di rocce calcaree squadrate in modo pressochè perfetto, regolari, di dimensioni variabili tra i 3 e i 4 metri. La strada procedeva da direzione nord-est verso sud-ovest per un tragitto di poco meno di un chilometro, descrivendo una leggera curva verso la fine.



Non si può dire che si sia trattato di una scoperta del tutto casuale. In un’intervista rilasciata a Charles Berlitz e riportata nel volume “Atlantide, l’ottavo continente”, Valentine racconta di aver cominciato i suoi studi sui cosiddetti “Bahama Banks” già nel 1958. La zona così denominata fa parte del famigerato Triangolo delle Bermuda e un tempo, durante l’ultima glaciazione, non si trovava sul fondo del mare come adesso, ma doveva essere terra emersa.



Valentine pensava dunque che potesse essere possibile trovare tracce di una remota presenza umana. Iniziò così a scattare foto dall’alto, usando aeroplani da turismo. Scoprì che sotto l’acqua c’era un gran numero di cose interessanti: linee simili a quelle di Nazca che si intersecavano le une con le altre, siti disseminati di rovine. Disse che gli sembravano il disegno di un architetto. Li definì “moduli fantasma”.

La strada di Bimini

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Fonte: Earth Chronicles

La svolta per le ricerche di Valentine avvenne però il primo maggio del 1968, quando uno dei più famosi pescatori di Bimini, Bonefish Sam, lo indirizzò verso una zona dove, a sua detta, il sub avrebbe potuto osservare degli splendidi banchi di pesci. Quando Valentine si immerse nel punto indicato, che si trovava di fronte al North American Rockwell Point, cominciò a notare sul fondale delle conformazioni che attirarono la sua attenzione.

C’erano blocchi di pietra disposti in modo così regolare che, racconta, gli ricordarono le strade cerimoniali Maya. Quei blocchi, a sua detta, non sono dello stesso materiale delle scogliere di Bimini, ma sono fatte di un materiale assai più duro e resistente chiamato micrinite. Per Valentine quei blocchi descrivevano una strada, tanto più che il suo andamento non seguiva affatto la curva della costa ma proseguiva in modo indipendente.

Nelle dichiarazioni rilasciata a Berlitz, l’esploratore subacqueo dice che quei blocchi di pietra erano simili ai dolmen e che quel percorso doveva essere un sentiero cerimoniale. Alla domanda su chi potesse aver costruito un complesso del genere, la risposta di Valentine è precisa. Doveva trattarsi di una razza preistorica in grado di lavorare, spostare e mettere in posa grandi blocchi di pietra. La stessa che aveva costruito Stonehenge, i Moai dell’Isola di Pasqua, le piattaforme di Baalbek e di Malta. In una parola, la strada sotto Bimini conduce ad Atlantide.

Le spiegazioni scientifiche

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Fonte: Tripfreakz.com

Alla spedizione di Valentine, com’è facile immaginare, ne sono seguite molte altre. Si è scoperto che accanto alla “strada” principale ce ne sono altre due, parallele, delle sorta di “marciapiedi“. Una spedizione ancora più recente, del 2006, condotta da Sci Fi Channel, ha rivelato che sotto la linea di rocce vista da Valentine ce n’è un’altra. Questo fa pensare ad un molo di pietra.



Allora perché nessuno ha approfondito le indagini, ci si potrebbe chiedere, a seguito di una scoperta tanto clamorosa? La riposta è che la comunità scientifica non ritiene affatto che la “Bimini Road”, o “Bimini Wall”, come viene chiamata, sia una strada. Secondo la scienza ufficiale le rocce trovate da Valentine sono conformazioni del tutto naturali, curiose ma assolutamente non opera dell’uomo.

Le onde del mare, le correnti, il passare del tempo hanno dato loro la forma squadrata e così curiosamente regolare. A onor del vero, non ci sono manufatti o incisioni che possano far pensare ad un’azione umana. Ma è anche vero che, se la strada di Bimini fosse appartenuta ad Atlantide, parliamo di qualcosa che si trova sul fondo dell’Oceano da 11 mila anni.

La profezia di Cayce

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Fonte: ListVerse

La singolare coincidenza è tra la profezia emessa da Edgar Cayce nel 1938, quando disse che parte della perduta Atlantide sarebbe stata ritrovata tra il 1968 e il 1969, e la scoperta di Valentine. Quest’ultimo disse a Berlitz di non aver mai sentito parlare di Cayce prima della sua immersione a Bimini. Fatto sta che le sue ricerche contribuirono ad avverare la profezia… sempre che si voglia credere che Bimini Road sia opera umana.

Le controverse datazioni che sono state date alle rocce dei Bimini Banks non aiutano a dare una riposta definitiva in un senso o nell’altro. Da una parte ci sono geologi e storici che ritengono impossibile che le rocce sotto Bimini possano avere origine umana. Dall’altra ci sono coloro che invece credono che quelle rocce così regolari non possano essere solo uno scherzo della natura.

Per ora l’ago della bilancia non riesce a pendere né da una parte né dall’altra. Magari l’unica, vera soluzione sarebbe seguire quella strada fin dove porta, fino al suo ultimo approdo. Ma questo non può essere fatto, finché anche chi non vuole credere non si deciderà a lasciare aperta una porta al dubbio. Le cose, in fondo, potrebbero essere andate anche diversamente da come è sempre stato scritto.

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