Le linee di Nazca (Nasca) e i puquios: acqua nel deserto

Nel 1941 un professore di storia americano, Paul Kosok, stava sorvolando il deserto di Nazca, in Perù, alla ricerca di tracce di antichi canali di irrigazione. I suoi occhi stupiti però notarono qualcosa di diverso: figure umanoidi, animali, disegni geometrici. Tutti tracciati nel terreno e  di grandi dimensioni, sparsi su un’area complessiva di circa 500 chilometri quadrati. Furono così scoperte (o, per meglio dire, ri-scoperte) quelle che oggi conosciamo come “le linee di Nazca“.

I Nazca, la civiltà preincaica che riuscì a domare l’acqua nel deserto

puquios nazca

i puquios, i pozzi acquiferi dei Nazca, Fonte: iExplore

Facciamo prima di tutto una piccola precisazione: in base ad un decreto legge peruviano il nome esatto della zona di cui stiamo per parlare è “Nasca” e non “Nazca”. Per comodità, noi manterremo la vecchia e più nota denominazione. Il termine “Nazca” indica difatti molte cose: l’altopiano sul quale sono stati trovati gli strani, enormi geroglifici; una placca tettonica che si estende nell’Oceano Pacifico, un‘antica civiltà esistita prima degli Inca in centro America.



I Nazca erano una popolazione di cui sappiamo poco, poiché poco è rimasto dei loro insediamenti. Sappiamo che sono fioriti tra il I e il VI secolo dopo Cristo, che sapevano decorare la ceramica con meravigliosi disegni, e che erano riusciti a domare un’area desertica costruendo dei pozzi idraulici chiamati puquios.

Anche se i Nazca sono più noti per le misteriose linee, la vera opera straordinaria della loro civiltà sono proprio i puquios. Si tratta di pozzi a forma di spirale collegati da un complesso sistema di acquedotti. In pratica i Nazca riuscivano a prelevare l’acqua dalle falde sotterranee per rendere fertile una zona che ancora oggi si caratterizza per l’estrema scarsità di precipitazioni. Un’opera di ingegneria che risulterebbe difficile persino con i mezzi che abbiamo noi contemporanei.

Quelle linee misteriose

Nazca linee

Fonte: National Geographic

Molto più dei puquios, termine che vuol dire “sorgente d’acqua”, sono però state le linee tracciate nell’altopiano desertico di Nazca ad appassionare gli archeologi e gli studiosi di tutto il mondo. Fin dal momento in cui vennero scoperte, si è cercato di rispondere a tre domande. Quando sono state realizzate, come e perché? Come sempre accade in questi casi, ci sono tante ipotesi ma nessuna risposta certa.

Il quando è l’enigma più grande: impossibile dare una datazione qualunque. Con il metodo del Carbonio 14 si sono potuti datare i reperti trovati negli insediamenti vicini, ma non c’è modo di fare un’operazione analoga con le linee. Difatti non si tratta che di questo: solchi tracciati nel suolo pietroso. Alcune rocce sono state rimosse per lasciare visibile lo strato di terreno sottostante, molto più chiaro. In questo modo sono stati tracciati disegni di ogni genere.

Come? Anche qui la risposta non è semplice, in quanto i disegni si possono comprendere nella loro interezza solo se visti dall’alto. Ecco perché furono notati solo quando i voli aerei divennero più comuni. Ci sono nelle vicinanze della piana delle alture che potevano dare un’idea della sguardo d’insieme, troppo poco però per dirigere interamente i lavori. L’ipotesi più accreditata parla di disegni più piccoli poi riprodotti in scala con l’aiuto di paletti e funi.



Perchè? Qui il dibattito si fa ancora più ampio. Non sembra esserci coerenza nelle figure disegnate. Come dicevamo, ci sono animali ma anche creature umanoidi; ci sono semplici forme geometriche. Alcune sono molto grandi, fino a 45 metri di lunghezza, altre più piccole. Se esisteva un criterio, è andato smarrito nel passare dei secoli.

L’astronauta di Nazca

astronauta nazca

Fonte: Travel365

Una delle figure che maggiormente hanno acceso la fantasia della gente è quella che rappresenta una figura umana. La testa è grande, gli occhi enormi. Un braccio è alzato: impossibile negare che assomiglia moltissimo ad E.T. il piccolo extraterrestre nato dalla fantasia cinematografica di Steven Spielberg. Però il nome con cui è noto è “l’astronauta”: la sua testa, in effetti, sembra un casco spaziale.

Ovviamente la sua presenza ha scatenato una ridda di ipotesi per cui le linee sarebbero delle piste di atterraggio per creature provenienti da un altro pianeta. Questa idea potrebbe non essere così strampalata. Molti studiosi delle civiltà centroamericane precolombiane ritengono che potessero essere segni rituali per guidare il ritorno di Virachoca, l’equivalente del Quetzalcoatl azteco. Il dio sarebbe venuto in volo a portare l’acqua dal cielo: insomma le linee potevano servire a propiziare la pioggia.

A lungo si è creduto fossero una sorta di mappa astronomica. La più strenua sostenitrice di ciò fu Maria Reiche, che dedicò la sua intera vita a studiare le linee di Nazca. Ella identificava il disegno del “ragno” nella costellazione di Orione, e le tre linee che si dipartivano da esso tre stelle della cintura di Orione. Insomma il “ragno” sarebbe allineato come le piramidi di Giza.

Ancora, c’è chi ha detto che le linee fossero dei sentieri iniziatici, dei cammini spirituali che conducevano a templi o luoghi di culto non più esistenti. Questo, e molto altro è stato detto sulle linee di Nazca. Ancora una volta, forse, ci troviamo di fronte ad un enigma che non avrà mai soluzione, a meno che non vengano fatte nuove scoperte rivelatrici.

Le ultime linee ritrovate

nuove linee nazca

Fonte: Latest Stories – National Geographic

Nei primi mesi del 2018 alcuni droni facenti parte dell’iniziativa GlobalXplorer finanziati da National Geographic hanno sorvolato la piana di Nazca, trovando 50 nuovi disegni. Secondo gli esperti sono più antichi degli altri, e raffigurano per lo più guerrieri. Il significato di questa nuova rivelazione non è ancora stato approfondito del tutto, ma apre la strada a nuove speculazioni.

C’è un’ultima considerazione da fare sulle linee di Nazca. Esse dimostrano, una volta di più, come le antiche civiltà, quelle che noi riteniamo primordiali e poco evolute, fossero invece in grado di realizzare eccezionali opere di ingegneria. I disegni tracciati nel suolo hanno perfette linee rette. E c’è di più: non è escluso che per farli siano stati usati palloni aerostatici.



Fantascienza? In realtà, negli anni Settanta gli appartenenti alla Società Internazionale degli Esploratori di New York si erano convinti che i Nazca sapessero volare. Lo testimoniavano alcune leggende popolari e soprattutto dei ritrovamenti effettuati: teli di lino usati per costruire palloni aerostatici. Chiesero e ottennero il permesso di costruirne uno, usando solo ciò che i Nazca potevano aver avuto a disposizione.

Il volo si tenne nel 1973 e fu un successo: provò quindi che non è da escludere l’ipotesi che i Nazca potessero volare, retrodatando così l’inizio dell’aviazione umana e ben prima i quanto non si faccia oggi.

Una civiltà antica con molti tratti di modernità

ragno nazca

Fonte: www.history.com

Pur con tutti gli interrogativi che restano aperti, ciò che salta all’occhio dal quadro complessivo disegnato è che la civiltà dei Nazca era decisamente evoluta e progredita. Sapeva costruire pozzi per estrarre acqua nel deserto; probabilmente poteva volare; ha lasciato opere che sopravvivono ancora oggi. È possibile che coloro i quali i Nazca veneravano in quanto divinità, come Virachoca, fossero in realtà uomini che, giunti in volo, abbiano insegnato ciò che sapevano alla gente del posto?

Nelle sue visioni Edgar Cayce diceva che gli uomini di Atlantide potevano volare. Platone ci racconta degli imponenti sistemi di irrigazione degli atlantidei, e del fatto che potevano viaggiare lontano. Tutti elementi che ci fanno presupporre che esistono altre versioni che è possibile scrivere sulla storia antica dell’Uomo.

Nel frattempo, possiamo continuare ad osservare le linee di Nazca. Nel loro regolare intreccio, ci sono scritte più cose di quante ne possiamo immaginare.

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