Antartide misterioso: sotto il ghiaccio resti di continenti perduti

L’Australia viene da molti considerato il “Nuovo Continente”, mentre l’Europa è detta “Vecchio Continente”. Queste denominazioni sono state date in base alle vicende geologiche di formazione della superficie terrestre. Derivano però anche dalla conoscenza che l’uomo è venuto acquisendo, nel corso dei secoli, sulla formazione del mondo come appare oggi. C’è però un continente più misterioso di tutti gli altri: l’Antartide.

Antartide, o Polo Sud

Antartide

Fonte: HuffPost

Mentre l’Artide, o Polo Nord, non è un continente, ma una regione che si costituisce delle propaggini di altri continenti, l’Antartide è una terra propriamente detta. Solo che è perennemente ricoperta dai ghiacci. Quei ghiacci ci stanno dando parecchi pensieri: se si sciogliessero, potrebbero causare dei gravi cataclismi su tutta la Terra.



Dell’Antartide, in verità, non sappiamo molto. Abbiamo nella memoria i racconti avventurosi di coloro che hanno cercato di violarne il cuore ghiacciato nei secoli passati. I viaggi di James Clark Ross, di Ernest Shackleton, di Roald Amundsen e di molti altri hanno sfidato un territorio decisamente ostile alla vita umana per raggiungere il Polo Sud magnetico. Nonostante le nostre tecnologie avanzate, restano tante le cose che non sappiamo su quello che si cela sotto i ghiacci dell’Antartide.

La sua esistenza è diventata conclamata solo nel 1820, mentre in precedenza si favoleggiava solo di una “Terra Australis” ipotizzata già da Aristotele. Era convinzione diffusa che nel sud del globo dovessero esserci delle terre emerse, per equilibrare la disposizione dei continenti. Quando si scoprì l’Antartide, la Terra Australis divenne realtà: ma già in precedenza era stata raffigurata in molte mappe della cui veridicità si discute ancora.

La mappa di Oronteus Finaeus

mappa oronteus finaeus antartide

Fonte: PicClick

La mappa di Piri Reis (1513), secondo alcuni commentatori, mostra le coste dell’Antartide prive dei ghiacci. Secondo altri non si tratta che delle coste del Sud America. Altrettanto interessante e controversa è la mappa di Oronteus Finaeus, di qualche anno successiva (1531). Entrambe queste antiche mappe vennero studiate a fondo da Charles Hapgood nel suo libro “Maps of the Ancient Sea King” (1966).

Oronteus Finaeus (il cui vero nome è Oronce Finé) era un matematico, astronomo e cartografo francese. Quando Hapgood trovò la sua mappa nella Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti trasalì. Per quanto molto antica, essa raffigurava in modo praticamente identico a quanto fa la cartografia moderna il continente Antartico, chiamato qui con il suo nome mitico “Terra Australis”. Anche in questo caso, come nella mappa di Piri Reis, le coste sono disegnate prive dei ghiacci.



Vi è però un’anomalia nella mappa, ovvero le dimensioni del continente che sono più del doppio di quelle reali dell’Antartide. Hapgood spiegò che il cartografo aveva confuso la latitudine sud di 80 gradi con il Circolo Antartico (che infatti si trova disegnato dentro le terre emerse, mentre in realtà le circonda). Per il resto, altri riferimenti geografici corrispondono in modo davvero impressionante. Il team di studio di Hapgood individuò oltre 50 coincidenze. Troppe, per essere solo coincidenze.

Sostenitori e detrattori

Antartide ghiacci

Fonte: www.naturalworldsafaris.com

Nella mappa di Finaeus si vede chiaramente che il Mare di Ross riceveva un tempo le acque di numerosi affluenti. Questo era stato confermato nel 1949 con il ritrovamento sul fondo del Mare di Ross di sedimenti fluviali. Altre conclusioni a cui giunse Hapgood nel suo libro vennero corroborate dai cartografi del SAC (Strategic Air Command) dell’Air Force statunitense.

Ciononostante c’è chi non trova così lampante il fatto che la “Terra Australis” sia l’Antartide priva di ghiacci. Perché ci sarebbe un’altra domanda che non troverebbe risposta, se così fosse. Come possono essere le mappe così accurate, se sono state redatte in tempi in cui non esistevano i satelliti? Esse infatti appaiono disegnate da qualcuno che osservava dall’alto.

I detrattori dicono quindi che la mappa di Finaeus è puramente immaginaria, in quanto sono molte di più le anomalie tra realtà e cartografia di quante le somiglianze. Certo è che Finaeus non andò a visitare personalmente i luoghi che mappò. Egli si limitò, come già Piri Reis, a ricopiare documenti antecedenti, forse molto molto più antichi del tempo in cui entrambe vissero, che oggi per noi sono perduti.

La nuova scoperta sull’Antartide

Per fortuna, quale che sia l’idea che ci facciamo nella nostra mente, c’è sempre modo per rimettere tutto in discussione. E alcuni interessanti nuovi elementi sulla conformazione dell’Antartide si sono aggiunti proprio in questi giorni. A fornirli è stato un satellite dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea) chiamato  GOCE (Gravity Field and Steady-State Ocean Circulation Explorer). In realtà il satellite è spento dal 2013, ma ha continuato a trasmettere i dati raccolti sulla gravità terrestre.

Analizzandoli, gli scienziati dell’ESA hanno capito che sotto la spessa calotta di ghiaccio del Polo Sud ci sono dei grandi “cratoni”, situati nella zona orientale dell’Antartide. I cratoni non sono altro che frammenti di antichi continenti, che si sono spezzati e sono poi andati alla deriva, giungendo infine ad unirsi al più vasto e ancora integro continente meridionale.



Questa scoperta sarà molto utile agli scienziati per studiare gli effetti del disgelo dei ghiacciai, e di certo fa scorrere un brivido giù per la schiena dei cercatori di “continenti perduti”. Ufficialmente i cratoni appartenevano un tempo ad Africa, India e Australia. E se invece appartenessero ad un altro continente, che oggi non esiste più? Secondo James Churchward al centro dell’Oceano Pacifico, molti millenni fa, esisteva una grande massa di terra emersa che noi chiamiamo Mu, o Lemuria.

Là, sotto i ghiacci del Polo che tanti coraggiosi hanno cercato di sfidare, si celano più risposte di quelle che siamo in grado di sopportare. Speriamo che in noi esista ancora una scintilla dell’ardore dei primi esploratori dell’Antartide, e che essa ci dia la forza, e la voglia, di cercare quelle risposte, che ci piacciano o meno.

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