La memoria delle anguille: il loro viaggio verso il Mar dei Sargassi

Se credevi che gli animali più misteriosi fossero l’ippogrifo o l’unicorno, sappi che sei in errore. Il più misterioso degli animali è un pesce che a te forse sembra banalissimo, ovvero l’anguilla. E se finora pensavi fosse un ottimo piatto per il cenone della Vigilia di Natale, dopo aver letto questo articolo lo guarderai con un nuovo rispetto.

Un pesce misterioso

anguilla Mar dei Sargassi

Fonte: www.whoi.edu

L’anguilla è un pesce la cui conformazione fisica ricorda quella di un serpente. Infatti ha forma affusolata e si muove con un movimento sinuoso. Nuota, ma può anche strisciare tra l’erba. Ti sembrerà strano, ma il mistero dell’anguilla ha affascinato i biologi di tutto il mondo per secoli. Il problema era: come si riproducono le anguille? Pensa che Aristotele riteneva che nascessero spontaneamente dal fango.



Solo all’inizio dell’Ottocento gli scienziati riuscirono ad individuare prima un maschio e poi una femmina di anguilla, e il mistero cominciò a dissiparsi. Si capì cioè che le anguille si riproducevano come tutti gli altri animali. Ancora però non se ne conosceva la modalità esatta.

In seguito si capì che il motivo per cui non si potevano osservare insieme un esemplare larvale e uno adulto di anguilla era che le anguille andavano a riprodursi in un luogo diverso rispetto a quello dove vivevano. Questo vale sia per le anguille del Nord America (Anguilla rostrata) che per le anguille europee (Anguilla anguilla), ivi comprese quelle italiane.

Il lungo viaggio della morte e della vita

Mar dei Sargassi anguille

Fonte: www.scienceabc.com

Le anguille vivono molto a lungo: si favoleggia di un esemplare sopravvissuto 150 anni, ma la media non è di molto inferiore (80 anni). Quando sentono approssimarsi il momento della morte, è anche quando si riproducono. Il loro corpo cambia, questo perché dalle acque dolci dove hanno trascorso la loro esistenza, laghi e fiumi, devono spostarsi nientemeno che nell’Oceano Atlantico e quindi adattarsi all’acqua salata. Il corpo diventa color argento (per confondere i predatori), la mascella cade (non mangeranno più per tutto il loro viaggio) e gli occhi si fanno più grandi (per vedere meglio nelle profondità marine).

A questo punto, l’anguilla discende il corso dei fiumi e si butta nell’Oceano Atlantico. Nuota e nuota fino a raggiungere un punto ben preciso: il Mar dei Sargassi. Qui si accoppia, depone le uova e, infine, muore. Quando le uova si schiudono, escono degli esserini che hanno ben poco a che vedere con l’anguilla adulta. Sono trasparenti, tanto che sono detti “anguille di vetro”. Il loro nome scientifico è “leptocefalo”.



Piano piano le larve cominciano il loro viaggio a ritroso. Le anguille nordamericane impiegano un anno per tornare là da dove i loro genitori sono partiti, quelle europee tre. In questo arco di tempo maturano e diventano giovani esemplari detti “ceche”. Al termine della loro esistenza, faranno di nuovo quel lungo viaggio, così come accade da chissà quanti secoli, millenni, forse milioni di anni.

Il Mar dei Sargassi

anguille Sargassi

Fonte: forfun.com

Per scoprire tutto questo abbiamo dovuto aspettare gli inizi del XX secolo, quando dei biologi marini riuscirono a capire con esattezza lo svolgimento del ciclo vitale dell’anguilla. Restano però ancora tante domande senza risposta, una su tutte: perché le anguille compiono questo lungo viaggio? Cosa, nella loro memoria genetica, le spinge ad andare a riprodursi, e poi a morire, nel Mar dei Sargassi?

Il Mar dei Sargassi è una zona di Oceano Atlantico che si stende tra le isole Antille, le Bahamas e l’isola di Bermuda. Si chiama mare, ma non è delimitato da terre, solo dalle correnti oceaniche. Si caratterizza per una ricchissima vegetazione di alghe del genere Sargasso, da cui la denominazione di questo tratto di mare, che misura quasi 7 milioni di chilometri quadrati, per una profondità di 7000 metri.

Le anguille depongono le uova ad una profondità di 450 metri, in primavera, quando le acque hanno una temperatura di circa 11 gradi. Le anguille americane si fermano in un’area un po’ più ad ovest rispetto a quelle europee, ma grossomodo le zone di pertinenza coincidono. Il Mar dei Sargassi è di certo un’area tranquilla e riparata, sembra una prateria più che un mare. Questo non basta a giustificare i ben 7 mila chilometri di viaggio che, in media, percorrono le anguille.

Un ricordo di prima dei tempi

anguille Atlantide

Fonte: Reddit

Si è spesso dibattuto sul fatto che gli animali possiedano o meno una memoria simile a quella umana. Certo è che possiedono una memoria genetica, che li spinge a replicare i comportamenti che i loro progenitori hanno assunto nel corso dei lunghi stadi evolutivi. Ovvero continuano a reiterare azioni che forse non hanno più il senso originario, ma che si perpetuano nel loro DNA.



Se ipotizziamo dunque che le anguille abbiano assunto l’abitudine di fare il lungo viaggio della vita e della morte nel corso dei secoli e dei millenni, si può ipotizzare anche un’altra cosa. Che tanto, tanto tempo fa, dove oggi c’è solo acqua potesse esserci invece vegetazione, una terra, un luogo simile a quello dove oggi le anguille vivono.

Forse non c’era un largo mare salato da attraversare, ma tanti fiumi, e canali, e laghi, che conducevano fino al punto in cui oggi si stende la coperta di alghe del Mar dei Sargassi. In una parola, forse le anguille, per istinto, ricordano una terra che non c’è più, che l’uomo ha dimenticato al punto di negarla: Atlantide.

Naturalmente, esistono tante altre spiegazioni possibili. Quello che sappiamo è che ancora non abbiamo scoperto tutto sulle anguille e sulle loro abitudini, e che l’uomo ci ha messo secoli per capire quel poco che sa oggi. Quindi è bene non smettere di interrogarsi, perché la memoria animale, che è priva di pregiudizi e di schemi precostituiti, forse potrebbe consentirci di avvicinarci alla verità più di tutte le speculazioni umane.

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