Il Turco Meccanico: una Beffa che ha dato vita alle Intelligenze Artificiali

Al giorno d’oggi non ci stupisce più digitare un messaggio in una chat e ricevere una risposta da un’intelligenza artificiale (AI – artificial intelligence). Pensiamo che questa sia una grande conquista della modernità: invece i robot esistono da centinaia e centinaia di anni.

Gli Automi che Fanno da Sé

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Fonte: www.jaquet-droz.com

Nell’Antica Grecia venivano definiti “automi” dei meccanismi creati dall’uomo ma capaci di muoversi e comportarsi come essere umani. “Automata” vuol dire “che agisce da solo”. Un esemplare che è giunto fino ai giorni nostri è il “Servo Automatico“, capace di versare acqua e vino. Risale al III secolo avanti Cristo e funziona ancora! Più tardi molti altri scienziati e inventori di tutto il mondo crearono o progettarono automi, persino il nostro Leonardo da Vinci.



All’epoca gli automi erano per lo più cineserie, curiosità, modi per far passare il tempo ai ricchi annoiati. C’erano bambini che scrivevano o disegnavano (i famosi automi di Pierre Jaquet-Droz) e oche che mangiavano e facevano anche i loro bisogni (opera di Jacques de Vaucanson). Siamo nel Settecento e a quei tempi la fantasia correva libera. Solo più tardi si pensò che questi meccanismi potevano essere di aiuto all’uomo nel suo lavoro quotidiano.

C’è però un automa che più degli altri ha fatto parlare di sé: per alcuni fu solo una grande truffa, per altri resta un grande mistero che non potremo mai svelare. Infatti è andato distrutto. Si tratta del cosiddetto “Turco Meccanico“.

Il Turco Meccanico, imbattibile scacchista

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Fonte: YouTube

Il gioco degli scacchi è molto complesso e richiede in chi vi si cimenta logica ferrea, conoscenza delle regole, ma anche estrema flessibilità mentale e molta strategia. C’è chi sostiene che una macchina non possa mai dimostrare maggiore capacità deduttiva dell’uomo, e chi invece crede che un calcolatore automatico possa contenere molte più informazioni del cervello umano.



Nel 1769 Wolfgang Von Kempelen fu stimolato dalla sua Regina, Maria Teresa d’Austria, a costruire qualcosa che potesse dilettare lei e la sua corte. Lui allora produsse un automa ricordato ancora come una delle sette meraviglie del mondo. L’automa aveva un turbante in testa e pelle scura, per questo fu chiamato “il turco”. Sedeva a gambe incrociate davanti ad una scatola su cui era poggiata una scacchiera.

Il Turco Meccanico era in grado di battere chiunque. Lo sfidarono i miglior scacchisti dell’epoca e non perse mai. Il suo fascino era anche molto misterioso. Era sempre circondato dal fumo delle candele: i suoi occhi si muovevano quando gli veniva rivolta la parola. Se qualcuno lo interrogava, rispondeva muovendo il dito su un pannello su cui erano riportare le lettere dell’alfabeto.

Il Grande Bluff

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Fonte: hackernoon.com

Nessuno sapeva spiegarsi come il Turco potesse essere così bravo, almeno fino alla morte del suo creatore. Gli eredi di Von Kempelen vendettero l’automa scacchista a Johann Maelzel (inventore del metronomo) nel 1784 e questi contribuì ad incrementarne la fama. Quando però cercò a sua volta di venderlo, il bluff venne scoperto. L’automa era tutt’altro che automatico!

Dentro la scatola si celava un uomo molto piccolo, un nano, un soldato senza gambe, o una ragazza molto magra, a seconda. Era dunque l’intelligenza umana a guidare la mano artificiale. Maelzel fuggì in America e pensò che lì avrebbe potuto portare avanti la sua finzione, ma fu smascherato nientemeno che da Edgar Allan Poe, il quale in un articolo svelò il trucco dentro al Turco.

L’automa restava comunque un oggetto interessante e curioso: fu esposto nel museo di Philadelphia ma andò distrutto nell’incendio che devastò la città nel 1854. Il povero Maelzel morì di febbre gialla: cominciò a diffondersi la diceria della “maledizione del Turco“. Maledizione che gli si ritorse contro, visto che oggi non esiste più.

L’Uomo e la Macchina

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Fonte: www.iltascabile.com

Un vero peccato che il Turco Meccanico sia andato in fiamme: sarebbe ancora interessante studiarne l’interno. Anche se dentro alla scatola c’era un uomo, non è del tutto chiaro come funzionassero i meccanismi di manovra. Di certo si trattava di un’opera di alta ingegneria. E poi, possibile che quelle persone di piccola costituzione fossero sempre così brave a giocare a scacchi? Persino Napoleone che, come è noto, era un abilissimo stratega, fu sconfitto in sole 24 mosse.

Ma anche se il Turco non è più, la sua storia non si è conclusa. In seguito vennero costruiti altri automi scacchisti. L’ultimo in ordine di tempo, se vogliamo, è X3DFritz, il computer contro il quale il pluripremiato scacchista russo Garry Kasparov si è scontrato nel 2003, perdendo. In precedenza Kasparov aveva perso anche contro Deep Blue della IBM. La differenza è che con Deep Blue era stata usata una scacchiera fisica, mentre con X3DFritz una scacchiera virtuale.

Insomma la sfida tra Uomo e Macchina resta aperta. Un tempo si trattava di automi meccanici, oggi di intelligenze elettroniche dette “robot”. Cambia molto? Quello che appare evidente è che l’Uomo, nella smania di superare se stesso, abbia infranto il tabù della “ubris” che condannò Ulisse e non si faccia alcuno scrupolo a cercare di creare qualcosa “a sua immagine e somiglianza”.

Reale e Artificiale

Mai come nel nostro mondo il confine tra “reale” e “artificiale” (o “virtuale”) si è fatto labile. Se un tempo gli automi servivano per divertire oggi, sempre più spesso, sono in grado di sostituire l’Uomo in compiti assai più utili che giocare a scacchi. Molte industrie usano computer che governano mezzi meccanici in grado di fare “tutto da soli”. Automi, ma intelligenti.

C’è una verità di base che nessuno può negare: questi automi non esisterebbero se non li avesse creati l’Uomo. Fa un po’ sorridere la smania che abbiamo di confrontarci con loro, come se volessimo verificare se i nostri “figli” non stiano per caso diventando più bravi di noi. Come se volessimo accertarci che il nostro Pinocchio vada a scuola e non si metta invece a fare il fannullone.



Come per il Turco Meccanico, anche dentro ognuno di questi robot c’è un piccolo uomo, se non fisicamente, di certo virtualmente. C’è l’idea di un essere umano, il suo impegno, la sua creatività. E non potrebbe essere che una scintilla di tutto questo passi alla macchina, così come si credeva che il Turco, alla fin fine, avesse un’anima, per quanto maledetta?

Fino a dove si può spingere l’Uomo, e quand’è che qualcosa che credevamo di tenere sotto controllo potrebbe sfuggirci di mano? Asimov ha ipotizzato che forse la nuova “evoluzione della specie” sia in questo senso: non più uomini di carne ed ossa, che si ammalano e muoiono, ma macchine “umane”, potenzialmente eterne.

In questa partita a scacchi c’è molto in gioco: Kasparov ha perso solo una sessione, ma noi stiamo ancora giocando.

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