Tre giorni di Pace e Musica Rock: Woodstock

Era il 15 agosto del 1969 quando ebbe inizio uno dei concerti rock più importanti della storia di questo genere musicale, forse il più importante in assoluto, forse IL concerto per antonomasia. A Bethel, una cittadina statunitense che sarebbe rimasta anonima se non fosse stata scelta come location per questo evento, salì sul palco Richie Havens ed ebbe inizio il concerto di Woodstock.

La Fiera della Musica e delle Arti di Woodstock

L’inattesa folla di persone presente al Festival di Woodstock

 

 

Per capire il motivo per cui Woodstock è diventato una pietra miliare bisogna ricordare il clima di quegli anni. Era in corso la Guerra del Vietnam; l’Uomo era da poco sbarcato sulla Luna; negli USA Nixon era diventato Presidente. Insomma era come se stessero deflagrando le due anime del genere umano: quella che tende alle stelle e quella che tende al fango. Woodstock fu fango e polvere di stelle.



Nelle intenzioni degli organizzatori non doveva essere niente più che un festival musicale: non ci si aspettava che arrivasse tanta gente, e probabilmente il desiderio era solo quello di fare un po’ di soldi con le esibizioni di artisti più o meno famosi. Invece, come spesso accade, la Vita fece il resto e decise di trasformare ciò che doveva essere banale in qualcosa di Straordinario.

Fango e Polvere di Stelle

Woodstock_musica

Fonte: http://www.mam-e.it

Sono state scritte pagine su pagine su questo festival, sul perché abbia segnato un punto di svolta, sul perché inoltre abbia segnato il fallimento della rivoluzione hippie. Quello che sappiamo noi sono i dati storici: tre giorni di musica in cui si sono avvicendati sul palco artisti del calibro di Joe Cocker, Janis Joplin, Jimi Hendrix. Parteciparono, secondo le stime più plausibili, circa 500 mila persone: ne erano previste solo 50 mila.

Woodstock per molti commentatori dell’epoca fu solo un delirio di drogati e folli; secondo altri fu il momento in cui i giovani rivendicarono il loro diritto ad essere liberi e ad essere felici. David Crosby, del gruppo Crosby, Still, Nash & Young,  di recente ha detto che nelle interviste aveva sempre dichiarato che ciò che ricordava di Woodstock era solo il fango. In verità, partecipare al festival, rivelò, per lui era stata “un’esperienza entusiasmante“.

Peace and Love

Love_and_Peace

Sono passati circa 49 anni da quel concerto: l’anno prossimo, per il cinquantenario, uno degli organizzatori dell’epoca ha deciso di riproporre l’evento, definendo Woodstock un “brand”. Perché purtroppo questa è la fine che spesso fanno i Miti: al fine di spegnerne la carica rivoluzionaria, i commentatori li riducono a icone, un po’ come quando si indossa una maglietta con la faccia di Che Guevara.

Woodstock negli anni è stato definito in molti modi. La maggior parte degli storici della musica lo definisce un episodio che non ha portato i frutti promessi. L’Amore e la Pace di cui si parlò su quel palco, l’inno accorato contro la guerra suonato da Hendrix al mattino del quarto giorno di festival, che non ci doveva essere, sono stati dimenticati dalle stesse persone che erano presenti su quell’immenso prato.



I giovani che volevano cambiare il Mondo si fecero cambiare: misero la giacca e la cravatta e marciarono in fila secondo gli schermi voluti da altri che avevano detto che avrebbero spezzato. Woodstock non fu altro che un evento, memorabile sì, ma fine a se stesso, che oggi non è altro che un modo come tanti per fare soldi.

Il Seme porta Frutto

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L’Uomo ha dimenticato una Verità importante: nessun seme porta frutto se prima non muore. Woodstock è morto: viva Woodstock. Le idee, i sogni, le speranze, gli aneliti che in quei tre giorni – quasi quattro – animarono la gente sopra e sotto il palco non sono morti, e nemmeno assopiti. Stanno covando sotto le ceneri di un Mondo che ha preferito dimenticare, banalizzare, anche insozzare a volte.

Credere ancora nei valori cantati, urlati, suonati a Woodstock significa togliersi la giacca e la cravatta, ribaltare il tavolo e saltare in piedi. Significa rivoluzionare la propria vita grigia e uniforme per barattarla con l’arcobaleno di colori che caratterizzava il vestiario hippie.

Ci spaventa così tanto il cambiamento che ci siamo rassegnati a una vita di quieta disperazione, mentre abbiamo ancora il potere di creare un Mondo fatto di Pace e Amore. Quel potere l’Uomo lo ha sempre avuto, ma ha deciso di esercitare quello della Morte, mandando i suoi giovani in guerra, sganciando bombe capaci di vaporizzare un essere umano in pochi secondi.

Potrebbe però giungere il momento in cui questo cambierà, l’Uomo si risveglierà per dare vita ad una nuova Era, l’Era dell’Acquario. Chissà. Potremmo cominciare tornando ad ascoltare buona musica, a lanciare messaggi che arrivino fino alle stelle attraverso un accordo di chitarra. Potremmo cominciare non accontentandoci più dei miseri palliativi di Felicità che la nostra società ci elargisce. In gioco c’è la nostra Anima.



Ti lascio un brano: si intitola “Woodstock”. Fu scritto da Joni Mitchell, che era amareggiata poiché non fu presente al Festival, ma ne esprime in pieno lo spirito. Nemmeno tu sei stato a Woodstock? Non importa: perchè sai, su quel prato c’eravamo tutti, in quanto tutti crediamo, in fondo al nostro cuore, che l’Amore e la Pace possono ancora salvare il Mondo.

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