Curarsi con la Natura: la Medicina dei Celti

Quando pensiamo alla scienza medica, la nostra concezione è estremamente deformata dai tempi che viviamo. Per noi oggi curare una persona significa debellare il male che la affligge, ad ogni costo e con ogni mezzo, spesso andando a ledere le parti sane del suo corpo. Questo accade poiché non abbiamo più una visione olistica dell’essere umano.



Viceversa sono esistite popolazioni, e a ben vedere esistono tuttora, che hanno della Medicina un concetto molto diverso. La medicina orientale, ad esempio, parte dal concetto che sia necessario guarire il malato, e non la malattia. Inoltre afferma che ogni malessere ha un’origine non solo fisica, ma energetica.

Gli orientali sono stravaganti e molto diversi da noi? Anche i nostri antenati, però, credevano qualcosa di molto simile. Il popolo celtico si curava attraverso l’uso degli elementi che la Natura stessa forniva loro, erbe e bacche e fiori, ma non solo. Per capire la loro concezione della Scienza Medica dobbiamo prima comprendere la loro filosofia di vita.

La Ruota della Medicina

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Secondo la religione celtica tutto nell’esistenza umana descrive un cerchio. Non ci sono linee rette ma ruote, dove la causa diventa la conseguenza, e viceversa. Così la Vita e la Morte non sono dicotomiche, il Bene e il Male non esistono. Esiste un fluire perenne in cui tutto si rinnova, cambiando e restando uguale. Lo stesso accade per la corporeità dell’Uomo, che non è solo fisicità ma anche spiritualità.

Ecco dunque che una malattia del corpo può essere curata con le virtù medicamentose delle erbe, virtù che erano ben note ai Druidi, ma anche attraverso pratiche che andavano ad agire sullo Spirito Universale, rimettendo a posto gli equilibri che erano andati perduti. Ad esempio, nella cultura celtica esisteva già la musicoterapia, usata per assicurare alle donne un parto indolore. Un male non doveva essere curato ad ogni costo: la morte era accettata come parte della Ruota dell’Essere.



Da Druidesse a Streghe

Quando i Celti vennero soggiogati dai romani tutte queste antiche conoscenze andarono dissipate, ma non perdute per sempre perché ci fu chi decise di portarle avanti. Se i Druidi divennero cantori e menestrelli, al fine di ricordare la mitologia del loro popolo, le druidesse divennero guaritrici che, con la loro profonda conoscenza dell’arte erboristica e delle dinamiche psicofisiche del corpo umano, erano in grado di curare ogni malattia.

Erano donne sagge che spesso vivevano nei boschi, o comunque a contatto con la natura. Prestavano i loro servizi del tutto gratuitamente, elargivano la loro conoscenza curando uomini e bestiame. I rituali che usavano, retaggio di una cultura antica, vennero però ben presto additate come “pratiche magiche”, e a loro venne dato il nome dispregiativo di “streghe“.

Inutile ricordare il doloroso capitolo della caccia alle streghe, quando innumerevoli donne vennero messe al rogo solo perché depositarie di una conoscenza e di un credo dimenticato e rinnegato, in nome di una nuova Scienza e di una nuova Fede. Ancora una volta, però, non si riuscì a cancellare del tutto il retaggio celtico, che sopravvive ancora oggi nella saggezza delle nostre nonne.

Cura il tuo Corpo, Cura la tua Anima

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Che piante e alberi abbiano virtù curative non è certo un mistero, e questa realtà è stata riconosciuta anche dalla Scienza Ufficiale. L’arte erboristica esiste, ma viene considerata poco più che un palliativo, in grado di lenire ma non di curare. Come dicevo, questo attiene ad una concezione della vita che è radicalmente diversa da quella dei Celti, e dei nostri antenati. Ma tale concezione sopravvive ancora.

I “rimedi di una volta” molto spesso non sono altro che la sopravvivenza dei rituali che un tempo venivano condotti nei boschi e che hanno permesso ad una grande civiltà di proliferare a lungo in armonia e prosperità. Sono il retaggio di un mondo che noi definiamo “primordiale”, intendendo con questo dire “arretrato”, ma che per certi versi era molto più evoluto del nostro.



Perdendo il contatto con noi stessi, disgiungendo corpo e anima, siamo diventate creature a metà, spesso impaurite, sempre smarrite. Ossessionati dal culto della Bellezza e dall’Idea di una Vita Immortale, non ricordiamo più l’assunto di base che animava l’esistenza dei guerrieri celti e dei druidi: non conta vivere a lungo, conta vivere bene il tempo che abbiamo.

Guarire significa dunque ritrovare la propria integrità materiale e spirituale, capire che privilegiare un aspetto sull’altro significa condannarsi ad un’eterna mancanza. La Realtà non è Unica e Incontestabile: esistono molte realtà diverse e quella visibile non è che una delle tante. Ignorare le altre realtà significa privarci di qualcosa di cui abbiamo disperatamente bisogno, e tu lo sai, perché ne senti continuamente la mancanza, come in una sorta di struggente malinconia.

Il percorso che ci può portare avanti deve necessariamente tornare indietro, alle radici da cui siamo cresciuti e che abbiamo accantonato e rimosso. Non è un cammino facile, ma il primo passo è tornare ad aprire gli occhi, non accettare nessuna verità assoluta e lasciare che sia l’Universo ad indicarci qual è il nostro posto nella Ruota. Solo così saremo sani, e integri, nel corpo e nello spirito.

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